29/07/2026
La mafia si rialza, il governo pensi a tutelare il 41 bis
DI Emilio Miceli
In questi mesi abbiamo visto in azione kalashnikov
ed intimidazioni di vario genere; ci siamo
interrogati sulla riorganizzazione di Cosa Nostra e
sulle gang giovanili; tanti operatori commerciali
hanno conosciuto la paura di diventare bersaglio; la
città si è a lungo interrogata sulla qualità di questo
attacco mentre scopriamo che le uniche parole
spese dal ministro della Giustizia sono contro il
procuratore di Palermo, cioè contro chi ha scoperto
questa trama e forse l'ha interrotta e chiede,
giustamente, conto e ragione della assoluta
permeabilità delle carceri italiane alle relazioni con
l'esterno.
Sono questi i casi in cui è giusto interrogarsi sulla
efficacia delle politiche di sicurezza di questo Paese.
Insomma, mai la produzione di leggi e
provvedimenti è stata come ora inversamente
proporzionale alla loro reale efficacia. Muso duro in
Tv ed immobilismo nella pratica quotidiana. Mi
domando se questa cultura di governo avrebbe mai
avuto il coraggio di istituire il "carcere duro" per i
mafiosi. Dico questo perché Palermo è dentro una
fase delicata, in bilico tra la normalità ed il ritorno
alla tragedia dell'attacco mafioso. Tanti di noi
ricordano "l'hotel Ucciardone" e quanti omicidi sono
stati commissionati dall'interno di quel carcere. Non
è forse il caso di riflettere sul ritorno di una antica
prassi che è costata cara a Palermo ed al Paese?
Nordio dovrebbe rassicurarci, impegnarsi con
alcune azioni concrete, disporre ispezioni e
ricercare soluzioni per l'affollamento carcerario.
Invece tenta di scansare il tema del
sovraffollamento e dell'allentamento della vigilanza.
Difende il corpo della polizia penitenziaria come se
il problema non fosse assai più vasto e complesso.
Bassa cucina.
Palermo è in apprensione perché ha memoria,
ricorda le strade insanguinate, i morti per terra e le
stragi. Nessun Paese europeo ha conosciuto tanto
sangue e tanti morti. Pretendiamo il diritto ad
essere ascoltati, a esplicitare le nostre ansie e le
nostre paure. Inutile presentarsi il 19 luglio ad
onorare Paolo Borsellino e la sua scorta e poi non
assumersi la responsabilità del governo delle
istituzioni carcerarie e della sicurezza dei cittadini.
Un carcerato, attraverso il suo (illegale) smartphone,
impartiva ordini all'esterno. Si trovino le falle
anziché autoassolversi. Ci aspettavamo una
riflessione più preoccupata, l'impegno ad una
azione puntuale e rigorosa a verificare eventuali
falle oppure l'adozione di accorgimenti in grado di
scongiurarne per il futuro. Questo ci si aspetta da un
ministro.
Una cosa è certa: Palermo è riconoscente nei
confronti del procuratore Maurizio de Lucia e non
ha apprezzato la reazione sopra le righe del
ministro Nordio. Ci sono tre temi, intangibili, che
fanno parte della strategia antimafia di Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino e vanno rispettati
puntigliosamente se si vuole onorare la loro
memoria e quella dei tanti caduti: il reato di
associazione mafiosa, le confische di prevenzione
ed il cosiddetto "carcere duro", il 41 bis.
Vigili, il ministro, affinché le basi della normativa
antimafia vengano rispettate. Rimuova gli ostacoli,
si occupi della lotta alle cosche. Non è De Lucia il
problema, è il progressivo ve**re meno della
attenzione dello Stato sulla più grande tragedia del
Paese: la mafia.
su Repubblica del 28 luglio 2026