17/10/2026
🇪🇺 “𝐋'𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞”
🌿 È la linea che il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona, ha ribadito al Castello di Nelson di Bronte, intervenendo al convegno "Futura PAC. La PAC post 2027 alla prova dei fatti".
Parterre di primo piano, lavori organizzati con grande cura da Rete PAC, CREA, ISMEA e Regione Siciliana. Dopo i saluti dell'assessore regionale all'Agricoltura Luca Sammartino e del sindaco di Bronte Giuseppe Gullotta, sono intervenuti Andrea Incarnati e Francesca Bignami (DG AGRI, Commissione europea); Giuseppe Blasi, capo del Dipartimento PAC e sviluppo rurale del MASAF, con i direttori generali Damiano Li Vecchi e Simona Angelini; Francesco Sofia (AGEA); i dirigenti generali regionali Fulvio Bellomo (Agricoltura) e Vincenzo Falgares (Programmazione); gli esperti di CREA e ISMEA. Ha moderato Camillo Zaccarini (ISMEA).
Il convegno ha concluso una due giorni aperta con il Comitato di sorveglianza del PSR Sicilia 2014-2022 e il Comitato di monitoraggio regionale del PSP 2023-2027. Sul tavolo, gli ottimi risultati della precedente programmazione, chiusa con una spesa vicina al 100%, e lo stato di avanzamento di quella in corso.
"La proposta della Commissione - ha spiegato Marchese Ragona - riserva alla PAC circa 294 miliardi per il 2028-2034, contro i 378,5 dell'attuale programmazione: un taglio che l'inflazione rende ancora più pesante. Le aperture della presidente von der Leyen sono positive, ma vanno blindate per legge, con risorse riservate all'agricoltura fin dal primo giorno. E il Fondo unico non può diventare un ulteriore livello di burocrazia né l'anticamera di una rinazionalizzazione".
"Gli aiuti devono andare a chi produce davvero e crea occupazione: chiediamo di portare gli importi medi del sostegno di base al reddito da 130-240 a 150-300 euro per ettaro e diciamo no a degressività e capping obbligatori, perché crescere non può essere una colpa”.
“Sull'ambiente nessuno chiede di abbassare l'asticella: gli obiettivi si raggiungono meglio con incentivi e misure volontarie, come dimostrano gli ecoschemi, che con obblighi e sanzioni”.
“Per un'agricoltura come quella siciliana, sempre più esposta a siccità ed eventi estremi, la soglia minima di danno per accedere ai pagamenti compensativi va abbassata dal 30 al 20%. La PAC deve tornare a essere una politica di sviluppo e di competitività".