26/08/2026
Mi chiamo Elisabetta e sono la nonna di Elia.
Ho cinque nipoti, ma quando è nato lui è arrivata una parola che nella nostra famiglia non avevamo mai dovuto pronunciare: fibrosi cistica.
Nessuno se l’aspettava. Non conoscevamo casi in famiglia, suo fratello Giovanni era nato sano e nonostante tanti controlli nessuno aveva suggerito ai suoi genitori il test per sapere se fossero portatori.
Elia all’inizio cresceva pochissimo. Mia nuora lo allattava, ma qualcosa non andava: l’intestino faceva fatica, era molto giallo, anche negli occhi. Poi è arrivata la chiamata del Meyer e la diagnosi.
Il primo mese è stato il più duro. Quella malattia ci sembrava enorme.
Poi, piano piano, abbiamo imparato a conoscerla. Gli enzimi, il sale, i controlli. Elia ha cominciato a crescere, a prendere peso. Oggi è un bambino sereno, allegro, che sorride tantissimo. Finora non ha avuto problemi polmonari e per noi la quotidianità è diventata normale.
Anche Giovanni sa che ogni tanto il fratellino deve andare al Meyer. È piccolo, non sa ancora davvero cosa significhi fibrosi cistica, ma sa che Elia ha bisogno di qualche attenzione in più.
La cosa che mi colpisce è proprio questa: all’inizio pensi che quella diagnosi cambierà tutto. Poi scopri che la vita continua a essere fatta di poppate, risate, vacanze, fratelli, nonni.
E io spero solo che, mentre Elia cresce, la ricerca continui a correre insieme a lui.
Elisabetta