04/09/2026
Lorena Isceri aveva 45 anni e negli ultimi minuti della sua vita ha fatto tutto quello che poteva per salvarsi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il suo ex l’aveva aspettata nel garage di casa, aggredita, immobilizzata, legata e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto. Lì Lorena ha trovato un telefono e ha chiamato il 112.
Per circa venti minuti ha parlato con la polizia mentre gli agenti cercavano di localizzarla e raggiungerla.
Lorena non stava andando incontro a una morte condivisa. Stava cercando disperatamente di sfuggire all’uomo che l’aveva sequestrata.
La polizia è riuscita a individuare l’auto sull’A1 e a raggiungerla sul viadotto. Lorena era ancora viva.
Quando gli agenti si sono avvicinati, secondo la ricostruzione finora emersa, lui l’ha afferrata e scaraventata nel vuoto. Solo dopo si è gettato anche lui.
Eppure la formula che ricorre in molti titoli è “omicidio-suicidio”.
Non è una formula necessariamente falsa. Ma è una formula terribilmente povera e sbagliata per raccontare ciò che è accaduto a Lorena.
Perché mette quelle due morti una accanto all’altra e finisce per costruire una simmetria che nella realtà non esisteva.
Non erano sullo stesso piano. Non lo sono mai stati: uno ha scelto, l’altra ha subito. Quel trattino li rimette accanto, li fa "morire" insieme e in un attimo la vittima e chi l'ha uccisa diventano due nomi nello stesso elenco.
Le parole cambiano il modo in cui capiamo le cose.
Dire "omicidio-suicidio" dice che due persone sono morte. Dire "femminicidio" dice anche perché.
Dice che una donna è stata uccisa in quanto donna, perché aveva detto no, perché se n'era andata, perché lui la considerava sua "anche se non poteva più esserlo". Sono parole sue, riportate dai giornali.
Ed è precisamente questa cultura del possesso che la parola femminicidio prova a rendere visibile.
Dal 17 dicembre 2025 il femminicidio è una fattispecie autonoma prevista dall’articolo 577-bis del codice penale.
La legge parla espressamente dell’uccisione di una donna compiuta come atto di controllo, possesso o dominio, oppure in relazione al suo rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo. In questi casi prevede l’ergastolo.
La parola “Femminicidio” esiste. È scritta nella legge. E se la usa il codice penale, può usarla anche un titolo di giornale.
Lorena Isceri non è semplicemente “morta” su quel viadotto insieme al suo ex compagno.
È stata sequestrata e poi uccisa.
E ogni volta che leggeremo "omicidio-suicidio", ricordiamoci che dietro quel trattino c'è una donna che ha chiamato aiuto e un uomo che non le ha lasciato scampo.
Chiamiamolo col suo nome. Sempre. Anche quando lui non c'è più per rispondere.
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