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Non sempre la divulgazione scientifica sulle tossicodipendenze prende in considerazione tutti gli aspetti da approfondir...
17/10/2026

Non sempre la divulgazione scientifica sulle tossicodipendenze prende in considerazione tutti gli aspetti da approfondire per costruire visioni coerenti con la realtà. Possono essere privilegiati argomenti che conducono a particolari conclusioni e specifiche forme di intervento, piuttosto che altre. La nostra Associazione, Ritrovarsi OdV, considera importante fornire anche informazione sugli studi più recenti e rigororosi che aprono prospettive innovative e vantaggiose per chi si trova in condizioni di difficoltà.

EPIGENETICA E AMBIENTE: COME IL CONTESTO SOCIALE PUÒ MODULARE L’ESPRESSIONE DEI GENI

Per molto tempo — e purtroppo ancora in certi ambiti clinici fortemente burocratizzati — il gene è stato rappresentato come un destino ineluttabile: un programma rigido scritto una volta per tutte, rispetto al quale l’ambiente sociale farebbe solo da “cornice” o da mero elemento disturbante.
La biologia contemporanea ha però aperto nuovi orizzonti, lungo i quali l’ambiente sociale non è un semplice sfondo neutro, bensì una realtà capace di modulare l’espressione dei geni e i meccanismi epigenetici (epigenetica, da επιδερμίδα / επιγενετική = oltre la genetica).

🐭 1. L’ARCHITETTURA DELLA CURA: MEANEY E SZYF
Michael Meaney e Moshe Szyf si incontrarono a Madrid, in un bar nei pressi della sala conferenze dove seguivano un congresso. Entrambi lavoravano alla McGill University in Canada, ma all’interno dell’ateneo non si erano mai incrociati. La loro conversazione al bar fu così stimolante che, rientrati in Canada, unificarono i rispettivi laboratori (neuroscienze del comportamento e biologia molecolare).
La loro attenzione si soffermò sui ratti da laboratorio, specie sulle femmine che avevano partorito. Si accorsero che alcune mamme-ratto erano propense a cure molto attente e intense nei confronti dei neonati, mentre altre erano sbrigative e scarsamente dedite: da queste ultime crescevano individui con una maggiore reattività allo stress.
Meaney e Szyf notarono che il gene coinvolto nella regolazione degli ormoni dello stress era meno attivo nei ratti poco accuditi, mentre in quelli con le mamme più solerti il sistema di gestione chimica dello stress funzionava in modo più efficiente, consentendo al gene preposto (NR3C1) di produrre i recettori necessari a riconoscere e modulare tali ormoni.
Un risultato sperimentale di per sé già significativo, che stabiliva una relazione diretta fra accudimento e reazione allo stress. Ma il dato divenne ulteriormente innovativo quando inserirono una variabile decisiva: scambiarono le cucciolate. I cuccioli nati da madri poco accudenti venivano affidati a madri solerti, e viceversa.
I risultati dimostrarono che non era soltanto l’eredità genetica a influenzare la risposta allo stress, ma l’esperienza relazionale vissuta nelle prime fasi della vita.

Il lavoro di Meaney e Szyf racchiude due aspetti cruciali:
• Hanno superato il dualismo natura vs. cultura: hanno mostrato che la dicotomia rigida tra “biologico” e “ambientale” è una semplificazione. Il gene non è un programma chiuso, ma un sistema reattivo che riceve dal contesto segnali capaci di orientare come e quanto esprimersi.
• Hanno dato una base molecolare all’importanza della relazione: prima di loro, la cura e l’accudimento venivano relegati al solo dominio “psicologico” o “affettivo”. Meaney e Szyf hanno mostrato che la relazione lascia tracce biologicamente rilevanti, incidendo sulla biochimica e sull’architettura epigenetica del cervello.

🔬 2. SOLITUDINE, AVVERSITÀ E RISPOSTA TRASCRIZIONALE: STEVE COLE
Steve Cole, scienziato e ricercatore presso l’Università della California a Los Angeles (UCLA), lavora all'intersezione tra immunologia, biologia molecolare e scienze del comportamento.
Negli anni Novanta, nel pieno dell’epidemia di AIDS, Cole — insieme alla psicologa Margaret Kemeny — osservò un fatto singolare: alcuni pazienti che vivevano apertamente la propria condizione ed erano integrati nella comunità sopravvivevano in media più a lungo di chi viveva nell'isolamento, nel nascondimento o nella vergogna sociale.
Applicando tecniche di profilazione genomica avanzate (chip a microarray capaci di leggere l’attività simultanea di oltre 20.000 geni), Cole dimostrò che l’attività di un ampio set di geni variava in modo marcato in risposta allo stress psicosociale e all’isolamento, gettando le basi per lo studio della risposta CTRA (Conserved Transcriptional Response to Adversity = Risposta Trascrizionale Conservata all'Avversità).
Nelle ricerche successive — tra cui quelle condotte sul benessere insieme a Barbara Fredrickson — emerse una distinzione molecolare sorprendente:

🔸 Il gruppo edonico (orientato prevalentemente al piacere e al consumo individuale) presentava una risposta iper-infiammatoria e un'espressione dei geni antivirali nettamente più bassa.
🔹 Il gruppo eudaimonico (orientato all’impegno sociale, alle relazioni profonde e al servizio alla collettività) mostrava un profilo genomico più favorevole, con risposta infiammatoria ridotta e maggiore espressione dei geni antivirali.

Come ha sintetizzato Cole: la nostra biologia non si lascia ingannare dalla semplice sensazione superficiale di stare bene, ma riconosce la qualità delle nostre connessioni sociali e il significato che diamo alla nostra esistenza.

🌱 3. L’INTERVENTO SUL CONTESTO È BIOLOGICAMENTE RILEVANTE
Queste evidenze convergono verso una conclusione che sfida molte consuetudini: costruire reti sociali, promuovere contesti comunitari e favorire l’intersoggettività può essere biologicamente efficace, anche in assenza di interventi biochimici o somatici diretti.
È quindi necessario superare sia il riduzionismo biologico (che pretende di esaurire la cura nella sola somministrazione di molecole), sia il riduzionismo assistenziale (che riduce la dimensione sociale a un tampone d’emergenza o a risposte di maniera).

Per l’associazione Ritrovarsi OdV, la presenza sul territorio non ha nulla a che fare con l’edulcorazione del “fare del bene”. Si tratta di progettare ambienti relazionali complessi, capaci di favorire processi concreti di regolazione, partecipazione e salute per l’intera comunità.

📌 Le esperienze sociali non sono semplici cornici della vita: sono fattori biologicamente attivi.

🧠 IL CERVELLO È UN ORGANO SOCIALE: PERCHÉ LA RELAZIONE È UNA CONDIZIONE BIOLOGICA DI BASEQuando parliamo di salute menta...
12/10/2026

🧠 IL CERVELLO È UN ORGANO SOCIALE: PERCHÉ LA RELAZIONE È UNA CONDIZIONE BIOLOGICA DI BASE

Quando parliamo di salute mentale e dipendenze, siamo stati a lungo abituati a guardare al cervello come a una macchina isolata: un insieme di circuiti e neurotrasmettitori da riequilibrare individualmente.

Questa visione, che in un altro post abbiamo definito “monadica”, purtroppo è tuttora piuttosto ricorrente anche tra i medici che si occupano di tossicodipendenze e di addiction, oltreché di salute mentale in genere. La prospettiva è quella di intervenire dall’esterno, sul presunto guasto neurologico, per controllarlo. Si presume un danno “materiale” specifico e, attraverso interventi con la materia sulla materia, si cerca di ovviare al guasto.

Che tale visione abbia fondamenta importanti è fuori da ogni dubbio. Ma che sia fondata non significa che sia completa. E forse è proprio la questione della parzialità a svalutare la prassi che ne deriva.

La visione della “monade”, sulla quale intervenire dall’esterno, sembra infatti insufficiente, ai nostri giorni, rispetto a tendenze più articolate, che possono essere adottate nell’approccio a molti fenomeni biochimici e neurochimici in particolare.

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🔬 OLTRE LA MONADE: LA BIOLOGIA DELLA COMPLESSITÀ

Le neuroscienze contemporanee e la biologia della complessità ci mostrano oggi un panorama ben diverso e molto più profondo rispetto a quello della “monade”: il nostro sistema nervoso è strutturato per connettersi, non per funzionare come sistema chiuso. E non si tratta di una metafora poetica o di un principio astratto, ma di un insieme di evidenze neurobiologiche sempre più solide.

Ma allora, se la nostra struttura biochimica è sensibile al mondo che la circonda — inteso sia come generica realtà circostante sia come particolare sistema di relazioni intersoggettive — in che modo ciò può influire sullo stato mentale e sui comportamenti dei singoli individui?

Giacomo Rizzolatti, insieme a Vittorio Gallese, Leonardo Fogassi, Luciano Fadiga e Giuseppe Di Pellegrino, ha contribuito, a partire dalla fine degli anni Ottanta, a individuare nei macachi e successivamente nell’essere umano sistemi cerebrali attivati sia quando compiamo un’azione sia quando osserviamo quell’azione compiuta da altri. Questi studi hanno aperto la strada all’ipotesi di meccanismi che permettono una comprensione “dal dentro” delle azioni altrui e, in parte, anche delle loro espressioni emotive.

Nel dominio emotivo, la ricerca ha mostrato che osservare l’espressione di alcune emozioni può coinvolgere aree cerebrali che partecipano anche alla nostra esperienza di emozioni simili. Non significa che il contagio emotivo sia interamente automatico, né che i neuroni specchio possano da soli spiegare l’empatia o la comprensione delle intenzioni altrui. Ma suggerisce che la nostra vita affettiva non è interamente chiusa in noi: è strutturalmente aperta alla regolazione relazionale.

» Ciò significa che la nostra esperienza dell’umore e dello stato d’animo non nasce in modo puramente endogeno, ma viene costantemente co-determinata e modulata dall’ambiente relazionale che ci circonda.

In termini di salute mentale e dipendenze, questo implica che uno stato d’animo alterato, di ansia o di craving non è isolato nella persona, ma può “risuonare” con gli stati emotivi del contesto relazionale in cui è immersa, e venirne modulato in senso positivo o negativo.

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💬 LA NEUTRALITÀ CLINICA È UN'ILLUSIONE?

Significa anche che la postura degli interlocutori, rispetto ai temi cruciali dell’addiction — di tipo biologico, psicologico e sociale — e alle modalità di cura possibili o preferibili, non è neutrale. Essa è parte integrante e condizionante dell’evoluzione stessa della condizione del soggetto.

Che io ti dica che la tua è, potenzialmente, una condizione per alcuni o molti aspetti immutabile o modificabile, e secondo quali prospettive a breve, media o lunga scadenza, non è un dato secondario. È un elemento che può entrare a pieno titolo nel quadro evolutivo della condizione sogjektiva, incidendo su speranza, fiducia, responsabilità e capacità di orientarsi nel percorso di cura.

La neutralità terapeutica, della diagnosi, della cura e della narrazione potrebbe quindi essere, almeno in parte, un’illusione. Non si tratta di un “commento esterno”, ma di un fattore relazionalmente e neurobiologicamente attivo.

Ciò appare tanto più significativo se si considera che le categorie della salute mentale non sono semplici riscontri oggettivi, come marcatori biologici precisi e univoci. Sono costrutti clinici che orientano osservazione, diagnosi, ricerca e cura, ma sono anche storicamente condizionati e possono riflettere interessi, saperi e rapporti di potere. Riconoscerlo non significa negare il valore della medicina o della diagnosi: significa rifiutare di ridurre la complessità della sofferenza umana a etichette e a meccanismi stereotipati.

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🌱 PER UN CAMBIO DI PASSO ETICO E SOCIALE

Sul piano etico, questa consapevolezza richiede un cambio di passo sostanziale: collocare la persona in difficoltà al centro del proprio percorso di cura.

Quindi aiutarla a comprendere i condizionamenti e le dinamiche di sistema che la attraversano, spesso per inconsapevole inerzia e annosa abitudine, affinché possa orientarsi con discernimento reale — e senza pregiudizi spesso eterodiretti — tra le diverse opportunità di intervento e azione, riappropriandosi con piena responsabilità della propria padronanza personale.

Questa padronanza viene invece spesso delegata a mere e insufficienti provvidenze economiche, legate a valle a condizioni di esclusione, piuttosto che a una “garanzia esistenziale” da fornire a monte del vicolo cieco (o molto miope) dell’avvitamento su se stessi in un ambiente culturalmente stagnante.

Non basta dunque intervenire sul singolo cervello, né limitarsi a erogare prestazioni quando la persona è già intrappolata in condizioni di isolamento ed esclusione. Occorre garantire a monte risorse relazionali, sociali ed существоenziali che rendano possibile la cura, la partecipazione e l’autentica riappropriazione della propria vita.

📌 La salute mentale non si costruisce dentro la testa di un individuo isolato. Si costruisce nelle relazioni, nelle comunità e nelle condizioni materiali che rendono quelle relazioni possibili.

🧠 MALATTIA DEL CERVELLO?Per decenni la ricerca sulle dipendenze si è concentrata prevalentemente su cosa accade dentro i...
04/10/2026

🧠 MALATTIA DEL CERVELLO?

Per decenni la ricerca sulle dipendenze si è concentrata prevalentemente su cosa accade dentro il cervello (e il SNC) del singolo individuo: i recettori alterati, la dopamina, il circuito della ricompensa. È la classica visione della dipendenza come "malattia biologica isolata".

Si tratta di una prospettiva che, nonostante le evidenti carenze fenomenologiche e l’aderenza con la realtà del tutto precaria, tende a rivendicare un ruolo prioritario.

❌ IL LIMITE FONDAMENTALE E INSUPERABILE di tale impostazione (la malattia “dentro il cervello”) consiste nel fatto che trascura un elemento in realtà imprescindibile: LA FORZA NEUROBIOLOGICA DELLA RELAZIONE.

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🔲 LA PROSPETTIVA DELLA "MONADE"

Potremmo definirla la prospettiva della monade, cioè dell’essere umano considerato fondamentalmente come un universo isolato e autoregolato, indipendentemente dalle circostanze ambientali e dalle interazioni col mondo.

Che tale visione sia estremamente riduttiva è facilmente comprensibile; che pretenda una posizione di privilegio esplicativo appartiene verosimilmente a una sorta di infantilismo scientista, figlio del positivismo ottocentesco.

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🌐 IL PROGETTO DI RITROVARSI ODV: CREARE PONTI

Come associazione Ritrovarsi OdV prendiamo in considerazione l’idea di un progetto di studio istituzionale (Università, Enti di Ricerca) che possa compensare tale incompiutezza storica, colmandone le evidenti lacune, creando ponti sperimentali e analitici fra la dimensione biologica e quella del comportamento degli individui in relazione.

Fra le nostre ipotesi di ricerca un capitolo importante è riservato al fatto che fenomeni quali:

🔹 La motivazione
🔹 La volontà
🔹 Il craving
🔹 Il controllo del comportamento

non sono da inquadrare come “atti di forza” all’interno di cervelli isolati, ma come eventualità saldamente correlate a processi intersoggettivi.

💡 L’autoregolazione può essere considerata, almeno in parte, una funzione emergente del campo relazionale.

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📚 LE EVIDENZE SCIENTIFICHE A SUPPORTO

Varie sono le conoscenze già acquisite che suggeriscono l'approfondimento di tale prospettiva:

🔬 NEURONI SPECCHIO — I lavori pionieristici di V. Gallese e G. Rizzolatti.

🧬 SOCIAL CURE — L'impatto sui sistemi ossitocinergico ed endorfinico (C. Haslam e D. Best).

🔄 SINCRONIA NEUROENDOCRINA — La teoria di R. Feldman, per la quale l'interazione sociale, incrementando la produzione di ossitocina endogena e abbassando i livelli di cortisolo, sembra consentire un freno naturale al craving.

In definitiva, le evidenze riscontrabili circa l’importanza neurobiologica della cura in relazione non mancano, tutt’altro.

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⚠️ IL NODO ECONOMICO E ISTITUZIONALE

La ricerca scientifica finanziata tende a privilegiare ciò che è brevettabile e commercializzabile — come un nuovo farmaco molecolare — lasciando ai margini tutto il resto.

Inoltre, per le istituzioni è immensamente più comodo ridurre la dipendenza a un guasto meccanico individuale da correggere a buon mercato. Forse sarebbe meno comodo investigare in quali circostanze dalla dimensione intersoggettiva scaturisce benessere.

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⚠️ I RISCHI DEL MODELLO MONADICO E LA "PAZIENTIZZAZIONE ACUTA"

Si potrebbe poi riflettere su quali siano le conseguenze di questa oggettivazione "monadica" della malattia, spesso smentita dai fatti. Tra i vari effetti sfavorevoli vi è in primo luogo quello di generare un profondo senso di solitudine, spesso dissimulato e variamente compensato.

A volte sembra anche di notare un peculiare effetto di “pazientizzazione acuta”, tipico di quelle persone che, calandosi prevalentemente nel modello monadico, si avviano su sentieri iper-cognitivi e parossistici:

• Capaci di analizzare con millimetrica precisione i propri e altrui schemi neurobiologici e neuropsicologici;
• Capaci di conoscere con accademica esattezza gli effetti delle sostanze, la loro farmacodinamica e le problematiche di astinenza;
• Ma spesso lontane dal consolidare un vero cambiamento emotivo oltre la mera astinenza, seppure conseguita.

🌱 Cambiamento che, d’altro canto, neanche la dimensione intersoggettiva assicura in modo compiuto, specie se si considera che l’obiettivo dell’autonomia e dell’indipendenza emotiva richiede anche la ridefinizione progressiva del legame di cura. Ma questo è un altro discorso, che richiede tempo e varie altre opportunità.

30/09/2026
🤝 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗔𝗚𝗡𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟲: "𝗔𝗠𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗜 𝗥𝗜𝗧𝗥𝗢𝗩𝗔𝗥𝗦𝗜" 🤝Ritrovarsi OdV, associazione di volontariato prevalentemente formata...
30/09/2026

🤝 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗔𝗚𝗡𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟲: "𝗔𝗠𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗜 𝗥𝗜𝗧𝗥𝗢𝗩𝗔𝗥𝗦𝗜" 🤝

Ritrovarsi OdV, associazione di volontariato prevalentemente formata e gestita da persone che hanno da tempo risolto una condizione di addiction e da familiari “rasserenati”, svolge attività di prevenzione sul territorio e negli Istituti Scolastici.

È inoltre intenso e continuo l’impegno gratuito per attività di sostegno e orientamento a favore di persone in difficoltà e dei loro familiari.

Siamo indipendenti da fonti di finanziamento pubbliche e i costi crescenti per le nostre attività ci inducono a chiedere il contributo di chi è nella possibilità di fornirlo, senza con questo volere gravare su chi si trova in condizioni di fragilità personale ed economica.

Siamo sempre più impegnati con un crescente numero di persone che giova del nostro supporto e della nostra solidarietà, sia nella prospettiva di percorsi in strutture residenziali che non. Siamo altresì orientati a costituire un “landing point” per chi completa percorsi comunitari.

Per potere agire con migliore agio ed efficacia lanciamo la campagna di raccolta fondi "Amico di Ritrovarsi 2026".

✨ 𝗧𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗦𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀:
La campagna è strutturata per essere semplice, diretta e trasparente. Ogni contributo raccolto tramite erogazione liberale va a sostenere direttamente le nostre attività sul territorio e sarà pubblicamente rendicontata.

💡 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 "𝗔𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗥𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝘀𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟲":
Trovi tutti i dettagli e le coordinate bancarie per il bonifico direttamente nella locandina qui sotto!

Se desideri ricevere un documento descrittivo più dettagliato circa l’iniziativa puoi richiederlo. Potrai anche richiedere l'Attestato ufficiale di Sostenitore e la ricevuta fiscale ai fini delle detrazioni/deduzioni di legge. In tale prospettiva ti basterà comunicarci i tuoi dati.

Grazie di cuore a chi sceglie di camminare al nostro fianco! Ogni sostegno fa la differenza. ❤️

17/07/2026

di Dorotea Rizzo - “Ritrovarsi OdV” a Palermo: la forza del volontariato contro le dipendenze - Ritrovarsi OdV è un'associazione di volontariato che ogni giorno, a Palermo, affianca giovani e famiglie nella prevenzione e nel recupero dalle https://www.laltroparlante.it/?p=19080

Molto interessante questo articolo di Sauro Tronconi. Le parole hanno tante sfumature e non è detto che il concetto di "...
21/05/2026

Molto interessante questo articolo di Sauro Tronconi.
Le parole hanno tante sfumature e non è detto che il concetto di "guarigione" e quello di "crescita" siano divergenti. Anzi, molto probabile che, in relazione a un tema come quello delle dipendenze patologiche, siano strettamente connessi.

La nuova religione del trauma promette salvezza a chiunque abbia avuto un’infanzia, una delusione, un fallimento, una giornata storta o semplicemente una vita normale.

Da pochi giorni si è concluso il Tour : una serie di eventi sul tema “Perdersi e Ritrovarsi” realizzati in 9 provincie r...
17/05/2026

Da pochi giorni si è concluso il Tour : una serie di eventi sul tema “Perdersi e Ritrovarsi” realizzati in 9 provincie regionali, cui abbiamo avuto piacere di partecipare; un’occasione davvero notevole e di grande impatto, grazie all’impegno condiviso col mondo della scuola in Sicilia.
Ringraziamo tutti per la positiva occasione a favore dei ragazzi, realizzata con grande spirito di solidarietà e con modalità organizzative davvero imponenti e capillari, mai riscontrate in precedenza.
La nostra gratitudine - insieme alla nostra stima - va in primo luogo ai dirigenti capofila regionale e provinciali della Rete Salus Scuole SHE: Angela Fontana, Loredana Argentino, Angela Fisichella, Andrea Fossati, Alessandro Greco, Grazia Lo Presti, Pina Mandina, Giovanna Pisano, Loredana Schillaci.
Insieme a loro ringraziamo tutto il personale docente e amministrativo coinvolto e chiunque abbia avuto un ruolo, spesso defilato ma non meno importante, nell’ideazione e nella realizzazione del progetto, che deve proseguire.
Una citazione particolare per Alessandro Ienzi, ottimo regista della pièce teatrale “Anime dal Fondo”, magistralmente interpretata da Diletta Guglielmi e Chris Wayne. Parallela citazione per Walter Delogu, la cui testimonianza ha ricondotto alla realtà quanto contestualmente rappresentato sulla scena.
Molte migliaia, circa diecimila, i ragazzi con cui si è dialogato, in presenza, nelle varie sedi. Molti altri quelli in diretta streaming. Una manifestazione di proporzioni davvero inusitate, che auspichiamo possa procedere a macchia d’olio anche in molte altre direzioni, relativamente alle quali Ritrovarsi OdV mantiene il proprio impegno e la propria disponibilità.

Indirizzo

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Palermo
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