Comitato Tardini Sostenibile

Comitato Tardini Sostenibile SI alla riqualificazione dell’area Tardini nel rispetto dell’ambiente e dell'urbanistica del quartiere Cittadella

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Il verde si proclama; gli alberi invece si abbattono.La dissociazione tra il dire e il fare.Il 2 agosto il Presidente de...
26/08/2026

Il verde si proclama; gli alberi invece si abbattono.
La dissociazione tra il dire e il fare.

Il 2 agosto il Presidente del Consiglio comunale di Parma, Michele Alinovi, pubblicizzava sui social una sua intervista alla Gazzetta di Parma dal titolo «Giusto puntare sul verde urbano», in cui ci narrava di una città al 2050 fondata anche sulla natura, sulla valorizzazione del verde pubblico, sulla tutela del suolo e sulla realizzazione di nuovi boschi urbani.
A distanza di sole tre settimane, sulla stessa Gazzetta di Parma, troviamo un intervento dell’ingegner Francesco Canali che pone una serie di questioni molto concrete e, a nostro avviso, difficili da ignorare.
Partendo dall’abbattimento di cinque tigli in via Torelli, Canali richiama innanzitutto l’importanza di una corretta gestione degli alberi, mettendo in guardia dalle potature sbagliate e dalla necessità di avere un vero archivio degli interventi effettuati, affidandosi a personale competente e senza giudicare la salute di un albero esclusivamente dal suo aspetto.
Ma il punto che colpisce maggiormente riguarda le mancate sostituzioni.
L’ingegnere ricorda che, nelle sole vie Puccini e Torelli, risultano oggi 16 tigli abbattuti e mai ripiantati, ai quali si aggiungono i cinque appena eliminati: 21 alberi in totale.

Nell’articolo, Canali prende spunto dal “viale d'accesso al Tardini”, ricordando che “anche nel Parco Ferrari i filari di pioppi e di aceri che ne caratterizzavano il disegno non sono mai stati ripiantati, via via che gli esemplari venivano eliminati”. Volutamente, tuttavia, non approfondisce il tasto sul doppio filare all’interno dell’area dello stadio, perché troppo complesso da sviluppare in quella riflessione: nel rispetto dello scopo del nostro Comitato, lo facciamo noi, ricordando che - messo a dimora negli anni Trenta - quel viale alberato, oltre a quello ambientale, porta con sé un valore storico e testimoniale di tale rilevanza da essere incluso nel dispositivo di vincolo di tutela della Sovrintendenza, come ribadito nel 2023 dal MIC, con parole che non lasciano dubbi: “Entrando nel merito della scelta compiuta sulla tutela dello Stadio Tardini, si tiene a precisare che la volontà di includere gli spazi aperti retrostanti l’ingresso monumentale, id est il viale ad oggi alberato ma presente sin dall’intento realizzativo dell’architetto Leoni come direttrice prevalente, che corre nello spazio aperto centrale e termina fisicamente e visivamente al campo sportivo, è stata frutto di una scelta ponderata che risponde all’intento di preservare le proporzioni dei pieni e dei vuoti, gli unici ancora presenti e ad oggi immutati, che sono pure fortemente attinenti all’impianto originale del complesso sportivo, nonché a preservare inalterato il “cannocchiale visivo” di cui parla il Leoni, citato nella relazione storica artistica, rimasto preservato fino all’attuale impianto”.
Di quel bellissimo, profondo viale alberato centenario (dopo la ristrutturazione degli anni ’90 rimasto di 9 tigli per lato) oggi non resta che qualche esemplare qua e là: le piante morte non sono mai state sostituite, manifestando in ciò - da parte dei nostri Amministratori e nel sorprendente silenzio della Sovrintendenza di Parma - una tale incuria e una così grave assenza di cultura del rispetto e dell’amore per la nostra città e della sua memoria storica da lasciarci sgomenti. Ma come ci siamo ridotti, se non siamo nemmeno in grado di salvaguardare un nostro patrimonio culturale e paesaggistico tutelato dallo Stato italiano?

Ed è proprio il caso del viale alberato centenario a riportarci alla considerazione più ampia con cui Canali conclude il suo intervento: se davvero vogliamo che il verde urbano sia uno degli strumenti con cui Parma affronta i cambiamenti climatici, non possiamo limitarci a parlare di nuovi boschi e nuove piantumazioni. Dobbiamo anche conservare, sostituire e incrementare concretamente il patrimonio arboreo esistente.
Ed è proprio qui che emerge quella che definiremmo una dissociazione tra il proclamare ed il fare da parte della nostra amministrazione comunale.
Da una parte si parla di una visione lungimirante, di una città più verde e resiliente, di nuovi boschi urbani. Dall’altra, nella quotidianità, assistiamo alla progressiva scomparsa di alberi adulti e, troppo spesso, alla mancata sostituzione di quelli abbattuti.
Non è una questione ideologica e non significa sostenere che un albero pericoloso non debba essere abbattuto. Significa chiedere coerenza, programmazione e trasparenza: quanti alberi vengono eliminati? Quanti vengono effettivamente sostituiti? Dove? Con quali tempi? E qual è il bilancio complessivo del patrimonio arboreo cittadino?

Proprio stamattina leggiamo la replica del Comune, sempre dalle pagine della Gazzetta, in cui non viene però spiegato perché non siano mai state sostituite le alberature che fiancheggiano le strade del quartiere, abbattute da anni: un filare che si rispetti non può presentare buchi, né quel buco può essere “rimpiazzato” da eventuali piantumazioni in altri parti della città. Nell’articolo poi viene ignorato del tutto lo spunto di Canali sul viale alberato interno allo stadio: come se non fosse un’area comunale - e per di più, vincolata! - ma una terra di nessuno, laddove una società sportiva può autonomamente decidere di lasciare al degrado e all’incuria la dotazione arborea cittadina.

Vorremmo ringraziare pubblicamente l’ing. Francesco Canali per questo intervento, che porta la discussione fuori dagli slogan e dentro la realtà concreta delle nostre strade e dei nostri parchi.
Invitiamo voi tutti a reperire sia l'intervento pubblicato ieri che la replica del Comune di quest'oggi: letture interessanti, che offrono numeri e osservazioni sui quali - crediamo - sarebbe utile per tutti aprire un confronto serio e approfondito.

"Lo facciamo dal 2020 e non ci siamo ancora fermati", scrive su Facebook il presidente del consiglio comunale Michele Al...
12/07/2026

"Lo facciamo dal 2020 e non ci siamo ancora fermati", scrive su Facebook il presidente del consiglio comunale Michele Alinovi, condividendo un articolo de Il Sole 24 Ore che presenta Parma come un modello nella lotta alle isole di calore grazie agli interventi di deimpermeabilizzazione e riforestazione.

È un'affermazione importante. Proprio per questo riteniamo meriti qualche riflessione e alcune domande.

La prima è molto semplice: chi ha davvero il merito di questi risultati?
Perché è giusto riconoscere i meriti a chi li ha.

Il progetto KilometroVerdeParma, presieduto da Maria Paola Chiesi, è una realtà che merita rispetto e riconoscenza, nata da un'iniziativa privata e sostenuta da imprese, associazioni, volontari e cittadini.
Lasciare intendere che tutto questo rappresenti il frutto di una precisa e coerente politica ambientale comunale significa raccontare soltanto una parte della storia.
Negli stessi anni, infatti, abbiamo assistito a scelte che andavano nella direzione opposta.
Elenchiamone le principali...

Abbiamo visto Sindaco e Assessori sostenere il progetto del Nuovo Tardini, che prevedeva l'abbattimento di un doppio filare di tigli storici, un enorme parcheggio interrato ottenuto scavando decine di migliaia di metri cubi di terreno nel cuore della città, nuove superfici commerciali energivore e un ulteriore incremento delle superfici impermeabilizzate.

Abbiamo visto il Comitato Cittadella raccogliere 4.000 firme per ottenere una revisione di un progetto che prevedeva interventi ritenuti inutili e impattanti all'interno di uno dei parchi storici più importanti della città.

Abbiamo visto nascere il Comitato No Cargo, contrario all'espansione dell'aeroporto e alle sue ricadute ambientali.
E poi c'è un altro tema di cui si parla troppo poco.

Negli ultimi anni Parma ha progressivamente sostituito decine di campi da calcio in erba naturale con superfici in erba sintetica.
Abbiamo censito 31 campi (ma potrebbero essere di più) tra calcio a 5, calcio a 7 e calcio a 11.
Significa che in questi anni oltre 10 ettari di terreno naturale sono stati sostituiti da manti sintetici.
In un report che abbiamo recentemente realizzato e divulgato abbiamo documentato come questi campi abbiano temperature superficiali nettamente superiori rispetto all'erba naturale e contribuiscano ad accentuare il fenomeno delle isole di calore urbane.
L'ultimo di questi impianti è costato oltre 500.000 euro e sostenuto grazie al contributo economico del Comune.

A conti fatti, se da una parte si celebrano gli effetti positivi della deimpermeabilizzazione e della riforestazione, dall'altra si continua ad aumentare le superfici artificiali, a sostituire terreno vegetale con materiali sintetici e a sostenere progetti che consumano suolo o riducono il verde urbano in favore di interessi privati.

Come mai, Presidente del consiglio comunale, il Comune di Parma – dopo aver approvato in via definitiva il progetto di Parma Infrastrutture (società della quale detiene il 100% delle azioni) per la "valorizzazione" delle mura farnesiane del Parco Ducale, nel tratto nord/est, e dopo averne già realizzato un primo stralcio alcuni anni fa, con diversi abbattimenti passati inosservati – appena un paio di mesi fa stava procedendo, quatto quatto, alla realizzazione del secondo stralcio?
Un intervento che, sul lato sud dello stesso tratto di mura, prevedeva l'abbattimento di altri 17 alberi per fare spazio a un terrapieno destinato al ripristino di un camminamento sulle mura.

È davvero possibile, soprattutto in un'epoca in cui si parla continuamente di adattamento ai cambiamenti climatici, concepire un progetto di "valorizzazione" urbana che comporti l'abbattimento – il progetto parla addirittura di "demolizione" – di 17 alberature di 70-80 anni?
Ebbene, se non ci fosse stato l'intervento dei cittadini, delle associazioni e dei comitati (fra cui il nostro), quella "demolizione" sarebbe già stata portata a termine.

Anche questo episodio dimostra la straordinaria distanza tra ciò che il Comune proclama in materia di tutela del verde e ciò che, nei fatti, rappresenta la sua effettiva visione e gestione del patrimonio arboreo cittadino.

Una buona politica ambientale, in ogni caso, non si misura soltanto nel numero di alberi abbattuti o piantati, e/o nei relativi giochi di prestigio attraverso le famigerate, inadeguate “compensazioni”: si misura soprattutto dalla capacità di evitare scelte che vanno nella direzione opposta, dalla capacità di rinunciare a nuovo consumo di suolo e a nuove impermeabilizzazioni quando non sono realmente necessarie.

Per questo il merito va riconosciuto a chi ce l'ha davvero: ai cittadini, ai volontari, ai comitati civici e anche a realtà come KilometroVerdeParma, i quali hanno dimostrato come sia possibile opporsi a scelte scriteriate e migliorare il territorio con interventi concreti.

Presidente Alinovi, al di là dei post celebrativi, quali decisioni può indicare ai cittadini come esempi concreti di una politica che abbia realmente ridotto il consumo di suolo, difeso il verde urbano e contrastato gli effetti dei cambiamenti climatici dal 2020 ad oggi?

Saremmo lieti di conoscere la Sua risposta, perché il dibattito pubblico su questi temi merita fatti e confronti nel merito.

A proposito del progetto presentato oggi sulla Gazzetta di Parma per la riqualificazione e riapertura della piscina "Gia...
03/07/2026

A proposito del progetto presentato oggi sulla Gazzetta di Parma per la riqualificazione e riapertura della piscina "Giacomo Ferrari".

Sulla riapertura dell'impianto credo ci sia un consenso pressoché unanime.
Le nostre perplessità riguardano piuttosto il modello scelto: un partenariato pubblico-privato con una concessione ventennale.
È naturale che un investitore, chiamato a sostenere un investimento di questa portata, cerchi di valorizzare al massimo l'area affidatagli e di ampliare l'offerta dei servizi. È la logica stessa di un investimento. Da qui la previsione di una piscina scoperta, di un solarium e di un campo da beach volley.
La domanda, però, è un'altra.
Tutto questo rimarrà interamente all'interno dell'attuale sedime della piscina oppure comporterà una riduzione, anche minima, del patrimonio pubblico del Parco Ferrari?
Dopo la realizzazione del secondo campo sintetico, che ha sottratto una porzione di parco alla libera fruizione e trasformato un prato naturale in una superficie artificiale, crediamo sia doveroso chiedere fin da subito che il Parco Ferrari non perda nemmeno un metro quadrato di superficie pubblica e nemmeno un albero.
Più in generale, la domanda che rivolgiamo all'Amministrazione è questa:
esiste una visione complessiva del futuro del Parco Ferrari? Esiste un disegno urbanistico che ne definisca con chiarezza i limiti e gli spazi da preservare?
Sono domande legittime. E proprio perché riguardano uno dei principali polmoni verdi della città, meritano risposte altrettanto chiare.

01/07/2026

Oggi, in pausa pranzo, armato di un termometro a infrarossi, sono andato al Parco Ferrari per misurare la temperatura delle diverse superfici.

I risultati parlano da soli:
38 °C alle radici degli alberi,
45 °C sull'erba naturale
60 °C sulla superficie più chiara del manto sintetico del nuovo campo.

Nel finale del video ci spostiamo anche davanti allo stadio Tardini per una riflessione sul ruolo delle superfici artificiali e delle isole di calore urbane.

Quattro minuti, dati alla mano. 😄

ps: se questo video lo avessi girato tre giorni fa, in piena ondata di calore, accedendo al campo in sintetico, avremmo letto valori prossimi agli 80°C, mentre l'erba naturale sarebbe rimasta al di sotto dei 50-52°C.

Lettera aperta all'Assessora Caterina BonettiL'assessora ai Servizi Educativi del Comune di Parma, Caterina Bonetti, ven...
28/06/2026

Lettera aperta all'Assessora Caterina Bonetti

L'assessora ai Servizi Educativi del Comune di Parma, Caterina Bonetti, venerdì scorso ha pubblicato un intervento sul tema delle ondate di calore, delle difficoltà vissute nelle scuole cittadine e delle misure adottate dall'Amministrazione per affrontare l'emergenza (link e testo nei primi commenti).

In foto, giusto per contestualizzare, si vede lo stato di degrado degli infissi dell’istituto Puccini-Pezzani, una scuola per la quale da anni viene chiesto un intervento di riqualificazione senza che finora sia arrivato un parere favorevole.

Entriamo nel merito.

Ho letto con attenzione le parole dell'assessora Bonetti, di cui condivido la premessa: il cambiamento climatico è reale, le ondate di calore sono sempre più frequenti e bambini, insegnanti e personale scolastico ne stanno pagando le conseguenze.

Era inevitabile intervenire con urgenza, acquistando climatizzatori per le scuole più in difficoltà.

C'è però una parola che ho cercato dall'inizio alla fine del suo intervento e che non ho trovato nemmeno una volta: alberi.

Perché i condizionatori sono una risposta all'emergenza. Gli alberi, il suolo permeabile, la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e una pianificazione urbana coerente sono invece la risposta strutturale.

La vera domanda è quindi un'altra: quale città stiamo costruendo?

Mentre si parla di adattamento climatico, Parma continua a perdere suolo vivo, alberi e superfici vegetate, arrivando perfino a sostituire prati naturali con campi in erba sintetica all'interno dei parchi pubblici.

E poi ci sono le scuole.

Nella foto si vedono gli infissi della Puccini-Pezzani. Come detto, da anni si chiede un intervento di riqualificazione energetica, ma senza esito.

Eppure, a una decina di metri di distanza, da anni la politica concentra tempo, energie e attenzione su un'operazione da oltre 100 milioni di euro di investimenti privati: la riqualificazione dello stadio, la concessione per 90 anni, un grande parcheggio interrato e una struttura commerciale.

Non è un fuori tema; è esattamente il tema.
Perché le priorità di una città non si misurano dai comunicati stampa, ma dalle scelte che compie.

Se il cambiamento climatico è davvero la sfida del nostro tempo, allora le prime opere da mettere al centro dovrebbero essere scuole efficienti, più alberi, più ombra e più suolo vivo.
È questa coerenza che oggi, da cittadino, continuo a non vedere.

Davide Curlante per il Comitato Tardini Sostenibile

Pubblichiamo una comunicazione ricevuta da una nostra sostenitrice. Siamo veramente esterrefatti da ciò che abbiamo lett...
14/06/2026

Pubblichiamo una comunicazione ricevuta da una nostra sostenitrice.
Siamo veramente esterrefatti da ciò che abbiamo letto e, una volta di più, ci chiediamo dove siano finiti educazione e rispetto.
E, una volta di più, ci chiediamo dove siano coloro che devono far rispettare le regole ed i regolamenti.
Ma davvero chiudiamo strade pubbliche per un evento privato e senza darne debito avviso ai cittadini?
Cosa dovremo ancora vedere?

"Buongiorno a tutti.
Approfitto della chat per riportare una situazione secondo me incresciosa avvenuta nel nostro quartiere Cittadella. Mi riferisco alla festa del Bar Gianni, che immagino conosciamo.
Aggiungo che di suddetta festa io non ne sapevo nulla perche né cartelli né manifesti sono stati affissi nelle vie limitrofe, molto coinvolte dalla cosa perché sono state chiuse delle strade e c'era un palco in mezzo alla via con band che suonavano.
E a queste mi riferisco.
Torno a casa alle 13.30 dopo una giornata di esami orali, scendo dall'auto e sento la musica della band a tutto volume. Rientro in casa e ci sono marito e figli incaxxati neri con la musica che rimbomba come se fosse dentro casa. Infuriata mi chiedo cosa ci siano a fare i regolamenti comunali che vietano i rumori sopra certi decibel dalle 13.30 alle 15 e decido di andare direttamente là dalla band a chiedere.
Chiedo come mai le prove a quell'ora e il chitarrista e altri cominciamo a urlarmi "rompicogliona" "hai rotto il ca.." e al microfono urla che ho vinto il "mongolone d'oro".
Non mi lascio intimorire e vado dai proprietari i quali mi dicono "ops non ci avevamo pensato". Poco dopo, a onor del vero, insieme andiamo dalla band e uno piu ragionevole dice che sarebbero andati avanti ancora per poco.
Quindi mi chiedo: possibile che di una festa che coinvolge tutta una serie di strade con sbarramenti, musica a tutto volume, i cittadini che abitano lì non ne siano informati? Mica sono obbligata a seguire il bar Gianni su Instagram per sapere della festa.
Basta veramente poco per agire in modo corretto. Senza contare che tutti i santi giorni, all'ora dell'aperitivo, per trovare posto da parcheggiare dobbiamo fare 10 volte il giro dell'isolato per trovare posto e non abbiamo mai detto niente.
Infine un commento sulla band "I cuggini". Cantano in Inglese (li ho sentiti🤣) canzoni alcune delle quali parlano di pace e di rispetto.
Poi alla prova dei fatti quando una signora ti rivolge una domanda (a voce alta a causa del frastuono) la copri di insulti???"

Ecco, questo è!

Parma si riempie la bocca di sostenibilità, neutralità climatica, tutela dell'ambiente e qualità della vita. Poi però, q...
30/05/2026

Parma si riempie la bocca di sostenibilità, neutralità climatica, tutela dell'ambiente e qualità della vita. Poi però, quando arriva il momento di scegliere tra alberi veri e slogan, a cadere sono sempre gli alberi.
Fa impressione pensare che un filare di tigli che accompagna il Parco Ducale da decenni possa essere sacrificato per un progetto che viene definito di "valorizzazione". Valorizzazione di cosa, esattamente? Perché abbattere alberi maturi per realizzare un camminamento con vista su nuove palazzine sembra tutto tranne che una scelta orientata al futuro.
Gli alberi non sono un arredo urbano sostituibile a piacimento. Sono ombra, assorbimento di CO₂, biodiversità, mitigazione del calore, qualità dell'aria. Sono un patrimonio costruito in decenni che non può essere rimpiazzato piantando qualche giovane alberello e dichiarando chiusa la partita.
La cosa più grave, però, è la distanza tra amministrazione e cittadini. Se per fermare le motoseghe è necessario che siano i cittadini a chiamare le forze dell'ordine, significa che qualcosa nel rapporto di fiducia si è incrinato profondamente.
Parma merita una visione diversa: una città che protegga ciò che ha ereditato invece di considerarlo un ostacolo ai progetti del momento. Gli alberi abbattuti oggi non torneranno più. Le responsabilità di questa scelta, invece, resteranno ben visibili per molti anni.

Mentre per il Comune il progetto (di Parma Infrastrutture) di camminamento "storico" sulle mura farnesiane in viale Piac...
23/05/2026

Mentre per il Comune il progetto (di Parma Infrastrutture) di camminamento "storico" sulle mura farnesiane in viale Piacenza è un “pregevole” restyling, per noi il sacrificio di 18 sanissime piante che saranno abbattute per consentirlo rimane un atto gravissimo, che avrebbe meritato un ben maggiore approfondimento sia in sede istituzionale (col doveroso passaggio in Consiglio, non fatto) sia nel confronto con la cittadinanza (men che meno proposto).

Ma tant’è. Il “senso del Comune per il verde” sembra concentrarsi come al solito in queste operazioni di facciata (carucce carucce: il belvedere si affaccerà sulle sciccose nuove palazzine in costruzione...), mentre il secondo ingresso del parco Ferrari rimane una sorta di discarica chiusa al passaggio da mesi, e la Cittadella stamattina, alle ore 10.30, si presentava così.

Se siete in grado di permettere di trattare così un parco pubblico storico come questo, cari signori, avete perso definitivamente credibilità nelle vostre sedicenti operazioni di “restyling” del bene comune, soprattutto quando questo prevede il feroce disboscamento di 18 piante rigogliose di più di 50 anni.

Il rischio è quello di passare per petulanti o, per usare un francesismo più efficace, per dei rompicoglioni.Però, però…...
19/05/2026

Il rischio è quello di passare per petulanti o, per usare un francesismo più efficace, per dei rompicoglioni.
Però, però…

Uno denuncia il problema una prima volta: state asfaltando e (semi?) impermeabilizzando il parco con una montagna di plastica, spendendo oltre mezzo milione di euro - con abbondanti contributi pubblici - in favore di un’associazione privata.

E non va bene lamentarsene, perché si diventa quelli dell’eterno NO.

Uno denuncia una seconda volta l’inevitabile problema collaterale:
“Le vedete le mini e microplastiche sparse per il terreno? Dove credete che vadano a finire, se non disseminate nell’ambiente e nella rete fognaria?!”

E non va bene neppure questo, perché allora si passa per gli estremisti che odiano la plastica.

Poi però succede che si debba tornare sull’argomento per una terza contestazione!

A distanza di sette mesi - sette mesi, cioè praticamente un anno - il campo sintetico per il privato nel Parco Ferrari lo si è riusciti a realizzare a tempo record.
In quanto? In due/tre mesi? Con tanto di inaugurazione alla presenza del Ministro.

Nel frattempo, però, il naturale collegamento pedonale tra i due campi, quello che permette ai cittadini di attraversare comodamente l’area e raggiungere il cuore del parco, come vedete dalla foto allegata, risulta ancora chiuso.

E non è solo scomodo allungare il tragitto, oltre che pericoloso, viste le numerose buche disseminate lungo il percorso.
Quei cumuli di terra transennati sono proprio brutti da vedere: sembra di ritrovarsi di fronte ad una discarica in pieno centro cittadino, adiacente al parco giochi dove ragazzi e famiglie si riuniscono.

Trasmette un senso di abbandono, di incuria, di spazio pubblico lasciato a metà.

Ora, per ca**tà, qualcuno verrà a dirmi che quel corridoio è in “manutenzione”, perché magari lo si vuole lastricare d’oro, ma - santiddio! - quale opera faraonica può giustificare uno stallo di oltre sette mesi, a fronte di un campo sintetico posato in tempi record?!

Volete sapere qual è la mia impressione?

Che quando c’è da fare un favore al privato, la macchina amministrativa diventa improvvisamente velocissima, tanto più quando teme una pioggia di rimostranze da parte dei cittadini.
Quando invece di mezzo c’è il bene comune, beh, quello può attendere con calma.

Nel frattempo, godiamoci questa discarica a cielo aperto: uno specchio piuttosto fedele di chi ci amministra e, a voler essere precisi, anche di chi dovrebbe opporsi.

Ma davvero uno stadio polifunzionale in mezzo a un quartiere residenziale ha dei limiti precisi?A Madrid sì e il Real Ma...
24/04/2026

Ma davvero uno stadio polifunzionale in mezzo a un quartiere residenziale ha dei limiti precisi?

A Madrid sì e il Real Madrid si arrende e sospende i concerti al Santiago Bernabéu dal 2025 a oggi. E, indovina indovinello, sapete dove li fanno? Allo Stadio Metropolitano, costruito ex novo dal rivale cittadino, l'Atlético Madrid, in un'area più adatta a una vita polifunzionale, nella periferia orientale della capitale.

Da morir dal ridere. L'uovo di colombo (di Colombo? Nel caso, pure a Isabella sarebbe stato chiaro da subito!) 😂

L'ambiziosa ristrutturazione aveva trasformato il vecchio glorioso stadio in un'ambita location per concerti. Per garantire il ritorno dell'investimento - quasi 600 milioni di euro - la infrastruttura polifunzionale avrebbe dovuto ospitare ogni giorno concerti, eventi sportivi, persino fiere e congressi, nonché essere imbottito di attività mercantili e di ristorazione.

Ma la squadra non aveva fatto i conti con i disagi dei residenti negli immediati dintorni fittamente popolati dello Stadio che, dopo i primi mugugni, arrivati ai quotidiani locali, hanno organizzato vere e proprie piattaforme di protesta.

Per gli abitanti dei palazzi adiacenti quel progetto è stato un vero disastro: non solo alti decibel e musica fino a notte inoltrata, ma anche traffico senza controllo, migliaia di fans accampati per giorni in attesa del via libera all'ingresso, con le conseguenze in materia di pulizia e rifiuti, parcheggi introvabili e vita quotidiana sconvolta.

Per mesi i media hanno riportato quanto la riqualificazione del complesso abbia fatto aumentare il valore delle residenze adiacenti. Falsità: un nuovo studio pubblicato da El Mundo sottolinea come la contaminazione acustica e i disagi creati alla vita quotidiana dallo stadio hanno cambiato il mercato immobiliare dell’area e in un solo anno il 57% degli appartamenti residenziali è stato messo in vendita dagli abitanti in fuga (orrendo fenomeno della gentrification).

Ora però los vecinos hanno vinto la loro battaglia: per garantire il benessere di chi abita negli edifici intorno tutti i concerti previsti nella struttura sono stati sospesi.

ps. L'articolo è vecchio, ma nulla è cambiato: il divieto perdura anche quest'anno.

Con l'ambiziosa ristrutturazione, il glorioso stadio madridista è diventato un'ambita location per concerti. Il Real Madrid deve però fare i conti con i disagi dei residenti, sul piede di guerra

Indirizzo

Parma
43123

Sito Web

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