24/07/2026
Non possiamo che ringraziare IMEM CNR - Green Energy Materials and Technologies per la pazienza con cui tentano di darci una bussola tra disinformazione e fake news.
Articolo da leggere assolutamente.
🔥 spoiler ➡️ sarà la crisi climatica ad arrostirci, non i pannelli solari. 🥵
La domanda del giorno:
𝙄 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙞 𝙞𝙢𝙥𝙞𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙨𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙨𝙘𝙖𝙡𝙙𝙖𝙣𝙤 𝙞𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤? 𝘼𝙣𝙖𝙩𝙤𝙢𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙠𝙚 𝙣𝙚𝙬𝙨
(Circola online l'allarme sulle "Isole di Calore Fotovoltaiche". Ecco come la disinformazione usa concetti scientifici reali per trarre conclusioni completamente sbagliate)
🏗️ 1. Il trucco del "cemento":
I testi allarmistici affermano che i campi vengono coperti da "silicio, metallo e cemento". È un salto logico indebito: un tipico impianto fotovoltaico a terra non cementifica né impermeabilizza il suolo. I moduli sono sollevati su pali infissi direttamente nella terra; lo spazio sotto e tra le file resta terreno naturale e permeabile.
🌱 2. La scomparsa della vegetazione non è un obbligo:
Si dice che i pannelli azzerino l'evapotraspirazione (il raffreddamento garantito dalle piante). In realtà, la scomparsa del verde in un parco solare non è la norma.
In molti impianti ben progettati l'inerbimento spontaneo viene mantenuto tra e sotto le file di pannelli, spesso senza pesticidi né arature per decenni: il raffreddamento naturale continua così a funzionare. Anzi, l'ombra proiettata dai pannelli riduce la temperatura del suolo fino a 7°C rispetto al sole diretto, limitando l'evaporazione dell'acqua. Questo crea un microclima fresco e umido che in estate protegge la vegetazione dalla siccità e può trasformare l'impianto in un rifugio per insetti impollinatori e fauna locale.
Nell'agrivoltaico, dove sotto i pannelli si coltivano vere colture agricole (e restano quindi necessarie le normali pratiche colturali), lo stesso beneficio microclimatico si traduce in una maggiore resistenza delle colture allo stress idrico.
🏜️ 3. Citare gli studi fuori contesto:
Il fenomeno Photovoltaic Heat Island (PVHI) esiste. Lo studio più citato dai detrattori (Barron-Gafford, 2016) ha effettivamente misurato temperature notturne di 3-4°C superiori sopra i pannelli. Il dettaglio fondamentale che viene omesso? Lo studio era condotto 𝙣𝒆𝙡 𝙙𝒆𝙨𝒆𝙧𝒕𝙤 𝙙𝒆𝙡𝒍'𝑨𝙧𝒊𝙯𝒐𝙣𝒂, confrontando i moduli con la sabbia nuda — il tipo di terreno dove l'effetto è più marcato in assoluto.
Nei climi temperati il quadro cambia radicalmente, e non solo per intensità: cambia proprio la direzione dell'effetto. Uno studio di 12 mesi in un parco solare su prateria del Regno Unito ha misurato un raffreddamento estivo sotto i pannelli fino a 5,2°C rispetto alle aree di controllo. Un'analisi satellitare globale su 116 impianti, pubblicata nel 2024, conferma la stessa tendenza: raffreddamento medio di quasi mezzo grado di giorno, con l'effetto più debole in assoluto proprio sui terreni agricoli seminativi — il tipo di suolo più simile al contesto padano. Su tutti i casi studiati, solo il 19% ha mostrato riscaldamento invece di raffreddamento.
Quindi il confronto onesto non è "deserto arido vs pianura padana", ma piuttosto: il deserto è il caso peggiore misurato in letteratura, non la norma. Nel contesto agricolo europeo, gli stessi identici pannelli tendono a raffreddare il terreno sottostante, non a scaldarlo — l'esatto opposto di quanto sostenuto dai post allarmistici. E in entrambi i casi, l'effetto si dissipa comunque quasi completamente già a 300 metri dal perimetro dell'impianto.
⚡ 4. Elettricità "esportata" vs. calore trattenuto:
A differenza di un piazzale d'asfalto, che assorbe la luce solare e la restituisce quasi interamente sotto forma di calore, un pannello fotovoltaico trasforma una parte importante di quella stessa energia — il 20-25% nei moduli bifacciali di ultima generazione utility-scale — in corrente elettrica, che viaggia sui cavi e lascia definitivamente il sito, invece di restare sul posto e rirradiarsi come calore.
🏭 5. Il paragone sbagliato:
Se il timore è l'effetto termico locale, il confronto corretto non è tra l'impianto e un campo agricolo idealizzato, ma con le alternative reali di uso del suolo. Un capannone della logistica o un parcheggio della stessa estensione sono superfici completamente impermeabilizzate che generano un effetto termico locale nettamente maggiore.
La stessa città è un'isola di calore gigantesca (Urban Heat Island), capace di innalzare le temperature di svariati gradi su un'estensione di decine di chilometri quadrati. Eppure, queste vere e colossali alterazioni termiche non suscitano lo stesso allarme mediatico travestito da rigore scientifico.
𝘚𝘵𝘦𝘧𝘢𝘯𝘰 𝘙𝘢𝘮𝘱𝘪𝘯𝘰
𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘦𝘴𝘤𝘰 𝘗𝘢𝘵𝘵𝘪𝘯𝘪
𝘙𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘊𝘕𝘙-𝘐𝘔𝘌𝘔
Fonti:
- Armstrong et al. 2016 (Environmental Research Letters, UK)
- Xu et al. 2024 (Solar Energy, analisi satellitare globale)
- Lambert et al. 2023 (Frontiers in Environmental Science)