26/09/2026
Il 22 settembre di un anno fa se ne andava Cloti Ricciardi.
Artista di pregio, era nata a Roma nel 1939.
Da bambina disegna ovunque.
Quando cresce frequenta la Scuola di Piazza del Popolo, con il nostro amatissimo Renato Mambor, con Mario Ceroli, Cesare Tacchi e Giosetta Fioroni. Sono anni difficili per essere una femmina che fa arte. Anni pieni di “maschilisti trucidi” (come amava definirli), che volevano tenere fuori le donne.
Anche per questo partecipa a “la più grande opera d’arte del Novecento” (sono parole sue), cioè il femminismo.
Nel 1972 Cloti recupera il suo certificato di nascita, lo stampa in grande e lo timbra con timbri femministi. L’opera si chiama Expertise. Conferma di identità.
“Era l’espertizzazione che ero veramente una femmina, l’orgoglio di appartenere a un sesso, che non è un segno di inferiorità ma anzi un segno di gioia, felicità, ironia”.
È presente al circolo Pompeo Magno, fulcro del movimento femminista romano. Collabora con Effe e co-fonda nel ’79 Differenze.
La sua ricerca artistica è potente.
Ci piace ricordare qui anche “alfabeta”, piccolo libro d’arte pubblicato nel giugno 1975, “dedicato alle compagne del movimento femminista romano e a tutte le donne”.
21 fotografie, come le lettere dell’alfabeto.
In ogni pagina la foto di una donna, e nella pagina accanto una serie di parole, “da cancellare, eliminare, sostituire”.
Ci piace tanto perché è anche da lì che nasciamo, che nasce il nostro lavoro.
Tra le foto anche una sua foto da bambina, chiamata a reinventare parole che iniziavano con la “I”, a cominciare da “illibatezza”.
Cara Cloti Ricciardi grazie.
Dovremo parlare ancora tanto di te e tenerne viva la memoria per quelle che verranno.
(Con le parole di Gianna Maz)