04/12/2025
Alcune nostre doverose riflessioni sul tema della Tariffa Unica dei Rifiuti:
Cos’è la TARIFFA UNICA e a cosa dovrebbe servire?
La strategia regionale è quella di dirigere il flusso dei rifiuti in modo da saturare primariamente la capacità degli inceneritori e secondariamente quella delle discariche. A tal fine vuole arrivare alla Tariffa Unica di conferimento per Consiglio di bacino (che non vuol dire uguale per tutti), formata dalla media ponderata del costo industriale, approvata secondo il metodo ARERA, più il tributo speciale (Ecotassa) per il conferimento in discarica (per il Bacino Padova Centro 16,78 €/t), più il contributo disagio ambientale per il comune sede dell’impianto (10,33 €/t di rifiuto urbano e 5,00 €/t di rifiuto speciale), più il contributo per il conferimento fuori bacino, più un contributo dal 5 al 15% per il fondo incentivante.
La Tariffa unica sarà stabilita ogni anno entro il 28 febbraio. Gli ETC (Enti Territorialmente Competenti) dovranno entro il 30 aprile approvare il rispettivo PEF TARI
La gestione del fondo incentivante avverrà attraverso tre linee.
Linea 1 che finanzierà una calmierazione/premialità che verrà data direttamente ai bacini virtuosi (secondo un punteggio di 7 parametri considerati). Una parte di questa linea verrà stornata verso i Consigli di Bacino che si vedranno un aumento esorbitante della tariffa unica. In pratica i bacini virtuosi pagheranno per quelli non virtuosi
Linea 2 che finanzierà progetti per diminuire la produzione di rifiuti
Linea 3 che finanzierà progetti di recupero, il riutilizzo dei rifiuti
La situazione che si vuole modificare è quella descritta dal Piano Regionale dei rifiuti 2020/2030 che vede le tariffe di conferimento a smaltimento nelle 7 discariche, con importi che vanno dai 70 ai 170 €/t con un valore medio di 98 €/t e le tariffe di conferimento ai 3 inceneritori tra i 120 e i 170 €/t con un valore medio di 140 €/t. Con l’applicazione della tariffa unica, molti cittadini vedranno un aumento della Tari.
I bacini sinistra e destra Piave e quello di Belluno hanno il più alto tasso di raccolta differenziata e il più basso quantitativo di rifiuto indifferenziato per abitante, ma la Regione non punta a generalizzare tali risultati a tutto il Veneto, anzi, nel Piano Reg. di Gestione dei Rifiuti, 2020-2030, fissa degli obiettivi che sono ben al di sotto di quelli raggiunti nel 2022 da questi cittadini virtuosi (1.100.000 abitanti su 5.000.000).
Se non ci fossero i risultati dei Bacini destra e sinistra piave e quelli di Belluno che sono già da anni al di sopra dei livelli 2030 del piano regionale dei rifiuti, e dal 2023 anche di Rovigo, cosa rimarrebbe di questo tanto decantato esempio di eccellenza di piano regionale? L’immobilismo di Padova su cui pesa il conflitto di interessi di Hera con AcegasApsAmga (raccolta) e Hestambiente (incerimento)
Per il 2030 un serio obiettivo regionale dovrebbe essere
• applicare la tariffa puntuale senza profitto (paghi per quello che produci) e non la tariffa unica, generalizzando la raccolta differenziata con l’eliminazione dei cassonetti dalle strade.
• arrivare ai risultati raggiunti dai 1.100.000 abitanti veneti che il Bacino destra piave ha già raggiunto nel 2022, cioè circa 360 kg/abitante/anno di rifiuto prodotto, circa 40 kg/abitante/anno di rifiuto residuo e circa il 90% di raccolta differenziata
• puntare alla diminuzione della produzione a monte dei rifiuti (es. imballaggi a perdere, di plastica, l’uso e getta ecc.) e non solo per le tre filiere (RAEE, Tessile).
• Facendo questo non servirebbe aumentare l’incenerimento a Padova, Venezia, Schio e Verona
Alcuni dati significativi:
• Nel 2023 il Bacino di Rovigo ha ridotto il rifiuto residuo del 17,2% in un solo anno, grazie all’introduzione della tariffa puntuale di bacino e a un sistema di raccolta porta a porta spinto.
• I punti di forza dei Bacini di destra e sinistra piave stanno nella bassa produzione di rifiuto prodotto, 373 e 367 kg/ab/anno rispetto per esempio a Rovigo (503 kg/ab/anno).
• Con il porta a porta spinto e con centri di raccolta ben strutturati, la frazione di impurità nella raccolta si attesta tra l’1 e il 2%, percentuali che tendono ad aumentare rapidamente quando le modalità della raccolta sono miste o solo stradali.
• Nel 2023 i tre impianti di incenerimento del Veneto hanno bruciato 255 mila tonnellate di rifiuti. Il Piano regionale vuole portare l’incenerimento nel 2030 a 381 mila tonnellate.
• Da qui al 2030, l’aumento dell’incenerimento dei rifiuti, peggiorerà l’ambiente e la salute dei cittadini, con emissioni climalteranti di CO2, che sono superiori a 3 volte rispetto a quelle delle centrali elettriche, a gas o a carbone. Ciononostante il recupero energetico da rifiuti è molto basso, con rendimento inferiore al 20%.
• A Padova, con la 4° linea, Hestambiente vuole bruciare 50-60 mila tonnellate in più all’anno
• L’inquinamento dell’inceneritore di S. Lazzaro è significativo in quanto comporta emissioni di circa 1,2 tonnellate anno di polveri fini ed ultrafini, quantitativo che aumenterà di circa il 40% con la quarta linea.
• Emetterà circa 100.000 t/anno in più di CO2, gas climalterante, ed è stato autorizzato a bruciare fanghi contenenti PFAS, con la conseguente dispersione nell’ambiente di questi composti pericolosi e persistenti.
• Infine è dimostrato l’effetto trasporto (“carrier”) delle microparticelle di polvere che veicolano, tra l’altro, microplastiche, metalli, Benzo-a-pirene, Diossine direttamente nel sangue, non essendo trattenute dai sistemi polmonari di difesa.