01/05/2026
PRIMO MAGGIO 2026. C'È POCO DA FESTEGGIARE!
[volantino diffuso alle lavoratrici e ai lavoratori di supermercati, negozi e esercizi pubblici di Padova obbligati a lavorare anche il Primo Maggio]
Anche quest'anno si celebra la giornata internazionale dei lavoratori e anche quest'anno la classe lavoratrice ha ben poco da festeggiare: un numero sempre troppo alto di incidenti e morti sul lavoro e una precarietà lavorativa che non permette di costruirsi un futuro in tutta serenità a fronte di aumenti salariali ridicoli subito bruciati dall'inflazione e dall’impennata delle bollette e del prezzo dei carburanti causati dalla guerra scatenata da Usa e Israele contro ogni norma del diritto internazionale.
Si lavora tanto, si lavora male e si guadagna ancora meno.
E per tanti, troppi, questa è una giornata in cui si è costretti a lavorare: dalla ristorazione, al turismo, ai musei, passando per la grande distribuzione e la logistica, non c'è festa che tenga, si lavora anche il Primo Maggio!
In particolare il settore del turismo e della ristorazione, un settore già povero dal punto di vista del salario e delle tutele, impone ai lavoratori turni ancora più pesanti proprio nei giorni festivi.
Il decreto Primo Maggio non introduce alcun correttivo serio sui salari, ma interviene coi soliti bonus a vantaggio delle imprese e non certo dei lavoratori. Anzi utilizza risorse sottratte come al solito ai lavoratori dipendenti che pagano le loro tasse direttamente in busta paga.
Il governo dice che questi bonus vengono concessi solo alle aziende "virtuose" che garantiscono un "giusto salario" ai propri dipendenti, ma la modalità con cui verrebbe valutato quale sia questo "giusto salario" è quanto mai astrusa, diversa da contratto a contratto e in sostanza complessa da calcolare.
In questo modo il governo ha introdotto una norma sufficientemente ambigua da lasciare al padronato la possibilità di adottare contratti al ribasso, dove le parti accessorie del salario configurino una retribuzione solo figurativamente in linea con il cosiddetto "giusto salario".
Anche la norma che introduce un adeguamento automatico dei salari del 30% è basata sull'indice IPCA che non tiene conto degli aumenti dei prodotti energetici importati, una vera presa per i fondelli.
E in ogni caso questo adeguamento vale solo per i contratti collettivi scaduti da almeno 12 mesi.
E' ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTA A QUESTE PRESE IN GIRO.
• La paga base prevista da ciascun contratto collettivo nazionale deve essere portata subito a 2.000 euro mensili, da erogare per tutte le mensilità, comprese tredicesima e quattordicesima. Che è la cifra minima necessaria per coprire i bisogni primari di una famiglia.
• L'inflazione deve essere calcolata non sulla base dell'IPCA, ma dell'indice FOI che prende in considerazione anche i carburanti e le bollette.
• Il salario minimo deve essere sancito per legge e deve essere di almeno 12 euro di retribuzione oraria riferiti al minimo tabellare e al netto in busta paga.
• Il part-time deve tornare ad essere una scelta volontaria del lavoratore o della lavoratrice.
• I contratti a tempo determinato non possono durare più di un anno e devono essere ammessi solo due rinnovi.
• La tassazione deve tornare ad essere progressiva (chi più ha, più paga) e vanno tassati i grandi patrimoni.
UNIONE SINDACALE DI BASE – LAVORO PRIVATO PADOVA
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