07/03/2026
Un artista 'sui generis', un musicista suggestivo, un uomo originale. Ci ha lasciato Franco Vito Gaiezza, dopo averci donato innumerevoli esplorazioni avventurose nell'universo della musica e delle connessioni tra arte, vita e società umana. Non dimenticheremo.
Profondamente addolorati, gli rendiamo omaggio condividendo qui le parole del suo autoritratto.
Breve autoritratto di Franco Vito Gaiezza alias Anton Phibes
Non mi ritengo un organista, neppure un pianista, nemmeno mi riconosco nella generica qualifica di “musicista”. Mi definisco un essere pensante. Penso: quindi non sono che una bolla di sapone… un granello di sabbia… una piuma di albatro, che si stacca in volo… l’ombra del fiore di loto. Sono nulla che si compiace di essere tutto. In realtà mi definisco “Eterno scolaro antiprofessionista”. Non concepisco i concertisti che eseguono musiche da capo a fondo, come unico scopo artistico. Rifiuto senza maldicenza gli esecutori filologici, ahimè illusi di restituire pagine musicali ormai morte. Questi esecutori prediligono la morte e la tumefazione dell’idea musicale. La musica, in quanto tale, non esiste. L’idea sopravvive perché elaborata come “Significante del desiderio dell’uomo”. “L’uomo è un ideogramma millimetrato” (Guglielmo Marino).
Per questo l’essere umano si rappresenta:
nei gesti della mano (Chironomia)
nel linguaggio (Concettualmente)
nella creazione (Oggettuale)
vita e morte (Spazio-temporalmente)
anima (Eternamente)
momento-memento del sogno ombra di Dio (Divinamente)
Con codesti intendimenti faccio “idea-musica”. Io utilizzo gli strumenti a tastiera ideosuonando qualsiasi musica. Non mi interessa il compositore, sia esso Frescobaldi, Corelli, Beethoven, Chopin, Messiaen, Tosti, Jarrett. Applico immediatamente una sinestesia tasto-dito-idea. Così procedo senza inibizioni interpretative e preoccupazioni di sbagliare, o peggio, di non essere consono alla morale dettata dai Conservatori di stato. In poche parole “libero la mente dalla mente” senza presunzione ed identificazione.
Per concludere: quando ascolti un mio concerto, non irrigidirti e non scandalizzarti. Se lo ritieni opportuno, esci dalla sala senza alcun sprezzo. Non maledirmi e non odiarmi. Sono pur sempre un “ideogramma millimetrato cosciente della propria caducità.
Franco Vito Gaiezza (alias Anton Phibes) Artistic Biographic Sketch
I don’t regard myself’ as an organist, neither a pianist, nor I acknowledge myself in the vague title of musician. I consider myself a thinking creature. I cogitate, “ergo” I’m no more than a soap bubble.. a grain of sand... an albatross feather that soars... the shadow of a lotus flower. I’m nothingness that is delighted of being the whole. Actually I define myself “an eternal anti-professional pupil”. I don’t understand concert musicians who perform music from top to toe, as a unique artistic aim. I refuse without slander, the philological performers, who, alas, hope against hope to revive musical pages now dead. These performers prefer the death and swelling of the idea of music. Music itself doesn’t exist. The idea survives because it is worked out as a “significant” of the human being’s desire. The human being is a millimetre ideography (Guglielmo Marino).
For this reason the human being is defined:
by the hand movements (Cheironomia)
by the language (Conceptually)
by the creation (Objectually)
life and death (Space-temporally)
soul (Eternally)
meory-moment of the God’s dream-shadow (Divinally)
With these intentions you can do “idea-music”. I use all the keyboard instruments, playing the ida of any music. I’m not interested in the composer, may be Beethoven, Chopin, Messiaen, Frescobaldi, Tosti, Sting. I immediately apply a key-finger-idea synaesthesia. So I go on without interpretative inhibition and I’m not worried oh getting wrong not even worried of being consonant with moral the Music School, that is even worse. In a few words “I -without presumption or identification- free the mind from the mind”.
Finally: when you listen to a concert, don’t stiffen and don’t be shocked. If you think it is convenient, go away. Don’t swear at me don’t hate me. You know, I’m nothing else but a “millimetre ideography”, aware of his frailty. So, I’m waiting for you, under the Knowledge Tree with gaiety (in Italian Gaiezza).
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