14/10/2026
Mentre tanti adulti preferiscono tacere, un ragazzo che non ha ancora vent’anni ha trovato il coraggio di dire ad alta voce ciò che molti fingono di non vedere.
Si chiama Lorenzo, studia al liceo Marconi di Parma e, durante il festival organizzato da Teha Group, ha deciso di rompere il copione.
Sul palco si celebrava Leonardo Spa, presentata come un’eccellenza industriale e un simbolo di innovazione e futuro. Ma Lorenzo non si è accontentato della narrazione ufficiale. Ha preso il microfono e ha posto una domanda scomoda: quale futuro possiamo costruire se continuiamo a investire nelle armi mentre si tagliano le risorse destinate alla scuola e alla sanità?
Ha denunciato il ruolo dell’industria bellica nel sistema che alimenta i conflitti, richiamando le responsabilità legate alla tragedia palestinese. Ha contestato un modello economico che trova miliardi per il riarmo, mentre nelle scuole mancano spazi adeguati e i servizi pubblici subiscono continui tagli.
Il suo intervento ha messo a n**o una contraddizione enorme: ai giovani si chiede di credere nel domani, ma le scelte politiche ed economiche rischiano di consegnare loro un mondo più armato, più diseguale e meno capace di garantire diritti.
E alla fine ha pronunciato parole che dovrebbero far riflettere tutti: «Questo è il nostro futuro e ce l’avete strappato via voi».
Altro che giovani apatici, disinteressati o incapaci di impegnarsi. Quando ragazze e ragazzi prendono posizione, dimostrano di conoscere le contraddizioni del mondo in cui vivono e di non essere disposti ad accettarle in silenzio.
Il problema è che spesso la loro voce viene ignorata, ridicolizzata o messa a tacere, soprattutto quando mette in discussione gli interessi di chi detiene il potere economico e politico.
Lorenzo ci ricorda che la scuola non dovrebbe insegnare soltanto a trovare un lavoro, ma anche a sviluppare uno spirito critico, a interrogarsi sulle ingiustizie e ad avere il coraggio di contestarle.
Un ragazzo ha fatto ciò che troppi rappresentanti delle istituzioni non hanno avuto il coraggio di fare: porre domande scomode davanti a chi preferiva celebrare il proprio modello di sviluppo.
Per questo il suo intervento merita di essere ascoltato, condiviso e discusso. Non perché un giovane abbia sempre ragione, ma perché una società democratica dovrebbe essere capace di ascoltare soprattutto le voci che disturbano le certezze dei potenti.
Grazie, Lorenzo. Il futuro appartiene anche a chi ha il coraggio di non accettare quello che gli viene imposto.