02/09/2026
È UNA VERGOGNA. MA QUESTA VOLTA VOGLIAMO RACCONTARE ANCHE IL LIETO FINE.
La sera dell’11 agosto, intorno alle 18:30, presso il nostro dormitorio Casa di Muhil è stato inviato dal Policlinico un uomo algerino, N. A., nato in Algeria il 23 novembre 1967, affetto da un grave scompenso cardiaco, con una frazione di eiezione (FE) del 15%, e con una pregressa polmonite.
È arrivato da noi senza neppure i farmaci necessari per la sua terapia.
Era la settimana di Ferragosto.
Eppure quei farmaci erano indispensabili, farmaci salvavita.
Abbiamo mandato immediatamente uno dei nostri operatori ad acquistarli, perché non potevamo certo lasciare quell’uomo senza le cure di cui aveva bisogno.
E ancora una volta ci siamo chiesti: come è possibile?
Si parla continuamente di prevenzione, assistenza, salute, campagne, camper, convegni e servizi. Ma chi vive ogni giorno accanto alle persone più fragili conosce una realtà molto diversa.
Noi la vediamo ogni giorno.
Vediamo persone malate che vengono rimandate indietro.
Vediamo fragilità che diventano invisibili.
Vediamo uomini e donne di cui il sistema sembra non sapere più cosa fare.
E non è la prima volta che accade.
Quello che è successo quella sera è, a nostro avviso, gravissimo.
Ma oggi vogliamo raccontare anche l’altra parte della storia.
Da quella sera, il signor N. è a Casa di Muhil, 24 ore su 24.
E oggi possiamo dire che, grazie alle terapie prescritte, che segue con grande attenzione, a una corretta alimentazione e soprattutto alle cure, all’assistenza e all’affetto che riceve ogni giorno, è rinato.
Mangia, segue la terapia, viene accudito e, soprattutto, si sente voluto bene.
Perché prendersi cura di una persona non significa soltanto darle un letto.
Significa esserci.
Significa controllare che assuma le terapie.
Significa prepararle da mangiare.
Significa ascoltarla.
Significa non lasciarla sola.
Casa di Muhil questo fa ogni giorno.
Adesso stiamo lavorando anche per trovare una soluzione che gli permetta di avere una residenza virtuale, così da poter continuare a garantire la sua tutela e il suo percorso di assistenza.
Non vogliamo puntare il dito.
Vogliamo però che questa storia venga conosciuta.
Perché dietro le parole fragilità, assistenza e sanità ci sono persone vere.
E noi quelle persone le incontriamo ogni giorno.