19/07/2025
L'arena della musica e la città invivibile
Padova è una città che vanta un consumo di suolo pari al 49,6%, alti livelli di impermeabilizzazione, isole di calore estive che costringono a chiudersi in casa chi non può andare in vacanza, un tasso di inquinamento che la colloca fra le prime città europee per cattiva qualità dell'aria.
In una situazione del genere e in un mondo non tarato sulla post verità, ci si aspetterebbe un piano urgente per ripensare lo sviluppo urbanistico e la gestione della mobilità alla luce delle pressanti esigenze di tutela della salute dei cittadini.
Non è il caso dell'amministrazione comunale di Padova e dei principali gruppi di interesse che influenzano le politiche cittadine, le cui urgenze appaiono sempre più legate sulla necessità di oliare gli affari e consentire ai privati di espanderli a dispetto di tutto.
Una priorità estratta ad intervalli regolari da un copioso carnet che poco ha a che fare con il pubblico interesse è l'arena della musica, da realizzarsi in zona fiera oppure vicina allo stadio, magari sul modello del bosco dello sport nel veneziano, che sta devastando un'area di più di 50 ettari adiacente a Tessera. Nel primo caso si interviene su una zona a traffico già altamente congestionato, già oggetto di numerosi interventi di urbanizzazione , realizzati e in programma. Nel secondo, consumando ulteriore suolo in una zona con residui e preziosi terreni vergini, che comunque vede già la presenza dello stadio ed è vicina al teatro Geox (che verrà smantellato fra qualche anno lasciando il posto ad un parcheggio di 850 posti ) e al futuro polo Leroy Merlin, il cui traffico è frequentemente ostruito soprattutto in occasione di eventi musicali.
Padova non è una grande città, non deve far concorrenza ad un altro modello devastante come quello veneziano, non può, a pena di un'esplosione della mobilità e del peggioramento della qualità del suolo e dell'aria, pensarsi ulteriormente devastata da ettari di cemento e stabilmente ricettiva di un traffico ingestibile in arrivo e in partenza
Meditiamo su quale modello di città vogliamo lasciare alle nuove generazioni prima di fare ulteriori passi verso un polo urbano invivibile