09/08/2026
A Palermo, durante la prima edizione di Resistenzə di Our Voice, Giovanna Cavallo di Spin Time raccontava cosa significa davvero occupare uno spazio. Oggi, dopo il recente sgombero di Spin Time a Roma, quelle parole risuonano con ancora più forza.
“L’occupazione è una pratica politica veramente trasversale, mette in gioco i nostri corpi come armi simboliche della resistenza”. Non un gesto fine a sé stesso, ma “uno strumento per costruire una nuova società” e per “riappropriarci del nostro modo di fare società”.
Nel suo intervento, Giovanna Cavallo descriveva l’occupazione come una forma di contrasto all’egemonia del potere, una pratica che attraversa la storia e che si oppone a chi “utilizza il potere” sottraendo territori, diritti e possibilità. Una riflessione che intreccia il tema della giustizia sociale con quello della partecipazione, rivendicando la necessità di “legittimare” queste esperienze.
C’è poi un passaggio che oggi appare ancora più attuale. Richiamando un dato dell’ISTAT, Cavallo ricordava che viviamo “nell’epoca dei desideri minori”, in cui ciascuno è spinto a salvaguardare soltanto sé stesso, mentre cresce la barbarie e si moltiplicano le violazioni dei diritti umani.
Per questo l’invito finale è a guardare oltre: “Noi dobbiamo alzare lo sguardo e riappropriarci dei desideri maggiori e avere l’ambizione di poterlo fare, come ci stanno insegnando anche a livello internazionale tutti coloro che si stanno difendendo nelle proprie terre, nelle proprie tradizioni e culture”.
A distanza di un anno, e mentre Spin Time affronta una delle pagine più difficili della sua storia, riproponiamo questo estratto perché quelle parole continuano a interrogare il presente e ad aprire una riflessione sul significato di resistenza, diritto all’abitare e costruzione di comunità.
A tutta la comunità di Spin Time va la nostra solidarietà e il nostro sostegno.