28/07/2026
Mercoledì 24 giugno, durante la seduta alla Cavallerizza di via Carlo Foldi a Milano e contestualmente all’approvazione del Bilancio 2025, il Consiglio di Amministrazione del FAI ha rinnovato la fiducia a Marco Magnifico, che proseguirà il proprio mandato di Presidente per altri cinque anni.
Entrato a parte del FAI 41 anni fa, nel 1985, Marco Magnifico era stato nominato Presidente il 15 dicembre 2021, dopo essere stato Vicepresidente Esecutivo del FAI dal gennaio 2010 all’ottobre 2021, succedendo ad Andrea Carandini.
In questi anni alla guida della Fondazione ha proseguito il percorso di crescita e consolidamento avviato dai suoi predecessori, rafforzando il ruolo del FAI come punto di riferimento della società civile italiana nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico del Paese.
Vi lasciamo con le parole con cui ha commentato la sua riconferma:
«Vivo questa riconferma – per la quale ringrazio – come l’inizio di una specie di postfazione al racconto del rapporto che dura ormai da 41 anni tra me e il FAI, una lunga e variegata militanza, svolta con una profonda, attiva e costruttiva adesione alle idee e ai princìpi che hanno dato vita alla Fondazione e che consentono il progresso di una istituzione oggi solida e credibile che però è anche un movimento culturale e civile aperto e condiviso dalla parte migliore della società italiana.
Se quella culturale e sociale è la sua anima, essa vive ed emana buoni insegnamenti grazie al corpo che le abbiamo costruito attorno e del quale in 50 anni abbiamo continuamente migliorato la prestanza e la salute.
Pensando al futuro, sono convinto che gran parte della credibilità di cui il FAI gode possa durare e progredire nel tempo solo se la Fondazione saprà garantire ai suoi Beni aperti al pubblico gli attuali livelli di manutenzione dei dettagli, del sapore, della poesia e delle plurime declinazioni delle peculiarità identitarie che ogni singolo Bene rappresenta nel corpo del Patrimonio a noi affidato.
Ed è a questo impegno che vorrei dedicarmi in questo ultimo scorcio di militanza nel FAI, avendo ben chiaro come la manutenzione non debba mai essere affrontata con un atteggiamento passatista, ma con la traduzione in un linguaggio e in pratiche attuali di una tradizione secolare straordinariamente complessa che, per essere rispettata va, prima di tutto, studiata come si studia una scienza. E ora, al lavoro!»