11/11/2025
Ci avviciniamo al 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Le voci che restano.
Ogni settimana, un viaggio nel tempo per riscoprire le voci che hanno lasciato un segno indelebile.
Con la nostra nuova rubrica "Le Voci Che Restano", vi guideremo attraverso la storia, l'arte e la letteratura, condividendo le frasi, le immagini e le storie di artisti, scrittori e pensatori che continuano a ispirarci.
Dalle citazioni che fanno riflettere alle opere che hanno cambiato il mondo, il nostro obiettivo è celebrare il potere della cultura, mostrando come il passato possa ancora parlare al nostro presente.
Le date e gli anniversari ci aiuteranno in questo viaggio.
Seguiteci in questo percorso settimanale per ascoltare l'eco di quelle voci che, ancora oggi, hanno molto da raccontarci.
Oggi il nostro nono appuntamento è con Giulia Cecchettin.
L'11 novembre di due anni fa, Giulia Cecchettin, studentessa 22enne di Vigonovo, scomparve. Questo giorno segnò l'inizio di una drammatica vicenda di cronaca che si concluse con il ritrovamento del suo corpo e la condanna per femminicidio del suo ex fidanzato, Filippo Turetta.
L'eco della sua storia non si è spenta, al contrario, è diventata un simbolo della lotta contro la violenza di genere e della necessità di un profondo cambiamento culturale. La sua tragedia ha scatenato un'ondata di indignazione e mobilitazione, riaprendo il dibattito sulla matrice patriarcale della violenza maschile sulle donne.
Nonostante il dolore, la sua famiglia, in particolare il padre Gino Cecchettin, ha scelto di trasformare questa tragedia in un motore di cambiamento.
Ha creato "La Fondazione Giulia Cecchettin" per mantenere viva la memoria di Giulia e per promuovere un cambiamento culturale e sociale che metta fine alla violenza di genere.
La fondazione si impegna a sviluppare strumenti di analisi, a supportare le vittime e, soprattutto, a promuovere l'educazione e la consapevolezza, in particolare tra i giovani.
La voce di Giulia non si è spenta, anzi, risuona oggi più forte che mai attraverso l'impegno di chi vuole costruire una società più equa e rispettosa, dove ogni donna possa sentirsi sicura e libera di vivere.
La sua storia ci spinge a riflettere e agire affinché il femminicidio non sia mai più percepito come una tragica fatalità, ma come una piaga sociale da estirpare.