18/03/2026
Nei giorni scorsi, nel silenzio e lontano da ogni confronto pubblico, il sindaco della città ha scelto di incontrare l’ambasciatore israeliano in un momento segnato da gravissime violazioni del diritto internazionale, dall’ennesima escalation militare nella regione mediorientale e da un’offensiva che continua a colpire la popolazione civile palestinese. Una scelta politica precisa, che non può essere ignorata né minimizzata, perché avviene mentre in Palestina si consuma una catastrofe umanitaria sotto gli occhi del mondo, tra distruzione sistematica, migliaia di vittime, l’annientamento di intere comunità e la pulizia etnica sotto il dominio sionista grazie al regime di apartheid. In questo contesto, ogni atto di normalizzazione istituzionale assume un significato politico chiaro: voltarsi dall’altra parte, rendere accettabile ciò che accettabile non è.
Questa decisione pesa ancora di più perché arriva dopo mesi di appelli pubblici, iniziative, richieste di presa di posizione avanzate dalla comunità palestinese e dall’assemblea palermitana solidale con la Palestina, tutte rimaste senza risposta. Un silenzio che diventa complicità quando, come in questo caso, si accompagna a gesti che legittimano rapporti istituzionali senza alcuna condizione, senza alcuna parola di condanna, senza alcun segno di discontinuità rispetto a ciò che sta accadendo.
Palermo è una città che si è sempre raccontata come città di pace, di accoglienza, di solidarietà tra i popoli. Ma che valore hanno oggi queste parole, se vengono smentite dai fatti? Che senso ha dichiararsi solidali se, nel momento in cui una città gemellata come Khan Younis viene devastata e praticamente cancellata sotto i bombardamenti nella Striscia di Gaza, si sceglie il silenzio e la normalizzazione? Quel gemellaggio non è un simbolo vuoto: è un impegno politico e morale che viene tradito ancora una volta.
Al Sindaco Lagalla diciamo chiaramente: non si può rappresentare una città di pace mentre si ignorano le responsabilità di chi la pace la distrugge; non si può parlare di diritti umani e poi tacere di fronte alla loro sistematica violazione; non si può chiedere alla cittadinanza di essere solidale se le istituzioni scelgono di non esserlo.
Alla cittadinanza chiediamo di interrogarsi, di non accettare il silenzio come normalità, di pretendere coerenza tra i valori proclamati e le scelte compiute; chiediamo di mobilitarsi contro questo silenzio complice. Perché ciò che accade non riguarda solo la politica internazionale: riguarda l’identità stessa di Palermo, la sua storia, la sua coscienza.
Noi continueremo a denunciare, a prendere parola, a rifiutare ogni forma di normalizzazione dell’ingiustizia. Continueremo a stare dalla parte dei diritti umani, del diritto internazionale, della dignità, della solidarietà tra i popoli, a favore della resistenza del popolo palestinese e dei popoli oppressi.
Perché oggi più che mai il silenzio non è neutralità.
È una scelta.
Comunità palestinese “Voci nel Silenzio”