26/08/2026
Il verde si proclama; gli alberi invece si abbattono.
La dissociazione tra il dire e il fare.
Il 2 agosto il Presidente del Consiglio comunale di Parma, Michele Alinovi, pubblicizzava sui social una sua intervista alla Gazzetta di Parma dal titolo «Giusto puntare sul verde urbano», in cui ci narrava di una città al 2050 fondata anche sulla natura, sulla valorizzazione del verde pubblico, sulla tutela del suolo e sulla realizzazione di nuovi boschi urbani.
A distanza di sole tre settimane, sulla stessa Gazzetta di Parma, troviamo un intervento dell’ingegner Francesco Canali che pone una serie di questioni molto concrete e, a nostro avviso, difficili da ignorare.
Partendo dall’abbattimento di cinque tigli in via Torelli, Canali richiama innanzitutto l’importanza di una corretta gestione degli alberi, mettendo in guardia dalle potature sbagliate e dalla necessità di avere un vero archivio degli interventi effettuati, affidandosi a personale competente e senza giudicare la salute di un albero esclusivamente dal suo aspetto.
Ma il punto che colpisce maggiormente riguarda le mancate sostituzioni.
L’ingegnere ricorda che, nelle sole vie Puccini e Torelli, risultano oggi 16 tigli abbattuti e mai ripiantati, ai quali si aggiungono i cinque appena eliminati: 21 alberi in totale.
Nell’articolo, Canali prende spunto dal “viale d'accesso al Tardini”, ricordando che “anche nel Parco Ferrari i filari di pioppi e di aceri che ne caratterizzavano il disegno non sono mai stati ripiantati, via via che gli esemplari venivano eliminati”. Volutamente, tuttavia, non approfondisce il tasto sul doppio filare all’interno dell’area dello stadio, perché troppo complesso da sviluppare in quella riflessione: nel rispetto dello scopo del nostro Comitato, lo facciamo noi, ricordando che - messo a dimora negli anni Trenta - quel viale alberato, oltre a quello ambientale, porta con sé un valore storico e testimoniale di tale rilevanza da essere incluso nel dispositivo di vincolo di tutela della Sovrintendenza, come ribadito nel 2023 dal MIC, con parole che non lasciano dubbi: “Entrando nel merito della scelta compiuta sulla tutela dello Stadio Tardini, si tiene a precisare che la volontà di includere gli spazi aperti retrostanti l’ingresso monumentale, id est il viale ad oggi alberato ma presente sin dall’intento realizzativo dell’architetto Leoni come direttrice prevalente, che corre nello spazio aperto centrale e termina fisicamente e visivamente al campo sportivo, è stata frutto di una scelta ponderata che risponde all’intento di preservare le proporzioni dei pieni e dei vuoti, gli unici ancora presenti e ad oggi immutati, che sono pure fortemente attinenti all’impianto originale del complesso sportivo, nonché a preservare inalterato il “cannocchiale visivo” di cui parla il Leoni, citato nella relazione storica artistica, rimasto preservato fino all’attuale impianto”.
Di quel bellissimo, profondo viale alberato centenario (dopo la ristrutturazione degli anni ’90 rimasto di 9 tigli per lato) oggi non resta che qualche esemplare qua e là: le piante morte non sono mai state sostituite, manifestando in ciò - da parte dei nostri Amministratori e nel sorprendente silenzio della Sovrintendenza di Parma - una tale incuria e una così grave assenza di cultura del rispetto e dell’amore per la nostra città e della sua memoria storica da lasciarci sgomenti. Ma come ci siamo ridotti, se non siamo nemmeno in grado di salvaguardare un nostro patrimonio culturale e paesaggistico tutelato dallo Stato italiano?
Ed è proprio il caso del viale alberato centenario a riportarci alla considerazione più ampia con cui Canali conclude il suo intervento: se davvero vogliamo che il verde urbano sia uno degli strumenti con cui Parma affronta i cambiamenti climatici, non possiamo limitarci a parlare di nuovi boschi e nuove piantumazioni. Dobbiamo anche conservare, sostituire e incrementare concretamente il patrimonio arboreo esistente.
Ed è proprio qui che emerge quella che definiremmo una dissociazione tra il proclamare ed il fare da parte della nostra amministrazione comunale.
Da una parte si parla di una visione lungimirante, di una città più verde e resiliente, di nuovi boschi urbani. Dall’altra, nella quotidianità, assistiamo alla progressiva scomparsa di alberi adulti e, troppo spesso, alla mancata sostituzione di quelli abbattuti.
Non è una questione ideologica e non significa sostenere che un albero pericoloso non debba essere abbattuto. Significa chiedere coerenza, programmazione e trasparenza: quanti alberi vengono eliminati? Quanti vengono effettivamente sostituiti? Dove? Con quali tempi? E qual è il bilancio complessivo del patrimonio arboreo cittadino?
Proprio stamattina leggiamo la replica del Comune, sempre dalle pagine della Gazzetta, in cui non viene però spiegato perché non siano mai state sostituite le alberature che fiancheggiano le strade del quartiere, abbattute da anni: un filare che si rispetti non può presentare buchi, né quel buco può essere “rimpiazzato” da eventuali piantumazioni in altri parti della città. Nell’articolo poi viene ignorato del tutto lo spunto di Canali sul viale alberato interno allo stadio: come se non fosse un’area comunale - e per di più, vincolata! - ma una terra di nessuno, laddove una società sportiva può autonomamente decidere di lasciare al degrado e all’incuria la dotazione arborea cittadina.
Vorremmo ringraziare pubblicamente l’ing. Francesco Canali per questo intervento, che porta la discussione fuori dagli slogan e dentro la realtà concreta delle nostre strade e dei nostri parchi.
Invitiamo voi tutti a reperire sia l'intervento pubblicato ieri che la replica del Comune di quest'oggi: letture interessanti, che offrono numeri e osservazioni sui quali - crediamo - sarebbe utile per tutti aprire un confronto serio e approfondito.