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IL VOLANTINO DI USB: NON RAPPRESENTA GLI INTERESSI DEI LAVORATORI PERCHÉ È INTERCLASSISTALa classe  lavoratrice scompare...
12/10/2026

IL VOLANTINO DI USB: NON RAPPRESENTA GLI INTERESSI DEI LAVORATORI PERCHÉ È INTERCLASSISTA
La classe lavoratrice scompare sostituita da un sedicente " popolo".
Parla a “tutti”: cittadini, consumatori, pensionati, IMPRESE.
È proprio vero che USB è una costola di CGIL.
La crisi viene descritta come un problema generale, non come il risultato del profitto che schiaccia chi lavora.Noi dobbiamo stare dalla parte dei lavoratori che scioperano, ma con parole d’ordine che parlano alla classe, non al “popolo”.
Perché popolo comprende anche i padroni che quando scendono in piazza lo fanno per i loro esclusivo interesse e sfruttano i lavoratori per fare massa di manovra.
LE NOSTRE PAROLE D’ORDINE DEVONO ESSERE DI CLASSE:
SALARIO CHE SEGUE I PREZZI
Indicizzazione automatica: se il costo della vita aumenta, il salario deve aumentare.
RIDUZIONE DELL’ORARIO A PARITÀ DI SALARIO
La produttività cresce, il tempo di vita deve crescere con essa.
NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA
Le risorse devono andare ai lavoratori, non agli armamenti.
DIFESA DEI LAVORATORI, NON DELLE AZIENDE
Nessuna unità nazionale: il capitale difende i propri profitti, non l’occupazione.
ORGANIZZAZIONE AUTONOMA DELLA CLASSE
Il conflitto non è estetica: è la pratica collettiva dei lavoratori contro il profitto.
SE
SCIOPERIAMO è

perché il salario non basta più.
Perché la crisi non è naturale: è il risultato del profitto che cresce mentre i salari restano fermi.
Perché i lavoratori non devono difendere l’industria nazionale, ma la propria forza collettiva.
Perché solo la classe può cambiare i rapporti sociali.Fermiamoci non per chiedere calmieri. Non per 'bloccare i prezzi'
Non per difendere “il Paese”.
Ma per affermare che la classe lavoratrice è l’unico soggetto che può rovesciare la crisi.
La prima e la seconda guerra mondiale sono state fatte in nome degli " interessi nazionali"cioè dei padroni che rappresentano il
paese e in difesa delle classi dirigenti e ora di dire basta a questi scempi evergreen.
Noi siamo la classe proletaria non siamo "il Popolo"

05/10/2026

LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
NON SI COGESTISCE !!

La salute dei lavoratori non è una questione aziendale. È una questione di classe.

Ogni volta che un lavoratore si infortuna, si ammala o lascia la salute sul posto di lavoro, ci raccontano la stessa storia, l'azienda ha le sue responsabilità ma vi è anche errore umano, disattenzione, mancato rispetto delle procedure.

Ma la realtà è un'altra.

Gli infortuni e le malattie professionali non nascono principalmente dai comportamenti individuali. Nascono dai ritmi produttivi, dal lavoro notturno, dai turni massacranti, dalla pressione produttiva, dal ricatto occupazionale e dalla continua ricerca del profitto.

Il problema non è il lavoratore, Il problema è l'organizzazione capitalistica del lavoro.

NO ALLA COGESTIONE DEL RISCHIO

Sempre più spesso si chiede ai lavoratori di partecipare alla gestione della sicurezza attraverso procedure, DVR, commissioni paritetiche e sistemi di controllo.

Ma la sicurezza non può trasformarsi in una responsabilità condivisa tra sfruttati e sfruttatori.

È giusto pretendere che le aziende adottino tutte le misure necessarie per prevenire incidenti e malattie. Non è compito del sindacato rendere compatibili sicurezza e profitto. Questa compatibilità non esiste.Quando il profitto entra in conflitto con la salute, il capitale tende sempre a sacrificare la salute.

La cogestione subdolamente entra dalla finestra. Al lavoratore viene chiesto di essere consapevole dei rischi e di disciplinarsi individualmente per meglio garantire la produzione.

Anche in un recente passato con la scusa della Sicurezza del lavoratore sono passate le peggiori infamie, con sottomissioni al controllo e alla disciplina di fabbrica.

CONTRO LA FRAMMENTAZIONE

La sicurezza non può essere affrontata fabbrica per fabbrica.

Le stesse cause producono gli stessi effetti ovunque: ritmi sempre più pesanti;riduzione degli organici;esternalizzazioni e appalti;lavoro notturno;precarietà;aumento dei carichi di lavoro.

Per questo la risposta non può essere aziendale.Deve essere una risposta generale della classe lavoratrice.

COSA RIVENDICHIAMO

Contro gli infortuni e le malattie professionali

Riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario.
Riduzione e progressiva eliminazione del lavoro notturno ove non indispensabile.
Contrasto sistematico agli straordinari e aumento degli organici.
Le statistiche parlano chiaro, gli infortuni sono troppo spesso fuori dal normale orario di lavoro. Il DVR questo non lo dice…

Assunzioni stabili per ridurre carichi e ritmi di lavoro e stress
Responsabilità piena delle aziende per infortuni e malattie professionali.
Gli infortuni e le malattie professionali sono prodotti dall'organizzazione del lavoro. Chi trae profitto da quella organizzazione deve pagarne integralmente il costo. Basta scaricare su lavoratori, famiglie e collettività il prezzo dello sfruttamento. Se l’infortunio lo paga il terzo, ossia la collettività, poco importa all’azienda.



Riconoscimento automatico delle malattie professionali derivanti dall'organizzazione del lavoro.
Pubblicazione integrale e accessibile dei dati relativi a infortuni, malattie professionali e incidenti mancati.
· Stop agli appalti e ai subappalti.

La sicurezza non può essere garantita dove il capitale scarica il rischio sui lavoratori più ricattabili. Gli appalti frammentano la classe, aumentano lo sfruttamento e moltiplicano gli infortuni. Chi lavora nello stesso ciclo produttivo deve avere le stesse condizioni, le stesse tutele e la stessa capacità di difesa collettiva.

Parità di condizioni di sicurezza per lavoratori diretti, appalti, somministrati e precari.
Al diavolo la cogestione, sindacato e azione collettiva

La soluzione non è all'interno dell'azienda con regolamenti che vedono "responsabilizzati" gli stessi lavoratori. Una trappola utile ai gestori delle prebende che divide la classe.
la nostra parola d'ordine deve essere riduzione dell'orario di lavoro, divieto del lavoro notturno, blocco degli straordinari. Rifiuto dei lavori pericolosi in assenza di condizioni di sicurezza. Cassa edile.
Sono parole d'ordine che si dovrebbero portare avanti e sarebbe il rifiuto della cogestione della sicurezza.

01/10/2026

SINDACATO E PARTITO

Il lavoro dei militanti comunisti nel campo sindacale riguarda la continuità del programma, l’azione sindacale e lo sviluppo della lotta di classe
Il rapporto tra il partito comunista e le organizzazioni economiche della classe proletaria è definito come distinzione di funzioni: il partito è l’organo politico della classe, mentre gli organismi economici sono le forme immediate di difesa degli interessi materiali dei lavoratori. La continuità storica del movimento rivoluzionario si basa sulla continuità del programma comunista, mentre gli organismi economici nascono, si trasformano e scompaiono secondo le fasi della lotta di classe.Un’immagine eloquente è quella dell’acqua che bolle: le bolle non producono il calore, ma sono l’effetto dell’energia accumulata nella massa liquida. Allo stesso modo, gli organismi immediati della classe non sono la causa della ripresa della lotta di classe, ma una sua manifestazione. Le contraddizioni del capitalismo e l’aggravarsi delle tensioni sociali generano gli organismi economici e l’estensione delle lotte. La funzione del partito non è sostituirsi a questo processo, ma intervenire dal punto di vista del programma comunista.Nelle fasi di sconfitta o arretramento del movimento proletario, gli organismi economici tendono a integrarsi nei meccanismi di conservazione dell’ordine capitalistico. Il fascismo ha portato questa tendenza al parossismo con il sistema corporativo, ma il fenomeno continua anche nelle forme democratiche del capitalismo sviluppato, dove le organizzazioni sindacali svolgono funzioni di mediazione e regolazione sociale. L’azione sindacale rimane entro limiti compatibili con la conservazione dell’ordine esistente. Il riflusso della lotta di classe stabilizza l’ordine borghese, integra gli organismi economici nel sistema e li trasforma in strumenti di mediazione contrattuale. Le lotte economiche diventano limitate. In questa situazione il partito non costruisce artificialmente nuove organizzazioni di massa: preserva il programma, difende la continuità teorica e interviene nelle lotte esistenti quando si sviluppano, preparando le condizioni future della ripresa. La prospettiva rivoluzionaria rimane nel partito.Quando le contraddizioni del capitalismo si aggravano e la lotta proletaria riprende vigore, compaiono nuove organizzazioni economiche nelle imprese, nei territori, attorno alle lotte e alle forme di associazione proletaria. Esse esprimono la tendenza all’unificazione reale della classe, ma restano distinte dal partito. La natura del partito non cambia: cambia il terreno materiale su cui agisce. Nelle fasi ascendenti le sue posizioni trovano un’eco più ampia nel movimento reale delle masse. Il partito non coincide con la classe.Il partito non coincide mai con l’insieme della classe proletaria: la classe è una realtà economica e sociale, il partito una realtà politica e storica. Milioni di proletari possono partecipare a una lotta senza avere una visione chiara degli obiettivi ultimi. Combattono per esigenze immediate: salari, occupazione, condizioni di lavoro, difesa contro licenziamenti o repressione. Il partito mantiene la prospettiva dell’abolizione della società di classi, della dittatura del proletariato e del comunismo. La prospettiva rivoluzionaria non passa agli organismi economici, nemmeno nelle fasi ascendenti: rimane patrimonio del partito.Il comunista partecipa alle lotte economiche senza confondersi con esse. Sa che nessuna rivendicazione salariale o conquista contrattuale può superare i rapporti capitalistici. Partecipa alla lotta immediata sostenendone le necessità e denunciandone i limiti. Il successo della sua attività non si misura dai mandati sindacali o dai posti nell’apparato, ma dalla capacità di legare lotta immediata e lotta rivoluzionaria. Se diventa il miglior gestore dell’equilibrio tra capitale e lavoro, rischia di diventare un funzionario della conservazione sociale. La sua posizione è difficile: sostenere le rivendicazioni economiche, mostrare la difesa economica come via graduale verso la rivoluzione, partecipare all’organizzazione della classe senza sostituire il programma rivoluzionario con la pratica sindacale. Anche nel riflusso esistono criteri per orientare le lotte verso terreni favorevoli all’unità di classe e meno esposti alla frammentazione corporativa. Il problema non è scegliere parole d’ordine astratte, ma rivendicazioni che unificano i lavoratori oltre le divisioni di impresa, mestiere o territorio.Ogni lotta chiusa nei limiti dell’azienda o della categoria riproduce l’organizzazione corporativa. Il comunista cerca i passaggi che collegano una rivendicazione particolare agli interessi generali del proletariato. Il welfare aziendale è presentato come conquista operaia, ma sostituisce salario diretto con consumo differito e condizionato, frammenta le condizioni salariali e rafforza il legame con l’azienda. La rivendicazione generale è l’aumento del salario monetario diretto e uniforme. Lo stesso vale per buoni pasto, premi individuali e salario mascherato: ogni remunerazione legata all’azienda aumenta la dipendenza e riduce la trasparenza del rapporto salariale. Il comunista rivendica salario reale più elevato e aumenti uguali per tutti. La sanità aziendale e le assicurazioni private dividono i lavoratori; la sanità pubblica agisce su un terreno comune. Lo stesso vale per sicurezza sociale, pensioni pubbliche e istruzione gratuita. La riduzione del tempo di lavoro è una rivendicazione storica fondamentale.L’aumento del salario migliora la condizione immediata del lavoratore; la riduzione del tempo di lavoro colpisce l’organizzazione dello sfruttamento capitalistico, riguarda tutta la classe, riduce il tempo ceduto al capitale, favorisce l’occupazione e combatte l’intensificazione dello sfruttamento. È una rivendicazione unificatrice. Le ore supplementari sembrano vantaggiose individualmente, ma aumentano la dipendenza dal salario, rafforzano i ritmi, riducono le assunzioni e dividono occupati e disoccupati. Tendono a ridurre il salario reale perché il guadagno è assorbito dall’inflazione. La battaglia storica del movimento operaio è lavorare meno, non di più.L’obiettivo è superare i limiti dell’azienda: fabbrica e impresa dividono la forza lavoro. Ogni lotta tende a collegare lavoratori di aziende, settori e zone diverse, rompendo l’isolamento. Organismi di movimento non possono essere creati artificialmente: nascono quando la necessità reale della classe li rende necessari. Il comunista favorisce sempre questa tendenza. Il militante continua ad agire nella lotta economica immediata orientandola verso forme più ampie di solidarietà e organizzazione di classe, preparando le condizioni della futura ricomposizione del proletariato oltre i limiti del corporativismo.

28/07/2026

👉👉👉 LOGIPORT: I NODI VENGONO AL PETTINE!!!
L'ITL DI SALERNO CERTIFICA LE PRIME VIOLAZIONI DI LEGGE: ORA SI PROCEDA AL REINTEGRO IMMEDIATO DI CICCIO COLLINA!!!

Pochi giorni fa, durante il question-time in commissione lavoro alla Camera, a seguito dell'interrogazione a risposta immediata del deputato salernitano Francesco Mari (AVS) sul licenziamento di Ciccio Collina, la viceministro Maria Teresa Bellucci ha riferito che a seguito delle ispezioni svolte dall'ITL lo scorso febbraio, quest'ultima ha, tra l'altro, rilevato un netto sforamento dei limiti annuali di ore di straordinario per ben 17 operai Logiport (più di 300 ore), e che a breve si provvederà alle relative sanzioni.

Si tratta di una prima evidente riprova che le richieste di intervento ispettivo ad ITL ed ASL da noi formulate a seguito dei numerosi incidenti sul lavoro tra l'estate e l'autunno del 2025, erano più che fondate.
L'utilizzo sistematico dello straordinario, con turni anche di 12 ore al giorno in un settore ad alto rischio di incidenti e infortuni, non solo mette a repentaglio la salute fisica e psichica dei lavoratori, ma rappresenta un danno alla collettività, in quanto una tale quantità di monte-ore di lavoro in eccesso dovrebbe spingere a nuove assunzioni e non certo a spremere come limoni i lavoratori in nome dei profitti.

Anche in questa occasione il governo Meloni e i suoi ministri, limitandosi a far da semplici portavoci degli Ispettorati, dimostrano di non volersi assumere nessuna responsabilità politica rispetto ai licenziamenti antisindacali e ritorsive come quello di Ciccio Collina: ciò in perfetta continuità con la Prefettura di Salerno, che in occasione dello sciopero dello scorso 29 maggio si è persino rifiutata di aprire un tavolo di mediazione tra il SI Cobas e la Logiport.

🔥🔥🔥 Ma è solo l'inizio!!! Nelle prossime settimane daremo battaglia in tutte le sedi e con tutti i mezzi affinché il licenziamento di Ciccio non finisca nel dimencatoio.
Pretendiamo di conoscere nei dettagli l'esito dell'intera istruttoria dell'ITL e di quella dell'ASL (attualmente sottoposta a segreto istruttorio da parte della procura di Salerno) in ordine alle nostre segnalazioni relative alla fatiscenza dei luoghi di lavoro, del manto stradale, dei bagni e degli spogliatoi, sui quali (guarda caso) Logiport è intervenuta solo a seguito dei suddetti interventi, non senza prima colpire in maniera ritorsiva i delegati e i lavoratori del SI Cobas nel porto di Salerno.

E pretendiamo soprattutto il reintegro immediato di Ciccio, vittima di una montatura costruita ad arte dalla Logiport per vendicarsi del suo impegno a tutela dei diritti e della sicurezza dei lavoratoribe per spostare i riflettori dalle sue responsabilità.

Solo la lotta paga!

Coordinamenti provinciali SI Cobas della Campania

➡️➡️➡️ il video integrale dell'interrogazione di Francesco Mari in commissione lavoro è consultabile al seguente link:

https://webtv.camera.it/evento/31960

I lavoratori del sito in appalto flexilog srl  per realco hanno deciso l'apertura dello Stato di agitazione sciopero uni...
21/02/2026

I lavoratori del sito in appalto flexilog srl per realco hanno deciso l'apertura dello Stato di agitazione sciopero unitamente alla O.S SI Cobas che li rappresenta.
La situazione reale non offre alcuna garanzia per il futuro nonostante le dichiarazioni dell'assessore Paglia sulla presunta ripresa, i fondi di Realco risultano tuttora bloccati dai commissari nominati dal tribunale di Bologna, impedendo il pagamento degli stipendi ai lavoratori degli appalti oltre che della committente, questo significa che centinaia di persone stanno lavorando senza retribuzione mentre l'azienda flexilog procede con il licenziamento collettivo nei siti di Parma, Reggio Emilia e Mamiano invece di assumersi le proprie responsabilità.
Le richieste sono chiare e immediate:
1) il ritiro del licenziamento collettivo
2) lo sblocco dei fondi Realco per il pagamento degli stipendi arretrati
3) Avviamento degli ammortizzatori sociali per garantire continuità di reddito
i lavoratori non accetteranno di essere lasciati senza salario né tutele.
La mobilitazione è aperta.

Oltre alla chiusura temporanea del Sigma di via Gramsci la crisi del colosso cooperativo riguarda anche il magazzino all'Interporto. Il Si Cobas: "A oggi non esiste alcuna garanzia sugli stipendi dei mesi successivi, e i dipendenti non hanno alcuna prospettiva certa sul loro futuro"

Indirizzo

Viale Piacenza 1/L Parma
Parma

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 12:00

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