25/08/2026
PIENA SOLIDARIETÀ A DAVIDE FARAONE E ALLA SUA FAMIGLIA
La diversità non si giudica, si accoglie
Abbiamo letto le parole di Davide Faraone e ci siamo riconosciuti in molte delle ferite che racconta. Come Associazione di Promozione Sociale che rappresenta persone non vedenti e ipovedenti, anche con minorazioni aggiuntive, conosciamo bene quanto spesso la disabilità venga osservata attraverso il filtro del pregiudizio anziché attraverso quello della conoscenza. Sappiamo cosa significa essere giudicati per ciò che si vede – o per ciò che si crede di vedere – senza che nessuno si fermi davvero a conoscere la persona, la sua storia, i suoi sogni, la sua gioia di vivere.
Per questo esprimiamo la nostra più sincera vicinanza a Davide e a sua figlia Sara.
Le parole che hanno ferito una bambina non raccontano nulla di lei: raccontano invece molto di una società che, ancora oggi, fatica ad accogliere la diversità e spesso la teme. Eppure la diversità non è un limite da nascondere, ma una delle forme più autentiche attraverso cui si manifesta l’umanità. Accogliere significa riconoscere valore, dignità e bellezza in ogni percorso di vita, anche quando non coincide con ciò che molti considerano “normale”.
Ci ha colpito profondamente una frase della lettera: “La felicità non finisce dopo una diagnosi, cambia indirizzo.” È una verità che tante famiglie conoscono bene. La felicità può assumere forme diverse, seguire strade inattese, nascere da conquiste che altri danno per scontate. Ma resta felicità: piena, vera, degna di essere vissuta e condivisa. La diagnosi non definisce una persona, né il suo futuro. Definisce semmai il punto da cui si parte per costruire nuove possibilità.
A Sara diciamo che non c’è nulla da correggere, nulla da giustificare, nulla di cui vergognarsi. A Davide diciamo grazie per aver trasformato la cattiveria in un messaggio di amore, consapevolezza e dignità. La sua testimonianza è un atto di coraggio che aiuta tutti noi a crescere come comunità.
Una società più inclusiva nasce ogni volta che qualcuno sceglie di mostrare con orgoglio ciò che altri vorrebbero nascondere. La disabilità non è una vergogna. Il pregiudizio sì.
Chiediamo alle istituzioni – nazionali e locali – di assumere un impegno chiaro e concreto contro ogni forma di pregiudizio, investendo con decisione in cultura, senso civico e formazione. Servono programmi educativi che insegnino fin dalla scuola il valore della diversità, campagne pubbliche che contrastino stereotipi e discriminazioni, percorsi di formazione obbligatoria per chi opera nei servizi pubblici, nella comunicazione e nell’educazione.
Una società capace di accogliere nasce da scelte politiche che mettono al centro la dignità delle persone, non la paura del diverso. È tempo che le istituzioni guidino questo cambiamento con coraggio, responsabilità e visione.