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ANED sezione Sicilia Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti- sezione Sicilia (dal 24/04/2025).

17/10/2026
16/10/2026

Ringraziamo di cuore l’ANED, Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti, per la fraterna solidarietà all’ANPI Provinciale di Roma dopo la contestazione di questa mattina, durante la cerimonia in ricordo del rastrellamento del 16 ottobre 1943.

Pubblichiamo il testo integrale della nota del Consiglio Nazionale ANED.

«Oggi a Roma, in occasione della cerimonia a ricordo della deportazione degli ebrei romani dopo la razzia del Ghetto realizzata il 16 ottobre 1943, un gruppo di estremisti ha contestato la presenza della delegazione dell’ANPI di Roma, pretendendone l’allontanamento dalla piazza.

La contestazione fa seguito all’incredibile appello del presidente della Comunità romana che alla vigilia della giornata aveva dichiarato: “Chiediamo all’Anpi di non partecipare alle nostre commemorazioni. Chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile non può pretendere di presentarsi da noi il 16 come se tutto questo non significasse nulla”. Puntuali, questa mattina, gli insulti e la contestazione di un gruppo di fanatici.

A seguito delle contestazioni le bandiere dell’ANPI, dell’ANED, dell’ANPPIA e di altre organizzazioni della Resistenza si sono spostate in un altro settore della piazza.

L’ANED deplora con forza la violenta contestazione di questa mattina. Per decenni le forze neofasciste hanno negato la legittimità della presenza delle organizzazioni partigiane alle celebrazioni delle vittime del nazifascismo; dove non sono riusciti i neofascisti non riuscirà oggi la maggioranza di destra della comunità ebraica di Roma.

Per quanto la riguarda direttamente, l’ANED fin dalla fondazione, nel 1945, organizza in fraterna solidarietà tutti i superstiti dei campi nazisti e tutti i famigliari di coloro che dai l***r non sono tornati, e non deve chiedere a nessuno il permesso di partecipare alle commemorazioni dei suoi morti. Se poi il presidente della Comunità di Roma si sente più a suo agio non in compagnia di chi ha da sempre combattuto i deportatori e i persecutori, ma dei rappresentanti di forze politiche i cui gruppi giovanili inneggiano ai forni di Auschwitz, questo è con evidenza un problema suo.

L’ANED esprime all’ANPI la più fraterna solidarietà di fronte a questo odioso e strumentale attacco.»

✍️ Il Consiglio Nazionale ANED

ANED - Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti
ANPI Provinciale di Roma

🔻Il primo evento della stagione riguarda la presentazione del libro “ALTRI SICILIANI TESTIMONI DI LIBERTÀ - Altre storie...
14/10/2026

🔻Il primo evento della stagione riguarda la presentazione del libro “ALTRI SICILIANI TESTIMONI DI LIBERTÀ - Altre storie di deportati nei l***r nazisti”di Guido Lorenzetti, vicepresidente di ANED Milano, che avrà luogo il giorno 22 ottobre 2026 alle ore 18.00 presso la libreria MILLEMONDI di via Mariano Stabile 233 a Palermo.
Dialogheranno con l’autore Daniela Di Francesca di ANED sezione Sicilia e l’editore del testo, Pietro Attinasi.🔻

EROI DI SICILIA. TESTIMONI DI LIBERTà Posted on 9 Ottobre 20269 Ottobre 2026 by edizioniarianna2016 Alla Libreria Millemondi di Palermo il libro Altri siciliani testimoni di libertà. Altre storie di deportati nei l***r nazisti, di Guido Lorenzetti. La memoria della deportazione politica e razziale...

🔻Un libro firmato dal giovane Presidente di ANED Bergamo, che tutti dovremmo leggere🔻
07/10/2026

🔻Un libro firmato dal giovane Presidente di ANED Bergamo, che tutti dovremmo leggere🔻

➤ «𝑫𝒐𝒎𝒂𝒏𝒊 𝒎𝒂𝒕𝒕𝒊𝒏𝒂». 𝑳𝒂 𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒍𝒂𝒈𝒆𝒓 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒔𝒕𝒊, di Leonardo Zanchi.

«Cercare di comprendere un fenomeno, un modo di vita, un mondo scomparso, attraverso la lingua che vi fu usata non è cosa nuova» scriveva nel 1961 lo psichiatra fiorentino Andrea Devoto, in un articolo in cui forniva le prime «annotazioni psicologiche» sulla lingua nei l***r nazisti. Sulla scia dell’indagine avviata da Devoto, questo volume approfondisce le parole, le espressioni e le forme di comunicazione che hanno caratterizzato l’esperienza concentrazionaria dei deportati italiani. Dalla violenza dei «barbarici latrati dei tedeschi quando comandano» al «trovare un buco, un foro, un passaggio che permettesse di valicare questo isolamento linguistico» (nelle parole di Primo Levi), queste pagine consentono di rileggere e comprendere la quotidianità dentro al campo attraverso la lingua.
Osserva Pietro Cataldi nella prefazione che il libro «non si limita a recuperare, valorizzare e fissare coraggiosamente le parole dell’abuso, della violenza, della sopraffazione; ma va anche, e forse con ancora maggior passione, in cerca del controlinguaggio dei perseguitati: una lingua della resistenza al l***r che valga a conoscerlo, cioè a renderlo nominabile, e valga a delineare i modi ardui e dolorosi della sopravvivenza».
Parole per opprimere dunque, ma anche e soprattutto parole per resistere. Una resistenza morale e non violenta, che i deportati realizzano contrapponendo al lessico d’odio, di sopraffazione e di morte dei nazifascisti, un vocabolario composto da parole di sopravvivenza, di solidarietà, di vita.

𝐋𝐞𝐨𝐧𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐙𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢 è dottorando di ricerca presso l’Università per Stranieri di Siena, dopo aver conseguito la laurea magistrale in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano. Temi centrali della sua ricerca sono la memoria delle deportazioni nazifasciste e la valorizzazione delle testimonianze dei superstiti. Dal 2021 è presidente di ANED Bergamo, Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, ed è fra gli autori del podcast 𝐴𝑁𝐸𝐷𝑑𝑜𝑡𝑖 – 𝑀𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑙𝑎𝑔𝑒𝑟 (ANEDdoti Podcast).

***r

Episodio deprecabile a Milano🔻
02/10/2026

Episodio deprecabile a Milano🔻

23/09/2026

"Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!"

Il 23 settembre 1943, a Palidoro, il Vicebrigatiere dell'Arma dei Carabinieri Salvo Rosario Antonio D'Acquisto, Medaglia d'oro al Valor Militare, durante un rastrellamento di civili, moriva per mano nazista.
Nobile fu il suo mirabile gesto di estremo sacrificio, per salvare un gruppo di civili condannati a morte certa.

«Esempio luminoso d'altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così — da solo — impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell'Arma.»
— Torre di Palidoro (Roma)
— 23 settembre 1943 (conferita dal Luogotenente Generale del Regno, con Decreto "Motu Proprio" del 25 febbraio 1945).
Onore e gloria
Mai dimenticare
Il vice brigadiere dei carabinieri Salvo D'Acquisto
Data tra il 1939 e il 1943

Anche 🔻ANED Sicilia🔻presente alla cerimonia di lunedì 20 settembre nella splendida cornice di Villa Whitaker, sede della...
23/09/2026

Anche 🔻ANED Sicilia🔻presente alla cerimonia di lunedì 20 settembre nella splendida cornice di Villa Whitaker, sede della Prefettura di Palermo.
Nell’articolo, l’elenco dei nominativi degli 11 militari italiani alla cui memoria il Prefetto Mariani ha assegnato la medaglia d’onore.

Fonte: Prefetture

“Giornata degli Internati Italiani nei Campi di Concentramento Tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale”

🔻Anche ANED sezione Sicilia presente alla cerimonia di commemorazione degli Internati Militari Italiani (IMI) presso la ...
21/09/2026

🔻Anche ANED sezione Sicilia presente alla cerimonia di commemorazione degli Internati Militari Italiani (IMI) presso la Prefettura di Palermo per la “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi”, durante la quale sono state conferite ben 11 medaglie d’onore.
Ecco una parte del discorso pronunciato dalla presidente di ANED Sicilia Daniela Di Francesca (accompagnata dalla socia Annalisa Greco, figlia di un IMI), invitata a parlare insieme ai rappresentanti delle associazioni ANEI ed ANRP:

“In occasione del Giorno della Memoria, che viene celebrata come solennità civile il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz, la nostra Associazione (presente con varie sezioni nel nord d’Italia dal 6 settembre 1945 ed eretta a Ente Morale con Decreto del Presidente della Repubblica il 5 novembre 1968) ha sempre commemorato tutte le categorie di deportati nei campi nazisti: ebrei, dissidenti e perseguitati politici, omosessuali, persone di etnia Rom o Sinti, Testimoni di Geova, disabili e, dal 2000, i cosiddetti I.M.I. ovvero gli Internati Militari Italiani.

La recente legge del 13 gennaio 2025, n.6 istituisce per il giorno 20 settembre di ogni anno la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale, definita “ complementare” al Giorno della Memoria e atta a “ conservare (“e onorare”)” ulteriormente “ la memoria dei cittadini italiani, militari e civili”… “ destinati al lavoro coatto, a causa del loro rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Riteniamo fondamentale che si faccia memoria di questa importante e consistente categoria, per restituire dignità e valore a tutti i soldati, i graduati, gli ufficiali che, nonostante fossero allo sbando, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre misero in campo tutte le loro forze per opporsi agli occupanti nazisti, una sorta di Resistenza senz’armi, spesso col sacrificio della propria vita.
In totale furono circa 1.000.000 i soldati disarmati dai tedeschi. Di questi, 200.000 riuscirono a fuggire, 180.000 scelsero di collaborare con i tedeschi.

A fronte di un totale di 800.000 deportati italiani in Germania, 650.000 erano militari, di stanza in Italia, in Francia e nei Balcani (Albania, Grecia, Yugoslavia), per via delle guerre di aggressione portate avanti dal duce.

Tra i 917 deportati politici siciliani accertati e già schedati, figurano diversi Internati militari.
Impossibile fare invece una stima precisa dei deportati militari siciliani.
Risulta infatti che almeno in 3.000 fecero richiesta di indennizzo allo Stato, ma abbiamo ragione di credere che siano molti di più, si parla infatti di decine di migliaia.
Si trattava di giovani costretti dal regime a combattere spesso contro la propria volontà, nel nord Italia e all’estero. La maggior parte di loro, posti davanti a una scelta, decisero per “ dignità” e per “ onore”, di non far parte della Repubblica Sociale.

Quali furono le conseguenze di questa imprevedibile scelta?
Molti furono trucidati immediatamente, altri ricevettero dai superiori l’ordine di fuggire per salvarsi dalle atrocità inflitte dai nazifascisti. Una moltitudine di giovani sbandati, molti dei quali originari delle regioni meridionali, non potendo varcare il limite imposto dalla linea Gustav prima e da quella gotica poi, si integrarono nei ranghi delle varie formazioni partigiane, offrendo il loro grande contributo alla causa della Resistenza.
Ai militari che invece caddero prigionieri dei tedeschi toccò una terribile sorte: quella di essere spediti, per ritorsione e per vendetta, come forza-lavoro, nei campi di concentramento in Germania. Furono privati del loro status di prigionieri politici (e quindi “ delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra) da Adolf Hi**er che proprio il 20 settembre, recita la legge, “ emise un ordine che li classificò come “ internati militari”.

I tedeschi misero dunque in atto l’operazione ACHSE, un piano militare gigantesco:
Le condizioni in cui viaggiarono i poveri militari sono quelle che conosciamo: costretti a trascorrere giorni e giorni in vagoni piombati sotto scorta della Wehrmacht, senza cibo né acqua, e, una volta arrivati nei l***r ( un centinaio), obbligati al lavoro schiavo nelle campagne, nelle miniere e nell’industria bellica, furono sottoposti a ogni genere di umiliazioni, sevizie, angherie. Molti furono uccisi insieme agli ebrei.
Venti mesi ovvero 600 giorni, quasi due drammatici anni di prigionia (1943-45) trascorsi nei campi di lavoro.
Vennero invitati a più riprese a barattare la loro liberazione con l’arruolamento nelle forze armate tedesche, così come in quelle della R.S.I.. Furono sottoposti a un ricatto quotidiano, anche con continui bandi pubblicati da “ La voce della Patria”, un giornale a cura dell’ambasciata dell’ R.S.I. a Berlino, e affissi nelle baracche. Solo pochissimi, l’1%, si lasciarono convincere.
Tutti gli altri svilupparono una comune presa di coscienza, allorché vennero posti davanti alla necessità di scegliere se aderire con disonore o opporre un rifiuto netto con onore.

Una decisione collettiva e imprevedibile, che si propagò in modo istantaneo e inarrestabile come una lunghissima onda, percorrendo migliaia di chilometri, dalla Francia alla Grecia, attraverso l’Italia e i Balcani.
Di quei 650.000 deportati, moltissimi persero la vita. Si stima una cifra intorno ai 50.000, o forse furono di più, considerando che molti rimasero senza sepoltura.

I restanti 600.000, una volta rientrati nelle proprie case, rimasero spesso in ombra con loro terribili storie sospese a lungo nel dimenticatoio della Storia.
Commemorare gli IMI significa ribadire le ragioni della loro scelta che già conteneva in nuce i valori di democrazia, giustizia e libertà che costituiscono le basi su cui si fonda la nostra Costituzione.
Tocca quindi a noi colmare questa lacuna storica, accogliendo le testimonianze dei loro familiari, effettuando ricerche e proponendo le loro drammatiche vicende attraverso eventi, giornate di studio e, soprattutto, attività con gli studenti perché quanto è accaduto serva da monito alle nuove generazioni contro il pericolo di nuove guerre, di nuove aberranti violenze, di nuove deportazioni.

Concludo con le seguenti parole scritte dalla Senatrice Liliana Segre l’anno scorso in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera:
« Ora è importante che la Giornata del 20 settembre non diventi solo un esercizio retorico.
Attraverso questa pagina, vorrei idealmente affidarla ai tanti bravi insegnanti che ho visto sul campo in trent’anni di testimonianza nelle scuole: so che aiuteranno le nuove generazioni a riempire questa ricorrenza di contenuto e di senso, così che anche per loro quei « 600.000 NO » possano diventare un esempio luminoso.”

Indirizzo

Via Ugdulena, 32
Palermo
90143

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