Coordinamento per la democrazia costituzionale Parma

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Coordinamento per la democrazia costituzionale Parma Il Comitato é nato nel 2006 ai tempi del referendum contro la riforma costituzionale voluta da Berlus

17/09/2026

https://www.laregione.ch/culture/societa/1950293/international-stato-idea-stati-anni-democrazia-paesi-uniti-rapporto
La democrazia globale in regressione, Stati Uniti ai minimi da 50 anni secondo un nuovo rapporto
Lo studio dell'International Idea rivela un arretramento dello Stato di diritto in 71 Paesi e un calo della fiducia nel multilateralismo.

15 settembre 2026

La democrazia nel mondo è sempre più sotto pressione, con il progressivo arretramento dello Stato di diritto a livello globale e un forte deterioramento registrato negli Stati Uniti. È quanto emerge dal rapporto 2026 sullo stato globale della democrazia dell'International Institute for Democracy and Electoral Assistance (International Idea), secondo cui questa tendenza aumenta anche i rischi di conflitti violenti. A livello globale, i principali indicatori della democrazia Usa, dalla libertà di stampa all'indipendenza della magistratura, sono ai livelli più bassi degli ultimi 50 anni, con effetti anche oltre i confini americani. L'allontanamento di Washington dall'ordine internazionale basato sulle regole ha indebolito la fiducia nel multilateralismo e rafforzato leader autoritari e movimenti populisti. Nel 2025, circa il 57% dei Paesi ha registrato un peggioramento in almeno uno degli indicatori chiave della performance democratica tra il 2020 e il 2025. Lo Stato di diritto è la categoria più colpita: 71 Paesi, il 41% dei 173 analizzati, si trovano nella fascia di bassa performance. L'indipendenza della magistratura è scesa al livello più basso degli ultimi 36 anni, mentre la credibilità delle elezioni ha raggiunto il minimo da 30 anni. In calo anche la libertà di espressione, la libertà di stampa e l'accesso alla giustizia. Negli Stati Uniti, quasi la metà dei 30 indicatori utilizzati da International Idea è ai livelli più bassi dall'inizio delle rilevazioni, nel 1975. Tra questi figurano l'accesso alla giustizia, l'uguaglianza economica, l'indipendenza della magistratura e la libertà di espressione e di stampa. Il 2025 è stato l'undicesimo anno consecutivo in cui i Paesi che hanno registrato un peggioramento della performance democratica sono stati più numerosi di quelli in miglioramento. È la serie negativa più lunga dall'inizio delle rilevazioni di International Idea. Non mancano tuttavia segnali positivi. Il rapporto cita in particolare Bangladesh, Nepal, Polonia, Sri Lanka e Siria, dove processi di transizione politica e mobilitazione della società civile hanno contribuito a sostenere il rinnovamento democratico.

https://ilmanifesto.it/legge-elettorale-paese-spaccato-e-tutto-il-potere-a-una-sola-parteAlfio Mastropaolo sul Manifesto...
16/09/2026

https://ilmanifesto.it/legge-elettorale-paese-spaccato-e-tutto-il-potere-a-una-sola-parte
Alfio Mastropaolo sul Manifesto

L'obiettivo La legge elettorale in attesa di varo definitivo è pessima. Ma soprattutto configura un cambiamento di regime, fondato sulla rottura degli ultimi fili tessuti dalla Costituzione repubblicana.

In quel singolare libretto che è Tecnica del colpo di Stato Curzio Malaparte sostiene che i golpisti, da Napoleone a Hi**er, amino a modo loro il parlamento. Per quanto valga l’azione di una forza armata esterna, il parlamento garantisce una sottile, ma preziosa parvenza di legalità.

A servizio dei loro disegni identitari, autoritari, reazionari, Orbán, Putin, Erdogan l’hanno usato in luogo delle forze armate e non hanno neanche cancellato del tutto la competitività delle elezioni: l’hanno ridisegnata a loro vantaggio. Nessuno sogna più d’instaurare un Reich millenario. Ma se l’orizzonte è più breve, non è meno scomodo per chi vi è sottomesso.

Donald Trump ci sta provando, usando pure le squadracce. Meloni, si sa, è buona allieva e ha pure discrete competenze di suo. La legge elettorale approvata ieri in senato è un golpe parlamentare, che conclude per il peggio un percorso iniziato negli anni ’80.

Allora l’intento era cambiare la democrazia voluta dai padri costituenti, cioè incline a mediare tra formazioni politiche eterogenee, in democrazia bipolare. Poco consapevoli della storia del paese, gli apprendisti stregoni non si aspettavano il dualismo avvelenato che ne è scaturito. E ha inquinato la vita democratica, in coincidenza, fra l’altro, con una stagnazione economica ultratrentennale. Adesso è sopraggiunta quella che qualcuno ha definito una tempesta perfetta.

Tra i regimi democratici di qualche tradizione nessuno si è mai concesso un cambiamento radicale di legge elettorale della portata di quello introdotto nel 1993 dal cosiddetto Mattarellum. In Francia, nel 1958, fu scritta una nuova costituzione. I tempi cambiano, cambiano le società, cambiano i rapporti di forza tra forze politiche e parti sociali, le regole vanno aggiornate, ma su quelle elettorali ci si muove coi piedi di piombo. Nel 1993 è invece iniziato un dissennato valzer di revisioni, promosse dalle maggioranze in carica: di centrodestra e di centrosinistra. Finché, tra un cambiamento e l’altro, si è insediata al potere una destra per ragioni culturali e politiche incompatibile con la Costituzione del ’48.

La legge elettorale in attesa di varo definitivo è pessima. Ma soprattutto configura un cambiamento di regime, fondato sulla rottura degli ultimi fili tessuti dalla Costituzione repubblicana. Se con la nuova legge la destra ottenesse una solida maggioranza dalle urne, il paese sarà definitivamente diviso in due parti. Una avrà per intero il potere nelle sue mani e si darà da fare per opprimere l’altra: per sottomettere il potere giudiziario, neutralizzare la Corte costituzionale e la Corte dei conti, sancire con l’autonomia differenziata la definitiva emarginazione del Mezzogiorno. C’è da aspettarsi che il dissenso sia ulteriormente represso, il diritto di sciopero sospeso, soffocato quel po’ di libera stampa che resta. Il governo detterà i programmi scolastici, l’evasione fiscale sarà la regola, le città saranno consegnate alla speculazione e all’iperturismo, le tutele ambientali saranno abbattute, le disuguaglianze cresceranno ancora, i giovani torneranno in divisa e seguiteranno ad espatriare, il decadimento industriale sarà incontrastato e i salari in caduta libera, il Mediterraneo sarà una tomba sempre più capiente. Il governo più longevo della Repubblica ne ha concesso un assaggio.

C’è ancora possibilità di difendersi? Molti sono i dubbi di costituzionalità della nuova legge. Ma i tempi sono stretti e la maggioranza potrebbe accorciarli. Non conviene contarci. A dispetto delle anime belle dell’alternanza, l’unica possibilità è trasformare le prossime elezioni in un referendum, in cui scegliere tra l’instaurazione di una democrazia “illiberale” e il ripristino di una più accettabile fisiologia costituzionale.

Al cospetto di un’alternativa secca, il no al referendum sulla separazione delle carriere ha mostrato come gli elettori abbiano una preferenza per la Costituzione repubblicana. È stato un gravissimo errore lasciar evaporare lo spirito di quel momento e impaniarsi in beghe sulle primarie, la leadership e il programma incomprensibili per i cittadini. Nulla era meno opportuno, quand’era già chiaro come la maggioranza avesse un terribile obiettivo di riserva.

Nel 1953 le forze democratiche sventarono la cosiddetta “legge truffa”. Il Melonellum è una truffa ben più grave.

La legge elettorale in attesa di varo definitivo è pessima. Ma soprattutto configura un cambiamento di regime, fondato sulla rottura degli ultimi fili tessuti dalla Costituzione repubblicana

10/02/2026
01/02/2026

Referendum, quel sì di Augusto Barbera tace sui troppi limiti della riforma Nordio
Alfiero Grandi 30 Gennaio 2026

È sceso in campo con un articolo per il Si il Presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera che apre difendendo (pro forma) il prof Alessandro Barbero che si è pronunciato per il No nel referendum e per questo è stato dileggiato da esponenti del Si.
In realtà nella chiusura dell’articolo Augusto Barbera sfodera una rasoiata accusando in sostanza il prof. Barbero di non avere letto le norme su cui gli italiani (immagino comprendesse anche le italiane) si pronunceranno nell’imminente referendum, aggiungendo qualche discutibile apprezzamento sullo storico e dimenticando in particolare la sua competenza sul medioevo, consiglio in proposito di leggere il pregevole testo di Barbero su Carlo Magno.
Tuttavia Augusto Barbera merita attenzione per quanto afferma e anche per quanto sottace. Sottace ad esempio come si è arrivati a questa contro-riforma costituzionale.
Il governo ha fatto un danno costituzionale enorme
Il governo ha deciso tutto da solo e ha imposto al parlamento il suo testo. La maggioranza parlamentare di destra ha piegato la testa ai voleri di Giorgia Meloni e l’ha approvato facendo un danno costituzionale enorme al ruolo del parlamento. L’opposizione non ha potuto fare alcunché perché la maggioranza è rimasta sorda e muta, trasformata in un’assemblea di yes man. Forse alcuni punti avrebbero potuto essere migliorati, ad esempio l’assurdità di una presunta riforma che spacca in due il Csm (giudici e PM) e prevede per di più un’unica Alta Commissione di valutazione disciplinare sui giudici e sui PM, i quali evidentemente sono separati nei due Csm ma sono riunificati sotto un’unica Corte disciplinare.
Per di più la divisione del Csm in 2, per giudici e per i PM è in realtà una divisione in 3 perché c’è anche questa commissione disciplinare del tutto separata.
Come si fa ad ignorare il giubilo di Forza Italia che continua a vivere in nome di Berlusconi e sembra cercare una sorta di vendetta postuma contro i magistrati (questa volta uniti) come se la condanna del “Presidente” non fosse avvenuta su fatti comprovati?
Il governo ha scelto di firmare Meloni-Nordio la proposta di legge di modifica di ben 7 articoli della Costituzione del 1948, questione che nel titolo della legge e nel quesito referendario per ora non è affatto chiara. A meno che la Corte di Cassazione nell’ammettere le 548.000 firme come nuovo soggetto referendario riveda anche il quesito referendario, come hanno chiesto giustamente i 15 promotori della raccolta.
Il governo ha puntato su questa modifica della Costituzione perché ritiene che possa vincere nel referendum, al punto che ha fatto chiedere il voto referendario anche dalla maggioranza parlamentare. Se la legge Meloni-Nordio venisse confermata la destra pensa che potrebbe passare con meno problemi il premierato, con cui eleggere direttamente il capo del governo e comprimere il ruolo del Presidente della Repubblica (con in più il corollario di una legge elettorale decisa a maggioranza) e ottenere qualche risultato anche sulla (mutilata) autonomia regionale differenziata per accontentare Calderoli e la Lega.
La maggioranza ha aperto la strada per l’attacco alla Costituzione antifascista
In sostanza le modifiche costituzionali sono lo scalpo che la maggioranza vuole ottenere per dimostrare che non si è fatta ingabbiare nella Costituzione antifascista del 1948, che la destra oggi egemone non ha mai accettato fino in fondo.
Perché mai le ragioni politiche non dovrebbero entrare nella valutazione di come votare al referendum se è in campo questo vero e proprio attacco alla Carta costituzionale, a cui Augusto Barbera dovrebbe essere particolarmente affezionato per ovvie ragioni. Può essere che ci siano posizioni pregresse da difendere, tuttavia anziché posizioni passatiste oggi occorrono posizioni che guardano non solo all’oggi, in particolare all’attacco in corso alla democrazia in tanti paesi (Trump docet) ma soprattutto guardano al futuro, cioè a come difendere e fare progredire la democrazia.
A Barbero viene contestata l’affermazione che il governo potrà dare ordini ai magistrati. Forse ordini diretti no ma questo governo ha ordinato al parlamento di accettare senza fiatare le sue decisioni ed essendo costituito da una maggioranza di ignavi ha accettato l’ordine di approvare a scatola chiusa il testo Meloni-Nordio.
Con questa premessa è legittimo il sospetto che il governo abbia qualcosa in mente nella sede delle leggi attuative che verranno approvate grazie all’abnorme maggioranza parlamentare. Controprova: Tajani ha già parlato di PM che potrebbero perdere il controllo della polizia giudiziaria, diventando una sorta di caciocavalli appesi.
Per di più se il Csm da unico si fa trino e quindi sarà certamente più debole la risposta dei singoli pezzi, mentre più forte diventerà l’azione disciplinare in capo al Ministro della Giustizia.
Anche Augusto Barbera cade in errore quando afferma che la Costituzione assicura l’autonomia costituzionale ai soli giudici, in realtà l’articolo 104 afferma che “la magistratura (tutta) costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” e all’articolo 107 afferma che “i magistrati sono inamovibili”, di nuovo tutti, cioè giudici e PM. Quindi non si vede in cosa rafforzerebbe l’autonomia la separazione in due Csm, anzi sarebbero certamente più deboli e corporativi.
Giudici e Pm sono tutti magistrati a pieno titolo, perché mai questa dovrebbe essere una commistione inaccettabile (Barbera)? Comunque è un giudizio soggettivo e l’arzigogolo dimostrativo non è convincente, per di più lo strumento scelto per superare la “commistione” (il sorteggio dei componenti togati del Csm anziché l’elezione da parte di tutti i magistrati come avviene ora) è peggio del male che vorrebbe curare.
Come ha ricordato Gherardo Colombo la commistione è benefica perché i PM non sono semplicemente degli accusatori ma restano dei magistrati a tutto tondo, per formazione costituzionale e culturale, tenuti alla ricerca della verità, perfino quando è a favore dell’accusato. Che poi ci sia coincidenza di valutazione tra Giudici e PM non è vero perché quasi il 50 % delle sentenze si distingue dalla richiesta dei PM.
Il governo non ha fatto mistero che persegue l’obiettivo di togliere di mezzo quelli che considera solo ostacoli, invasioni di campo e non giudizi di legittimità. Così è ad esempio per i giudizi della Corte dei Conti sul ponte sullo stretto, oppure dei giudice sui “detenuti” nei l***r costruiti e testardamente mantenuti da Giorgia Meloni in Albania, fino ad un discutibile elenco di sentenze messe alla gogna solo per colpire l’immagine della magistratura.
Sembra francamente un argomento debole chiedersi dove sta scritto che i componenti togati debbano avere una funzione di rappresentanza della magistratura per giustificare il sorteggio anziché l’elezione diretta dei rappresentanti come è oggi.
Sta scritto nella Costituzione attuale che infatti prevede la loro elezione per evitare che vengano nominati dal governo e quindi garantiscano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Altrimenti chi dovrebbe indicare i togati, forse le camere penali? Proprio per questo il governo ha imposto un testo che li vuole sorteggiati, solo per indebolirne la rappresentatività.
Il prossimo passo se vince il sì sarà la legge elettorale tagliata su misura della maggioranza
Esponenti del no chiedono il sorteggio degli eletti? Per favore evitiamo il ridicolo. È il governo che vuole una legge elettorale con il premio di maggioranza per eleggere i super fedeli al riparo da tutto come se il parlamento attuale non fosse già in condizioni preoccupanti di sudditanza al governo.
Montesquieu cosa penserebbe di un governo che assumesse in sé i poteri del parlamento, intaccasse il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, puntasse a ridurre l’autonomia della magistratura dividendola e riducendo il ruolo della sua rappresentanza, obbligando il Presidente della repubblica a saltabeccare da un mini CSM all’altro.
Per ragioni di merito, per ragioni politiche e di democrazia nel prossimo referendum è necessario che il No bocci questa legge sbagliata, dopo si potrà discutere senza il ricatto dell’imposizione del governo che getta una luce negativa anche su tutta la parte attuativa di questa modifica della Costituzione.
Nel referendum cerchiamo di contrastare l’astensionismo crescente chiarendo che questa volta chi vota decide perché non c’è quorum e basta un voto in più per cancellare la legge Meloni Nordio. Questo ripaghererebbe Barbero da attacchi ingiustificati.

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