29/05/2026
🎭 𝐕𝐢𝐭𝐞 𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨🌟
Vi raccontiamo cosa è accaduto qualche settimana fa!😍
L’incontro venticinquesimo del progetto si è svolto presso l’Università degli Studi di Palermo 🏛️.
Abbiamo avuto così il nostro primo debutto, portando in scena il nostro gruppo teatrale e, nello specifico, il Teatro dell’Oppresso! 🎬✨
Si è creato un bellissimo sodalizio tra l’Università e la nostra associazione, accrescendo il bagaglio degli studenti del terzo anno di servizio sociale, che sono stati chiamati a giocare il ruolo di SpettAttori 👥.
Ma andiamo con ordine...
⏱️ L’accoglienza presso le mura dell’università è avvenuta attorno alle 14:00, presso l’edificio 16, aula D1. Il gruppo di teatro era molto emozionato, a tratti agitato 💓; tuttavia, il richiamo alla preparazione della scenografia e dell’organizzazione da parte di Dario e Davide li ha aiutati a distendere le tensioni interne 🧘♂️. Abbiamo atteso così l’arrivo degli studenti accompagnati dal professore di sociologia Michele Mannoia 👨🏫.
🚀 Alle 15:00 abbiamo iniziato con l’esibizione della prima scena di teatro che, nella nostra tabella di marcia, era la seconda: “Sbarco dei profughi” 🚢. Prima ancora di immergerci nel teatro, Davide in veste di Jolly-presentatore🎤 ha descritto brevemente quello che avrebbero visto gli studenti, spiegando la metodologia dietro l’esibizione. Ho invitato così il pubblico a percepirsi come parte attiva.
Questo significava che, oltre ad osservare in una prima fase le dinamiche di oppressione, alla ripetizione della scena avrebbero potuto gridare “STOP!” 🛑 e sostituire gli oppressori, gli indifferenti e, solo in un secondo momento, la persona oppressa.
Spiegate le regole di base, ho esordito con: “Iniziamo adesso a prendere un grande respiro, e poi un altro, ed un altro ancora” 💨 e poi “Adesso quando buttiamo fuori l’aria dobbiamo emettere il suono A” 🗣️. Ad un certo punto è sopraggiunto anche Dario per attivare ulteriormente gli animi degli studenti, invitandoli a far sentire di più la loro voce e la loro presenza. Fin da subito c'è stato un coinvolgimento attivo! L’evento ha trasformato lo spazio accademico in un laboratorio vivo di cittadinanza e riflessione 🧠💡.
“Ciak, si gira!” 🎬 direbbero nei set cinematografici... ha avuto inizio la rappresentazione!
Gli attori oppressi entrano in scena, mentre dall’altra parte gli altri attori inscenavano un picnic, divertendosi 🧺☀️. Io, in veste di facilitatore, ero attento alle dinamiche del teatro e al pubblico. Gli studenti non sono rimasti semplici spettatori: ad un certo punto sono diventati parte attiva della performance con una serie di sostituzioni 🔄. Il cuore pulsante del Teatro dell'Oppresso risiede proprio nel cambiamento sociale attraverso l'azione: gli studenti si sono trasformati in "Spett-Attori", entrando in scena per tentare di modificare le dinamiche di oppressione ✊.
🌊 Nella prima scena (“Sbarco dei profughi”) è stato sorprendente notare l'alto numero di sostituzioni. La facilità di intervento era dettata dalla struttura stessa della scena: da un lato due oppressi (i profughi), dall'altro gli oppressori o gli indifferenti. Rompere l'equilibrio è apparso più accessibile. Tuttavia, nulla era scontato: il gruppo si sarebbe potuto scontrare con la timidezza o le ritrosie 🫣. Ma nel Teatro dell’Oppresso gli spettatori non devono "performare"; al contrario, possono entrare in scena assumendo i propri panni e intervenire per come sentono di fare.
💃 Al contrario, nella scena successiva (“Scuola di ballo”), ci siamo sorpresi parecchio: nessuno ha sostituito Nadia, l'oppressa. Gli altri attori, invece, piano piano sono stati sostituiti. È venuta fuori una dinamica interessantissima: qualcuno ha provato a scardinare l'oppressione entrando in scena con passo leggero come oppressore-indifferente, per poi cambiare rotta nel momento del confronto, assumendo una posizione positiva di riconoscimento e incoraggiamento verso Nadia 🌟. Questo ha creato un effetto domino🔗: le studentesse e gli studenti hanno fatto cerchio attorno a Nadia, liberandola dalla condizione di esclusione 🤝
❤️. Questo tentativo deciso ha agito come catalizzatore per il cambiamento!
⚠️ È opportuno però fare una considerazione (che abbiamo condiviso anche con la classe): questa è sola una delle tante “finestre di possibilità”.
Il Teatro dell’Oppresso non è un teatro della soluzione 🧩; nasce per far accrescere la consapevolezza che la società è oppressiva e che le dinamiche di potere sono stratificate. Il teatro è uno strumento di apertura, di luce 💡, per mostrare prospettive che diversamente rimarrebbero oscure e immobili.
Finita la seconda esibizione, ho voluto chiedere agli studenti il perché di quell'esitazione nel sostituire Nadia. La risposta è stata una verità tanto dura quanto reale: la difficoltà nasceva dal fatto che lei era da sola contro tutti 🌍💔. Questo grande limite ci interroga profondamente sulle nostre ferite personali e collettive. Cosa facciamo quando ci troviamo da soli contro il mondo?
💪 Abbiamo visto come sia possibile allenare lo spirito critico, spingerci oltre la comfort zone e le nostre paure, esigendo una posizione di coraggio. In fondo, l'apprendimento non serve ad accrescere il nostro potere, bensì a saper prendere posizione📍. Questo è il messaggio trasmesso ai ragazzi: comprendere da che parte stare e come contribuire al cambiamento sociale.
Al termine delle esibizioni, dopo i calorosi applausi 👏👏, il Professore di sociologia dell'università di Palermo, Michele Mannoia ha offerto una restituzione densa e significativa, ringraziando la classe per aver dimostrato che si può andare ben oltre la teoria della sociologia studiata nei libri 📚. Citando Zygmunt Bauman e il concetto di "scarti" e marginalità della società contemporanea 🏙️, il professore ha evidenziato come queste dinamiche siano drammaticamente presenti nella vita quotidiana.
🎉 La giornata si è conclusa con un rinfresco festoso: un momento di gioia condivisa e qualche dolcetto 🍰🥐 che ha aiutato a ricaricare le energie e a celebrare il successo di un debutto davvero indimenticabile! 🥂✨