10/06/2026
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Sentite quello che mi è successo. Solo in Calabria può succedere una cosa del genere.
Sono stato in un piccolo paese arbëreshë ai piedi del Pollino, per realizzare un’intervista a una giovane ragazza che ha scelto di vivere immersa nella natura e di fare la contadina. Una scelta che oggi molti considererebbero insolita, controcorrente, quasi arcaica. Eppure lei la vive con una passione, una forza e una determinazione che raramente ho visto in qualcuno.
Dopo aver trascorso insieme l’intera mattinata, mi ha offerto un panino con la mortadella, mangiato lì, in campagna, circondati dal silenzio e dalla natura. Nel pomeriggio, poi prima di andare via, mi ha invitato a casa sua per bere qualcosa di fresco.
Già questo, di per sé, dice molto.
Pensateci: accogliere in casa propria una persona che fino a poche ore prima era un perfetto sconosciuto. Farla entrare, metterla a suo agio, trattarla come un ospite di riguardo.
Per me è uno dei gesti più autentici di accoglienza che esistano.
Ma non è finita lì.
Prima che andassi via, i suoi genitori hanno insistito perché portassi con me delle uova fresche e una bottiglia dell’olio che producono.
Da calabrese non dovrei sorprendermi. Sono gesti che conosco bene, che ho visto per tutta la vita. Eppure ogni volta rimango colpito come fosse la prima.
Perché continuo a pensare che ci sia qualcosa di speciale in questo modo di essere. Quel desiderio spontaneo di accogliere chi arriva, di farlo sedere a tavola, di aprirgli la porta di casa e di farlo sentire parte della comunità, senza chiedere nulla in cambio.
Grazie al mio lavoro ho la fortuna di vivere esperienze come questa. E ogni volta mi ricordo quanto sono fortunato a essere calabrese.
Forse è proprio questo il nostro tratto più bello: siamo un popolo che sa dare. Anche quando ha poco, condivide. Anche quando potrebbe tenere per sé, offre.
E forse è anche per questo che spesso facciamo fatica a raccontare e a “vendere” le nostre bellezze al resto del mondo. Perché la nostra cultura non nasce dal commercio dell’ospitalità, ma dal dono. Dal far sentire qualcuno a casa, semplicemente perché è arrivato alla nostra porta.
Ecco, oggi volevo raccontarvi questo.
Perché dopo tanti anni, nonostante io conosca bene la mia terra, ogni volta riesco ancora a sorprendermi.