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07/05/2026

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21/04/2026

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23/03/2026
02/03/2026

Elio: «Parlo dell'autismo di mio figlio perché lo Stato non esiste e scarica tutto addosso alle famiglie»

Il cantante degli Elio e le storie tese in un'intervista ha spiegato perché ormai da anni ha scelto di raccontare l'autismo di suo figlio Dante: «Ci sono tantissime persone con il mio stesso problema ma senza i mezzi che ho io per affrontarlo»

Stefano Belisari, a tutti noto come Elio di Elio e le Storie Tese, ha due figli gemelli ora sedicenni, Ulisse e Dante. Quest'ultimo è autistico e il padre, notoriamente riservatissimo sulla sua vita privata (basti pensare che della moglie non si conoscono né il nome né il volto) ormai da anni ha scelto di parlare in pubblico. Ora, intervistato dal Corriere della Sera, il cantante e attore ha spiegato perché: «Mi sono accorto della quantità impressionante di persone con il mio stesso problema ma senza i mezzi che ho io per affrontarli. Lo Stato non esiste e scarica tutto addosso alle famiglie». Proprio per questo, per sensibilizzare sull'argomento, ormai da anni Elio ha creato «Il Concertozzo». Nel 2022, durante un'edizione dell'evento «nato per fare informazione e smuovere le istituzioni», Dante - allora dodicenne - salì sul palco con il papà e davanti a 7500 persone dichiarò: «Sono autistico e ne vado fiero. Rispettate le persone autistiche».

Già nel 2018 Elio aveva detto che in Italia sul tema autismo «siamo ancora all’anno zero. Anzi, sottozero, perché il servizio pubblico non si è ancora messo in moto per sostenere le 600 mila persone autistiche che ci sono in Italia: praticamente un partito politico». Oggi, come ha spiegato il cantante, non è cambiato niente: «Dante è consapevole. Anche troppo, lo dice continuamente. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie», aveva detto Elio al Corriere due anni fa.

L'anno scorso, in un'altra intervista, l'artista aveva spiegato che Dante «era condannato a essere inabile e invece lotta ogni giorno»: «Bisognerebbe garantire a tutti quelle terapie comportamentali che portano questi ragazzi a parlare, leggere e scrivere, avere degli amici. Mia moglie si è dedicata totalmente a lui per dargli un futuro». Fu proprio sua «moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. (…) Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi», aveva spiegato Elio, condividendo anche lo sconforto e la paura provati durante i primi tentativi di orientamento «in quel maremoto», tra dubbi e incertezze: «È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità».

In Italia «sono 600 mila i casi di autismo registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi». Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in «un esercito di persone mute». Per questo «è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi».

02/03/2026

Un vademecum “anti truffa” per le terapie a base di staminali

Sono trascorsi quasi dieci anni dal caso “Stamina”, ma i viaggi della speranza e le “terapie truffa” a base di cellule staminali proposte ai malati, soprattutto quelli affetti da patologie rare, non sono finiti. Non mancano nemmeno le raccolte fondi lanciate per sostenere cure, spesso definite “sperimentali”, di dubbia validità scientifica e dai costi elevati. Se difficilmente si può evitare di avere una patologia, si può però fare il possibile per non cadere in truffe, spesso ben orchestrate, che possono essere pericolose per la salute e per il portafoglio. Per aiutare pazienti, famiglie, e i cittadini in generale, ad orientarsi ed evitare promesse senza fondamento o truffe che puntano solo ad arricchire chi prospetta “cure miracolose”, Osservatorio Terapie Avanzate ha realizzato un vademecum in dieci punti: pochi consigli, ma chiari, che possono essere applicati davanti a proposte di terapie o alla richiesta di entrare in una sperimentazione clinica.

👉https://www.osservatorioterapieavanzate.it/terapie-avanzate/terapia-cellulare/un-vademecum-anti-truffa-per-le-terapie-a-base-di-staminali

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