11/10/2026
Chi ci ha insegnato cosa sono le emozioni?
Gli esseri umani imparano cosa sono le emozioni attraverso un percorso che unisce biologia, evoluzione, ricerca scientifica e, soprattutto, l'educazione ricevuta durante l'infanzia.
• Charles (1872): Con la sua opera "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali", ha dimostrato che le emozioni sono risposte evolutive e adattive innate, fondamentali per la sopravvivenza della specie.
• William James (1884): Ha pubblicato il celebre articolo "What is an emotion?", fondando la psicologia moderna delle emozioni e sostenendo che esse nascono dalla nostra percezione dei cambiamenti fisici del corpo (ad esempio, il cuore che batte forte).
• Paul Ekman (anni '60/'70): Ha studiato le espressioni facciali in culture diverse dimostrando l'universalità delle emozioni primarie (rabbia, paura, tristezza, gioia, disgusto e sorpresa).
Impariamo a dare un nome e un senso a ciò che proviamo fin da piccoli attraverso l'interazione con i genitori o i caregivers (le figure di accudimento).
Quando un bambino esprime un'emozione, il modo in cui l'adulto risponde (accogliendola o, al contrario, invitandolo a non piangere o a nascondere la rabbia) modella per sempre la sua competenza emotiva da adulto.
Oggi si sottolinea quanto sia cruciale insegnare l'alfabeto emotivo a scuola per collegare l'apprendimento al nostro benessere interiore.
Nonostante siano un fondamentale argomento di studio, sembrerebbe che nessuno però ci insegni dall'esterno cosa sia una specifica emozione ma è il nostro cervello che impara a "costruirla" e denominarla da solo per riconoscerla facendo delle letture basate sulle nostre esperienze passate. Se abbiamo il battito accelerato, per esempio e stiamo per salire su un palco, il nostro cervello crea autonomamente l'emozione della "tensione e o ansia". Ma le emozioni non sono solo "etichette" che apprendiamo dagli altri, ma siamo noi stessi che ne creiamo un vocabolario emotivo, che è lo strumento che il nostro cervello usa da solo per fare ordine nel caos emozionale, spesso col risultato di creare ancora più confusione emotiva.
Così facendo a volte non si riesce a dare un nome alle emozioni e quando si sceglie di non parlarne, si rischia di accumulare una tensione interna che si può trasformare in sintomi psicosomatici, scoppi di rabbia improvvisi o stati depressivi o altro. Chiedere aiuto può interrompere questo isolamento, ricordandoci che le emozioni, per quanto intense, sono universali e transitorie.
Se il nostro cervello è una "macchina predittiva" che le riconosce basandosi sulle esperienze passate, chiedere aiuto diventa fondamentale proprio per aggiornare e migliorare quelle previsioni quando sono disfunzionali.
Se in passato abbiamo associato il battito accelerato solo a situazioni di pericolo, trauma o rifiuto, continueremo a legare e produrre "paura" o "ansia" ogni volta che il cuore accelera, anche di fronte a un'opportunità positiva o a un semplice momento di stress. Da soli è difficilissimo rompere questo automatismo, perché il cervello tende a ripetere ciò che conosce.
Non vergoginamoci di chiedere aiuto e consiglio, come per ogni fase dell' apprendimento avere un "insegnante" migliora l esperienza, senza però creare dalla fonte una dipendenza ma usandola come strumento di crescita personale.
Comunità alloggio per disabili psichici, e altri servizi sociali alle persone