CISO - Centro italiano studi ornitologici

CISO - Centro italiano studi ornitologici Questa è la pagina ufficiale del CISO-Centro italiano studi ornitologici, una organizzazione dedicata

Il CISO ONLUS (Centro Italiano Studi Ornitologici) è l’associazione che riunisce professionisti e amatori che si dedicano alla ricerca ornitologica, accomunati dal desiderio di sviluppare e diffondere solide conoscenze biologiche per la conservazione dell’avifauna. L’associazione è aperta a tutti coloro che ne condividono i principi e lo spirito. Il CISO ONLUS:

- collabora con organizzazioni e so

cietà scientifiche italiane ed europee per la realizzazione di progetti di ricerca e la conservazione degli uccelli e dei loro habitat, offrendo una capillare rete di rilevamento sul territorio italiano, garantita dalla professionalità e dall’entusiasmo dei suoi soci;
- organizza il Convegno Italiano di Ornitologia, il più importante e partecipato momento d’incontro e scambio di idee fra gli ornitologi italiani. Esso favorisce l’incontro di accademici, studenti, professionisti ed amatori dell’ornitologia in un ambiente informale ma di sicuro rigore scientifico;
- organizza e promuove convegni e workshop tematici e seminari di ornitologia rivolti alla formazione e all’aggiornamento (CISO-Day);
- promuove la realizzazione di programmi nazionali di monitoraggio dell’avifauna italiana (Atlante degli uccelli nidificanti in Italia, Progetto Mito2000);
- partecipa e promuove la piattaforma ornitologica Ornitho;
- cura attraverso la Commissione Ornitologica Italiana (COI) la redazione della Lista degli Uccelli italiani. La COI raccoglie le segnalazioni di specie rare osservate in Italia, - - aggiorna la lista e lo status di presenza delle specie e valuta l’accettazione di variazioni nella nomenclatura dell’avifauna italiana;
- pubblica la rivista AVOCETTA, periodico scientifico che garantisce la diffusione di lavori sottoposti a peer-review dedicati soprattutto all’avifauna italiana e mediterranea.
- è patrocinatore di numerosi progetti di ricerca e monitoraggio,

Rodenticidi anticoagulanti, roditori ...e uccelli predatori diurni e notturniSecond-Generation Anticoagulant Rodenticide...
06/08/2026

Rodenticidi anticoagulanti, roditori ...e uccelli predatori diurni e notturni

Second-Generation Anticoagulant Rodenticides as a Neglected Threat: Further Evidence From Italian Raptors Prompts a Plea for Promoting the Use of Alternatives to These Chemicals

Vincenzo Ferri, Davice Aldi, Christiana Soccini, Corrado Battisti, Elena Faggionato, Alberto Amicabile. In Animal Conservation.

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Oltre i confini della sostenibilità: il Centro Italiano Studi Ornitologici boccia la riforma della caccia. «L'Italia ris...
08/07/2026

Oltre i confini della sostenibilità: il Centro Italiano Studi Ornitologici boccia la riforma della caccia. «L'Italia rischia nuove infrazioni UE»

Il Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO ODV), l'organismo scientifico che riunisce i principali ricercatori, accademici e professionisti specializzati nello studio e nella conservazione degli uccelli in Italia, esprime profonda preoccupazione per l'iter della proposta di riforma della Legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica (Disegno di Legge n. 1552, già approvato al Senato e ora all'esame della Camera come C. 2984).

Il CISO, che gestisce la piattaforma di citizen science Ornitho.it (oltre 2 milioni di dati validati nel solo 2025 da 20.000 esperti) ed è autore dell’Atlante degli Uccelli nidificanti e svernanti italiani, non entra nel merito della legittimità della caccia. Tuttavia, l'analisi tecnica del testo rivela che la riforma capovolge i principi scientifici e le normative europee costruiti in oltre trent'anni di tutela ambientale, proprio mentre la recente Lista Rossa dei Vertebrati Italiani mostra un quadro preoccupante: il 24% delle 278 specie di uccelli considerate è oggi minacciato di estinzione.

Il cacciatore "bioregolatore": un errore scientifico e culturale
Il DDL introduce il principio secondo cui la caccia "concorre alla tutela della biodiversità", elevando il cacciatore a figura di "bioregolatore". Per la comunità scientifica si tratta di un controsenso ecologico. La gestione e il controllo della fauna sono attività pubbliche, basate su dati rigorosi e attuate da istituzioni per tutelare un ecosistema. La caccia è, per definizione, un'attività privata e ricreativa. Affidarsi alla somma casuale e disorganizzata dei singoli prelievi venatori non risolve il sovrappopolamento di specie complesse (come cinghiali o corvidi). Al contrario, la letteratura scientifica dimostra che la pressione venatoria incontrollata disgrega i gruppi sociali degli animali, ne aumenta il tasso riproduttivo e accelera la diffusione di patogeni (come la peste suina). Inoltre, la caccia altera la selezione naturale (colpendo spesso individui sani e adulti), genera stress antropico (disturbo) anche sulle specie non cacciabili e disperde nell'ambiente il piombo delle munizioni, un metallo pesante altamente tossico.

Il paradosso: l'abbattimento delle specie in declino
Definire la caccia come "bioregolazione" (ovvero contenimento delle specie in esubero) contrasta con la realtà dei fatti: l'attuale impianto normativo permette già il prelievo venatorio di ben 18 specie in cattivo stato di conservazione. Se la riforma passasse, verrebbe definito "bioregolatore" anche chi abbatte l'allodola o la pernice bianca, specie inserite nella Lista Rossa IUCN a causa del loro drastico declino, o chi pratica la caccia da appostamento ai tordi lungo i valichi montani durante le delicate rotte migratorie.
Caccia nei periodi di migrazione e stop al parere scientifico dell'ISPRA

A causa del cambiamento climatico, gli uccelli stanno anticipando il rientro verso i siti di riproduzione. Uno studio recente (McKinlay et al. 2025) basato sui dati di Ornitho.it dimostra che l'83% delle specie analizzate inizia la migrazione prima rispetto a quanto stimato dai vecchi calendari. Il DDL, invece di recepire questi dati e tutelare gli uccelli nel momento di massima vulnerabilità come richiesto dalla Direttiva Europea "Uccelli", estende la stagione venatoria oltre i limiti attuali. Inoltre, la riforma toglie valore vincolante ai pareri dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), permettendo alle singole Regioni di discostarsi dalle valutazioni scientifiche centralizzate. Frammentare la gestione della fauna migratoria su base locale ignora le rotte continentali degli uccelli e la necessità di criteri scientifici omogenei. La riforma introduce anche l'uso di visori notturni, silenziatori e l'estensione della caccia oltre il tramonto e nelle aziende agri-turistico-venatorie. Questa deregolamentazione rischia di far incorrere l'Italia in una pesante procedura d'infrazione da parte della Commissione Europea, che ha già inviato un richiamo ufficiale al Governo nel dicembre 2025.

Richiami vivi: tornano le catture e aumentano i rischi di sanzioni UE
Il testo cancella il tetto massimo per gli appostamenti fissi e quadruplica il numero di uccelli utilizzabili come richiami vivi da ogni singolo cacciatore, ipotizzando persino la riapertura dei vecchi impianti di cattura storici. La riforma allenta i controlli sull'identificazione degli uccelli in cattività, aprendo la strada a possibili sanatorie e consentendo la cattura di uccelli selvatici anche quando sono disponibili richiami nati in allevamento. Anche questo punto è stato esplicitamente censurato dalla Commissione Europea nella nota di fine 2025.

Bracconaggio impunito e limitazione dei diritti dei proprietari terrieri

L'Italia detiene il primato negativo in Europa per gli atti di bracconaggio. Nonostante il Piano Nazionale approvato nel 2017 prevedesse sanzioni severe e proporzionate come deterrente, il DDL ignora queste necessità. Al contrario, introduce una multa da 150 a 900 euro per chiunque "impedisca o rallenti" le attività di caccia. Inoltre, la riforma comprime il diritto alla proprietà privata garantito dalla Costituzione, riducendo drasticamente la facoltà dei proprietari terrieri e degli agricoltori di vietare l'ingresso dei cacciatori nei propri fondi per motivi etici, subordinando la volontà del cittadino ai piani venatori regionali.
Riduzione dei rifugi naturali e limiti alle aree protette
Con una logica capovolta, il DDL stabilisce che nel computo delle quote di territorio protetto vadano conteggiati anche i Parchi Nazionali e Regionali già esistenti, azzerando la necessità di creare nuove zone di tutela e aprendo alla caccia le foreste demaniali. L'obiettivo esplicito del testo è fissare al 30% il limite massimo (e non minimo) di territorio protetto in ogni regione. Questa impostazione viola gli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia, tra cui la Nature Restoration Law europea (Regolamento UE 2024/1991) e la Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, che considerano il 30% di protezione come una soglia minima di sicurezza da superare.
«Un porto d'armi attesta l'idoneità a esercitare un'attività regolamentata, non una formazione in zoologia, ecologia o biologia della conservazione. Equiparare l'esperienza sul campo di un cacciatore alla competenza scientifica è un clamoroso errore di categoria. Indebolire il ruolo dell'ISPRA significa creare un system in cui chi esercita la caccia diventa arbitro della sua stessa sostenibilità, istituzionalizzando una pericolosa gestione al buio del patrimonio faunistico nazionale».
Alla luce di queste gravi incongruenze biologiche ed ecologiche, il Consiglio Direttivo del CISO esorta formalmente il Parlamento a sospendere l'iter di approvazione del DDL 1552 e a riaprire immediatamente un tavolo di confronto con la comunità scientifica per garantire una riforma ancorata alle evidenze empiriche e capace di tutelare realmente la fauna selvatica.

Il Link documento tecnico redatto e comunicato stampa: https://drive.google.com/drive/folders/1ksjAgZTtQt7DzHD3-cDS-t10AiUzLu8Y?usp=drive_link

27/06/2026
Nel post la lettera sottoscritta dal CISO ed altre dieci organizzazioni scientifiche. Di seguito il testo integrale: OGG...
22/06/2026

Nel post la lettera sottoscritta dal CISO ed altre dieci organizzazioni scientifiche. Di seguito il testo integrale:

OGGETTO: Disegno di legge AS n. 1552 per la riforma delle Legge 11 febbraio 1992, n. 157 recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Richiesta di intervento urgente.

Ci rivolgiamo alle più alte cariche dello Stato per esprimere la nostra profonda preoccupazione in merito al disegno di legge AS n. 1552, attualmente in discussione al Senato, che interviene sulla legge n. 157 del 1992, legge quadro sulla tutela della fauna selvatica in Italia.

Il provvedimento presenta due criticità di sistema di particolare gravità. Da un lato, profili evidenti di incompatibilità con il diritto dell’Unione europea che espongono il nostro Paese al concreto rischio di una nuova procedura d’infrazione; dall’altro, una marcata marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali, in un ambito - quello della tutela della biodiversità - che richiede invece basi tecnico scientifiche solide e indipendenti.

In questo quadro si inserisce un ulteriore elemento di forte criticità. Nel corso dell’attuale legislatura la legge n. 157 del 1992 è stata modificata ben dodici volte, spesso mediante disposizioni inserite in provvedimenti eterogenei e privi di un adeguato confronto parlamentare, in particolare quattro decreti legge e due leggi di bilancio, oltre ad altri atti normativi. Si è trattato, nella maggior parte dei casi, di interventi che hanno inciso negativamente sulla finalità primaria della norma, che è la protezione della fauna quale patrimonio indisponibile dello Stato.

Il disegno di legge oggi all’esame segna tuttavia un salto ulteriore in termini negativi, poiché non si limita a intervenire su singoli aspetti, ma mira a ridefinire complessivamente l’equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent’anni.

Sotto il profilo del rispetto del diritto dell’Unione europea, la Commissione europea ha già evidenziato, con nota formale della Direzione Generale Ambiente trasmessa al Governo italiano nel dicembre scorso, rilevanti criticità rispetto alle direttive 2009/147/CE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat”. Le modifiche prospettate incidono su elementi strutturali della disciplina, quali l’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti, l’indebolimento del ruolo della scienza nella definizione dei calendari venatori e la deregolamentazione dei richiami vivi, rendendo concreta la prospettiva di apertura di una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

A ciò si aggiungono numerose disposizioni previste nel disegno di legge che colpiscono direttamente la conservazione della fauna e la sicurezza dei cittadini, aumentando le specie cacciabili, riducendo le aree naturali protette se ritenute “eccessive”, consentendo la caccia nelle aree demaniali, comprese spiagge, zone dunali, foreste e praterie con enormi rischi per escursionisti e turisti, riconoscendo ai gestori delle aziende faunistico venatorie e agrituristico venatorie lo status di imprenditori agricoli così da consentire loro l’accesso ai fondi della Politica Agricola Comune (sottratti ai veri agricoltori, già oggi in affanno), estendendo gli Ambiti Territoriali di Caccia a dimensione provinciale (e persino regionale nel caso della Sardegna) eliminando così il legame cacciatore/territorio, facilitando l’accesso alla caccia per soggetti stranieri senza limiti numerici né formazione specifica su normativa italiana e fauna presente sul territorio, arrivando a prevedere sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo, e molto altro ancora.

Il disegno di legge AS n. 1552 determina un arretramento complessivo del sistema di tutela della fauna anche sotto un ulteriore profilo che ci riguarda particolarmente, ovvero la scelta di ridimensionare drasticamente il ruolo degli organismi tecnico scientifici. Tale tendenza che emerge chiaramente nell’analisi del testo in esame, si inserisce in un percorso già avviato nel corso dell’attuale legislatura, attraverso interventi normativi che hanno progressivamente depotenziato il ruolo dell’ISPRA, attribuendo una posizione di primazia al ricostituito Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, organo nel quale la rappresentanza scientifica risulta pressoché marginale. Su questo assetto il Consiglio di Stato, Sezione VI, con ordinanza 19 febbraio 2026, n. 1336, ha sollevato una circostanziata questione di legittimità costituzionale che rende ancora più delicato l’intervento legislativo in corso.
Appare dunque particolarmente grave l’assenza di un effettivo coinvolgimento delle principali istituzioni scientifiche nazionali nel processo di elaborazione della riforma. Ciò risulta ancor più incomprensibile alla luce dei dati disponibili, che delineano un quadro già oggi fortemente critico per la biodiversità nel nostro Paese. In Italia, il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26% secondo le valutazioni ISPRA e IUCN . A fronte di questo scenario, i dati ufficiali dell’ISPRA relativi ai tesserini venatori delle stagioni 2017/18–2022/23 consentono di stimare un prelievo complessivo superiore a 32 milioni di uccelli appartenenti alle 36 specie cacciabili evidenziando anche significative carenze nei sistemi regionali di raccolta e trasmissione dei dati . Si tratta di elementi che rendono chiaro come qualsiasi intervento normativo in materia richieda un rafforzamento - e non un indebolimento - del presidio scientifico e dei sistemi di monitoraggio.

La rinuncia al contributo scientifico, in un contesto caratterizzato da tali criticità, rischia di compromettere la qualità delle decisioni pubbliche e di determinare effetti irreversibili sugli equilibri ecologici. Le realtà scientifiche attive nel campo dell’ecologia, della zoologia e della conservazione della biodiversità, nonché le comunità accademiche impegnate nello studio degli ecosistemi, rappresentano un presidio fondamentale per garantire che le politiche pubbliche siano fondate su evidenze scientifiche aggiornate e condivise. La loro marginalizzazione indebolisce la qualità delle decisioni e rischia di compromettere la credibilità complessiva dell’azione pubblica in un settore di rilievo strategico.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo doveroso richiamare la Vostra attenzione sul fatto che la tutela della fauna selvatica non costituisce un interesse settoriale, ma un valore costituzionale primario. La riforma del 2022 ha inserito espressamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Costituzione, mentre l’articolo 41 chiarisce che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, definendo un ordine di priorità che non consente di subordinare tali valori a interessi di altra natura.
Per queste ragioni chiediamo un Vostro autorevole intervento affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l’approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il sistema di tutela della fauna selvatica in Italia.
Cordiali saluti

Luciano Di Tizio - Presidente del WWF Italia ETS
In nome e per conto di:
Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana;
Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia;
Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Etologia;
Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente;
Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia;
Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina;
Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia;
Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici;
Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia;
Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica

“Albania should refrain from actions that could undermine the fulfillment of the closing benchmarks and [we] expect the ...
07/06/2026

“Albania should refrain from actions that could undermine the fulfillment of the closing benchmarks and [we] expect the Albanian authorities to act without delay,”

TIRANA — The European Commission has cautioned Albania against actions that may impact its EU accession path, amid ongoing national protests over a Jared Kushner-linked development project on the country’s southern coast.

Dall’articolo di Politico.

https://www.politico.eu/article/eu-warns-albania-membership-bid-jared-kushner-project-protests/

Un sistema avvelenato …
04/06/2026

Un sistema avvelenato …

TIROLO. Sei grifoni sono stati rinvenuti senza vita nella valle del Lesach in Tirolo e un settimo esemplare in gravissime condizioni. Nelle scorse ore sono state diffuse le analisi che confermerebbero il sospetto di un avvelenamento: secondo quanto riportato BirdLife Austria la morte dei sei animali...

Vi ricordiamo l'appuntamento di oggi alle 17:30 con "Orizzonti senza confini. Il Falco grillaio e la necessità di migrar...
15/05/2026

Vi ricordiamo l'appuntamento di oggi alle 17:30 con "Orizzonti senza confini. Il Falco grillaio e la necessità di migrare", per conoscere meglio le rotte migratorie del Falco grillaio, che ogni anno si sposta dall’Eurasia all’Africa.
Maurizio Sarà, uno dei protagonisti del gruppo di studio interdisciplinare europeo, racconterà trent’anni di ricerche tra le pseudosteppe agricole della Piana di Gela, quelle vere della Mongolia e il Karoo sudafricano, che mediante tecniche di telemetria satellitare hanno svelato le dinamiche di migrazione di questo piccolo falco vulnerabile per le trasformazioni ambientali e il cambiamento climatico.

Potete seguire la diretta a questo link 👇

Da non perdere 🍀🐦
08/05/2026

Da non perdere 🍀🐦

Ci sono falchi che fanno giri immensi e poi ritornano 🦅

Ne parleremo insieme al CISO (Centro Italiano Studi Ornitologici) durante il seminario "Orizzonti senza confini. Il Falco grillaio e la necessità di migrare".
L’incontro sarà l’occasione per conoscere meglio le rotte migratorie del Falco grillaio, che ogni anno si sposta dall’Eurasia all’Africa. Il viaggio di questo piccolo rapace ci racconta un mondo animale in costante movimento per adattarsi alle mutate condizioni ecologiche e climatiche del suo areale.

Maurizio Sarà, uno dei protagonisti del gruppo di studio interdisciplinare europeo, ci racconterà trent’anni di ricerche tra le pseudosteppe agricole della Piana di Gela, quelle vere della Mongolia e il Karoo sudafricano, che mediante tecniche di telemetria satellitare hanno svelato le dinamiche di migrazione di questo piccolo falco vulnerabile per le trasformazioni ambientali e il cambiamento climatico.

📆 15 maggio alle ore 17.30
📍 Spazio Mediterraneo - Legambiente Sicilia | Cantieri culturali della Zisa

🌿 Aperta la Call for Abstracts per EuBiReCo 2026!Segnate in agenda: il 5 e 6 novembre 2026 il MUSE di Trento ospiterà la...
05/05/2026

🌿 Aperta la Call for Abstracts per EuBiReCo 2026!

Segnate in agenda: il 5 e 6 novembre 2026 il MUSE di Trento ospiterà la Euregio Biodiversity Research Conference (EuBiReCo), un appuntamento imperdibile per la ricerca sulla biodiversità.
Sei un ricercatore o un esperto del settore? È il momento di dare il tuo contributo!

Dettagli chiave:
• 📅 Date: 5-6 novembre 2026
• 📍 Location: MUSE - Museo delle Scienze, Trento
• ⏰ Scadenza invio abstract: 15 giugno 2026

Come partecipare:

Puoi proporre il tuo contributo sotto forma di Standard Presentation o Speed Talk. Sul sito ufficiale trovi tutti i topic della conferenza, le tracce di ricerca e le linee guida per l’invio.

👉 Scopri di più e invia il tuo abstract qui: Link al sito MUSE

Per supporto tecnico o domande, è possibile scrivere direttamente a:

[email protected].
Non vediamo l'ora di scoprire i vostri progetti di ricerca! 🧬

🌍 RIPRISTINARE LA NATURA: IL FUTURO PASSA DAL CISO DAY 2026Si è concluso a San Lazzaro di Savena (BO) il CISO DAY, una g...
27/04/2026

🌍 RIPRISTINARE LA NATURA: IL FUTURO PASSA DAL CISO DAY 2026

Si è concluso a San Lazzaro di Savena (BO) il CISO DAY, una giornata cruciale per il futuro della biodiversità in Italia. Organizzato dal CISO (Centro Italiano Studi Ornitologici) insieme a LIPU e ASOER, l’incontro ha messo al centro la sfida più ambiziosa del decennio: l’attuazione del Regolamento Europeo 2024/1991 (Nature Restoration Law).

📌 L’OBIETTIVO: IL PIANO NAZIONALE DI RIPRISTINO (PNR)
Entro settembre 2026, l'Italia dovrà presentare alla Commissione Europea un piano concreto per rigenerare i nostri ecosistemi. Durante la mattinata, esperti di istituzioni e ricerca hanno tracciato la rotta:
• Cornice Istituzionale: Giulia Albani Rocchetti (MASE) e Piero Genovesi (ISPRA) hanno approfondito gli aspetti tecnici del PNR.
• Società Civile: Federica Luoni (LIPU) ha evidenziato come il successo del Regolamento dipenda dal coinvolgimento di tutti noi.

🛠 DALLE PAROLE AI FATTI: ESEMPI OPERATIVI
Non solo teoria, ma casi studio concreti che dimostrano come il ripristino ambientale sia già realtà (o necessità urgente):
✅ Agricoltura e Biodiversità: Roberto Tinarelli (ASOER) ha mostrato i successi dei 30 anni di misure agro-climatico-ambientali in Emilia-Romagna.
✅ Ricerca in quota: Il team UniMI/Muse/Lipu ha acceso i riflettori sul Fringuello alpino e la fragilità delle praterie d'alta quota.
✅ Aree Umide e Pascoli: Dai progetti LIFE GRANATHA e OLIVARES VIVOS fino alla riqualificazione di zone umide siciliane in contesti industriali.
✅ Grandi ritorni: Rewilding Apennines ha presentato il piano di fattibilità per la reintroduzione di avvoltoi necrofagi in Appennino Centrale.

🗣 LA TAVOLA ROTONDA: DIALOGO E STRATEGIA
Nel pomeriggio, il confronto coordinato da Maurizio Sarà (CISO) e moderato dal giornalista Marco Boscolo, ha toccato i nodi nevralgici:
• Finanziamenti: Come reperire le risorse per i ripristini.
• Comunicazione: L’importanza di adottare linguaggi diversi per parlare con enti pubblici e cittadini.
• Agricoltori Protagonisti: Il ruolo del mondo agricolo è emerso come determinante. Per vincere la sfida del ripristino serve un approccio "win-win", capace di trasformare le proposte ambientali in opportunità accettate e condivise dal territorio.
🌱 Il dibattito vivace e i numerosi spunti arrivati dal pubblico confermano che la strada è tracciata: la scienza ornitologica è pronta a fare la sua parte per un'Italia più verde e resiliente.

Ecco il link 🔗 per guardare la registrazione live dell’evento: https://vimeo.com/1185408333?share=copy&fl=sv&fe=ci

Indirizzo

Dipartimento SAF (Scienze Agrarie E Forestali) Dell’Università Degli Studi Di Palermo Viale Delle Scienze, Edificio 4 – Ingresso
Palermo
90128

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