14/10/2026
IL TRONO DEI SOGNI 🤡❤️
È proprio vero che quando entri in una corsia d’ospedale con un naso rosso non c’è mai niente di scontato. Basta uno sguardo, una parola o un piccolo gesto e l’improvvisazione ti porta dove non avresti mai immaginato.
Ieri sera, per via di un’assemblea comunale che mi aspettava dopo il turno, parto da solo con la mia Opel. Niente compagni di viaggio con cui cominciare a scherzare. Ma arriva una telefonata della dottoressa Peluche: «Sbrigati, che ti sto tenendo il posto per la macchina!». Conoscendo la difficoltà di parcheggiare in ospedale, quelle parole mettono le ali alla mia Opel e alle mie gambe!
In un attimo siamo pronti, nasi rossi al loro posto. «Merda, m***a, m***a!», il nostro immancabile rito propiziatorio, e via! Destinazione: l’infinito e oltre!
Le stanze scorrono tra bambini, adulti, sorrisi e piccoli incontri. Poi arriviamo all’ultima stanza.
C’è una signora anziana, appoggiata al suo cuscino, che ci guarda con timidezza e un po’ di incredulità.
«Ma voi andate anche dagli adulti?»
«Certo! Ma sa, superata una certa età si torna tutti bambini!»
Un piccolo sorriso. Qualche parola. Poi mi si accende una lampadina.
«Sei pronta per fare un bel sogno?»
«Sì!»
«Allora prendi il cuscino, mettilo davanti a te e appoggiaci sopra le mani.»
Guardo Francesca, la mia compagna di turno, che probabilmente si sta già chiedendo quale altra follia mi sia venuta in mente.
«Dove vuoi andare questa notte? Al mare, al lago oppure in montagna?»
«In montagna! A me piace la montagna!»
Perfetto! Si parte!
Io e Francesca cominciamo a prepararci: scarponi da allacciare, zaini sulle spalle, borracce da riempire, occhiali da sole. Poi iniziamo a camminare lungo un sentiero immaginario.
Ci fermiamo ad ammirare il panorama, salutiamo una volpe di passaggio, annusiamo fiori profumatissimi e ogni tanto beviamo un sorso d’acqua per riprendere fiato.
La signora ci guarda e intanto, quasi senza accorgersene, comincia a massaggiare dolcemente il suo cuscino.
La salita si fa impegnativa. Siamo stanchissimi, ma finalmente raggiungiamo il rifugio in cima alla montagna. Davanti a noi un panorama meraviglioso, con tutte le vette illuminate dal sole.
Ci avviciniamo alla signora e, con delicatezza, uniamo per un momento le nostre mani alle sue per un ultimo piccolo massaggio. Poi prendiamo il cuscino e lo riportiamo dietro la sua testa.
«Ecco, siamo arrivati. Adesso chiudi gli occhi e, quando sei pronta... parti!»
Ma prima di andarcene mi ricordo un particolare importantissimo.
«Ah, dimenticavo! Al rifugio non abbiamo pagato il conto! Quindi, se qualcuno ti chiede qualcosa, ricordati che noi non ci conosciamo!»
Un sorriso dolcissimo.
«Goditi il panorama. Giovedì, quando torniamo, ci racconterai com’è andata!»
Lei chiude gli occhi e ci lascia andare.
Usciamo dalla stanza in punta di piedi.
Ripensandoci, quella sera non abbiamo fatto altro che giocare con un cuscino. Eppure, per qualche minuto, quel cuscino è diventato qualcosa di straordinario: il punto di partenza per un viaggio tra le montagne.
Forse è proprio questo uno dei doni più belli dell’improvvisazione: trasformare ciò che abbiamo davanti in qualcosa che ancora non c’è, lasciando che sia l’immaginazione a costruire il resto.
Un semplice cuscino può diventare un piccolo trono dal quale partire per qualsiasi luogo, senza muoversi dal proprio letto.
Il trono dei sogni.
E chissà, magari quella notte, chiudendo gli occhi, quella signora è tornata davvero lassù, tra le sue montagne.
Spero soltanto che al rifugio non le abbiano presentato il nostro conto! ❤️🤡
Claudio Vesentini - Dal mio diario di clown in ospedale.
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