29/02/2024
Interessantissimo incontro, quello svoltosi ieri, 28 febbraio, presso la Sala degli Specchi del Comune di Bitonto, con il professor Pasquale Tridico, già presidente dell’INPS e autore del volume “𝗜𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶. 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗜𝗡𝗣𝗦”. Tra gli ospiti presenti, il Sindaco del Comune di Bitonto Francesco Paolo Ricci, il Sindaco del Comune di Noicattaro Raimondo Innamorato, Nicola Grasso , Docente di Diritto Costituzionale presso l’Università del Salento, il Consigliere Comunale M5S di Locorotondo Fabio Lotito e il Consigliere Comunale M5S di Bitetto Massimo Proscia, anche il nostro Presidente nazionale Antonio La Ghezza.
Si è parlato, sul filo degli spunti offerti dal libro del prof. Tridico, di precarietà, occupazione, salario minimo, previdenza, pensioni. Su sollecitazione della moderatrice, Francesca Anna Ruggiero, già deputata M5S, il Presidente La Ghezza ha avuto modo di toccare alcune tematiche importanti per la Conf.A.S.I., dalla contrattazione collettiva alla riforma del salario minimo: «Il prof. Triddico è stato Presidente dell’INPS, con diligenza e responsabilità, in una delle peggiori parentesi della storia repubblicana italiana, quella appunto della pandemia. È il caso di raccontarlo con i numeri: migliaia le prestazioni erogate in quel periodo, in una condizione di particolare svantaggio per tutto il mondo del lavoro. Il blocco delle attività ha riguardato ben l’80% delle attività produttive del nostro Paese, con una conseguente riduzione del reddito per le aziende e, di conseguenza, anche per le famiglie. Il sostegno e la rete distributiva messi in piedi dall’INPS in quel periodo, discussi e criticati da molti, hanno in realtà fatto in modo che nessuno fosse lasciato solo. Certo, le difficoltà ci sono state: vedi la digitalizzazione, uno di quei processi innescati dalla pandemia e che non potevano certo essere iniettati e avere immediata efficienza sulla realtà che tocca ogni singolo cittadino. L’impegno di tutto l’apparato nazionale di previdenza sociale, tanto dei patronati quanto dei centri di assistenza fiscale, nel superamento del digital divide per la presentazione delle domande e nell’istruttoria di pratiche fondamentali per il sostegno dei lavoratori è stato importante. Noi questo lo abbiamo fatto, in molti casi senza neppure poterci permettere lo smart working.
Venendo agli strumenti che avrebbero dovuto sostituire il reddito di cittadinanza – il sostegno formazione-lavoro e l’assegno di inclusione –, l’Assemblea dei CAF appena conclusa ha reclamato che ancora oggi l’INPS non ha fornito ai CAF procedure certe per assistere i cittadini nell’invio di queste pratiche, che possono essere trasmesse o con l’identità digitale o, in alcuni casi, solo dagli enti di patronato, con procedimenti estremamente complicati. E ciò, nonostante la declamata attivazione del servizio a partire da gennaio 2024, fatto questo dipende in larga parte dal commissariamento.
Sul salario minimo, va ribadito che il Movimento 5 Stelle, il cui circolo locale ringrazio per l’invito, è l’unica forza politica che, sin dal suo insediamento al Governo, ha ritenuto di dover intervenire sulla povertà relativa. Molti sindacati reputano il salario minimo non applicabile per Legge in Italia, quando invece l’Art. 36 della Costituzione prevede la retribuzione sulla base della quantità e della qualità del lavoro svolto, mettendo i lavoratori e le loro famiglie nelle condizioni di vivere una vita libera e dignitosa. Per mandato e rispetto del nostro Statuto, noi, come tutte le organizzazioni sindacali di maggiore esperienza, non possiamo sollevarci dalla responsabilità di portare avanti trattative industriali con le organizzazioni dei datori di lavoro e proporre soluzioni diverse, ma comunque migliorative, rispetto ai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro vigenti. Non possiamo tollerare che in Italia la contrattazione collettiva la possano fare solo e sempre le stesse organizzazioni sindacali, che probabilmente, oltre ad state essere state trampolino di lancio nell’agone politico solo per alcuni leader, hanno dimenticato qual è il problema della povertà reale. Con la digitalizzazione, voluta tra gli altri proprio dal Presidente Triddico, noi oggi possiamo accedere liberamente ai dati su quali di questi contratti vengono applicati, da quale organizzazione sindacale sono stati sottoscritti, da quali organizzazioni datoriali, quale minimo tabellario orario prevedono. Accedendo a questa banca dati, possiamo notare che il 54% dei lavoratori dipendenti del privato impiego, sono assunti e vengono pagati con Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro scaduti, non rinnovati. Non basta purtroppo la sola volontà di indicizzazione: i contratti hanno bisogno di essere rinnovati, cambiati, ammodernati, resi dinamici rispetto alle politiche del lavoro di oggi, non solo dal punto di vista salariale ma anche normativo. In alcune circostanze, è evidente la necessità di intervenire sulle dinamiche del lavoro agile o sullo smart working, per esempio; in alcuni contratti questa facoltà è totalmente cancellata. Quindi, le politiche da proporre sono di tipo normativo, partendo dal porre un limite ai contratti collettivi scaduti, dall’eliminare la facoltà di poter prorogare questi contratti all’infinito con semplici indicizzazioni, e, lì dove venga superato il limite dei tre anni dalla scadenza, intervenire con clausole di salvaguardia per i lavoratori. Nel mentre, occorrono degli interventi economici a sostegno del tessuto produttivo per adeguare gli stipendi, come il credito d’imposta all’inglese per tutte quelle aziende che elevano gli stipendi e li portano ad un minimo salariale sostenibile, per esempio. Oppure dovremmo introdurre un sistema di controllo di qualità, oggi assente, sulla classificazione dei contratti. Questo va a completamento di un circuito che deve portare lo stato italiano a normare dei livelli minimi di retribuzione, perché le conseguenze non sono altro che gli interventi a sostegno della povertà. Se siamo usciti dalla platea del reddito di cittadinanza, perché non andava bene integrare il reddito di una famiglia che si poggiava su uno stipendio par time di 500 euro, ci troveremo costretti a farlo con altre misure. Dobbiamo ricordare, infine, che un salario basso oggi produce una pensione povera domani».
Ringraziamo ancora il Gruppo Territoriale M5S Bitonto per l’invito!