22/04/2026
Giornate contro il genocidio in Palestina: la repressione colpisce i movimenti sociali ed USB.
Il 22 settembre e il 3 ottobre più di 100.000 persone hanno riempito le piazze di Palermo. Per tre mesi cittadini e cittadine hanno partecipato ad assemblee e cortei spontanei, animato la città per esprimere con i propri corpi lo sdegno per il genocidio in Palestina.
Un grande movimento sociale e di massa in cui tutti e tutte al grido “blocchiamo tutto” hanno ripreso in mano la propria storia personale dentro una storia collettiva come non si vedeva in questo paese e in questa città da più di trent’anni.
A distanza di mesi arriva la punizione del governo Meloni e della questura di Palermo, con circa 10 persone che hanno ricevuto notifica di “chiusura d’indagine” con accuse di vario genere ed in particolare per il reato di “manifestazione non autorizzata”.
Un colpo volutamente inferto ad USB e a quei movimenti sociali che hanno svolto un ruolo nel risvegliare questa città lo scorso autunno con settimane intere scandite da manifestazioni autoconvocate, assemblee e iniziative con scadenza pressocchè giornaliera. Per la repressione questi stessi soggetti, solo perché presenti e protagonisti in quelle giornate, vengono considerati agitatori pericolosissimi da perseguire perchè colpevoli di aver contribuito ad una mobilitazione sociale che non si vedeva da tempo immemore.
Come e perché la repressione abbia individuato nei denunciati dei colpevoli – di solidarietà internazionale, al massimo – non ci risulta chiaro. Noi stessi, se ricordiamo quelle meravigliose giornate, riscontriamo difficoltà nell’individuare con esattezza dove finisse un’iniziativa e iniziasse un’altra, chi aveva lanciato una piazza e chi un presidio; in un continuo di partecipazione e voglia di dare seguito al grido “blocchiamo tutto”, la città intera si è resa protagonista di quel movimento. Certo, anche la nostra organizzazione era in prima linea, ha lanciato i suoi appuntamenti di mobilitazione, ha partecipato alle assemblee e manifestazioni. Sempre mettendoci la faccia, sempre a testa alta. Ma soprattutto, senza paura né pentimento alcuno. Se vogliono accusarci di qualcosa – crediamo e lo ribadiamo – siamo anche pronti a auto dichiararci colpevoli: siamo colpevoli di non esserci girati dall’altra parte mentre un popolo veniva sterminato; siamo colpevoli di non avere lasciato soli i nostri fratelli e le nostre sorelle sull’altra sponda del Mediterraneo; siamo complici di quel movimento che a sostegno della Global Sumud Flottila ha portato milioni di persone in piazza in tutto il paese.
Noi lo sappiamo. Ma la repressione no: non sa che non si può fermare un moto collettivo che diventa marea, In quelle giornate di lotta c’eravamo tutti e tutte, migliaia di persone che hanno animato i luoghi di questa città inondandoli di bandiere Palestinesi e di voglia di stare insieme.
Cercano di spezzare quel sogno e quelle giornate: non permettiamogli di farlo in silenzio, non lasciamo solo chi oggi viene usato come simbolo per colpire un intero movimento di protesta che ha cercato di fermare il governo nazista israeliano.
Esprimiamo solidarietà al compagno di Usb Palermo e alle altre attiviste e attivisti colpiti da denunce. Non li lasceremo soli e ci riserviamo di mettere in campo, come Usb e con i movimenti sociali palermitani, iniziative di solidarietà, vicinanza e complicità con gli indagati e le indagate.
Sempre al fianco del popolo palestinese!
USB Palermo