2M S - Movimento Monarchico Siciliano

2M S  - Movimento Monarchico Siciliano Regno di Sicilia, Re di Malta e il suo Ordine dipendente

https://www.facebook.com/share/1BeQ8J5oD1/
20/07/2026

https://www.facebook.com/share/1BeQ8J5oD1/

LA SICILIA DI CARLO V (I DI SICILIA): LA FLOTTA REALE

- Galere, Fortezze, Corsari e Cavalieri -

Con la fine di Ferdinando il Cattolico e l’avvento degli Asburgo di Spagna per il Regno di Sicilia si apre una lunghissima fase di guerra contro l’Impero Ottomano, con i Siciliani impegnati in prima linea.

E se i Balcani verranno completamente inghiottiti dai Turchi (spingendosi fino alle porte di Vienna) il sistema difensivo siciliano funziona e funziona bene.

Seppur molto lontani dalla potenza navale al tempo degli Altavilla e degli Aragona di Sicilia, il sistema difensivo siciliano si basa sul contributo dei corsari (in Sicilia ve ne erano tantissimi e su tutti spicca il celebre Visconte Cicala), dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme dal 1530 vassallo e suddito siciliano, e sulla Flotta Reale Siciliana.

Vediamo quest’ultima un po’ più da vicino.

“I Siciliani, pei quali la sicurezza delle loro coste e la tutela dei loro commerci erano questione di vita, se ne preoccuparono e non di rado misero innanzi progetti e si offrirono pronti a dare il necessario.

La difesa delle coste era affidata all’armata e alle fortezze.

L’armata siciliana constava di 10 galee, 6 dette ordinarie e 4 straordinarie. Queste ultime appartenevano a privati armatori ed erano assoldate sempre temporaneamente secondo le necessità.” (Capasso)

Gli Ottomani, ricordiamolo, avevano come obiettivo la conquista della Sicilia dove lo stesso Grande Assedio era solo la prima fase di una campagna militare a più ampio raggio.

RIFERIMENTI:
- G. Capasso, Il governo di don Ferrante Gonzaga in Sicilia dal 1535 al 1543, Archivio Storico Siciliano (1905 – 1906)

🛡 Se vuoi sostenere le attività di Storia del Regno di Sicilia, per l’acquisto di nuovi volumi e materiale di ricerca, puoi aiutarci con una libera donazione: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=RUZ7J3W83K8A4

https://www.facebook.com/share/1DEFuDnAWg/
14/07/2026

https://www.facebook.com/share/1DEFuDnAWg/

SULLE ORME DEL NONNO, FEDERICO II

- Il Leone e l’Aquila -

Se Federico II è passato alla Storia come un grande legislatore il merito è certamente del suo retaggio siciliano, non esiste Federico II senza la Sicilia e il grande lascito degli Altavilla. Lo stesso Liber Augustalis altro non è che l’incontro tra il Diritto Romano e il Diritto Siciliano.

E se anche non conobbe mai suo nonno Ruggero, Federico, curioso com’era, lo conobbe attraverso lo studio del suo governo.

“L’ordinamento ruggeriano in parte caduto in oblio sotto gli immediati successori (specie nel periodo finale della dinastia normanna) fu ripreso, riassestato e rinforzato da Federico II di Svevia, Re di Sicilia e “Imperatore dei Romani”. Per quanto orgoglioso e fiero della sua qualifica di sempre augusto imperatore, Federico fu ben più grande come Re di Sicilia.” (Marongiu)

Diversi storici (considerandolo ancora più grande del nipote) ritengono che non ci sarebbe stato nessuno “Stupor Mundi” senza Ruggero II...
..E non è stupendo pensare che sia il Vespro Siciliano che la Riforma Costituzionale del 1812 è la difesa di questo grandissimo retaggio ora contro la Mala Signoria ora contro la Rivoluzione?

RIFERIMENTI:
- A. Marongiu, Storia del Diritto Pubblico, Cisalpino-Goliardica, Milano

🛡 Se vuoi sostenere le attività di Storia del Regno di Sicilia, per l’acquisto di nuovi volumi e materiale di ricerca, puoi aiutarci con una libera donazione: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=RUZ7J3W83K8A4

14/07/2026

Gli ultimi Carri Trionfali di Santa Rosalia degni di nota.

https://www.facebook.com/share/p/17nYLRpNR1/
01/06/2026

https://www.facebook.com/share/p/17nYLRpNR1/

LA SOCIETA’ POLITICA SICILIANA NEL QUATTROCENTO

- dai Martini ad Alfonso il Magnanimo: Il Parlamento, i nobili, il patriziato urbano -

Quando parliamo del sistema vicereale siciliano non bisogna mai tagliare corto e semplificare parlando a sproposito, in quanto il Regno di Sicilia restava uno stato a tutti gli effetti con un proprio ordinamento, proprie leggi, una propria bandiera, una propria moneta, una propria flotta, esercito ecc.

La macchina statale siciliana era complessa, la Corona, il Parlamento ma non solo...

“A partire dai Martini, ma ancor più con Alfonso il Magnanimo, il gioco politico tra le principali componenti sociali isolane e la corona si sarebbe sviluppato nel contesto dell’istituto parlamentare che, attraverso le dinamiche pattizie, avrebbe garantito in un dare e ricevere reciproco gli interessi del sovrano e quelli dei ceti eminenti, ovvero di una feudalità in profonda ristrutturazione e di un patriziato urbano in fase di ascesa e consolidamento.

L’altro spazio di rappresentazione politica era costituito dagli uffici centrali e periferici del viceregno e dall’amministrazione urbana, appannaggio, anche in questo caso, sebbene con modalità e distribuzione di pesi differenti, di rappresentanti dei patriziati urbani.” (Tocco)

Senza la comprensione di questi “spazi di rappresentazione politica” dove Corona e Parlamento dialogavano, molti di voi continueranno a credere ad esempio che la Riforma Costituzionale del 1812 sia un esotico prodotto d’importazione inglese con William Bentinck che scende dal monte consegnando le tavole della legge ai barbari siculi.

No, come insegna il d'Ondes, quella Siciliana era una Monarchia Costituzionale antichissima, non scalfita nemmeno dalla condizione vicereale, anzi...

RIFERIMENTI:
- F. P. Tocco, Il Regno di Sicilia tra Angioini e Aragonesi, Monduzzi Editoriale

🛡️ Se vuoi sostenere le attività di Storia del Regno di Sicilia, per l’acquisto di nuovi volumi e materiale di ricerca, puoi aiutarci con una libera donazione: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=RUZ7J3W83K8A4

https://www.facebook.com/share/p/1FqVpPnJSv/
30/05/2026

https://www.facebook.com/share/p/1FqVpPnJSv/

L’INCONSISTENZA MILITARE DEL REGNO DI NAPOLI

- Il Catechismo Siciliano -

Anche se a moltissimi dei nostri lettori il Risorgimento non piace è pur vero che questo piccolo periodo storico (non certo paragonabile ai trionfi ruggeriani, federiciani, vespertini, ancora sugli Ottomani e su Napoleone della Sicilia) ci restituisce un dato storico e politico fondamentale: la Sicilia è UNA.

Le “siciliE” sono una forzatura ideologica che nell’Ottocento è degenerata in un criminale regime militare sanguinario e universalmente condannato.

Schiacciare quasi mille anni di Regnum Sicilie ad una dittatura militare africana durata nemmeno 50 anni facendo scempio della storia, delle istituzioni e dell’identità nazionale siciliana è riprovevole.

Quando affrontiamo il tema dell’Indipendenza della Sicilia bisogna pur dire che la Monarchia è stata l’espressione più bella della indipendenza della Sicilia, pensiamo soltanto all’elezione di Federico III d’Aragona nel contesto del Vespro Siciliano oppure alla politica di Ruggero II il quale era insofferente ad ogni ingerenza esterna, sia del Papato, del Sacro Romano Impero, dell’Impero Romano d’Oriente (Bizantino) e dei Maomettani, arrivando ad aggredirli anche militarmente.

L’altro tema è che l’Indipendenza della Sicilia non sta o cade solo se messa in relazione con Napoli e questo fantomatico “sud”.

Una delle accuse/insulti che subisce la Sicilia è che i Siciliani avrebbero “tradito il sud” facendo entrare Giuseppe Garibaldi.

Allora è vero che la Sicilia ha preso un semplice marinaio e l’ha fatto diventare un supereroe, ma è pur vero che della difesa di Napoli e di quella bestiale dinastia borbonica non se ne deve incaricare la Sicilia.

Siamo dunque di fronte all’ennesimo dato rovesciato, non è la Sicilia ad aver “tradito” quello che era a tutti gli effetti un nemico esistenziale e un occupante, ma Napoli e questo fantomatico “sud/siciliE” a non avere alcuna consistenza militare.

Come mai la “terza potenza mondiale” non è riuscita a respingere un avventuriero in camicia rossa?

Leggiamo il Catechismo Siciliano e iniziamo a mettere a fuoco la questione:

D – “Dunque credete voi che la unione col regno di Napoli non sia necessaria alla sicurezza della Sicilia?

R – “No affatto. Il regno di Napoli, il quale non conta che sei milioni di abitanti, e non ha mai respinto alcuna invasione straniera, non esiste ei medesimo, che per scambievole interesse delle grandi potenze, e quindi essendo incapace di sostenere se stesso per virtù militare, non potrebbe difendere un’altra nazione qualunque.”

La Sicilia che ha respinto Napoleone Bonaparte e gli Ottomani figurarsi se aveva problemi a rimandare a casa Giuseppe Garibaldi...

Fatevela alla larga da chi vi parla di "sud unito" e di "siciliE" perché si tratta delle stesse minchiate già sentite nell'Ottocento.

Distrutto il regno di Napoli e dimostrata l’inesistenza delle “siciliE” adesso bisogna fare pulizia a livello storiografico non tollerando più qualsiasi manipolazione e abuso della storia e dell’identità siciliana.

Affidando la Sicilia e i Siciliani alle materne cure della Beata Vergine Maria vi diamo appuntamento a lunedì.

RIFERIMENTI:
- Catechismo Siciliano

🛡️ Se vuoi sostenere le attività di Storia del Regno di Sicilia, per l’acquisto di nuovi volumi e materiale di ricerca, puoi aiutarci con una libera donazione: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=RUZ7J3W83K8A4

https://www.facebook.com/share/p/1D5HhG1RC9/
28/05/2026

https://www.facebook.com/share/p/1D5HhG1RC9/

LA REGGENZA DI COSTANZA I DI SICILIA

- Una grande Regina Siciliana, morta troppo presto -

Federico II si ritrovò senza genitori già all’età di quattro anni, non conobbe mai il padre e poco ricevette dell’affetto e dell’insegnamento materno che, erede del grande retaggio degli Altavilla, forse avrebbe riservato a Federico una sorte meno infausta e fallimentare di quella che il destino gli ha riservato.

La storia ci restituisce un’immagine di Costanza I di Sicilia (1154-1198) quale una donna forte e dotata di spirito di sacrificio; la sua reggenza nel Regno di Sicilia dopo la morte di suo marito Enrico VI di Svevia la vede impegnata a sanare i conflitti tra la fazione tedesca e siciliana e garantire la successione al trono di suo figlio Federico.

“Costanza, intanto, rimasta vedova a Palermo, si era ammalata e rendendosi conto della sua malattia e di ciò che sarebbe successo con la sua morte cercò subito di porre rimedio al disordine che già regnava in Sicilia per il forte attrito fra le fazioni tedesca e normanna. Si comportà non da imperatrice, ma da vera normanna e degna figlia di Ruggero II: cacciò dal regno Markwald Von Anweiler (detto anche Marcovaldo o Marcualdus), marchese di Ancona, duca di Ravenna, siniscalco e grande amico dell’Imperatore, che tra l’altro aveva nascosto il testamento di Enrico per non far sapere che in quell’atto si riconosceva il Papa come signore feudale della Sicilia; con lui espulse anche i vari funzionari, conti e capitani tedeschi, che spadroneggiavano in tutto il Regno, e destituì il cancelleriere Gualtieri di Pagliara (detto anche Gualtiero [Walter] di Palear o di Palearia)” (Silorata)

Forse, se Costanza non fosse morta così presto, la vicenda di suo figlio Federico e del Regno di Sicilia non avrebbe avuto quegli esiti così tragici che conosciamo...

RIFERIMENTI:
- M. Bernabò Silorata, Federico II di Svevia saggezza di un Imperatore, Convivio

Se vuoi sostenere le attività di Storia del Regno di Sicilia, per l’acquisto di nuovi volumi e materiale di ricerca, puoi aiutarci con una libera donazione: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=RUZ7J3W83K8A4

Indirizzo

Palermo

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando 2M S - Movimento Monarchico Siciliano pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi