CISO - Centro italiano studi ornitologici

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CISO - Centro italiano studi ornitologici Questa è la pagina ufficiale del CISO-Centro italiano studi ornitologici, una organizzazione dedicata

Il CISO ONLUS (Centro Italiano Studi Ornitologici) è l’associazione che riunisce professionisti e amatori che si dedicano alla ricerca ornitologica, accomunati dal desiderio di sviluppare e diffondere solide conoscenze biologiche per la conservazione dell’avifauna. L’associazione è aperta a tutti coloro che ne condividono i principi e lo spirito. Il CISO ONLUS:

- collabora con organizzazioni e società scientifiche italiane ed europee per la realizzazione di progetti di ricerca e la conservazione degli uccelli e dei loro habitat, offrendo una capillare rete di rilevamento sul territorio italiano, garantita dalla professionalità e dall’entusiasmo dei suoi soci;
- organizza il Convegno Italiano di Ornitologia, il più importante e partecipato momento d’incontro e scambio di idee fra gli ornitologi italiani. Esso favorisce l’incontro di accademici, studenti, professionisti ed amatori dell’ornitologia in un ambiente informale ma di sicuro rigore scientifico;
- organizza e promuove convegni e workshop tematici e seminari di ornitologia rivolti alla formazione e all’aggiornamento (CISO-Day);
- promuove la realizzazione di programmi nazionali di monitoraggio dell’avifauna italiana (Atlante degli uccelli nidificanti in Italia, Progetto Mito2000);
- partecipa e promuove la piattaforma ornitologica Ornitho;
- cura attraverso la Commissione Ornitologica Italiana (COI) la redazione della Lista degli Uccelli italiani. La COI raccoglie le segnalazioni di specie rare osservate in Italia, - - aggiorna la lista e lo status di presenza delle specie e valuta l’accettazione di variazioni nella nomenclatura dell’avifauna italiana;
- pubblica la rivista AVOCETTA, periodico scientifico che garantisce la diffusione di lavori sottoposti a peer-review dedicati soprattutto all’avifauna italiana e mediterranea.
- è patrocinatore di numerosi progetti di ricerca e monitoraggio,

🌿 Opportunità di lavoro al MUSE: cercasi Botanico Tropicalista!Il MUSE - Museo delle Scienze di Trento apre le selezioni...
06/10/2026

🌿 Opportunità di lavoro al MUSE: cercasi Botanico Tropicalista!

Il MUSE - Museo delle Scienze di Trento apre le selezioni per l’Ufficio Ricerca e Collezioni Museali (contratto full-time di 1 anno, rinnovabile).
Di cosa ti occuperai:
Ricerca ed ecologia vegetale (focus su Tanzania ed Eastern Arc)
Gestione delle collezioni tropicali nelle serre del museo e divulgazione scientifica
Attività sul campo presso l’Udzungwa Ecological Monitoring Centre (UEMC) in Tanzania
⏳ Scadenza candidature: venerdì 6 novembre 2026, ore 12:00
🔗 Dettagli e bando: https://www.muse.it/selezione-per-attivita-di-ricerca-in-ambito-tropicale/

Condividete con chi potrebbe essere interessato! 🥑🌱

Avviso di selezione per esame colloquio e titoli per il conferimento di nr. 1 contratto di prestazione d’opera per attività di ricerca scientifica e orticulturale in ambito tropicale presso il MUSE – Museo delle Scienze di Trento

𝐄̀ 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐢𝐥 𝐗𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚!🦅𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟎 𝐚𝐥 𝟐𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟕, la comunità ...
01/10/2026

𝐄̀ 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐢𝐥 𝐗𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚!🦅

𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟎 𝐚𝐥 𝟐𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟕, la comunità ornitologica italiana si ritroverà all’𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚, 𝐚 𝐑𝐞𝐧𝐝𝐞 (𝐂𝐒), per cinque giornate dedicate alla ricerca, al confronto e alla conoscenza dell’avifauna.

Il Convegno, promosso dal CISO - Centro italiano studi ornitologici, sarà organizzato dalla 𝐒𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐞𝐬𝐞 (𝐒𝐭𝐎𝐫𝐂𝐚𝐥) insieme al 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, 𝐄𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 (𝐃𝐢𝐁𝐄𝐒𝐓) 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐂𝐚𝐥.

Simbolo di questa edizione sarà la 𝑮𝒉𝒊𝒂𝒏𝒅𝒂𝒊𝒂 𝒎𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 (𝑪𝒐𝒓𝒂𝒄𝒊𝒂𝒔 𝒈𝒂𝒓𝒓𝒖𝒍𝒖𝒔), specie particolarmente protetta e strettamente legata ai paesaggi agricoli mediterranei, che anche in Calabria trovano importanti aree di nidificazione.

Una scelta che richiama il valore di questi ambienti e l’importanza della loro conoscenza e tutela.

𝐄𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚, 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐢𝐧𝐯𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 sul sito ufficiale del Convegno, attualmente in preparazione.

𝐂𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟕!

È 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐢𝐥 𝐗𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚!🦅

𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟎 𝐚𝐥 𝟐𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟕, la comunità ornitologica italiana si ritroverà all’𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚, 𝐚 𝐑𝐞𝐧𝐝𝐞 (𝐂𝐒), per cinque giornate dedicate alla ricerca, al confronto e alla conoscenza dell’avifauna.

Il Convegno, promosso dal CISO - Centro italiano studi ornitologici, sarà organizzato dalla 𝐒𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐎𝐫𝐧𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐞𝐬𝐞 (𝐒𝐭𝐎𝐫𝐂𝐚𝐥) insieme al 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, 𝐄𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 (𝐃𝐢𝐁𝐄𝐒𝐓) 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐂𝐚𝐥.

Simbolo di questa edizione sarà la 𝑮𝒉𝒊𝒂𝒏𝒅𝒂𝒊𝒂 𝒎𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 (𝑪𝒐𝒓𝒂𝒄𝒊𝒂𝒔 𝒈𝒂𝒓𝒓𝒖𝒍𝒖𝒔), specie particolarmente protetta e strettamente legata ai paesaggi agricoli mediterranei, che anche in Calabria trova importanti aree di nidificazione.

Una scelta che richiama il valore di questi ambienti e l’importanza della loro conoscenza e tutela.

𝐄𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚, 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐢𝐧𝐯𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 sul sito ufficiale del Convegno, attualmente in preparazione.

𝐂𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟕!

21/09/2026

L'appuntamento è organizzato da Fondazione Lombardia per l’Ambiente, WWF Bergamo Brescia e la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF - ZSC Valpredina e Misma

04/09/2026

Convegno
Buone pratiche per la Conservazione di rapaci necrofagi e Avvoltoi in Lombardia e in Italia settentrionale

2 ottobre 2026

Risultati e prospettive della prima stazione regionale di alimentazione artificiale nella Riserva Naturale Regionale Oasi WWF - ZSC Valpredina e Misma

Dove: ZSC Valpredina e Misma - Riserva Naturale Oasi WWF - Via Lussana, 2 - Cenate Sopra (BG)

Programma
08:30 Ritrovo a Cenate Sopra (BG) in Via Lussana 2 e trasferimento alla sede del simposio in loc. Cà Pessina (25’ a piedi)
09:20 Saluti di benvenuto. Enzo Mauri (Direttore Riserva Naturale Valpredina e Misma), Marco Galaverni (Direttore Oasi, Educazione, Attivazione WWF Italia ETS), Paolo Siccardi (Area Ambiente, Fondazione CARIPLO) e Piero Frazzi (Presidente Fondazione Lombardia per l’Ambiente).

09:30 Inizio lavori

Sezione I - Politiche attive di largo respiro in un mondo sempre più stretto. Perchè pubblico e privati non investono nei carnai per conservare i rapaci necrofagi?

09:30-09:40 José Tavares (Direttore VCF - Vulture Conservation Foundation) “Vultures in Italy and Europe: importance and challenges around supplementary feeding” collegamento da remoto
09:40-10:00 Alessandro Andreotti (Primo tecnologo ISPRA - Area Avifauna Migratrice) "Multifunzionalità e sostenibilità economica, aspetti chiave per l'avvio delle stazioni di alimentazione per uccelli necrofagi"

Sezione II - Le responsabilità di una scelta a lungo termine. Quello che le normative non dicono

10:00-10:20 Fulvio Genero (Riserva Nat. Reg. Lago di Cornino e VCF Advisory Board) “Risultati nella tutela degli avvoltoi e problemi organizzativi e sanitari nella gestione di un carnaio”
10:20-10:40 Fiammetta Berlinguer (Università di Sassari, Dip. di Medicina Veterinaria), Sara R. Cagelli (ATS Sassari) & Dionigi Secci (Agenzia FoReSTAS) “Di stazione in stazione: dal grifone all’avvoltoio monaco, passando dal primo capovaccaio sardo”
10:40-11:10 Discussione Moderatori: Valentina Bergero (Fondazione Lombardia per l’Ambiente) & Fulvio Genero
11:10-11:30 Coffee break

Sezione III – Economia circolare. Avvoltiamo pagina per un cambio di mentalità

11:30-11:40 Matteo Copia e Daniele Carrara (Polizia Provinciale di Bergamo) “Il cibo buono non si spreca nè si contamina col piombo. Il ruolo della Polizia Provinciale nel recupero degli ungulati e nell’approvigionamento del carnaio di Valpredina”
11:40-11:50 Annalisa Rebecchi (Ente di gestione delle aree protette dei Parchi reali, Venaria Reale, TO). “L'esperienza del modello dei Parchi Reali quale strumento per la conservazione delle specie di uccelli necrofagi e integrazione della filiera del controllo faunistico”
11:50-12:10 Guido Ceccolini (Presidente Associazione CERM Centro Rapaci Minacciati ODV) “Gestione dei carnai nei progetti di reintroduzione dei rapaci”
12:10-12:30 Enrico Bassi (VCF Advisory Board e CISO Centro Italiano Studi Ornitologici) “A Bergamo si è chiuso un primo cerchio. L’importanza di un obiettivo da mettere a fuoco per volare lontano”
12:30-13:10 Discussione e conclusioni finali Moderatori: Alessandro Andreotti & Enrico Bassi

13:10-14:30: Buffet

14:30-14:50 Matteo Mauri (C.R.A.S. WWF Valpredina), Gloria Ramello, Lara Todeschini ed Enrico Bassi “L’appetito vien mangiando. Prime tappe e risultati a un anno dall’avvio del carnaio di Valpredina”
14:50-15:05 Simone Ciocca (Illustratore naturalistico, Gruppo Ornitologico Bergamasco) Presentazione del fumetto “Questa sì che è vita!”

15:05-16:10 Visita alla stazione di alimentazione artificiale e cenni sulla migrazione pre-riproduttiva dei rapaci diurni nella Riserva Naturale Valpredina e Misma.
____________________
ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 23 SETTEMBRE via googleform https://forms.gle/yPqFdnT4CtBQqVZu9
Per informazioni: [email protected]
Oggetto: Iscrizione “Buone pratiche per la Conservazione di Avvoltoi e rapaci necrofagi in Lombardia e Italia settentrionale”.
Indicare: - nominativi dei partecipanti e affiliazione - - partecipazione al Buffet necessità di utilizzo della Foresteria a Valpredina a prezzo convenzionato (numero limitato di posti)

Per via del taglio tecnico-scientifico, l’incontro è rivolto a dirigenti, funzionari, portatori di interessi specifici e studenti universitari fino ad esaurimento posti (le prenotazioni sono in ordine di data di iscrizione).

CISO - Centro italiano studi ornitologici
Società Italiana di Scienze Naturali
GPSO - Gruppo Piemontese Studi Ornitologici "F.A. Bonelli" ETS

RIPRISTINO DELLA NATURA: IL PIANO PASSA AL VAGLIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA14 associazioni nel giorno ultimo per la pres...
02/09/2026

RIPRISTINO DELLA NATURA: IL PIANO PASSA AL VAGLIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

14 associazioni nel giorno ultimo per la presentazione del PNR all’Europa confermano la loro delusione

per il processo di condivisione e le loro preoccupazioni sui contenuti

Oggi 1° settembre scade il termine per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino che ogni Stato deve
presentare alla Commissione Europea per dare attuazione al Regolamento Europeo sul Ripristino della
Natura.
Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, Cipra Italia, Federazione Nazionale
Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio -
Difendiamo i territori, Lav, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Worldrise, WWF Italia chiedono al Mase di
rendere pubblico il testo finale e di dare riscontro degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24
giugno. Ad oggi, non risulta siano stati pubblicati né i contributi ricevuti, né la loro valutazione, né
l’indicazione di quali osservazioni siano state accolte o respinte ed i criteri di valutazione, nonostante le
rassicurazioni di un maggiore coinvolgimento dei portatori d’interesse e delle istituzioni scientifiche.
Una mancanza di trasparenza grave, che impedisce ad istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e
cittadini di verificare se la partecipazione abbia inciso realmente sulla costruzione del Piano.
Preoccupa, infatti, il possibile indebolimento delle misure di tutela proposte. Particolarmente gravi le
richieste avanzate da ANCI e riprese da ANCE sugli ecosistemi urbani che prevedono la cancellazione o
modifica di misure chiave, comprese le salvaguardie relative alla non riduzione del verde urbano e della
copertura arborea, alla tutela dei suoli non artificializzati e alla sospensione delle trasformazioni che
potrebbero produrre ulteriori perdite.
Se confermate, queste modifiche, insieme alle altre carenze evidenziate nelle osservazioni delle
associazioni faranno sì che il Piano di Ripristino della Natura sia un’ennesima occasione perduta. Mai come
questa estate è risultato, infatti, evidente che servono soluzioni urgenti basate sulla Natura per poter far
fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e rafforzare la resilienza di tutti gli ecosistemi, da quelli urbani e
agricoli a fiumi, boschi e ambienti marini e costieri. Indebolire il Piano significa assumersi la responsabilità
delle conseguenze dell’immobilismo nei confronti di un mondo in crisi.

Il Piano Nazionale di Ripristino è un’opportunità unica, le associazioni chiedono quindi alla Commissione
Europea di valutare con attenzione i contenuti del Piano e di richiamare il nostro Paese agli obblighi di
partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento.
“Riportare la Natura nelle nostre Vite come recita la Strategia Europea per la Biodiversità” - concludono le
associazioni - “non deve essere solo un atto formale ma un serio impegno delle nostre istituzioni a tutti i
livelli.”

Rodenticidi anticoagulanti, roditori ...e uccelli predatori diurni e notturniSecond-Generation Anticoagulant Rodenticide...
06/08/2026

Rodenticidi anticoagulanti, roditori ...e uccelli predatori diurni e notturni

Second-Generation Anticoagulant Rodenticides as a Neglected Threat: Further Evidence From Italian Raptors Prompts a Plea for Promoting the Use of Alternatives to These Chemicals

Vincenzo Ferri, Davice Aldi, Christiana Soccini, Corrado Battisti, Elena Faggionato, Alberto Amicabile. In Animal Conservation.

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Oltre i confini della sostenibilità: il Centro Italiano Studi Ornitologici boccia la riforma della caccia. «L'Italia ris...
08/07/2026

Oltre i confini della sostenibilità: il Centro Italiano Studi Ornitologici boccia la riforma della caccia. «L'Italia rischia nuove infrazioni UE»

Il Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO ODV), l'organismo scientifico che riunisce i principali ricercatori, accademici e professionisti specializzati nello studio e nella conservazione degli uccelli in Italia, esprime profonda preoccupazione per l'iter della proposta di riforma della Legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica (Disegno di Legge n. 1552, già approvato al Senato e ora all'esame della Camera come C. 2984).

Il CISO, che gestisce la piattaforma di citizen science Ornitho.it (oltre 2 milioni di dati validati nel solo 2025 da 20.000 esperti) ed è autore dell’Atlante degli Uccelli nidificanti e svernanti italiani, non entra nel merito della legittimità della caccia. Tuttavia, l'analisi tecnica del testo rivela che la riforma capovolge i principi scientifici e le normative europee costruiti in oltre trent'anni di tutela ambientale, proprio mentre la recente Lista Rossa dei Vertebrati Italiani mostra un quadro preoccupante: il 24% delle 278 specie di uccelli considerate è oggi minacciato di estinzione.

Il cacciatore "bioregolatore": un errore scientifico e culturale
Il DDL introduce il principio secondo cui la caccia "concorre alla tutela della biodiversità", elevando il cacciatore a figura di "bioregolatore". Per la comunità scientifica si tratta di un controsenso ecologico. La gestione e il controllo della fauna sono attività pubbliche, basate su dati rigorosi e attuate da istituzioni per tutelare un ecosistema. La caccia è, per definizione, un'attività privata e ricreativa. Affidarsi alla somma casuale e disorganizzata dei singoli prelievi venatori non risolve il sovrappopolamento di specie complesse (come cinghiali o corvidi). Al contrario, la letteratura scientifica dimostra che la pressione venatoria incontrollata disgrega i gruppi sociali degli animali, ne aumenta il tasso riproduttivo e accelera la diffusione di patogeni (come la peste suina). Inoltre, la caccia altera la selezione naturale (colpendo spesso individui sani e adulti), genera stress antropico (disturbo) anche sulle specie non cacciabili e disperde nell'ambiente il piombo delle munizioni, un metallo pesante altamente tossico.

Il paradosso: l'abbattimento delle specie in declino
Definire la caccia come "bioregolazione" (ovvero contenimento delle specie in esubero) contrasta con la realtà dei fatti: l'attuale impianto normativo permette già il prelievo venatorio di ben 18 specie in cattivo stato di conservazione. Se la riforma passasse, verrebbe definito "bioregolatore" anche chi abbatte l'allodola o la pernice bianca, specie inserite nella Lista Rossa IUCN a causa del loro drastico declino, o chi pratica la caccia da appostamento ai tordi lungo i valichi montani durante le delicate rotte migratorie.
Caccia nei periodi di migrazione e stop al parere scientifico dell'ISPRA

A causa del cambiamento climatico, gli uccelli stanno anticipando il rientro verso i siti di riproduzione. Uno studio recente (McKinlay et al. 2025) basato sui dati di Ornitho.it dimostra che l'83% delle specie analizzate inizia la migrazione prima rispetto a quanto stimato dai vecchi calendari. Il DDL, invece di recepire questi dati e tutelare gli uccelli nel momento di massima vulnerabilità come richiesto dalla Direttiva Europea "Uccelli", estende la stagione venatoria oltre i limiti attuali. Inoltre, la riforma toglie valore vincolante ai pareri dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), permettendo alle singole Regioni di discostarsi dalle valutazioni scientifiche centralizzate. Frammentare la gestione della fauna migratoria su base locale ignora le rotte continentali degli uccelli e la necessità di criteri scientifici omogenei. La riforma introduce anche l'uso di visori notturni, silenziatori e l'estensione della caccia oltre il tramonto e nelle aziende agri-turistico-venatorie. Questa deregolamentazione rischia di far incorrere l'Italia in una pesante procedura d'infrazione da parte della Commissione Europea, che ha già inviato un richiamo ufficiale al Governo nel dicembre 2025.

Richiami vivi: tornano le catture e aumentano i rischi di sanzioni UE
Il testo cancella il tetto massimo per gli appostamenti fissi e quadruplica il numero di uccelli utilizzabili come richiami vivi da ogni singolo cacciatore, ipotizzando persino la riapertura dei vecchi impianti di cattura storici. La riforma allenta i controlli sull'identificazione degli uccelli in cattività, aprendo la strada a possibili sanatorie e consentendo la cattura di uccelli selvatici anche quando sono disponibili richiami nati in allevamento. Anche questo punto è stato esplicitamente censurato dalla Commissione Europea nella nota di fine 2025.

Bracconaggio impunito e limitazione dei diritti dei proprietari terrieri

L'Italia detiene il primato negativo in Europa per gli atti di bracconaggio. Nonostante il Piano Nazionale approvato nel 2017 prevedesse sanzioni severe e proporzionate come deterrente, il DDL ignora queste necessità. Al contrario, introduce una multa da 150 a 900 euro per chiunque "impedisca o rallenti" le attività di caccia. Inoltre, la riforma comprime il diritto alla proprietà privata garantito dalla Costituzione, riducendo drasticamente la facoltà dei proprietari terrieri e degli agricoltori di vietare l'ingresso dei cacciatori nei propri fondi per motivi etici, subordinando la volontà del cittadino ai piani venatori regionali.
Riduzione dei rifugi naturali e limiti alle aree protette
Con una logica capovolta, il DDL stabilisce che nel computo delle quote di territorio protetto vadano conteggiati anche i Parchi Nazionali e Regionali già esistenti, azzerando la necessità di creare nuove zone di tutela e aprendo alla caccia le foreste demaniali. L'obiettivo esplicito del testo è fissare al 30% il limite massimo (e non minimo) di territorio protetto in ogni regione. Questa impostazione viola gli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia, tra cui la Nature Restoration Law europea (Regolamento UE 2024/1991) e la Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, che considerano il 30% di protezione come una soglia minima di sicurezza da superare.
«Un porto d'armi attesta l'idoneità a esercitare un'attività regolamentata, non una formazione in zoologia, ecologia o biologia della conservazione. Equiparare l'esperienza sul campo di un cacciatore alla competenza scientifica è un clamoroso errore di categoria. Indebolire il ruolo dell'ISPRA significa creare un system in cui chi esercita la caccia diventa arbitro della sua stessa sostenibilità, istituzionalizzando una pericolosa gestione al buio del patrimonio faunistico nazionale».
Alla luce di queste gravi incongruenze biologiche ed ecologiche, il Consiglio Direttivo del CISO esorta formalmente il Parlamento a sospendere l'iter di approvazione del DDL 1552 e a riaprire immediatamente un tavolo di confronto con la comunità scientifica per garantire una riforma ancorata alle evidenze empiriche e capace di tutelare realmente la fauna selvatica.

Il Link documento tecnico redatto e comunicato stampa: https://drive.google.com/drive/folders/1ksjAgZTtQt7DzHD3-cDS-t10AiUzLu8Y?usp=drive_link

27/06/2026
Nel post la lettera sottoscritta dal CISO ed altre dieci organizzazioni scientifiche. Di seguito il testo integrale: OGG...
22/06/2026

Nel post la lettera sottoscritta dal CISO ed altre dieci organizzazioni scientifiche. Di seguito il testo integrale:

OGGETTO: Disegno di legge AS n. 1552 per la riforma delle Legge 11 febbraio 1992, n. 157 recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Richiesta di intervento urgente.

Ci rivolgiamo alle più alte cariche dello Stato per esprimere la nostra profonda preoccupazione in merito al disegno di legge AS n. 1552, attualmente in discussione al Senato, che interviene sulla legge n. 157 del 1992, legge quadro sulla tutela della fauna selvatica in Italia.

Il provvedimento presenta due criticità di sistema di particolare gravità. Da un lato, profili evidenti di incompatibilità con il diritto dell’Unione europea che espongono il nostro Paese al concreto rischio di una nuova procedura d’infrazione; dall’altro, una marcata marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali, in un ambito - quello della tutela della biodiversità - che richiede invece basi tecnico scientifiche solide e indipendenti.

In questo quadro si inserisce un ulteriore elemento di forte criticità. Nel corso dell’attuale legislatura la legge n. 157 del 1992 è stata modificata ben dodici volte, spesso mediante disposizioni inserite in provvedimenti eterogenei e privi di un adeguato confronto parlamentare, in particolare quattro decreti legge e due leggi di bilancio, oltre ad altri atti normativi. Si è trattato, nella maggior parte dei casi, di interventi che hanno inciso negativamente sulla finalità primaria della norma, che è la protezione della fauna quale patrimonio indisponibile dello Stato.

Il disegno di legge oggi all’esame segna tuttavia un salto ulteriore in termini negativi, poiché non si limita a intervenire su singoli aspetti, ma mira a ridefinire complessivamente l’equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent’anni.

Sotto il profilo del rispetto del diritto dell’Unione europea, la Commissione europea ha già evidenziato, con nota formale della Direzione Generale Ambiente trasmessa al Governo italiano nel dicembre scorso, rilevanti criticità rispetto alle direttive 2009/147/CE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat”. Le modifiche prospettate incidono su elementi strutturali della disciplina, quali l’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti, l’indebolimento del ruolo della scienza nella definizione dei calendari venatori e la deregolamentazione dei richiami vivi, rendendo concreta la prospettiva di apertura di una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

A ciò si aggiungono numerose disposizioni previste nel disegno di legge che colpiscono direttamente la conservazione della fauna e la sicurezza dei cittadini, aumentando le specie cacciabili, riducendo le aree naturali protette se ritenute “eccessive”, consentendo la caccia nelle aree demaniali, comprese spiagge, zone dunali, foreste e praterie con enormi rischi per escursionisti e turisti, riconoscendo ai gestori delle aziende faunistico venatorie e agrituristico venatorie lo status di imprenditori agricoli così da consentire loro l’accesso ai fondi della Politica Agricola Comune (sottratti ai veri agricoltori, già oggi in affanno), estendendo gli Ambiti Territoriali di Caccia a dimensione provinciale (e persino regionale nel caso della Sardegna) eliminando così il legame cacciatore/territorio, facilitando l’accesso alla caccia per soggetti stranieri senza limiti numerici né formazione specifica su normativa italiana e fauna presente sul territorio, arrivando a prevedere sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo, e molto altro ancora.

Il disegno di legge AS n. 1552 determina un arretramento complessivo del sistema di tutela della fauna anche sotto un ulteriore profilo che ci riguarda particolarmente, ovvero la scelta di ridimensionare drasticamente il ruolo degli organismi tecnico scientifici. Tale tendenza che emerge chiaramente nell’analisi del testo in esame, si inserisce in un percorso già avviato nel corso dell’attuale legislatura, attraverso interventi normativi che hanno progressivamente depotenziato il ruolo dell’ISPRA, attribuendo una posizione di primazia al ricostituito Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, organo nel quale la rappresentanza scientifica risulta pressoché marginale. Su questo assetto il Consiglio di Stato, Sezione VI, con ordinanza 19 febbraio 2026, n. 1336, ha sollevato una circostanziata questione di legittimità costituzionale che rende ancora più delicato l’intervento legislativo in corso.
Appare dunque particolarmente grave l’assenza di un effettivo coinvolgimento delle principali istituzioni scientifiche nazionali nel processo di elaborazione della riforma. Ciò risulta ancor più incomprensibile alla luce dei dati disponibili, che delineano un quadro già oggi fortemente critico per la biodiversità nel nostro Paese. In Italia, il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26% secondo le valutazioni ISPRA e IUCN . A fronte di questo scenario, i dati ufficiali dell’ISPRA relativi ai tesserini venatori delle stagioni 2017/18–2022/23 consentono di stimare un prelievo complessivo superiore a 32 milioni di uccelli appartenenti alle 36 specie cacciabili evidenziando anche significative carenze nei sistemi regionali di raccolta e trasmissione dei dati . Si tratta di elementi che rendono chiaro come qualsiasi intervento normativo in materia richieda un rafforzamento - e non un indebolimento - del presidio scientifico e dei sistemi di monitoraggio.

La rinuncia al contributo scientifico, in un contesto caratterizzato da tali criticità, rischia di compromettere la qualità delle decisioni pubbliche e di determinare effetti irreversibili sugli equilibri ecologici. Le realtà scientifiche attive nel campo dell’ecologia, della zoologia e della conservazione della biodiversità, nonché le comunità accademiche impegnate nello studio degli ecosistemi, rappresentano un presidio fondamentale per garantire che le politiche pubbliche siano fondate su evidenze scientifiche aggiornate e condivise. La loro marginalizzazione indebolisce la qualità delle decisioni e rischia di compromettere la credibilità complessiva dell’azione pubblica in un settore di rilievo strategico.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo doveroso richiamare la Vostra attenzione sul fatto che la tutela della fauna selvatica non costituisce un interesse settoriale, ma un valore costituzionale primario. La riforma del 2022 ha inserito espressamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Costituzione, mentre l’articolo 41 chiarisce che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, definendo un ordine di priorità che non consente di subordinare tali valori a interessi di altra natura.
Per queste ragioni chiediamo un Vostro autorevole intervento affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l’approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il sistema di tutela della fauna selvatica in Italia.
Cordiali saluti

Luciano Di Tizio - Presidente del WWF Italia ETS
In nome e per conto di:
Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana;
Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia;
Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Etologia;
Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente;
Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia;
Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina;
Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia;
Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici;
Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia;
Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica

“Albania should refrain from actions that could undermine the fulfillment of the closing benchmarks and [we] expect the ...
07/06/2026

“Albania should refrain from actions that could undermine the fulfillment of the closing benchmarks and [we] expect the Albanian authorities to act without delay,”

TIRANA — The European Commission has cautioned Albania against actions that may impact its EU accession path, amid ongoing national protests over a Jared Kushner-linked development project on the country’s southern coast.

Dall’articolo di Politico.

https://www.politico.eu/article/eu-warns-albania-membership-bid-jared-kushner-project-protests/

Indirizzo

Dipartimento SAF (Scienze Agrarie E Forestali) Dell’Università Degli Studi Di Palermo Viale Delle Scienze, Edificio 4 – Ingresso
Palermo
90128

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