22/09/2026
𝟯𝟬 𝘅 𝟭𝟬𝟬
𝟯𝟬 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗶 𝗲𝗱 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼.
Entriamo nelle classi, lavoriamo al fianco di insegnanti e studenti, incontriamo bambine e bambini, ragazze e ragazzi con storie, lingue e provenienze diverse. 𝗘̀ 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹 𝗱𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟯𝟬% 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝘂𝗻𝗻𝗲 𝗲 𝗮𝗹𝘂𝗻𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗯𝗮𝗰𝗸𝗴𝗿𝗼𝘂𝗻𝗱 𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 nelle classi proposto dalla premier Meloni.
E ci chiediamo: 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗯𝗮𝗰𝗸𝗴𝗿𝗼𝘂𝗻𝗱 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝘀𝗶𝗻𝗼𝗻𝗶𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝘀𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼?
«Questa misura perde di vista le persone per concentrarsi sui numeri, confondendo la qualità dell’apprendimento con l’omogeneità. È una contraddizione pedagogica che priva studenti e studentesse dell’opportunità di formarsi in contesti reali e complessi, 𝗻𝗲𝗴𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗹𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗹’𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮».
A dirlo è 𝙀𝙢𝙖𝙣𝙪𝙚𝙡𝙖 𝙁𝙞𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤, pedagogista ed educatrice di Per Esempio, che aggiunge:
«La proposta ostacola direttamente il nostro lavoro in classe e mina uno dei compiti fondamentali della scuola: 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗺𝘂𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗹𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀. Constatiamo tutti i giorni che i ragazzi e le ragazze con cui lavoriamo non hanno bisogno di quote percentuali, ma di risorse adeguate, di strumenti didattici efficaci, di “tetti” stabili e sicuri, non di manovre che creano voragini».
𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤 𝙈𝙤𝙣𝙩𝙖𝙜𝙣𝙖𝙣𝙞, antropologo ed educatore di Per Esempio, parte invece da quello che vede ogni giorno nelle classi:
«Nella mia esperienza le classi e i gruppi misti funzionano meglio di quelli omogenei. 𝗨𝗻 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶 è quello della divisione netta in due categorie soltanto: Italia e resto del mondo».
E porta l’esempio di una classe di Ballarò: «Una classe con tre ragazzi originari del Sud-est asiatico, quattro dell’Africa subsahariana, una della Repubblica Dominicana, tre dell’Africa Settentrionale e sei dell’Italia 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮 𝗶𝗻 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗲𝗻𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶, ma in almeno cinque».
«𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 e che funziona molto bene per l’ampiezza di punti di vista che offre al corpo studentesco e a quello docente. Crea una sfida educativa capace di formare realmente tutte le persone coinvolte e scambiare conoscenze plurali e complesse».
𝟯𝟬 × 𝟭𝟬𝟬, 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲. È un modo per raccontare il lavoro che facciamo ogni giorno: 30 educatrici ed educatori dentro le scuole, al fianco di chi insegna e di chi impara.
Perché la scuola non è fatta di percentuali. È fatta di persone, relazioni e possibilità.