15/08/2026
COMUNICATO STAMPA
CGIL, CISL, UIL, FILT, FIT E UILTRASPORTI CATANIA – L’ETNA NON PUÒ CONTINUARE A METTERE IN GINOCCHIO LA MOBILITÀ DELLA SICILIA ORIENTALE. REGIONE E GOVERNO NAZIONALE SI ASSUMANO LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
𝐷𝑒 𝐶𝑎𝑢𝑑𝑜, 𝐴𝑡𝑡𝑎𝑛𝑎𝑠𝑖𝑜, 𝑀𝑒𝑙𝑖, 𝑃𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑜, 𝑇𝑜𝑟𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑒 𝐵𝑜𝑛𝑎𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑟𝑎 – «𝐼𝑙 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑒𝑟𝑜𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑟𝑚𝑎𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖. 𝑆𝑒𝑟𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑓𝑟𝑎𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑔𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑒𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒»
CATANIA – La nuova chiusura dell’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania a causa dell’attività eruttiva dell’Etna e della presenza di cenere vulcanica ripropone, ancora una volta, un problema che va ben oltre l’emergenza del momento.
La sicurezza dei voli, dei lavoratori e dei passeggeri viene prima di tutto e le decisioni assunte dalle autorità competenti in presenza di cenere vulcanica non possono essere messe in discussione.
Ma ciò che non è più accettabile è che ogni chiusura dell’aeroporto di Catania si trasformi nella paralisi dei collegamenti di un’intera parte della Sicilia.
L’Etna non è un evento imprevedibile. La sua attività fa parte della realtà del nostro territorio e proprio per questo, dopo anni di esperienze, chi governa avrebbe già dovuto costruire un sistema strutturale capace di garantire alternative rapide ed efficienti.
CGIL, CISL, UIL, FILT, FIT e UILTRASPORTI Catania richiamano innanzitutto la Regione Siciliana alle proprie responsabilità.
Non basta predisporre interventi straordinari quando l’emergenza è già esplosa. Occorre una programmazione permanente della mobilità regionale, capace di mettere realmente in rete gli aeroporti di Catania, Comiso, Palermo e Trapani attraverso collegamenti ferroviari e su gomma veloci, frequenti e coordinati con il traffico aereo.
Quando Fontanarossa chiude o riduce la propria operatività, migliaia di cittadini, lavoratori e turisti vengono dirottati verso altri aeroporti e troppo spesso si trovano davanti a tempi di percorrenza insostenibili, difficoltà nei trasferimenti e un sistema di trasporto che continua a mostrare tutti i limiti infrastrutturali della nostra Isola.
È il risultato di decenni di ritardi negli investimenti ferroviari, stradali e nell’intermodalità.
È paradossale che uno dei principali aeroporti italiani non disponga ancora di un collegamento ferroviario diretto, moderno e pienamente integrato con il terminal, mentre la Sicilia orientale continua a scontare collegamenti ferroviari insufficienti e tempi di percorrenza incompatibili con le esigenze di un territorio che vuole competere sul piano economico e turistico.
Ma la questione non riguarda soltanto la Regione. CGIL, CISL, UIL, FILT, FIT e UILTRASPORTI chiamano direttamente in causa anche il Governo nazionale.
L’aeroporto di Catania è il quinto aeroporto d’Italia per traffico passeggeri e rappresenta una porta d’ingresso fondamentale non soltanto per Catania, ma per l’intera Sicilia orientale e per milioni di cittadini e turisti.
Uno scalo di questa rilevanza nazionale, che opera ai piedi del vulcano attivo più alto d’Europa e che periodicamente deve confrontarsi con gli effetti delle eruzioni e della cenere vulcanica, non può essere trattato come un aeroporto qualsiasi.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi al Governo nazionale un programma straordinario pluriennale di investimenti, accompagnato da risorse certe e specificamente dedicate al sistema aeroportuale e alla mobilità della Sicilia orientale, finalizzato al potenziamento delle infrastrutture aeroportuali, dei sistemi tecnologici di monitoraggio e gestione della cenere, dell’intermodalità e, soprattutto, dei collegamenti ferroviari e stradali con gli aeroporti alternativi.
Serve inoltre un vero piano permanente di continuità della mobilità, concordato tra Governo, Regione Siciliana, ENAC, gestori aeroportuali, Protezione civile, Ferrovie, aziende del trasporto pubblico e parti sociali, che stabilisca preventivamente cosa accade quando Fontanarossa è costretto a fermarsi, quali aeroporti assorbono i voli, quali treni e autobus vengono immediatamente attivati e con quali frequenze.
Non possiamo continuare a rincorrere ogni eruzione come se fosse la prima.
Il problema non è l’Etna. Il problema è arrivare impreparati, ogni volta, davanti a un fenomeno naturale conosciuto e ricorrente.
La Sicilia orientale rappresenta una delle aree economicamente e industrialmente più importanti del Mezzogiorno. Qui insistono il sistema industriale catanese, il polo della microelettronica, il porto, il turismo e un tessuto produttivo che ha bisogno di collegamenti efficienti con il resto d’Italia e d’Europa.
Investire sull’aeroporto di Catania e sulle infrastrutture della Sicilia orientale significa quindi investire sullo sviluppo dell’intero Paese.
CGIL, CISL, UIL, FILT, FIT e UILTRASPORTI Catania chiedono alla Regione Siciliana la convocazione urgente di un confronto sul sistema dei collegamenti e della mobilità in caso di emergenza aeroportuale e sollecitano il Governo nazionale ad aprire un tavolo specifico sul futuro infrastrutturale dello scalo etneo e della Sicilia orientale.
Non chiediamo interventi tampone. Chiediamo una scelta politica nazionale, risorse certe, infrastrutture moderne e un piano strutturale che garantisca il diritto alla mobilità dei siciliani.