01/10/2026
SINDACATO E PARTITO
Il lavoro dei militanti comunisti nel campo sindacale riguarda la continuità del programma, l’azione sindacale e lo sviluppo della lotta di classe
Il rapporto tra il partito comunista e le organizzazioni economiche della classe proletaria è definito come distinzione di funzioni: il partito è l’organo politico della classe, mentre gli organismi economici sono le forme immediate di difesa degli interessi materiali dei lavoratori. La continuità storica del movimento rivoluzionario si basa sulla continuità del programma comunista, mentre gli organismi economici nascono, si trasformano e scompaiono secondo le fasi della lotta di classe.Un’immagine eloquente è quella dell’acqua che bolle: le bolle non producono il calore, ma sono l’effetto dell’energia accumulata nella massa liquida. Allo stesso modo, gli organismi immediati della classe non sono la causa della ripresa della lotta di classe, ma una sua manifestazione. Le contraddizioni del capitalismo e l’aggravarsi delle tensioni sociali generano gli organismi economici e l’estensione delle lotte. La funzione del partito non è sostituirsi a questo processo, ma intervenire dal punto di vista del programma comunista.Nelle fasi di sconfitta o arretramento del movimento proletario, gli organismi economici tendono a integrarsi nei meccanismi di conservazione dell’ordine capitalistico. Il fascismo ha portato questa tendenza al parossismo con il sistema corporativo, ma il fenomeno continua anche nelle forme democratiche del capitalismo sviluppato, dove le organizzazioni sindacali svolgono funzioni di mediazione e regolazione sociale. L’azione sindacale rimane entro limiti compatibili con la conservazione dell’ordine esistente. Il riflusso della lotta di classe stabilizza l’ordine borghese, integra gli organismi economici nel sistema e li trasforma in strumenti di mediazione contrattuale. Le lotte economiche diventano limitate. In questa situazione il partito non costruisce artificialmente nuove organizzazioni di massa: preserva il programma, difende la continuità teorica e interviene nelle lotte esistenti quando si sviluppano, preparando le condizioni future della ripresa. La prospettiva rivoluzionaria rimane nel partito.Quando le contraddizioni del capitalismo si aggravano e la lotta proletaria riprende vigore, compaiono nuove organizzazioni economiche nelle imprese, nei territori, attorno alle lotte e alle forme di associazione proletaria. Esse esprimono la tendenza all’unificazione reale della classe, ma restano distinte dal partito. La natura del partito non cambia: cambia il terreno materiale su cui agisce. Nelle fasi ascendenti le sue posizioni trovano un’eco più ampia nel movimento reale delle masse. Il partito non coincide con la classe.Il partito non coincide mai con l’insieme della classe proletaria: la classe è una realtà economica e sociale, il partito una realtà politica e storica. Milioni di proletari possono partecipare a una lotta senza avere una visione chiara degli obiettivi ultimi. Combattono per esigenze immediate: salari, occupazione, condizioni di lavoro, difesa contro licenziamenti o repressione. Il partito mantiene la prospettiva dell’abolizione della società di classi, della dittatura del proletariato e del comunismo. La prospettiva rivoluzionaria non passa agli organismi economici, nemmeno nelle fasi ascendenti: rimane patrimonio del partito.Il comunista partecipa alle lotte economiche senza confondersi con esse. Sa che nessuna rivendicazione salariale o conquista contrattuale può superare i rapporti capitalistici. Partecipa alla lotta immediata sostenendone le necessità e denunciandone i limiti. Il successo della sua attività non si misura dai mandati sindacali o dai posti nell’apparato, ma dalla capacità di legare lotta immediata e lotta rivoluzionaria. Se diventa il miglior gestore dell’equilibrio tra capitale e lavoro, rischia di diventare un funzionario della conservazione sociale. La sua posizione è difficile: sostenere le rivendicazioni economiche, mostrare la difesa economica come via graduale verso la rivoluzione, partecipare all’organizzazione della classe senza sostituire il programma rivoluzionario con la pratica sindacale. Anche nel riflusso esistono criteri per orientare le lotte verso terreni favorevoli all’unità di classe e meno esposti alla frammentazione corporativa. Il problema non è scegliere parole d’ordine astratte, ma rivendicazioni che unificano i lavoratori oltre le divisioni di impresa, mestiere o territorio.Ogni lotta chiusa nei limiti dell’azienda o della categoria riproduce l’organizzazione corporativa. Il comunista cerca i passaggi che collegano una rivendicazione particolare agli interessi generali del proletariato. Il welfare aziendale è presentato come conquista operaia, ma sostituisce salario diretto con consumo differito e condizionato, frammenta le condizioni salariali e rafforza il legame con l’azienda. La rivendicazione generale è l’aumento del salario monetario diretto e uniforme. Lo stesso vale per buoni pasto, premi individuali e salario mascherato: ogni remunerazione legata all’azienda aumenta la dipendenza e riduce la trasparenza del rapporto salariale. Il comunista rivendica salario reale più elevato e aumenti uguali per tutti. La sanità aziendale e le assicurazioni private dividono i lavoratori; la sanità pubblica agisce su un terreno comune. Lo stesso vale per sicurezza sociale, pensioni pubbliche e istruzione gratuita. La riduzione del tempo di lavoro è una rivendicazione storica fondamentale.L’aumento del salario migliora la condizione immediata del lavoratore; la riduzione del tempo di lavoro colpisce l’organizzazione dello sfruttamento capitalistico, riguarda tutta la classe, riduce il tempo ceduto al capitale, favorisce l’occupazione e combatte l’intensificazione dello sfruttamento. È una rivendicazione unificatrice. Le ore supplementari sembrano vantaggiose individualmente, ma aumentano la dipendenza dal salario, rafforzano i ritmi, riducono le assunzioni e dividono occupati e disoccupati. Tendono a ridurre il salario reale perché il guadagno è assorbito dall’inflazione. La battaglia storica del movimento operaio è lavorare meno, non di più.L’obiettivo è superare i limiti dell’azienda: fabbrica e impresa dividono la forza lavoro. Ogni lotta tende a collegare lavoratori di aziende, settori e zone diverse, rompendo l’isolamento. Organismi di movimento non possono essere creati artificialmente: nascono quando la necessità reale della classe li rende necessari. Il comunista favorisce sempre questa tendenza. Il militante continua ad agire nella lotta economica immediata orientandola verso forme più ampie di solidarietà e organizzazione di classe, preparando le condizioni della futura ricomposizione del proletariato oltre i limiti del corporativismo.