10/10/2026
Il Ddl antisemitismo riaccende lo scontro sulla libertà di espressione e sul diritto di condannare Israele e il sionismo. Le parole di Fedez alla Leopolda e la posizione di Liliana Segre riportano al centro una questione cruciale: quando la lotta all’antisemitismo diventa un pretesto per mettere a tacere il dissenso?
Al centro della polemica c’è il Ddl del governo che vuole adottare la definizione di antisemitismo dell’IHRA e sul quale a breve si esprimerà la Camera. Una definizione che imbavaglierà la critica politica, culturale e accademica, soprattutto quando si tratta di denunciare le politiche israeliane e le violazioni dei diritti del popolo palestinese.
Il dibattito parlamentare è acceso, ma una domanda resta sul tavolo: se è giusto combattere l’antisemitismo, perché non affrontare con altrettanta determinazione anche l’islamofobia, in forte crescita negli ultimi anni?
La memoria della Shoah è un dovere irrinunciabile. Ma la memoria non può trasformarsi in uno scudo politico né diventare uno strumento per sottrarre qualcuno alle critiche.
Perché condannare l’antisemitismo è imprescindibile. Usarlo per limitare la libertà di parola, invece, è un’altra cosa. E mentre discutiamo di ciò che possiamo o non possiamo dire, in Palestina il genocidio e la pulizia etnica continuano.