05/09/2026
Abbiamo chiuso un cerchio.
Anche quest'anno il nostro Campus estivo è giunto al termine. 🙂
E forse questa fotografia racconta meglio di tante altre ciò che è stato il nostro campus estivo: stare in cerchio. Guardarsi. Ascoltarsi. Imparare ad aspettare il proprio turno. Accorgersi di chi abbiamo accanto. Scoprire che dentro uno stesso spazio possono esserci storie, caratteri, bisogni e modi di stare al mondo profondamente diversi.
È stata un’estate lunga, bellissima e molto complessa.
Abbiamo giocato, dipinto, corso, costruito, inventato, fatto esperimenti, affrontato il caldo, litigato e fatto pace.
Abbiamo parlato di emozioni, identità, differenze, cura, bellezza, resilienza, relazione.
Abbiamo imparato attraverso Picasso, Monet, Kandinskij, Klimt, Burri, Matisse, Van Gogh, Chagall… ma soprattutto abbiamo imparato attraverso loro: le bambine e i bambini.
Perché un campus educativo non è soltanto una successione di attività ben riuscite.
È osservare chi rimane ai margini e provare ad avvicinarlo.
È riconoscere un bisogno anche quando non viene espresso a parole.
È contenere un comportamento difficile senza confondere mai il comportamento con il bambino.
È modificare un'attività quando ci si accorge che qualcuno non riesce ad entrarci.
È proteggere il gruppo senza perdere di vista il singolo.
E quest'anno, forse più di altri, abbiamo sperimentato quanto l'inclusione vera sia molto più difficile da praticare che da raccontare.
Ci sono state difficoltà. Alcune previste, altre arrivate senza bussare. Ci siamo interrogati, confrontati, qualche volta abbiamo dovuto cambiare strada mentre la stavamo percorrendo. Non abbiamo avuto sempre risposte immediate e non tutto è stato semplice.
Ma una certezza non ci ha mai lasciati: l'esclusivo interesse delle bambine e dei bambini affidati alla nostra responsabilità educativa.
È stato il criterio con cui abbiamo preso decisioni, costruito regole, affrontato criticità, accolto fragilità e provato, ogni giorno, a garantire a ciascuno un luogo nel quale sentirsi visto, rispettato e parte di qualcosa.
Perché includere non significa semplicemente permettere a tutti di essere presenti nello stesso posto.
Significa creare le condizioni perché ciascuno possa realmente appartenervi.
Ed è probabilmente questa la lezione più importante che ci portiamo via da questa estate.
Dietro ogni laboratorio, ogni gioco e ogni festa c'è stato un lavoro educativo enorme e spesso invisibile: osservazione, progettazione, confronto d'équipe, mediazione, cura delle relazioni e continua rimodulazione degli interventi.
Oggi siamo stanchi. Molto.
Ma guardando questo cerchio sappiamo perché ne è valsa la pena.
Perché alla fine di un progetto educativo non contiamo soltanto quante attività abbiamo realizzato.
Ci chiediamo quante possibilità abbiamo aperto.
Quante volte siamo riusciti a far sentire qualcuno un po' meno solo.
Quante occasioni abbiamo creato perché un bambino potesse sperimentarsi capace, accolto, importante.
E allora sì: possiamo chiudere il Got It a Camp 2026 con la consapevolezza di avere lavorato, per tutta l'estate, esattamente nella direzione in cui volevamo andare.
Dalla parte delle bambine e dei bambini. Sempre.
Il nostro GRAZIE più grande va a La Gotita ODV di Milano, che ha scelto di credere in questo progetto trasformando un principio in una possibilità concreta.
Grazie al suo sostegno abbiamo potuto garantire gratuitamente la partecipazione al campus alle bambine e ai bambini per i quali il costo di un'intera estate di attività avrebbe rappresentato un ostacolo.
E per noi questo significa molto più che finanziare delle rette.
Significa fare in modo che le possibilità educative, le esperienze, le relazioni, il gioco e la bellezza non siano un privilegio legato alle condizioni economiche della famiglia in cui si nasce.
Grazie. 💚