22/06/2026
Nel post la lettera sottoscritta dal CISO ed altre dieci organizzazioni scientifiche. Di seguito il testo integrale:
OGGETTO: Disegno di legge AS n. 1552 per la riforma delle Legge 11 febbraio 1992, n. 157 recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Richiesta di intervento urgente.
Ci rivolgiamo alle più alte cariche dello Stato per esprimere la nostra profonda preoccupazione in merito al disegno di legge AS n. 1552, attualmente in discussione al Senato, che interviene sulla legge n. 157 del 1992, legge quadro sulla tutela della fauna selvatica in Italia.
Il provvedimento presenta due criticità di sistema di particolare gravità. Da un lato, profili evidenti di incompatibilità con il diritto dell’Unione europea che espongono il nostro Paese al concreto rischio di una nuova procedura d’infrazione; dall’altro, una marcata marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali, in un ambito - quello della tutela della biodiversità - che richiede invece basi tecnico scientifiche solide e indipendenti.
In questo quadro si inserisce un ulteriore elemento di forte criticità. Nel corso dell’attuale legislatura la legge n. 157 del 1992 è stata modificata ben dodici volte, spesso mediante disposizioni inserite in provvedimenti eterogenei e privi di un adeguato confronto parlamentare, in particolare quattro decreti legge e due leggi di bilancio, oltre ad altri atti normativi. Si è trattato, nella maggior parte dei casi, di interventi che hanno inciso negativamente sulla finalità primaria della norma, che è la protezione della fauna quale patrimonio indisponibile dello Stato.
Il disegno di legge oggi all’esame segna tuttavia un salto ulteriore in termini negativi, poiché non si limita a intervenire su singoli aspetti, ma mira a ridefinire complessivamente l’equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent’anni.
Sotto il profilo del rispetto del diritto dell’Unione europea, la Commissione europea ha già evidenziato, con nota formale della Direzione Generale Ambiente trasmessa al Governo italiano nel dicembre scorso, rilevanti criticità rispetto alle direttive 2009/147/CE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat”. Le modifiche prospettate incidono su elementi strutturali della disciplina, quali l’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti, l’indebolimento del ruolo della scienza nella definizione dei calendari venatori e la deregolamentazione dei richiami vivi, rendendo concreta la prospettiva di apertura di una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
A ciò si aggiungono numerose disposizioni previste nel disegno di legge che colpiscono direttamente la conservazione della fauna e la sicurezza dei cittadini, aumentando le specie cacciabili, riducendo le aree naturali protette se ritenute “eccessive”, consentendo la caccia nelle aree demaniali, comprese spiagge, zone dunali, foreste e praterie con enormi rischi per escursionisti e turisti, riconoscendo ai gestori delle aziende faunistico venatorie e agrituristico venatorie lo status di imprenditori agricoli così da consentire loro l’accesso ai fondi della Politica Agricola Comune (sottratti ai veri agricoltori, già oggi in affanno), estendendo gli Ambiti Territoriali di Caccia a dimensione provinciale (e persino regionale nel caso della Sardegna) eliminando così il legame cacciatore/territorio, facilitando l’accesso alla caccia per soggetti stranieri senza limiti numerici né formazione specifica su normativa italiana e fauna presente sul territorio, arrivando a prevedere sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo, e molto altro ancora.
Il disegno di legge AS n. 1552 determina un arretramento complessivo del sistema di tutela della fauna anche sotto un ulteriore profilo che ci riguarda particolarmente, ovvero la scelta di ridimensionare drasticamente il ruolo degli organismi tecnico scientifici. Tale tendenza che emerge chiaramente nell’analisi del testo in esame, si inserisce in un percorso già avviato nel corso dell’attuale legislatura, attraverso interventi normativi che hanno progressivamente depotenziato il ruolo dell’ISPRA, attribuendo una posizione di primazia al ricostituito Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, organo nel quale la rappresentanza scientifica risulta pressoché marginale. Su questo assetto il Consiglio di Stato, Sezione VI, con ordinanza 19 febbraio 2026, n. 1336, ha sollevato una circostanziata questione di legittimità costituzionale che rende ancora più delicato l’intervento legislativo in corso.
Appare dunque particolarmente grave l’assenza di un effettivo coinvolgimento delle principali istituzioni scientifiche nazionali nel processo di elaborazione della riforma. Ciò risulta ancor più incomprensibile alla luce dei dati disponibili, che delineano un quadro già oggi fortemente critico per la biodiversità nel nostro Paese. In Italia, il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26% secondo le valutazioni ISPRA e IUCN . A fronte di questo scenario, i dati ufficiali dell’ISPRA relativi ai tesserini venatori delle stagioni 2017/18–2022/23 consentono di stimare un prelievo complessivo superiore a 32 milioni di uccelli appartenenti alle 36 specie cacciabili evidenziando anche significative carenze nei sistemi regionali di raccolta e trasmissione dei dati . Si tratta di elementi che rendono chiaro come qualsiasi intervento normativo in materia richieda un rafforzamento - e non un indebolimento - del presidio scientifico e dei sistemi di monitoraggio.
La rinuncia al contributo scientifico, in un contesto caratterizzato da tali criticità, rischia di compromettere la qualità delle decisioni pubbliche e di determinare effetti irreversibili sugli equilibri ecologici. Le realtà scientifiche attive nel campo dell’ecologia, della zoologia e della conservazione della biodiversità, nonché le comunità accademiche impegnate nello studio degli ecosistemi, rappresentano un presidio fondamentale per garantire che le politiche pubbliche siano fondate su evidenze scientifiche aggiornate e condivise. La loro marginalizzazione indebolisce la qualità delle decisioni e rischia di compromettere la credibilità complessiva dell’azione pubblica in un settore di rilievo strategico.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo doveroso richiamare la Vostra attenzione sul fatto che la tutela della fauna selvatica non costituisce un interesse settoriale, ma un valore costituzionale primario. La riforma del 2022 ha inserito espressamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Costituzione, mentre l’articolo 41 chiarisce che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, definendo un ordine di priorità che non consente di subordinare tali valori a interessi di altra natura.
Per queste ragioni chiediamo un Vostro autorevole intervento affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l’approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il sistema di tutela della fauna selvatica in Italia.
Cordiali saluti
Luciano Di Tizio - Presidente del WWF Italia ETS
In nome e per conto di:
Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana;
Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia;
Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Etologia;
Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente;
Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia;
Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina;
Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia;
Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici;
Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia;
Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica