Tacus Arte Integrazione Cultura

Tacus Arte Integrazione Cultura Costruiamo eventi per una cultura inclusiva. Dal 2014, raccontiamo Palermo passeggiando

Associazione di Promozione Sociale

Raccontiamo Palermo passeggiando
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"Ognuno sta solo sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera." Il 14 giugno 1968 ci lascia...
14/06/2026

"Ognuno sta solo sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera."

Il 14 giugno 1968 ci lasciava Salvatore Quasimodo, uno dei più grandi poeti del Novecento italiano e Premio Nobel per la Letteratura.

In soli tre versi, Quasimodo è riuscito a racchiudere l'intera parabola dell'esistenza umana: la nostra radicale solitudine, la bellezza effimera della vita (il raggio di sole) e la rapidità con cui tutto svanisce. Una poesia che tocca il cuore.

Oggi lo ricordiamo a cinquantotto anni dalla sua scomparsa. Spesso lo associamo solo all'Ermetismo degli inizi, ma Quasimodo è stato anche il poeta che ha saputo dare voce al dolore e alla rinascita dell'Italia ferita dalla Seconda Guerra Mondiale.
La sua è stata una poesia civile, umana, che non si è tirata indietro davanti alle macerie della storia, guadagnandosi il Premio Nobel nel 1959 "per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze del nostro tempo".

Un gigante della nostra cultura che non smette di parlarci.

Nel deserto della Tebaide, quattordici secoli fa, viveva un eremita il cui corpo divenne leggenda. Onofrio trascorse ses...
12/06/2026

Nel deserto della Tebaide, quattordici secoli fa, viveva un eremita il cui corpo divenne leggenda. Onofrio trascorse sessant'anni in solitudine assoluta, nutrendosi di datteri e acqua sorgiva, finché gli abiti si ridussero in brandelli.

Secondo la tradizione agiografica, fu Dio stesso a proteggerlo dal freddo e dalla nudità: una lunghissima peluria argentea ricoprì tutto il suo corpo come un vestito sacro. Così nacque il "pilusu" – il peloso – figura affascinante che i Padri della Chiesa immortalarono nelle loro cronache e che l'iconografia medievale rappresentò come anziano magrissimo, coperto solo dai suoi capelli bianchi, con in mano un teschio e una croce di rami.

In Sicilia il culto di Sant'Onofrio affonda radici profonde. A Palermo ha un oratorio tutto suo, mentre a Sutera sorge un santuario sul monte dove i fedeli ancora oggi salgono a piedi per omaggiarlo. Ma ciò che rende il Santo veramente popolare è il suo "lavoro": nella tradizione siciliana, Sant'Onofrio è il protettore delle cose smarrite. Quando si perde una chiave, un portafoglio, persino la speranza di trovare marito, la gente recitava preghiere in dialetto – "Sant'Onofriu pilusu, pilusu, pi lu vostru pusu chiusu..." – affidandogli il compito con quella miscela di devozione genuina e ricatto affettuoso tipica della fede popolare siciliana.

Sant'Onofrio non è solo un Santo: è uno specchio della pietà contadina, della ricerca spirituale nel deserto, della capacità del popolo siciliano di trasformare la storia in preghiera, la leggenda in strumento di speranza quotidiana.

E voi? Avete mai sentito parlare di Sant'Onofrio?
Avete mai recitato la preghiera per ritrovare qualcosa di perduto?

Nel IV secolo d.C., quando viaggiare significava affrontare mesi di cammino, deserti, montagne e territori sconosciuti, ...
10/06/2026

Nel IV secolo d.C., quando viaggiare significava affrontare mesi di cammino, deserti, montagne e territori sconosciuti, una donna intraprese uno dei più straordinari pellegrinaggi della tarda antichità. Il suo nome era Egeria.

Probabilmente originaria della Hispania romana, tra il 381 e il 384 d.C. percorse migliaia di chilometri attraverso l'Oriente cristiano, visitando Gerusalemme, il Sinai, l'Egitto, la Siria e la Mesopotamia. Ma ciò che rende il suo viaggio eccezionale non è soltanto la distanza percorsa: Egeria ci ha lasciato un racconto dettagliato della sua esperienza, considerato il più antico diario di viaggio scritto da una donna giunto fino a noi.

Nelle pagine del suo Itinerarium, Egeria descrive paesaggi, monasteri, liturgie, celebrazioni e incontri con monaci e vescovi. Il suo sguardo è curioso, attento e profondamente coinvolto. Non viaggia per conquistare o commerciare, ma per comprendere. Cerca nei luoghi la traccia della memoria biblica, trasformando il pellegrinaggio in un'esperienza di conoscenza e interpretazione del mondo.

La storia di Egeria ci ricorda che il viaggio non è mai stato soltanto uno spostamento nello spazio. Per molte donne, partire ha significato attraversare confini ben più complessi di quelli geografici: convenzioni sociali, aspettative familiari, limitazioni culturali e stereotipi di genere. Se oggi ricordiamo Egeria come una pioniera, è perché ebbe il coraggio di rivendicare il proprio diritto a guardare il mondo con i propri occhi.

Nei secoli successivi altre donne avrebbero seguito, consapevolmente o meno, le sue orme. Viaggiatrici, esploratrici, scrittrici e pellegrine che fecero della partenza un gesto di autodeterminazione, trasformando la strada in uno spazio di libertà e il viaggio in una pratica di emancipazione.

È proprio da questa prospettiva che nasce Io viaggio sola: Grand Tour al femminile a Palermo , un itinerario antropologico-letterario dedicato alle donne che hanno sfidato i limiti imposti dalla loro epoca per conquistare il diritto all'esperienza, alla conoscenza e allo sguardo.

Attraverso le strade di Palermo ripercorreremo le storie delle protagoniste del viaggio al femminile, dando voce ai loro diari, ai loro carteggi e alle loro testimonianze. Un percorso che ci porterà a riflettere sul significato politico e culturale del partire sole, ieri come oggi, e sul viaggio come strumento di costruzione dell'identità, resistenza e libertà.

Perché ogni volta che una donna decide di mettersi in cammino, da Egeria fino ai nostri giorni, non sta soltanto cambiando luogo: sta ridefinendo i confini del possibile.

Palermo custodisce segreti. Alcuni sono scritti nella pietra. Altri sopravvivono nei gesti, nei simboli e nelle storie c...
05/06/2026

Palermo custodisce segreti. Alcuni sono scritti nella pietra. Altri sopravvivono nei gesti, nei simboli e nelle storie che attraversano i secoli. Questo fine settimana TACUS vi invita a varcare una soglia invisibile e a guardare la città con occhi diversi.

🔸 Sabato 6 giugno | Palermo Misterica: magia, mistero ed esoterismo

Quante volte abbiamo sentito parlare di malocchio, amuleti, formule, riti e pratiche tramandate dalle nostre nonne? E se dietro queste tradizioni si celasse molto più di una semplice superstizione?

🔸 Domenica 7 giugno | Zodiac: Palermo tra geometrie sacre e corrispondenze zodiacali

Tra allineamenti, proporzioni, archetipi e memorie ermetiche, intraprenderemo un percorso che conduce oltre la superficie delle cose, alla ricerca di quelle connessioni sottili che, da secoli, alimentano il dialogo tra cielo e terra.

✨ Due itinerari, due prospettive, un unico invito: abbandonare per qualche ora il consueto e riscoprire il fascino dell'invisibile attraverso la storia, l'antropologia e il patrimonio culturale della nostra città.

📍 Prenotazione obbligatoria
📞 320 2267975

Oggi, 𝟯𝟭 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, ricorre il compleanno di 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗣𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲, nato a 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 nel 1876. Visse fino a 90 anni, abbastanza a...
31/05/2026

Oggi, 𝟯𝟭 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, ricorre il compleanno di 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗣𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲, nato a 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 nel 1876. Visse fino a 90 anni, abbastanza a lungo da vedere l'Italia cambiare tre volte faccia - e da lasciare il segno in ognuna di quelle stagioni.

Da giovane, ancora studente di legge a Napoli, entrò nello studio di 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗖𝗿𝗶𝘀𝗽𝗶 - uno degli uomini più potenti d'Italia - diventando il suo segretario personale e accompagnandolo in viaggi e missioni. Un rapporto di fiducia totale, che si concluse nel modo più emblematico possibile: quando Crispi morì nel 1901, fu proprio Paratore a essere nominato suo 𝗲𝘀𝗲𝗰𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼.
Da lì in poi, la carriera prese quota. Eletto 𝗱𝗲𝗽𝘂𝘁𝗮𝘁𝗼 per la prima volta nel 1909, fu rieletto per sei legislature di fila. Nel giro di pochi anni guidò due ministeri chiave: le Poste e il Tesoro. Non era un politico da grandi discorsi: era un tecnico, uno che i conti li sapeva fare davvero.

Poi arrivò il fascismo, e Paratore si fece da parte. Ma con la 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 tornò in campo: sedette all'Assemblea Costituente, divenne 𝘀𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 e nel 1952 fu eletto 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼. Nel 1957 il Presidente Gronchi lo nominò senatore a vita per meriti scientifico-sociali.

Una carriera lunga quasi un secolo, iniziata nell'anticamera di Crispi e conclusa ai vertici della Repubblica.

Giornalista, editore e raffinato letterato, 𝗚𝗶𝗿𝗼𝗹𝗮𝗺𝗼 𝗔𝗿𝗱𝗶𝘇𝘇𝗼𝗻𝗲 (Palermo, 16 gennaio 1824 – Palermo, 30 maggio 1893) è un...
30/05/2026

Giornalista, editore e raffinato letterato, 𝗚𝗶𝗿𝗼𝗹𝗮𝗺𝗼 𝗔𝗿𝗱𝗶𝘇𝘇𝗼𝗻𝗲 (Palermo, 16 gennaio 1824 – Palermo, 30 maggio 1893) è una figura centrale nella storia della stampa italiana: a lui si deve la nascita del 𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙞𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖, uno dei quotidiani più antichi e longevi d'Italia tuttora in attività.

Animatore del panorama culturale palermitano della metà dell'Ottocento, Ardizzone fondò inizialmente riviste scientifico-letterarie come 𝘓'𝘖𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 (1843) e 𝘐𝘭 𝘗𝘰𝘭𝘪𝘨𝘳𝘢𝘧𝘰 (1856). La svolta cruciale avvenne nel giugno del 𝟭𝟴𝟲𝟬, all'indomani dell'ingresso di 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶 a 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼: Ardizzone diede vita al 𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙊𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙞𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖, nato con lo scopo di pubblicare gli atti del nuovo governo dittatoriale. Sotto la sua guida la testata crebbe rapidamente, trasformandosi in quotidiano nell'agosto del 𝟭𝟴𝟲𝟯 con il nome definitivo di 𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙞𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖. Ardizzone mantenne la direzione del quotidiano — caratterizzato da una linea monarchico-costituzionale moderata — per trent'anni, fino alla sua morte.

Oltre all'impegno giornalistico, Ardizzone fu un operoso esponente del 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼. Si distinse come autore di liriche, saggi critici e come traduttore, firmando una celebre versione poetica in lingua siciliana delle odi di Saffo e Anacreonte.

La sua eredità intellettuale e imprenditoriale ha segnato profondamente la storia dell'informazione nell'isola, legando indissolubilmente il nome della famiglia Ardizzone all'𝗲𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘀𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮.

C'è una storia che Palermo non ha mai smesso di custodire dietro le sue grate.Una storia di donne che non hanno scelto. ...
29/05/2026

C'è una storia che Palermo non ha mai smesso di custodire dietro le sue grate.

Una storia di donne che non hanno scelto. Di famiglie che hanno deciso al posto loro. Di muri che separavano il mondo da una vita intera.

La monacazione forzata non era un atto di fede.
Era economia. Era potere. Era controllo.
E i conventi di Palermo — oggi silenziosi, austeri — ne portano ancora i segni. A chi sa come guardare.

𝗣𝗥𝗜𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜𝗘𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗦𝗔𝗖𝗥𝗢 è un viaggio storico-letterario dentro quei luoghi ambivalenti: dove libertà e reclusione convivevano, dove la contemplazione nascondeva la costrizione, dove la privazione si intrecciava — a volte — con una sorprendente, insospettabile ricchezza.

Partiremo dal Monastero di Santa Caterina.
Ripercorreremo le storie di alcune di queste donne: chi erano, perché vi finirono, cosa vissero tra quelle mura — e cosa ci dicono ancora oggi.

Con uno sguardo che intreccia storia, letteratura, economia e diritti.
Perché certi fenomeni non si capiscono se non li si guarda da più angolazioni insieme. E certe storie non si dimenticano, una volta ascoltate.

🗓 Sabato 30 maggio, ore 16:00
📍 Piazza Bellini
🎟 Info e prenotazioni al 320 226 7975

Un evento TACUS Arte Integrazione Cultura

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲' 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗱𝗱𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶? 𝗟𝗮 𝗺𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗲 (𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲) 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶Non fu una battaglia campale: fu un in...
28/05/2026

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲' 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗱𝗱𝗲 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶? 𝗟𝗮 𝗺𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗯𝗮𝗹𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗲 (𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲) 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶
Non fu una battaglia campale: fu un inganno. La conquista di Palermo nel maggio 1860 si decise con una finta ritirata, una marcia notturna e una città che esplose dall'interno.

𝗩𝗲𝗻𝘁𝗶𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮
Dopo Calatafimi, la Spedizione dei Mille aveva un obiettivo obbligato: Palermo, cuore politico della Sicilia e simbolo del Regno delle Due Sicilie. A difenderla c'era il generale Ferdinando Lanza con una guarnigione di circa ventimila uomini. Garibaldi ne aveva una frazione – camicie rosse e insorti siciliani – e lo sapeva benissimo.
La soluzione fu non combattere dove l'avversario lo aspettava.

𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗹𝗮
Garibaldi mise in atto una finta ritirata verso l'interno dell'isola. Le colonne borboniche abboccarono e si mossero a inseguirlo, lasciando la città parzialmente sguarnita. Era esattamente quello che voleva.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio, i garibaldini sparirono nel buio e ricomparvero – grazie a una marcia segreta – alle porte di Palermo. All'alba del 27 aprirono il varco al Ponte dell’Ammiraglio ed entrarono a Porta Termini. Con loro, o forse prima di loro, era già entrata la rivolta.

𝗟𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮' 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮
La popolazione palermitana, già attraversata da reti cospirative e fermenti antiborbonici, non rimase spettatrice. In poche ore sorsero centinaia di barricate: vicoli sbarrati, finestre trasformate in postazioni, selciato strappato e riusato come riparo. Palermo divenne, di fatto, ingovernabile.

Lanza non aveva strumenti per fronteggiare una guerriglia urbana di quella portata. La risposta, tra il 28 e il 29 maggio, fu il bombardamento: le navi della flotta regia e la cittadella aprirono il fuoco sulla città, causando distruzioni e morti tra i civili. Una scelta che non risolse nulla e finì per aggravare l’isolamento del comando borbonico e alimentare la resistenza urbana.

𝗟𝗮 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘃𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗻𝗶𝗲𝗿𝗮
Il 30 maggio il comando borbonico capitolò. Chiese a Garibaldi una tregua d'armi – e già questo era un rovesciamento simbolico: la potenza militare che trattava con il ribelle. L'accordo finale fu siglato a bordo della nave britannica Hannibal, e stabilì l'evacuazione totale delle truppe regie dalla città.

Ventimila uomini che sgombravano davanti a poche migliaia. Non per una sconfitta sul campo, ma perché la città stessa aveva combattuto.

𝗜𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼
Gli storici definiscono la 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 un capolavoro di audacia e cooperazione popolare. È una formula corretta, ma forse non basta. Quello che accadde in quei tre giorni fu qualcosa di più difficile da replicare: un esercito irregolare che usò il territorio, il tempo e la psicologia meglio di un apparato militare rodato. Da quel momento, la strada verso l'Unità d'Italia era aperta – e i Borbone lo sapevano.

Tra il candore degli stucchi, il silenzio dei chiostri e la memoria viva della città, TACUS vi invita a due nuovi appunt...
28/05/2026

Tra il candore degli stucchi, il silenzio dei chiostri e la memoria viva della città, TACUS vi invita a due nuovi appuntamenti dedicati alla Palermo sacra, segreta e simbolica.

🔶 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟯𝟬 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟲
𝑷𝒓𝒊𝒈𝒊𝒐𝒏𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒐
Passeggiata e visita al monastero di Santa Caterina.

🔶 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟯𝟭 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬
𝑳𝒆 𝑽𝒊𝒓𝒕𝒖' 𝒔𝒗𝒆𝒍𝒂𝒕𝒆 𝒆 𝒍’𝒆𝒔𝒕𝒂𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒊𝒂𝒏𝒄𝒐
Racconto tematico agli Oratori del SS. Rosario in San Domenico e Santa Cita.

Due itinerari per attraversare luoghi, epoche e personaggi, lasciandosi guidare dalla bellezza, dalla storia e dalle tradizioni.

𝗣𝗿𝗲𝗻𝗼𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗮𝗹 𝟯𝟮𝟬 𝟮𝟮𝟲𝟳𝟵𝟳𝟱
TACUS / Arte Integrazione Cultura

Indirizzo

Palermo

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Giovedì 16:00 - 19:00
Venerdì 10:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Sabato 10:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Domenica 10:00 - 13:00

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