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Funima International FUNIMA International Ets è un'organizzazione che opera in difesa dei diritti umani nel mondo.

15/10/2026

La fila più bella che abbiamo visto a Gaza.

Bambine e bambini, uno dopo l’altro, in attesa del loro zaino nuovo. Per tre anni le file sono state per l’acqua e per un pasto: questa volta si aspettava il proprio turno per quaderni, astucci e matite colorate. Lo abbiamo reso possibile insieme a chi ci sostiene, e oggi vogliamo condividere con voi quello che abbiamo visto.

Abbiamo riempito gli zaini uno per uno, merenda compresa, e li abbiamo portati in una tenda-scuola. Ognuno ha ricevuto il suo zainetto. C’è chi l’ha stretto forte, chi ci ha salutato agitando la mano, chi non smetteva più di sorridere. Quella mattina la scuola è cominciata con una festa!

Studiare è un loro diritto. Vogliamo portare zaini e materiale scolastico ad altri bambini: se vuoi aiutarci, 👉 dona su https://funimainternational.org/dona-per-gaza/

13/10/2026

Quanta tenerezza c’è nei loro sguardi?

Per loro la felicità ha la forma di una gomma, di un righello, di un quaderno da riempire.

I bimbi e le bimbe di Gaza hanno cominciato la scuola in una tenda.

Vivono l’inferno, eppure la voglia di scrivere, disegnare e colorare è intatta... ma migliaia di famiglie, rimaste senza lavoro, non riescono a comprare nemmeno il minimo indispensabile.

Imparare è un loro diritto.

Per questo stiamo portando ai bambini di Gaza zaini, quaderni, penne e matite colorate. Ci piace già immaginare i primi disegni su quelle pagine.

Se vuoi aiutarci a portare altri kit scolastici,
dona su https://funimainternational.org/dona-per-gaza/
🧡

08/10/2026

Oltre 7.000 persone raggiunte dall’agosto 2025. Sostegno continuo a 1.500 persone al mese. Portiamo acqua potabile, cibo, tende e cure di base.

I militari israeliani continuano a colpire i civili. L’80% delle reti idriche è distrutto. Il sistema sanitario è al collasso. Il 96% dei bambini sente che la morte è ormai imminente.

Secondo Shelter Cluster, il 94% della popolazione, 1,98 milioni di persone, ha bisogno di un riparo e di beni essenziali. Circa due famiglie su tre vivono in tende o ripari di fortuna, e più della metà è in pessime condizioni, soggette ad allagamenti, infestazione di ratti e insetti.

I nostri referenti sono di Gaza. Vivono sotto le stesse bombe delle famiglie che aiutano. Ogni giorno percorrono 13 campi di sfollati nelle zone di Beit Lahia, Gaza City, Al-Zawaida e Deir al-Balah. Con loro facciamo arrivare acqua, cibo, tende, indumenti, materiali scolastici e cure mediche di base.

Ogni mese riusciamo ad aiutare 200 famiglie, ma i campi ne ospitano più di 2.000.

Gran parte di loro non riceve ancora il nostro aiuto.

Con una donazione possiamo fare di più, settimana dopo settimana.

Dona per Gaza 🧡
👉 https://funimainternational.org/dona-per-gaza/

Robot esplosivi? Non è una novità!Secondo un’inchiesta di Reuters del dicembre 2025, l’esercito israeliano carica di esp...
06/10/2026

Robot esplosivi? Non è una novità!

Secondo un’inchiesta di Reuters del dicembre 2025, l’esercito israeliano carica di esplosivo vecchi blindati M113 in disuso e li guida a distanza verso l’obiettivo. Gli esperti sentiti da Reuters stimano da una a tre tonnellate per «robot»: un’esplosione che può avvicinarsi a quella di una bomba aerea Mark 84 da 2.000 libbre. Per il direttore generale del Ministero della Salute di Gaza, Munir al-Bursh (BBC News Arabic), si arriva a sette tonnellate.

I primi usi documentati risalgono a maggio 2024, nel campo profughi di Jabalia. Nell’ottobre 2024 un residente del nord di Gaza riferiva all’Euro-Med Monitor di un’esplosione che aveva distrutto sei o sette case in una volta sola.

Tra agosto e settembre 2025 l’uso si è intensificato: almeno 100 robot dal 13 agosto al 3 settembre in aree densamente abitate, secondo l’ufficio stampa governativo di Gaza (Middle East Eye). A inizio settembre l’Euro-Med Monitor stimava circa 15 veicoli fatti esplodere al giorno e 300 unità abitative distrutte, del tutto o in parte, ogni giorno a Gaza City e Jabalia, spesso di notte o all’alba. Al-Bursh riferisce che chi viveva a est è fuggito a ovest, dove la densità è salita a circa 60.000 abitanti per chilometro quadrato.

Le immagini satellitari analizzate da Reuters mostrano circa 650 edifici distrutti in 40 giorni tra Sabra, Tel al-Hawa e le aree vicine. Il portavoce della protezione civile di Gaza, Mahmoud Bassal, ha dichiarato a The National che i robot distruggono tutto entro 100 metri e in parte entro 300. Per l’Euro-Med Monitor sono armi indiscriminate, vietate dal diritto internazionale.

Abu Shammala, residente di Tel al-Zaatar, a The National: «Le esplosioni erano massicce, oltre ciò che la mente umana potesse sopportare. Ci hanno privato del sonno, hanno riempito i nostri cuori di paura e, quando siamo tornati a casa dopo la tregua, non abbiamo trovato più nulla, letteralmente, non una pietra sull’altra.» Parla della tregua del 19 gennaio 2025.

Dal 30 settembre al 4 ottobre torna PataPùm al Complesso Pisani di Palermo. È il festival di teatro per le nuove generaz...
29/09/2026

Dal 30 settembre al 4 ottobre torna PataPùm al Complesso Pisani di Palermo. È il festival di teatro per le nuove generazioni del Piccolo Teatro Patafisico: cinque giorni di spettacoli, laboratori e incontri per bambine, bambini e famiglie, a partire dai 2 anni.

Sosteniamo il Piccolo Teatro Patafisico perché lavora per un teatro accessibile a tutte e a tutti, che si costruisce nel confronto con il pubblico e diventa un luogo di incontro e di partecipazione. Ci ritroviamo in questo modo di lavorare, che riconosce bambine e bambini come spettatori con uno sguardo proprio, da ascoltare e da prendere sul serio, così come cerchiamo di fare in ogni progetto che riguarda l'infanzia.

Quest'anno il festival è dedicato alle bambine, ai bambini e a tutte quelle famiglie che, in questo momento, si trovano a dover fare i conti con macerie e scenari di guerra.

Nella giornata di domenica saremo presenti anche noi con il nostro piccolo stand.

Venite a trovarci!

I dettagli qui 👉 https://www.piccoloteatropatafisico.it/patapum-2026/

Mercoledì 2 settembre. Da un nostro operatore sul campo.     🇵🇸❤️‍🩹
13/09/2026

Mercoledì 2 settembre.
Da un nostro operatore sul campo.

🇵🇸❤️‍🩹

LA DIPLOMAZIA DELLA PREOCCUPAZIONECi sono giorni in cui persino le parole si arrendono.Resto davanti alla pagina e non s...
04/09/2026

LA DIPLOMAZIA DELLA PREOCCUPAZIONE

Ci sono giorni in cui persino le parole si arrendono.
Resto davanti alla pagina e non so più da dove cominciare.
Dall'occupazione? Dal caldo che divora ogni respiro? Dai topi che reclamano il suolo come fosse casa loro? Dalle zanzare che non concedono tregua nemmeno ai neonati? O dal cuore che ormai non ha più spazio per sopportare un altro dolore?

Su di noi si è abbattuto tutto insieme.
L'occupazione. Il caldo. I topi. Le zanzare.
E il mondo, dopo aver esaurito ogni forma di impotenza, sembra aver deciso di lasciarci partecipare a una quotidiana gara di sopravvivenza, con regole tanto crudeli da superare perfino l'immaginazione degli scrittori più cupi.

Di giorno le case ferite sventrate dalle bombe, e le tende lacerate diventano forni di nylon sotto il sole dell'estate.
Non c'è elettricità.
Non c'è un ventilatore.
Non c'è abbastanza acqua perché un bambino possa bere o perché una madre possa lavargli il viso.
Qui il sole non illumina.
Brucia.
La notte invece non porta riposo.
Apre soltanto il turno successivo della sofferenza.

Mi ritrovo a stringere Lara tra le braccia e mi domando come darle il latte in questo buio assoluto, circondata da insetti e roditori.
Dovrei forse rifugiarmi tra quattro muri spaccati inclinati pronti a crollare da un momento all'altro soltanto per sottrarre il suo corpo minuscolo alle punture delle zanzare che lo hanno già ricoperto?

I bambini qui non sognano giocattoli.
Non chiedono vacanze.
Non desiderano regali.
Sognano una lampadina accesa.
Una piccola luce nel cuore di questa oscurità infinita.

Io invece non riesco più a reggere il peso di nulla.
La gravidanza mi ha spezzato la schiena.
La forza che avevo è evaporata giorno dopo giorno finché non è rimasto altro che il respiro.

Perché continuiamo a vivere?
Per resistere?
Per soffrire?
Per trascinare sulle spalle una fatica che sembra non avere mai fine?

Lo giuro davanti a Dio.
Wissam si è finalmente riposato da questo mondo ingiusto.
Noi invece ogni mattina ci svegliamo soltanto per ricominciare la nostra condanna.
Adesso viviamo accanto al Cubo Giallo.
Pochi giorni fa i soldati sono entrati qui.
Hanno ucciso.
Hanno distrutto.
E hanno lasciato dietro di sé un paesaggio che perfino la parola rovina fatica ormai a raccontare.

Non so più se abbiano accorciato la distanza tra noi e la devastazione oppure se abbiano bombardato perfino ciò che era già distrutto.
So soltanto che hanno divorato un altro pezzo di Gaza.
Oggi quella linea attraversa persino Salah al-Din Street, la strada in cui viviamo.
Basta che un bambino giocando si avvicini troppo a quel cubo e un proiettile può arrivare prima ancora della sua innocenza.

Abito accanto a loro.
E il terrore abita dentro di me.
La disperazione è tornata a occupare il mio cuore.
E con lei è tornato anche il pensiero della morte.
Mi sorprendo sempre più spesso a chiedermi se sarebbe un peccato desiderare che tutto finisca.
Se Dio potrebbe perdonare una donna così stanca da non riuscire più a distinguere la speranza dall'esaurimento.
Poi guardo i miei figli.
E mi domando come potrei lasciarli.
Ma subito dopo mi chiedo anche come sia possibile continuare a chiamare vita tutto questo.

Qui la morte passa ogni minuto.
Le bombe arrivano senza bussare.
I prezzi sono assurdi come se vivessimo a Parigi invece che tra le macerie.
Il caldo soffoca.
Le malattie della pelle divorano i corpi.
Pulci.
Cimici.
Zanzare.
Lucertole.
Topi.
Gatti affamati.
Cani randagi.
È una vita che, ormai, assomiglia più lentamente a una morte che non ha il coraggio di finire.

Non sono più la donna paziente che accettava ogni prova.
Qualcosa dentro di me si è consumato.
E resta soltanto una stanchezza così profonda da assomigliare al desiderio di sparire.
Quando cala il buio ricomincia il secondo assedio.
Le zanzare nell'aria.
I topi sul terreno.
La paura ovunque.
L'occupazione invece è presente in ogni dettaglio.
Nella casa che non esiste più.
Nella tenda che ha preso il suo posto.
Nell'acqua diventata un miraggio.
Nelle infrastrutture cancellate.
Nella vita ridotta a pochi metri quadrati di stoffa e nylon.

Che lusso straordinario quello concesso agli abitanti di Gaza.
Una tenda che non protegge né dal sole né dal freddo.
Acqua cercata come un tesoro.
Zanzare che non dormono mai.
Topi che dividono con gli sfollati l'ultimo spazio rimasto.
Un caldo così feroce da rendere impossibile persino respirare.

E poi arriva il mondo.
Elegante.
Diplomatico.
Composto.
A dichiararsi, ancora una volta “profondamente preoccupato”.

Grazie.
Forse quella preoccupazione riuscirà a ricucire una tenda.
A riempire una cisterna.
A scacciare una zanzara.
O magari convincerà un topo a rispettare il diritto internazionale umanitario.

L'occupazione incombe sopra le nostre teste.
Il caldo cuoce la terra sotto i nostri piedi.
La sete rincorre i nostri bambini.
Le zanzare divorano la loro pelle.
I topi contendono loro perfino il sonno.

E il mondo osserva.

Forse è questo il più grande successo della nostra epoca civile.
Essere riusciti a trasformare i desideri più semplici in richieste umanitarie.
Una stanza con quattro pareti.
Un rubinetto da cui scenda acqua.
Una notte senza zanzare.
Una notte senza topi.

Per ottenere tutto questo servono conferenze.
Negoziati.
Dichiarazioni.
Comunicati.
A Gaza le macerie non raccontano più soltanto lo sfollamento.
Sono diventate la testimonianza silenziosa di un mondo che ha visto tutto e ha scelto di fare quasi nulla.

Io non chiedo più nei miracoli.
Vorrei soltanto vedere Lara dormire una notte senza punture.
Sentire i miei figli ridere senza voltarsi al rumore di un aereo.
Bere un bicchiere d'acqua fresca senza sentirmi in colpa.
Vivere un solo giorno senza contare i morti, gli insetti o le delusioni.
Ma anche questi piccoli sogni,
a Gaza,
sono diventati più irraggiungibili della pace.

Il desiderio di mettere fine alla mia vita continua a tornare e non smetto di pensarci.

Shorouq

Gaza, Luglio 2026.

02/09/2026

Oggi vi portiamo dentro la scuola di Al Yarmouk, diventata ormai casa per oltre 200 famiglie sfollate.

Il nostro team è riuscito a distribuire pacchi di frutta e verdura a 25 di queste famiglie ma ne restano ancora tante da raggiungere.

Continuiamo a lavorare con la nostra rete locale, un passo alla volta, per garantire cibo e beni essenziali a chi vive in queste condizioni.

Con una donazione ci aiuti a raggiungere più famiglie possibili.

Continua a sostenerci // Dona Ora 🧡
👉 https://funimainternational.org/dona-per-gaza/

Il 9 Agosto ricorre la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni. 🌍🌿Dal 2005, la tutela delle popolazioni native e la ...
09/08/2026

Il 9 Agosto ricorre la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni. 🌍🌿

Dal 2005, la tutela delle popolazioni native e la difesa della Madre Terra rappresentano il cuore della missione di FUNIMA International.

Ma perché abbiamo scelto di dedicare la nostra vita proprio a questa missione? Qual è la profonda visione che ci lega a questi popoli e al loro rapporto con la natura?

👉 Leggi l’articolo https://funimainternational.org/2026/08/09/9-agosto-giornata-internazionale-dei-popoli-indigeni/

05/08/2026

Indirizzo

Via Montevergini, 4
Palermo
90134

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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