20/10/2026
In questi giorni, attorno alla parola “maranza”, si moltiplicano narrazioni che riducono realtà complesse a un bersaglio semplice. Intanto, la rabbia contro chi viene identificato con questa etichetta si accompagna a preoccupanti episodi di tensione e aggressione.
Dovremmo chiederci dove stiamo rivolgendo lo sguardo. Quali responsabilità politiche, quali disuguaglianze e quali mancanze diventano invisibili quando tutta l’attenzione si concentra solo su altro?
La sicurezza passa anche dall’accesso alla casa, alla scuola, a un lavoro dignitoso, a spazi di incontro e partecipazione. Chiedere politiche capaci di garantire questi diritti significa interrogare chi ha il potere e la responsabilità di renderli concreti.
I ragazzi chiamati “maranza” non sono un nemico comune. Trasformarli in un capro espiatorio ci allontana dalle domande che dovremmo porci.