06/07/2025
🔴Chiesa Senatoriale di Sant’Antonio Abate⚘️
🌹Santa Rosalia
e il Testimone dimenticato
L’ Arcidiocesi di Palermo, all’inizio di questo mese di giugno, ha dato il via al 401 ° Festino di Santa Rosalia ,Patrona della Città di Palermo. Un Festino,il cui compito primario e fondamentale è quello di far giungere,ogni anno, nel cuore di tutti i fedeli cristiani della Chiesa Palermitana e Siciliana il messaggio fondamentale della fede e della speranza cristiana,quel messaggio kerigmatico e salvifico che ci annuncia l’importanza di credere che “che Gesù è il Cristo,il Figlio di Dio,e perché credendo,possiamo avere la vita nel suo nome”(Gv 20,31). Un messaggio che ai nostri giorni, in una società multiculturale e multietnica, è divenuto urgente e impellente perfino all’interno della Santa Chiesa di Dio a causa dell’imperante sincretismo religioso.
Ricordiamo che da sempre, la Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione,ci hanno insegnato che, solo Gesù Cristo è il salvatore degli uomini e che,solo, nella Chiesa Cattolica si trova la salvezza. Le altre religioni,dunque,contengono “semi del Verbo”,ma non sono da considerarsi vie di salvezza analoghe e parallele,complementari o sostitutive al cristianesimo per cui si perviene ad un relativismo cristologico che afferma come verità che non è solo Gesù Cristo che salva ma anche Maometto,Buddha,Confucio e altri possono dirsi salvatori dell’uomo e dell’umanità. Una dichiarazione firmata ufficialmente ad “Abu Dhabi” nel febbraio del 2019 da rappresentanti ufficiali annullando così l’insegnamento di Gesù che disse al suo apostolo Tommaso:”Io sono la via,la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”(Gv 14,6). Sappiano tutti i figli della Chiesa Cattolica che, il ripudio dell’unicità salvifica di Cristo Gesù,si configura come peccato di apostasia ( CCC 2089).
La Vergine Eremita Santa Rosalia,con il Crocifisso che tiene stretto nella sua mano,in comunione di fede con l’ apostolo Pietro, ci dice che:”In nessun altro c’è salvezza;non vi è infatti,sotto il cielo, altro nome dato agli uomini,nel quale è stabilito che noi siamo salvati”(At 4,12). Rosalia istruita dallo Spirito Santo, mediante il Vangelo e i Santi Misteri;sedotta e conquistata dall’amore di Cristo Gesù e dall’opera compiuta per la sua salvezza per mezzo della sua Santa Croce, prese dunque l’unica decisione fondamentale della sua esistenza ormai chiara dicendo a se stessa:”Questa vita che io vivo nella carne , la vivo nella fede del Figlio di Dio,che mi ha amato e ha dato se stesso per me”(Gal 2,20).
La Vergine Rosalia, dall’età di 15 anni fino al giorno del suo “dies natalis”,avvenuto il 4 settembre del 1170, visse la sua esistenza illuminata dalla luce del Cristo Crocifisso. Nel Cristo Crocifisso riconobbe il Figlio di Dio fatto uomo per la salvezza del mondo intero e il suo Salvatore; nel Cristo Crocifisso pose la sua fede,la sua fiducia,la sua sicurezza;nel Cristo Crocifisso trovò l’amore per lei,si sentì amata; un amore dal quale nessuno poteva più separarla; nel Cristo Crocifisso la Vergine Rosalia pose la sua speranza nella risurrezione futura e nel mondo che verrà. Nel Cristo Crocifisso Rosalia pose il suo vanto dicendo con l’apostolo:”Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore”(Gal 6,14).Per amore del Cristo Crocifisso Rosalia ebbe la forza di operare la sua “fuga mundi”seguendo la spiritualità della vita eremitica,fondata in Oriente da Sant’Antonio Abate (251-355) e fatta conoscere in Occidente da Sant’Atanasio vescovo di Alesandria.
Si,l’amore di Cristo Crocifisso e l’amore per Cristo Crocifisso motiva,da senso e spiega l’esistenza di Rosalia.Lasciamo dunque che Rosalia tenga nella sua mano il Crocifisso e che nessuno osi toglierlo. Mostrarci Santa Rosalia privata dal Crocifisso è mostrarci la statua di una donna che a noi non ha nulla da dirci. E’ mostrarci un idolo muto. Nella grotta della Quisquina Rosalia lasciò questo suo scritto:”Amore Domini mei Jesù Christi,in hoc antro habitari decrevi”.
Santa Rosalia,scegliendo la vita eremitica abitò prima nascosta agli occhi di questo mondo in una grotta della Quisquina e dopo in una grotta di Monte Pellegrino, riscaldata dall’amore del suo Amato e infuocata dall’amore per il quando, nell’anno 1624,giunse l’ora della grande prova:la città di Palermo fu infettata dal morbo della peste causando epidemie devastanti a cominciare dal quartiere della “Fieravecchia”. Il popolo cristiano, in quei giorni, elevò nel pianto e nel pentimento,la sua preghiera a Dio nel nome di Gesù per intercessione di Santa Rosalia. E Dio ,come nei tempi antichi,vide la sofferenza del suo popolo, ascoltò la sua supplica e intervenne con braccio potente e mano tesa,a favore del suo popolo onorando l’intercessione della Santa Eremita. Santa Rosalia,in obbedienza alla volontà di Dio, intervenne facendo conoscere a due palermitani il luogo della sepoltura del suo corpo. Il 15 luglio del 1624 fu data conoscenza a Girolama La Gattuta e, il 13 febbraio 1625 ,a Vincenzo Bonelli. Costoro furono esortati a parlarne con l’Arcivescovo D.Giannettino Doria esortandolo, che non si facessero più “dispute e dubbi”sulle sue ossa e che, trovatele,venissero portate in processione poiché,al passaggio delle sue Reliquie,Dio avrebbe dato prova della autenticità di quelle Reliquie e la peste sarebbe cessata. Prima di procedere ci domandiamo: Può Dio tramite le reliquie dei suoi santi operare dei miracoli?
Diciamo subito di si perché, per la teologia spirituale della Chiesa latina, il culto delle Reliquie non è assoluto,cioè diretto alla “res” in sé, che sarebbe feticismo o idolatria,ma è un culto relativo in quanto si onora la reliquia per la relazione, che essa ha avuto con la persona santa. Per la teologia della Chiesa ortodossa noi onoriamo i corpi dei santi perché tutto l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, e dunque ad essere totalmente divinizzato,ad essere partecipe della vita divina per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Una divinizzazione che coinvolge tutto l’essere della persona e dunque il suo spirito,la sua anima e il suo corpo. Per cui, il corpo dei santi, le loro reliquie, sono considerati veicoli della grazia divina e non semplici resti mortali.
Pertanto quando l’Arcivescovo Giannettino Doria (1608 – 1642) fu avvertito e informato dove era sepolto il corpo di Santa Rosalia istituì una Commissione di Esperti. Diversi furono i soggetti che collaborarono con l’Arcivescovo in questa opera santa alcuni dei quali furono “Testimoni” della volontà di Dio che volle onorare la Santità della Vergine Eremita davanti al suo popolo orante ed osannante,operando la liberazione della peste nel nome di Santa Rosalia.
Tra questi Ecclesiastici,Teologi e Medici che furono chiamati dall’Arcivescovo a discernere,a valutare l’appartenenza di un Corpo morto e sepolto 454anni prima ad una Santa Vergine Eremita non era un compito arduo,difficile e impossibile a quei tempi.
L’Arcivescovo chiamò uomini di scienza e di fede che non possiamo dimenticare. Tra questi uomini saggi e pieni di scienza,di dottrina e di vita santa emerge un Venerato Parroco della nostra Parrocchia Senatoriale di Sant’ Antonio Abate: Mons. Vincenzo Dominici,un testimone dimenticato.
Mons. Vincenzo Dominici (1580 -1636)
Uno di questi personaggi che molto collaborò con il Card. Giannettino Doria, Arcivescovo di Palermo (1608-1642) fu Mons. Vincenzo Dominici (Domenech), nato a Palermo nel 1580 da una nobile famiglia di Valenza.
All’età di 17 anni Vincenzo Dominici, si era trasferito a Roma dove fu ospitato da uno zio sacerdote, segretario della Compagnia di Gesù, che lo fece studiare in un Seminario dell’Urbe. Preso il Dottorato in Utroque Jure e in Sacra Teologia,il nostro Vincenzo Dominici, ritornò a Palermo dove svolse molti incarichi diocesani di un certo rilievo affidategli dall’Arcivescovo.
Innanzitutto l ‘11 gennaio 1614, il Cardinale. lo elesse Parroco della Chiesa di Sant’Antonio Abate, succedendo al Parroco Don Girolamo Urgel. Mentre era Parroco, lo stesso Cardinale, gli affidò altri uffici: Fu Esaminatore, Visitatore diocesano con l’abate Don Rocco Pirri. In seguito ebbe l’incarico di Giudice Sinodale, Vicario Generale, Arcidiacono del Capitolo Metropolitano, Protonotario Apostolico e,per due volte, Deputato del Braccio Ecclesiastico del Parlamento Siciliano.
Mons. Vincenzo Dominici se, come sacerdote, fu un degno pastore del gregge del Signore, come figlio della Chiesa palermitana il Signore si servì di lui e dei suoi doni per promuovere il culto e la devozione alla Santa Vergine Eremita. Per questo, nel mese di luglio del 1624, l’Arcivescovo Giannettino Doria lo inviò sul Monte Pellegrino “Pro perquisizione SS.mi Corporis S.Rosaliae” al fine di accertare l’autenticità delle Reliquie” insieme al Vicario Generale D. Francesco de la Riba, D. Giuseppe del Bosco, Senatore, P. Giordano Cascini S.J. e due Teologi gesuiti.
Fu Mons. Vincenzo Dominici che racchiuse in una cassa le pietre in cui erano “ingastate/incastonate” le ossa di Santa Rosalia e scrisse di propria mano una Relazione (ritenuta molto interessante dallo storico P.Giordano Cascini S.J.) “Sull’Invenzione e Miracoli di Santa Rosalia”.
Il 22 febbraio 1625 il nostro Monsignor Dominici portò sulle spalle insieme a Don Francesco della Riba Vicario Generale, Don Andrea Niero Ciantro e Don Guglielmo Xirotta Canonico, il Corpo della gloriosa Santa Rosalia, rinchiuso in una cassa di tela d’argento, sotto un baldacchino a quattro aste, dalla Ca****la del Palazzo Arcivescovile alla Chiesa Cattedrale per essere esposto alla pubblica venerazione.
In occasione della prima processione, Mons. Vincenzo Dominici, il 9 giugno 1625,espose sul Cassaro,nei pressi della Parrocchia di Sant’Antonio Abate, un quadro di Santa Rosalia in veste di monaca basiliana, tratto da una antica pittura conservata nel Monastero femminile benedettino della Martorana. Il quadro,esposto su un altare, era incorniciato di damasco rosso con perle e diamanti e sormontato da un sontuoso baldacchino in tessuto dorato e, accompagnato in basso, da un paliotto ricamato a fili d’argento.
Il 31 ottobtre 1626 il Parroco Mons. Vincenzo Dominici fondò, nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate, la Confraternita di Santa Rosalia, detta dei “Sacchi”, approvata con autorità e licenza dal Card. Doria il 26 agosto 1635 per coltivare nella Comunità parrocchiale il culto e la devozione della Santa Vergine ed Eremita, Santa Rosalia.
Mons. Vincenzo Dominici nel 1630 fu eletto Decano della Cattedrale di Agrigento;e nello stesso anno rinunciò all’ufficio di Parroco. Il nostro amato Parroco fece il suo beato transito da questo mondo a Dio il 29 luglio 1636 e fu sepolto nella Ca****la di Santa Lucia nella Chiesa Cattedrale.
Il Parroco
Mons. Gaetano Tulipano