Centro studi "Paolo e Rita Borsellino"

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Il Centro Studi "Paolo e Rita Borsellino" e la biblioteca Casa della Memoria operante, promuovono lo sviluppo di pratiche educative che valorizzano conoscenza ed impegno sociale contro la cultura mafiosa, ispirato all'azione di Paolo e Rita Borsellino.

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino si associa con convinta partecipazione alla Sindaca di Termini Imerese che, con ...
13/10/2026

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino si associa con convinta partecipazione alla Sindaca di Termini Imerese che, con coraggio e determinazione,
ha negato il patrocinio del Comune ad un evento nel quale era prevista la presenza di un sedicente artista che nel proprio profilo si vantava di avere cantato per boss mafiosi in feste private.

Piccoli ma chiari comportamenti come questo, servono a isolare i mafiosi e la loro organizzazione ed a stigmatizzare le azioni di chi ancora crede che la popolarità in Sicilia si ottenga solo attraverso il linguaggio, il comportamento e la scimmiottatura caricaturale di vecchi e beceri cliché.

Plaudiamo a questa salutare boccata di ossigeno ed a questo fresco profumo di libertà...
Vittorio Teresi

Claudio Domino aveva solo undici anni.La sera del 7 ottobre 1986 il piccolo Claudio stava giocando in strada, in via Fat...
07/10/2026

Claudio Domino aveva solo undici anni.
La sera del 7 ottobre 1986 il piccolo Claudio stava giocando in strada, in via Fattori, nel quartiere San Lorenzo, a Palermo. Un uomo arrivato in motocicletta, con il volto coperto da un casco integrale, lo chiamò. Claudio si avvicinò e quell’uomo gli sparò un colpo alla testa, prima di allontanarsi. Era il 7 ottobre 1986. Da allora sono trascorsi quarant’anni. Diverse sono state le piste investigative seguite negli anni, mentre anche la mafia, durante il Maxiprocesso, per bocca di Giovanni Bontate, che usò il "noi" per prendere le distanze da quell’omicidio. Claudio è una delle più giovani vittime innocenti della violenza mafiosa. Il suo omicidio, però, è rimasto senza un colpevole accertato e senza una verità definitiva sul movente e sulle responsabilità. Ma per i genitori di Claudio, Graziella Accetta e Antonio Domino, la ricerca della verità non è mai finita. È una richiesta che continua a vivere dopo quarant’anni: sapere chi ha ucciso Claudio, perché lo ha fatto e quale storia si nasconda davvero dietro quell’assassinio. Una richiesta di giustizia che non riguarda soltanto una famiglia, ma una comunità che non vuole accettare che il tempo possa cancellare la domanda di verità.
In questi giorni Palermo e la Sicilia hanno scelto ancora una volta di tenere viva la memoria di quel bambino con un percorso di iniziative organizzate dal 6 al 9 ottobre, tra Capaci e Palermo, che ha messo insieme istituzioni, scuole, associazioni, artisti e cittadini.

Ph ViviLibera

È stata una bella esperienza accogliere negli spazi della villa confiscata alla mafia di via Bernini il gruppo di Newboo...
05/10/2026

È stata una bella esperienza accogliere negli spazi della villa confiscata alla mafia di via Bernini il gruppo di Newbook Club Community Lab, per un pomeriggio dedicato alla scrittura, alla lettura e alla condivisione.
Forse è proprio la particolarità di questo luogo ad aver reso l’esperienza ancora più suggestiva: uno spazio che ha avuto una vita intrecciata con i destini criminali di questa città e che oggi torna a vivere attraverso la cultura, le relazioni, la lettura e la scrittura.
Negli incontri itineranti, di norma, l’ente che accoglie il gruppo propone una parola o una frase per sviluppare parte del laboratorio di scrittura. Il Centro Studi ha scelto una parola: EDUCARE. Una parola che ha assunto, per ciascuna e ciascuno, significati diversi. E che, in un luogo come questo, acquista un valore ancora più particolare: educare attraverso le esperienze e le persone, attraverso la cultura, la memoria e la capacità di trasformare una storia in una nuova possibilità.
Grazie alla comunità di Newbook per aver condiviso con noi questo pomeriggio e per aver contribuito a dare nuova vita a questo luogo.

43 anni fa veniva uccisa Rosalia “Lia” Pipitone.Lia aveva 25 anni ed era figlia di Antonino Pipitone, esponente mafioso ...
23/09/2026

43 anni fa veniva uccisa Rosalia “Lia” Pipitone.

Lia aveva 25 anni ed era figlia di Antonino Pipitone, esponente mafioso dell’Acquasanta. Scelse però di non accettare le regole, i condizionamenti e la cultura patriarcale e mafiosa dell’ambiente nel quale era cresciuta. Rivendicò il diritto di decidere della propria vita, di essere libera, di amare e di costruire un futuro diverso per sé e per suo figlio.

Il 23 settembre 1983 venne assassinata a Palermo, all’interno di una sanitaria dell’Arenella, in quello che inizialmente apparve come una rapina. La sua storia è divenuta negli anni il simbolo doloroso e potente di una ribellione alle logiche della mafia e al dominio esercitato sulle donne. Oggi Palermo la ricorda anche attraverso l’iniziativa promossa dal Centro Antiviolenza “Lia Pipitone”, che dalle 16.00 alle 18.00 apre le proprie porte alla città e inaugura l’installazione permanente “Il Filo di Lia – Un percorso dalla violenza alla libertà”. Nel corso dell’incontro è prevista anche la consegna di una targa commemorativa ad Alessio Cordaro, figlio di Lia, che da anni contribuisce a custodirne e trasmetterne la memoria. Ricordare Lia Pipitone significa ricordare che sottrarsi alla cultura mafiosa può essere, prima ancora che un gesto pubblico, una scelta di libertà.

Per conoscere meglio la storia, nella nostra biblioteca è possibile consultare il libro "Se muoio, sopravvivimi: la storia di mia madre che non voleva essere più la figlia di un mafioso" di Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo

Ph: Lia Pipitone con il figlio Alessio
Fonte WikiMafia

«All’inizio io ebbi la tentazione di chiudermi nel mio dolore personale. Quando mi vidi attorno tanta gente che piangeva...
22/09/2026

«All’inizio io ebbi la tentazione di chiudermi nel mio dolore personale. Quando mi vidi attorno tanta gente che piangeva Paolo e lo chiamava per nome, dopo un momento di gelosia — “Paolo apparteneva a me”, mi dicevo, “cosa c’entrano tutti gli altri?” — poi mi resi conto che quello che vedevo era un dolore vero, un dolore forte, e questo mi fece capire quanto ognuno avesse sentito suo il progetto di Paolo.
In quel momento mi resi conto che dovevo essere parte di tutto questo. Una volta H**e de Bonafini, una delle madri di Plaza de Mayo, mi disse: “Bisogna socializzare il proprio dolore”. E aveva ragione: socializzare il dolore lo rende diverso, è come se gli desse uno scopo. Il dolore, a quel punto, diventa progetto, diventa riscatto. Guai se il dolore diventa rassegnazione.»
𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐫𝐬𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐨

Con queste parole abbiamo dato avvio al servizio delle nuove operatrici e dei nuovi operatori volontari del Servizio Civile Universale, impegnati nel progetto Biblioteca custode di memoria presso il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino. Le immagini di questi giorni raccontano l’inizio della formazione specifica: un momento importante, nel quale proviamo a trasmettere non soltanto conoscenze e strumenti, ma anche visioni, passioni, esperienze e valori maturati nel tempo. Perché ogni nuovo percorso nasce anche dalla capacità di consegnare ad altri ciò che abbiamo ricevuto. L’esperienza vissuta diventa progetto. La memoria diventa strumento di crescita. Le storie diventano occasioni per costruire consapevolezza.
Una parte significativa della formazione è dedicata alla figura di Rita Borsellino, al suo percorso personale e civile, alla capacità di trasformare un dolore immenso in una risorsa collettiva. Attraverso le sue parole emerge anche il volto più umano di Paolo Borsellino, prima ancora che quello del magistrato: «Paolo è diventato il magistrato che era, perché era l’uomo che era». Abbiamo ripercorso anche la fase dell'impegno politico, che senza soluzione di continuità è connesso a tutte le altre e in particolare la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana. Vent’anni dall’esperienza del Rita Express, che lei stessa ha ricordato come «il momento più bello della mia vita».

Da queste esperienze prende forma anche il nostro modo di intendere il Servizio Civile: un percorso ispirato alla pace, che intende praticare cittadinanza attiva, nel quale crescere insieme.

Buon anno di servizio civile ad Aurora, Francesco, Frida e Giulia.

Il 21 settembre 1990 veniva assassinato Rosario Angelo Livatino, magistrato siciliano ucciso mentre si recava al Tribuna...
21/09/2026

Il 21 settembre 1990 veniva assassinato Rosario Angelo Livatino, magistrato siciliano ucciso mentre si recava al Tribunale di Agrigento. Aveva 37 anni. Con rigore, discrezione e profondo senso dello Stato, Livatino aveva affrontato anche delicate indagini sulla criminalità mafiosa e sui patrimoni di provenienza illecita, contribuendo inoltre al lavoro investigativo che, in quegli anni, cercava di ricostruire strutture e relazioni di Cosa nostra. La sua figura continua a parlare attraverso una concezione della giustizia vissuta non come esercizio del potere, ma come servizio, responsabilità e rispetto della dignità delle persone. San Giovanni Paolo II lo definì «martire della giustizia e indirettamente della fede». Nel 2021 Rosario Livatino è stato proclamato Beato.

A trentasei anni dal suo assassinio, ricordarlo significa custodire l'esempio di un magistrato che seppe opporre alla violenza mafiosa la forza silenziosa della legge, della coerenza e del dovere.

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino esprime ancora una volta la propria vicinanza e solidarietà alla dottoressa Ales...
19/09/2026

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino esprime ancora una volta la propria vicinanza e solidarietà alla dottoressa Alessandra Cerreti, magistrata della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, dopo il grave e inquietante episodio che ha interessato l’autovettura blindata a lei assegnata, danneggiata mentre si trovava all’interno del parcheggio del Palazzo di Giustizia di Milano.

Il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino esprime ancora una volta la propria vicinanza e solidarietà alla dottoressa Alessandra Cerreti, magistrata della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, dopo il grave e inquietante episodio che ha interessato l'autovettura blindata a lei assegnata, danneg...

56 anni senza Mauro De Mauro.La sera del 16 settembre 1970, a Palermo, scompariva Mauro De Mauro, giornalista de L’Ora, ...
16/09/2026

56 anni senza Mauro De Mauro.

La sera del 16 settembre 1970, a Palermo, scompariva Mauro De Mauro, giornalista de L’Ora, cronista coraggioso impegnato in delicate inchieste sulla mafia e sui grandi misteri italiani. La figlia Franca lo vide parcheggiare sotto casa, in viale delle Magnolie, e poco dopo lo vide avvicinato da alcuni sconosciuti e allontanarsi con loro a bordo di un’automobile. Al momento della sua scomparsa stava lavorando anche alla ricostruzione degli ultimi giorni trascorsi in Sicilia da Enrico Mattei, per un’inchiesta affidatagli dal regista Francesco Rosi. Da quella sera di Mauro De Mauro non si seppe più nulla. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e la verità completa sulla sua scomparsa continua ancora oggi a mancare.
A distanza di 56 anni resta intatto il diritto alla verità: quello dei suoi familiari, che hanno atteso per decenni risposte mai arrivate, e quello di tutti i cittadini, perché un delitto di tale gravità, rimasto irrisolto, non può essere consegnato definitivamente all’ombra e al silenzio.

In foto: L’automobile di Mauro De Mauro, ritrovata in via D'Asaro, durante i rilievi degli inquirenti, dopo la sua scomparsa. Foto tratta da Wikipedia/Wikimedia Commons.

15 settembre | Beato Giuseppe PuglisiIl 15 settembre 1993 la mafia uccideva a Brancaccio don Pino Puglisi, nel giorno de...
15/09/2026

15 settembre | Beato Giuseppe Puglisi

Il 15 settembre 1993 la mafia uccideva a Brancaccio don Pino Puglisi, nel giorno del suo 56° compleanno. Don Pino aveva compreso la forza rivoluzionaria dell’educazione. Accanto alle famiglie, ai più fragili e soprattutto ai bambini e ai ragazzi, costruiva ogni giorno alternative alla cultura mafiosa, alla rassegnazione e alla logica del sopruso. Don Pino aveva intuito che la mafia prospera dove vengono negate opportunità e futuro e arretra ogni volta che una persona impara a scegliere liberamente. Nel 2013 è stato proclamato beato, riconosciuto martire ucciso «in odio alla fede».

pH. Vivi Libera

Nel contesto delle iniziative organizzate dal Centro di Accoglienza Padre Nostro in occasione del ###III anniversario de...
12/09/2026

Nel contesto delle iniziative organizzate dal Centro di Accoglienza Padre Nostro in occasione del ###III anniversario del martirio del Beato Giuseppe Puglisi, il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino ha partecipato alla presentazione in anteprima nazionale di “Spazi di Legalità – Luoghi di Libertà”, il nuovo progetto promosso dall’Associazione Nazionale Case della Memoria, con la Casa del Beato Giuseppe Puglisi e la Casa Museo Giudice Rosario Livatino. Un progetto che prende avvio dalla Sicilia per tracciare una nuova geografia civile contemporanea del Paese, mettendo in dialogo Case della Memoria e luoghi del ricordo come presìdi attivi di cittadinanza. A rappresentare l’esperienza della Casa della Memoria Operante del Centro Studi è intervenuto Virgilio Bellomo, che ha sottolineato il valore della presenza attiva di questi luoghi nella società e la loro capacità di contribuire concretamente al cambiamento sociale. È proprio in questa dimensione che trova senso, per noi, l’idea di una memoria “operante”: una memoria che non si limita a custodire e tramandare il ricordo, ma diventa strumento educativo e pratica quotidiana di cittadinanza. Un’idea nella quale abbiamo creduto sin dal principio insieme a Rita Borsellino e che continuiamo a mettere in pratica attraverso le iniziative promosse nella nostra sede, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività.
Ph di Isidoro Guida

Indirizzo

Via Gian Lorenzo Bernini, 52
Palermo
90145

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

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