Unione Coltivatori Italiani Regione Sicilia

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08/10/2026

𝐄𝐱𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐨𝐫𝐭𝐨𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔

Le principali criticità riguardano logistica, trasporti e costi degli imballaggi. A pesare è anche il nuovo 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐥𝐥𝐚𝐠𝐠𝐢, che rischia di tradursi in ulteriori oneri per le imprese senza adeguate garanzie di equilibrio tra sostenibilità ambientale, fattibilità tecnica e sostenibilità economica.

https://www.uci.it/export-ortofrutta-italiano-flessione-nel-2026/

05/10/2026

AGRICOLTURA SICILIANA: EMERGENZA E RIFORME PER IL FUTURO

La crisi dell’agricoltura siciliana è il risultato di una combinazione di fattori che, negli ultimi anni, hanno messo a dura prova la tenuta economica delle imprese: l’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti e dei mangimi, gli eventi climatici estremi, la crescente scarsità d’acqua, la difficoltà di garantire una giusta remunerazione al lavoro agricolo e la concorrenza sempre più forte sui mercati internazionali.

Non siamo di fronte a un’emergenza passeggera. È necessario intervenire subito, ma è altrettanto necessario cambiare il modo in cui la Regione guarda all’agricoltura e costruire una strategia capace di guardare ai prossimi anni.

GLI AGRICOLTORI SONO I VERI GUARDIANI DEL TERRITORIO
Chi si alza prima del sole, chi ogni giorno cura la terra, protegge campagne e boschi e contribuisce a mantenere vive le aree interne non può essere considerato un soggetto da assistere.

Gli agricoltori sono una componente essenziale dell’economia siciliana e svolgono, allo stesso tempo, una funzione fondamentale nella tutela del territorio, nella salvaguardia del paesaggio e nella vita delle comunità.

Per questo devono essere riconosciuti, sostenuti e messi al centro delle politiche regionali.

Servono interventi urgenti e concreti per affrontare le emergenze, ma accanto alle misure immediate è necessaria una politica di riforme strutturali, capace di costruire un’agricoltura siciliana più moderna, resiliente, innovativa e competitiva.

Occorrono infrastrutture efficienti, strumenti finanziari adeguati, accesso al credito, innovazione e politiche che consentano alle imprese agricole di programmare, investire e costruire il proprio futuro.

Agli agricoltori servono risorse per affrontare l’emergenza e riforme per costruire il futuro: non soltanto ascolto, ma risposte concrete.

INTERVENTI PER FRONTEGGIARE LE EMERGENZE
Sostegni straordinari alle aziende agricole colpite da siccità, alluvioni, gelate e altre calamità naturali, con procedure rapide e strumenti realmente accessibili alle imprese.

Riduzione temporanea dei costi energetici e dei carburanti agricoli, soprattutto nei periodi di maggiore difficoltà e per i comparti maggiormente esposti all’aumento dei costi di produzione.

Accesso agevolato al credito, attraverso garanzie pubbliche e strumenti che consentano alle aziende in difficoltà di rinegoziare i finanziamenti, sostenere gli investimenti e affrontare le crisi di liquidità.

Rafforzamento delle assicurazioni agricole e degli strumenti di gestione del rischio, per consentire alle imprese di affrontare con maggiore rapidità ed efficacia i danni provocati dagli eventi climatici.

Interventi contro le crisi di mercato, soprattutto quando i prezzi dei prodotti agricoli scendono a livelli incompatibili con i costi di produzione e mettono a rischio la continuità delle aziende.

Sostegno alla liquidità delle filiere, favorendo tempi di pagamento più rapidi agli agricoltori da parte degli operatori a valle e contrastando squilibri che scaricano sui produttori i maggiori costi e rischi della filiera.

LE RIFORME PER IL FUTURO
Acqua e infrastrutture
La gestione della risorsa idrica deve diventare una priorità strategica.

Occorre investire nella manutenzione e nell’ammodernamento degli acquedotti e dei sistemi di irrigazione, nella riduzione delle perdite e nella realizzazione di infrastrutture per la raccolta, la conservazione e l’utilizzo efficiente dell’acqua.

La Sicilia non può continuare ad affrontare la siccità come un’emergenza ogni volta che le precipitazioni diminuiscono. È necessario programmare oggi le infrastrutture di cui il territorio avrà bisogno domani.

Innovazione e agricoltura di precisione
La tecnologia deve diventare uno strumento concreto al servizio delle imprese.

Occorre favorire l’adozione di sistemi digitali, sensori, tecnologie satellitari e strumenti di agricoltura di precisione, così da utilizzare in modo più efficiente acqua, fertilizzanti ed energia, riducendo costi e sprechi e aumentando la produttività.

Colture più resilienti
Il cambiamento climatico impone di rafforzare la capacità di adattamento dell’agricoltura siciliana.

È necessario sostenere la diversificazione delle produzioni e la diffusione di varietà maggiormente resistenti alla siccità, alle alte temperature e alle nuove fitopatie, mettendo le aziende nelle condizioni di affrontare con maggiore sicurezza le trasformazioni climatiche.

Più valore agli agricoltori
Produrre di più non basta se una quota insufficiente del valore rimane nelle mani di chi produce.

Occorre rafforzare le filiere siciliane e italiane incentivando la trasformazione dei prodotti agricoli, la vendita diretta, la valorizzazione delle produzioni di qualità e le forme di aggregazione tra produttori.

L’obiettivo deve essere chiaro: aumentare il valore aggiunto che rimane alle imprese agricole.

Più forza nei rapporti di filiera
Gli agricoltori devono avere maggiore forza contrattuale nei rapporti con industria e distribuzione.

Servono maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, una più equa distribuzione dei costi e dei rischi lungo la filiera e strumenti capaci di contrastare le situazioni in cui il prezzo riconosciuto al produttore non è sufficiente a coprire i costi di produzione.

Giovani e ricambio generazionale
Senza un adeguato ricambio generazionale non può esserci futuro per l’agricoltura siciliana.

Occorre facilitare l’accesso dei giovani alla terra, al credito, alla formazione, all’innovazione e alle nuove tecnologie, rendendo l’attività agricola una scelta professionale capace di offrire prospettive economiche e di vita.

Ridurre la dipendenza dagli input esterni
La competitività passa anche dalla capacità di ridurre i costi.

Occorre promuovere pratiche agricole in grado di migliorare la fertilità del suolo e rendere più efficiente l’utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, riducendo progressivamente la dipendenza da input esterni e aumentando la capacità delle aziende di affrontare le oscillazioni dei prezzi.

Ricerca e innovazione
La ricerca deve tornare a essere uno degli strumenti fondamentali della politica agricola.

Occorre rafforzare gli investimenti in ricerca e innovazione, con particolare attenzione alle sementi, alla gestione della risorsa idrica, alla meccanizzazione, alle tecnologie digitali e alle soluzioni necessarie per adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici.

Economia circolare e lotta allo spreco
Ogni risorsa non utilizzata rappresenta un'opportunità persa.

È necessario contrastare lo spreco alimentare e valorizzare maggiormente i sottoprodotti agricoli, favorendo il riutilizzo delle risorse e lo sviluppo di modelli di economia circolare capaci di generare nuovo valore per le imprese e per i territori.

UNA NUOVA POLITICA AGRICOLA PER LA SICILIA
L’agricoltura siciliana ha bisogno di una strategia che sappia affrontare insieme emergenze e prospettive di lungo periodo.

Sostenere oggi le imprese in difficoltà significa proteggerne la capacità produttiva. Riformare il sistema significa, invece, creare le condizioni perché quelle stesse imprese possano crescere, innovare, investire e competere domani.

La Regione deve mettere gli agricoltori nelle condizioni di lavorare, investire e programmare, riconoscendo pienamente il ruolo economico, sociale e ambientale che svolgono ogni giorno.

Difendere l’agricoltura significa difendere il territorio.

Sostenere gli agricoltori significa sostenere le comunità, le aree interne, l’economia e il futuro della Sicilia.

Non servono soltanto interventi per superare l’emergenza. Serve una nuova politica agricola capace di costruire futuro.
Il Presidente Regionale
Antonino Bongiovanni

02/10/2026

CRISI DELLA PESCA, LE ORGANIZZAZIONI DI SETTORE CHIEDONO MISURE URG...

Proteste degli agricoltori in Sicilia, Antonino Bongiovanni (UCI): «Massimo rispetto per chi manifesta. Non servono spec...
28/09/2026

Proteste degli agricoltori in Sicilia, Antonino Bongiovanni (UCI): «Massimo rispetto per chi manifesta. Non servono speculazioni, ma risposte concrete e una strategia per il futuro»
«Massimo rispetto per gli agricoltori siciliani che oggi sono scesi in piazza per protestare contro l’aumento, ormai insostenibile, del costo del gasolio e contro una crisi che sta mettendo a dura prova la tenuta economica delle loro aziende.
La protesta rappresenta il segnale evidente di un malessere profondo che attraversa il comparto agricolo e che non può essere ignorato dalle istituzioni. Al tempo stesso, riteniamo che non si debba speculare sul disagio degli agricoltori né cavalcarne il malessere per fini propagandistici o di altra natura. La mobilitazione, se non accompagnata da proposte concrete, rischia infatti di rimanere fine a se stessa.
Come UCI, già lo scorso luglio avevamo chiesto l’avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità, nella consapevolezza delle difficoltà sempre più pesanti che stanno gravando sulle imprese agricole siciliane.
È necessario che tutte le organizzazioni sindacali e professionali si impegnino nella definizione di una proposta concreta e condivisa, da portare con determinazione ai tavoli del Governo e delle istituzioni regionali, per individuare misure immediate in grado di fronteggiare l’attuale situazione di emergenza.
Oggi serve una vera e propria leva economica a sostegno del comparto, che consenta alle aziende agricole di affrontare questo momento particolarmente difficile, ulteriormente aggravato da una situazione geopolitica internazionale che sta producendo effetti pesanti sull’intero sistema produttivo.
La prossima variazione di bilancio può rappresentare un’occasione concreta per destinare risorse all’agricoltura siciliana e mettere in campo interventi capaci di offrire una risposta immediata alle imprese.
Ma le emergenze non possono diventare la regola. Accanto alle misure urgenti è indispensabile avviare una politica di riforme strutturali di lungo periodo, capace di guardare al futuro e di costruire una visione nuova, moderna e competitiva dell’agricoltura siciliana.
La Sicilia ha bisogno di un’agricoltura competitiva, innovativa e sostenibile, sostenuta da strumenti adeguati, infrastrutture efficienti, accesso al credito e politiche capaci di mettere gli agricoltori nelle condizioni di programmare e costruire il proprio futuro.
Agli agricoltori servono risposte, non soltanto ascolto: servono risorse per affrontare l’emergenza e riforme per costruire il futuro».
Antonino Bongiovanni
Presidente Regionale UCI – Unione Coltivatori Italiani

25/09/2026

𝐈𝐬𝐦𝐞𝐚, 𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟔-𝟐𝟎𝟐𝟕

Ismea - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare ha presentato a il rapporto sulla campagna oleicola 2026/2027. Produzione in crescita e prezzi in tenuta.

https://www.uci.it/ismea-olio-italiano-verso-la-campagna-2026-2027/

23/09/2026

𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨, 𝐥𝐚 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐆𝐞𝐧 𝐙

In occasione della ricorrenza odierna è stato presentato il rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato da Ismea - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare per il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. L’analisi evidenzia nel 2025 una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche, dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). In leggera diminuzione anche il numero degli operatori -1,8%.

https://www.uci.it/giornata-europea-del-biologico-la-sfida-e-conquistare-la-gen-z/

22/09/2026

𝐒𝐞𝐫𝐩𝐢𝐥𝐥𝐨 (𝐔𝐂𝐈) – “𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐚: 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨”

«Riuscire a fare la spesa non è più solo una questione di prezzi. Finora, siamo stati abituati ad entrare in un supermercato e trovare praticamente tutto quello che stavamo cercando, in qualsiasi momento dell’anno, talvolta senza neppure rispettare la naturale stagionalità dei prodotti. Una disponibilità che abbiamo finito per considerare normale. Ma se il caldo rallenta le colture, la siccità riduce le rese produttive e gli eventi estremi compromettono i raccolti, cambia inevitabilmente anche ciò che arriva sugli scaffali», dichiara Mario Serpillo, Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI).
I numeri dell’estate 2026 rendono bene la dimensione del fenomeno. La produzione di frutta e verdura ha registrato una contrazione intorno al 10%, mentre per alcune insalate la riduzione è arrivata al 30%. Per i prodotti di quarta gamma la disponibilità è scesa in alcuni casi fino al 40%, con scarti che possono raggiungere il 20% a causa del mancato rispetto degli standard qualitativi. E per tornare ai normali quantitativi di insalate in busta sugli scaffali potrebbe essere necessario ancora circa un mese.
Non è un fenomeno circoscritto agli ortaggi. Tra caldo estremo, siccità, grandine e incendi, i danni all’agricoltura italiana hanno già superato i 3 miliardi di euro. In alcune aree non irrigue del Piemonte il riso rischia perdite del 70-80%, il mais del 50-60% e i foraggi intorno al 50%.
«Lo scaffale pieno ci ha fatto perdere di vista una cosa molto semplice: il cibo segue i tempi della natura, non quelli del supermercato. Possiamo organizzare mercati e distribuzione, ma un campo non produce per decreto. Se cambiano temperature, disponibilità d’acqua e tempi delle stagioni, cambiano quantità, qualità e calendari delle produzioni» prosegue il Presidente, Mario Serpillo.
A questo si aggiunge il peso economico sulle aziende. Irrigare di più, proteggere le colture, fronteggiare parassiti favoriti dalle alte temperature e raccogliere quantità inferiori significa aumentare il costo unitario di ciò che riesce ad arrivare sul mercato. Eppure, la maggiorazione dei costi di produzione non si traduce automaticamente in una compensazione di reddito per chi li coltiva.
Anzi, durante l’estate, mentre il caldo riduceva i raccolti, i prezzi riconosciuti ai produttori registravano cali medi nell’ordine del 20% per la frutta: -17% per le pere, -18% per pesche e nettarine, -20% per le susine e fino a -34% per le albicocche.
«Questo dato dovrebbe far riflettere quando, davanti a un prezzo più alto sullo scaffale, si è portati a credere che ciò dipenda da chi coltiva la terra. In realtà, l’agricoltore a fronte di una minore resa produttiva, di rischi e costi maggiori, non riceve nulla di più semmai, come suddetto, qualcosa in meno. Dunque - sottolinea il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo - bisogna analizzare e controllare il percorso successivo: i passaggi commerciali, la lavorazione, la logistica e la distribuzione. Senza sminuire il ruolo e l’importanza di questa rete finalizzata alla commercializzazione, bisogna tuttavia monitorare con attenzione tutti i passaggi lungo la filiera allo scopo di evitare speculazioni, affinché tra il prezzo finale per il consumatore e quello iniziale per l’agricoltore non sussista più l’attuale e inaudita sperequazione.»
Gli effetti del clima stanno modificando anche i calendari agricoli: il caldo ha anticipato alcune produzioni, determinando sovrapposizioni tra raccolti, mentre nelle serre durante l’estate sono state registrate temperature fino a 60 gradi, tali da rendere in alcuni casi impossibile proseguire normalmente le coltivazioni.
Per UCI, è proprio questo il punto: la crisi climatica non riguarda più soltanto le perdite nei campi, ma la capacità di garantire continuità, quantità e accessibilità delle produzioni alimentari.

Indirizzo

Via Marchese Di Villabianca 21
Palermo
90143

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