Centro studi "Paolo e Rita Borsellino"

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Il Centro Studi "Paolo e Rita Borsellino" e la biblioteca Casa della Memoria operante, promuovono lo sviluppo di pratiche educative che valorizzano conoscenza ed impegno sociale contro la cultura mafiosa, ispirato all'azione di Paolo e Rita Borsellino.

UN ATTO VANDALICO CONTRO LA MEMORIA DI PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVOApprendiamo con amarezza che, pochi giorni fa, un ...
26/08/2026

UN ATTO VANDALICO CONTRO LA MEMORIA DI PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO

Apprendiamo con amarezza che, pochi giorni fa, un atto vandalico ha colpito il monumento dedicato a Pio La Torre e Rosario Di Salvo, in via Nazario Sauro, a Palermo.

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino esprime la propria vicinanza alla comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo De Amicis-Da Vinci, e innanzitutto alle studentesse e agli studenti che, nel loro quotidiano percorso educativo, rappresentano un presidio stabile e duraturo di crescita civile. A loro va il nostro riconoscimento per essere custodi, non soltanto materiali ma soprattutto morali, di quell’opera e dei valori che essa richiama.

Uniamo la nostra voce a quella delle tante persone che hanno manifestato indignazione di fronte a un gesto vile, rivolto contro un luogo della memoria e, attraverso di esso, contro la storia di Pio e Rosario e l’impegno di donne e uomini che, con il loro sacrificio, hanno segnato la storia del contrasto alle mafie e rappresentano oggi un riferimento riconosciuto a livello internazionale, dando lustro alla Sicilia e all’intero Paese.

Un atto vandalico non è mai privo di significato. Quando colpisce un monumento dedicato a chi ha combattuto la mafia, l’oltraggio va oltre il danneggiamento materiale. Ancora più grave è l’indifferenza che può accompagnarlo: una comunità che non riconosce come proprio un luogo della memoria rischia di lasciare spazio all’oblio e di indebolire quei valori che devono essere custoditi e trasmessi alle nuove generazioni.

Il monumento di via Nazario Sauro ha una storia che lo rende ancora più prezioso. È nato dalla proposta di un comitato spontaneo di cittadine e cittadini, sostenuto da una significativa mobilitazione collettiva, alla quale contribuì anche la rete delle scuole palermitane del quartiere Rosa Noce. Attraverso una campagna nazionale di raccolta fondi furono raccolte le risorse necessarie per realizzare l’opera dell’artista Mauro Giuntini. Quella mobilitazione contribuì non soltanto a ricordare Pio La Torre e Rosario Di Salvo, ma anche a riqualificare la piazza che ospita il monumento. È questa dimensione collettiva a renderlo particolarmente significativo: un’opera voluta, sostenuta e realizzata dalla comunità. Per questo riteniamo importante unirci alla richiesta, avanzata da tempo, di proseguire e rafforzare la riqualificazione della piazza, rendendo il monumento ancora più visibile, riconoscibile e accessibile.

Valorizzare quello spazio significa anche proteggerlo dal degrado e dagli atti vandalici e restituirgli pienamente la funzione di luogo pubblico della memoria, dell’educazione e della partecipazione civile. Pio La Torre e Rosario Di Salvo appartengono alla storia di Palermo, della Sicilia e dell’Italia. Custodire la loro memoria significa continuare a difendere quei valori di libertà, giustizia, democrazia e partecipazione per i quali hanno scelto di impegnarsi fino alle estreme conseguenze.

Semi per il futuroOggi abbiamo accolto nella sede del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino il gruppo parrocchiale di Mer...
24/08/2026

Semi per il futuro

Oggi abbiamo accolto nella sede del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino il gruppo parrocchiale di Merano, guidato da don Massimiliano Sposato e da Francesco Citarda, coordinatore del campo estivo e presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo.
Ragazze e ragazzi appena arrivati a Palermo per partecipare a “E!state liberi”, il programma di campi di impegno e formazione sui beni confiscati alle mafie promosso da Libera, hanno attraversato le porte di un bene confiscato alle mafie, oggi luogo di memoria, cultura e partecipazione. A partire dall’impegno professionale di Paolo Borsellino abbiamo ripercorso alcune delle tappe fondamentali della storia del contrasto a Cosa nostra: dalla previsione normativa del reato di associazione mafiosa, resa possibile anche dall’intuizione di Pio La Torre, alla nascita del pool antimafia; dal maxiprocesso alla stagione delle stragi e degli uomini e delle donne uccisi in Sicilia; da Capaci a via D’Amelio, fino all’arresto di Totò Riina e alle bombe che nel 1993 colpirono Roma, Firenze e Milano. Ma raccontare questa storia significa anche andare oltre la sequenza delle stragi e degli arresti. Significa ricordare il grande movimento di ribellione sociale contro le mafie che, negli anni, ha saputo trasformare il dolore in consapevolezza, l’indignazione in responsabilità, la memoria in impegno.

E che quei semi, se coltivati insieme, possono ancora diventare futuro.

Il 15 agosto 2018 ci lasciava Rita Borsellino. Sono passati otto anni, ma il tempo non ha consumato ciò che Rita ha sapu...
15/08/2026

Il 15 agosto 2018 ci lasciava Rita Borsellino.
Sono passati otto anni, ma il tempo non ha consumato ciò che Rita ha saputo lasciare in chi l'ha incontrata, ascoltata, accompagnata nel suo cammino. La sua vita avrebbe potuto essere segnata soltanto dal dolore. Rita, invece, scelse di trasformare una ferita in un impegno, una perdita in una responsabilità, il dolore in qualcosa di propositivo. Trasformò la memoria in incontro, le differenze in dialogo, la sofferenza in una possibilità per costruire futuro.
È forse questo il senso più profondo della sua eredità: averci mostrato che non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo scegliere cosa fare di ciò che ci è accaduto. Rita scelse di non chiudersi nel dolore. Scelse le persone, i giovani, la cultura, la scuola, l'educazione alla cittadinanza. Scelse di continuare a seminare, convinta che la memoria non dovesse fermarsi al ricordo, ma diventare responsabilità e partecipazione.
Oggi, nel giorno in cui ricordiamo la sua scomparsa, vogliamo ricordare soprattutto questo. Rita non ci ha lasciato soltanto una storia da ricordare. Ci ha lasciato un esempio da seguire.
Un esempio che continua a parlarci e a chiederci, ogni giorno, cosa possiamo trasformare in impegno, cosa possiamo costruire insieme, quale futuro possiamo contribuire a rendere possibile.

È questo il modo in cui scegliamo di custodire la sua memoria. Continuando a farla vivere.

Con la scomparsa di Francesco Guccini perdiamo una voce che ha saputo fare della parola uno strumento di libertà, di rif...
06/08/2026

Con la scomparsa di Francesco Guccini perdiamo una voce che ha saputo fare della parola uno strumento di libertà, di riflessione critica e di bellezza.
Vogliamo unirci al cordoglio unanime per la scomparsa del cantautore modenese, ricordandone il prezioso contributo artistico, convinti che la cultura non sia un ornamento, ma uno strumento in grado di attivare processi di cambiamento sociale e di crescita civile. Letteratura e musica contribuiscono a formare cittadini più consapevoli e liberi, capaci di leggere criticamente la realtà e di partecipare responsabilmente alla vita democratica della comunità.
Un protagonista assoluto della cultura nazionale che ha attraversato e accompagnato diverse generazioni di uomini e donne, cresciuto sull’Appennino dove è poi tornato «fra i saggi ignoranti di montagna», come lui stesso ha cantato. Giullare, sì, ma indignato!
Ci stringiamo accanto ai suoi familiari, la moglie Raffaella Zuccari, la figlia Teresa e sua mamma Angela Signorini, nonchè a tutte le persone che gli hanno voluto bene.
Buon viaggio, Maestrone.
Buon viaggio, Maestrone.

foto: Archivio Creative Commons

Il 6 agosto 1985 la mafia assassinò il vicequestore Ninni Cassarà, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, e l'agente...
06/08/2026

Il 6 agosto 1985 la mafia assassinò il vicequestore Ninni Cassarà, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, e l'agente Roberto Antiochia, giovane poliziotto della sua squadra che, pur essendo libero dal servizio, aveva scelto di tornare accanto al proprio dirigente per garantirne la protezione.
I due furono uccisi in via Croce Rossa, a Palermo, in un feroce agguato mafioso mentre rientravano nell'abitazione del funzionario, sotto gli occhi della moglie di Cassarà, Laura, che assistette impotente all'assassinio del marito e dell'agente che lo accompagnava. Nell'attacco rimase gravemente ferito anche l'agente Natale Mondo, anch'egli componente della scorta di Cassarà.
Quell'agguato rappresentò uno degli attacchi più violenti portati da Cosa nostra contro gli uomini dello Stato impegnati nella ricerca della verità e nella costruzione di un nuovo metodo di contrasto alla criminalità organizzata.
Ninni Cassarà era un investigatore di straordinario valore: insieme ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino aveva contribuito a ricostruire la struttura, gli equilibri e le responsabilità dei vertici mafiosi, raccogliendo elementi fondamentali per le indagini che avrebbero portato al primo grande processo a Cosa nostra.
Per il suo rigore, la sua determinazione e la sua scelta di servire lo Stato senza arretrare davanti alle minacce, la mafia ne decretò la condanna a morte.
Nel giorno del suo assassinio ricordiamo il coraggio di Ninni Cassarà, il sacrificio di Roberto Antiochia e di tutti coloro che hanno difeso questo Paese dalla ferocia mafiosa, pagando un prezzo altissimo.

Il 6 agosto 1980 la mafia assassinò il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa, uccidendolo in via Cavour, a Palermo,...
06/08/2026

Il 6 agosto 1980 la mafia assassinò il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa, uccidendolo in via Cavour, a Palermo, mentre, da solo, si trovava davanti a un chiosco di libri.

Gaetano Costa nacque a Caltanissetta il 7 marzo 1916. Partecipò alla guerra di liberazione dell'Italia dal nazifascismo e, dopo avere ricoperto diversi incarichi nella magistratura del capoluogo nisseno, fu nominato Procuratore della Repubblica di Palermo nel luglio 1978, in un periodo in cui opporsi alla mafia significava esporsi a gravissimi rischi per la propria vita, nella magistratura, nelle forze dell'ordine, nella politica, nel sindacato e nel giornalismo.

Dopo avere firmato personalmente, senza il concorso degli altri magistrati dell'Ufficio, gli ordini di cattura nei confronti di autorevoli esponenti di Cosa nostra, Gaetano Costa divenne uno degli obiettivi della mafia, che ne decise l'eliminazione.

Nel giorno del suo assassinio ne ricordiamo il coraggio, l'integrità e l'esempio, che continuano a rappresentare un riferimento per quanti credono nel valore della giustizia e delle istituzioni.

Il 5 agosto 1989 la mafia assassinò l'agente della Polizia di Stato Nino Agostino, 28 anni, e la moglie Ida Castelluccio...
05/08/2026

Il 5 agosto 1989 la mafia assassinò l'agente della Polizia di Stato Nino Agostino, 28 anni, e la moglie Ida Castelluccio, 19 anni, sposati appena un mese prima e in attesa del loro primo figlio. Due giovani vite spezzate in un delitto che ancora oggi rappresenta uno dei capitoli più dolorosi e complessi della ricerca della verità sulle stragi e sui rapporti tra Cosa nostra e altri centri di potere.
Le sentenze hanno accertato le responsabilità di esponenti mafiosi, ma molti interrogativi sui mandanti, sui depistaggi e sulle complicità che hanno accompagnato questa vicenda attendono ancora una piena risposta.
Per oltre trent'anni i genitori di Nino, Vincenzo Agostino e Augusta Schiera Agostino, hanno trasformato il loro immenso dolore in una straordinaria battaglia civile per la verità e la giustizia. La lunga barba bianca di Vincenzo, promessa mantenuta fino a quando la verità non avesse iniziato ad affermarsi, è diventata il simbolo di un impegno che appartiene a tutta la comunità democratica. Augusta e Vincenzo hanno dedicato la loro vita a chiedere che fosse fatta piena luce sull'assassinio del figlio, della nuora e del nipote mai nato, senza mai arrendersi.
Nel giorno del loro sacrificio, il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino rende omaggio a Nino Agostino e Ida Castelluccio e rinnova il proprio impegno affinché la memoria continui a essere strumento di ricerca della verità.

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino è al fianco di tutte le vittime della strage di Bologna e di tutti gli altri fat...
02/08/2026

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino è al fianco di tutte le vittime della strage di Bologna e di tutti gli altri fatti terroristici commessi in Emilia Romagna a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta. Aderiamo con convinzione all'appello indirizzato a tutte le Autorità affinché si attivino tutti gli strumenti possibili per giungere alla verità su quei fatti e su molti altri ancora, che sono rimasti coperti da una coltre di bugie e depistaggi per nascondere le mire di potere degli ambienti della destra più antidemocratica.
Ieri come oggi i settori deviati della Stato sono stati utilizzati come strumenti di una guerra unilaterale contro lo Stato di Diritto per spostare verso destra l'asse politico del nostro Paese. Invochiamo con forza e determinazione il diritto alla verità di tutti i cittadini e specialmente di tutti i familiari delle vittime delle stragi.
Vittorio Teresi

Il 2 agosto 1980 la strage alla stazione di Bologna colpì il cuore della democrazia italiana, lasciando una ferita che i...
02/08/2026

Il 2 agosto 1980 la strage alla stazione di Bologna colpì il cuore della democrazia italiana, lasciando una ferita che il tempo non ha cancellato.
Ricordare significa continuare a difendere la memoria delle vittime e il diritto dei loro familiari, e di tutti i cittadini, alla piena verità e alla giustizia.
In occasione di questo anniversario, il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino propone la lettura dell'articolo del giudice Antonio Balsamo, dedicato al diritto alla verità, principio riaffermato anche dalle recenti conferme definitive di condanna nei confronti di alcuni dei responsabili della strage.

Un anno fa la sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito “quel micidiale e si spera irripetibile humus nel quale convergevano Servizi deviati, P2 e parte dell’eversione nera”

Il 29 luglio 1983 Cosa nostra colpì con un'autobomba in via Pipitone Federico, a Palermo, uccidendo il giudice Rocco Chi...
29/07/2026

Il 29 luglio 1983 Cosa nostra colpì con un'autobomba in via Pipitone Federico, a Palermo, uccidendo il giudice Rocco Chinnici, i carabinieri della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

Nell'attentato rimasero ferite anche altre persone, tra cui l'autista del magistrato, Giovanni Paparcuri, sopravvissuto alla strage.

Rocco Chinnici aveva intuito, prima di molti altri, che la lotta alla mafia non si combatte soltanto nelle aule di giustizia, ma anche nelle scuole, nella cultura e nella coscienza civile. Da quella visione nascerà il metodo del pool antimafia, destinato a cambiare la storia del contrasto a Cosa nostra.

Diverse le iniziative programmate tra Lucca Sicula, Misilmeri e Palermo, come la presentazione del libro 'L'Italia di Rocco Chinnici' e l'eredità del primo pool antimafia per educare i giovani alla legalità.

Commemorazioni nel 43esimo anniversario dell'assassinio del magistrato, tra Lucca Sicula, Misilmeri e Palermo, la presentazione del libro 'L'Italia di Rocco Chinnici' e l'eredità del primo pool antimafia per educare i giovani alla legalità

Indirizzo

Via Gian Lorenzo Bernini, 52
Palermo
90145

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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