28/07/2026
Oggi pomeriggio (martedì 28) si terrà una manifestazione per dire basta agli incendi dolosi che ogni anno distruggono la nostra natura, spesso in ambienti montani. L’appuntamento è a Palermo, di fronte al Teatro Massimo, alle 18. Con l’occasione condividiamo un estratto dell’editoriale di Monreale News pubblicato dopo l’incendio di Casaboli e San Martino.
NON POSSIAMO PIÙ TACERE
“Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.
Poi, spenti gli incendi, cala il silenzio. Un silenzio che dura fino all’emergenza successiva, quando ci si ritrova nuovamente a contare gli ettari di vegetazione distrutti e i danni a un territorio sempre più fragile.
Non esistono fantasmi, maledizioni o coincidenze dietro incendi che – è fin troppo evidente – sono frutto della mano dell’uomo. Quella criminale che deliberatamente appicca il fuoco, distruggendo in poche ore un patrimonio naturale costruito in decenni. Nessuno li chiami “piromani”.
Gli effetti di questi roghi non si esauriscono con l’ultimo focolaio spento. Il bosco perduto significa perdita di biodiversità, impoverimento del paesaggio e un inevitabile aggravarsi del dissesto idrogeologico. Con le prime piogge autunnali, versanti privati della vegetazione rischiano di trasformarsi in fiumi di fango e detriti.
Per questo non basta limitarsi all’indignazione. Servono investigazioni rapide e incisive, controlli costanti sul territorio, tecnologie di sorveglianza, pene certe per chi viene individuato e, soprattutto, una collaborazione concreta tra cittadini e istituzioni. La tutela del patrimonio boschivo non può essere demandata esclusivamente ai vigili del fuoco, alla forestale o alla protezione civile.
Ogni ettaro che va in fumo è una sconfitta per l’ambiente, per l’economia, per il turismo e per il futuro delle nuove generazioni. Continuare ad assistere impotenti a questo scempio significherebbe accettare che la violenza contro il territorio diventi una normalità. E invece normale non è. Non può esserlo.”