03/06/2026
Libera Contro le Mafie: “𝐓𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚, 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞”
Ad Amendolara, in provincia di Cosenza, 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚, 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞. Un sistema malato, quello del caporalato, un ambito di quell’economia mafiosa che paga, quando paga, al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi, con orari di lavoro senza limiti, riposi ridotti al minimo, e nessuna misura di sicurezza, comportando maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali. Un sistema criminale, come raccontato dal superstite della tragedia immane di Amendolara, alimentato, beffardamente, da propri connazionali che diventano i primi carnefici. 𝐔𝐧 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐭𝐨, 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐧’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡’𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐚, che richiede manodopera a bassissimo costo così da poter abbassare i costi di produzione, creando in tal modo una concorrenza criminale che penalizza le aziende sane a vantaggio di chi sfrutta e ricatta i lavoratori in campagna, nei cantieri, in edilizia e in molte imprese dove si lavora come schiavi del capitalismo e del consumismo. 𝐈𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐟𝐢𝐞: quelle internazionali che gestiscono la tratta e quelle locali che controllano il caporalato o assoldano manodopera criminale a basso costo fra i disperati. 𝐌𝐚 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐟𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐞𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐟𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚. Purtroppo, fatti non nuovi come raccontano i precedenti nella vicina Basilicata o le 𝟑𝟔 𝐢𝐧𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐨𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚 tra le prime regioni sul grave fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato nel settore agricolo e non solo.
Ma alla commozione di queste ore bisogna far seguire azioni vere e concrete per fare in modo che questo ennesimo sacrificio non sia stato vano. Quei quattro corpi carbonizzati devono gridare forte alle nostre coscienze, devono inchiodarci alle nostre responsabilità. 𝐔𝐧’𝐚𝐬𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨, 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐦𝐢𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 che costringe tanti migranti a vivere come fantasmi, privandoli del semplice diritto di esistere sul suolo italiano e quindi senza poterli rivendicare come lavoratore, o da inquilino, o da malato, o semplicemente come essere umano. Fantasmi alimentati da una politica miope che non vede gli alloggi sovraffollati o le condizioni disumane dei ghetti, come nel caso della baraccopoli di San Ferdinando. Oggi 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐨̀, 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞. Non ultimo, anche come 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 con la dignità della persone, denunciando le complicità agli alti livelli: dagli imprenditori “presentabili” che rifiutano di vigilare sulle assunzioni in subappalto, agli amministratori “ciechi” che non vogliono rovinare la reputazione dei loro territori, fino ai manager della grande distribuzione che strozzano le produzioni agricole sostenibili. Servono 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐮𝐜𝐢𝐝𝐢, ma non di commozione passeggera: 𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐛𝐞𝐫𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐨𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐫𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.