Associazione Praesidium

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Associazione Praesidium Praesidium si è costituita nel 2016 per informare e tutelare i soggetti a cui la Cassa di Risparmio di Orvieto aveva venduto le azioni della Bpb.

L'associazione Praesidium si è liberamente costituita nel Luglio del 2016 con lo scopo di informare e cercare di tutelare i soggetti a cui la Cassa di Risparmio di Orvieto aveva venduto le azioni della Banca popolare di Bari. Scegliendo un approccio professionale abbiamo studiato la materia, consultato professionisti, società specializzate, professori universitari. Ciò ci ha permesso di fornire informazioni serie e documentate che hanno contribuito ad alzare l'interessata cortina fumogena messa in atto dalle Banche che mai hanno accettato un confronto. Tutto ciò è stato fatto senza chiedere alcun contributo agli associati. Un particolare ringraziamento va al dott. Stefano Moretti e all'avv. Florido Fratini che in modo professionale e gratuito ci hanno aiutato con la loro competenza. Oggi abbiamo scelto di essere sui social per arginare le iniziative non esattamente benevole, poste in atto da soggetti il cui unico scopo è fare terra bruciata intorno alla Praesidium, dirette sostanzialmente ad intimidire i nostri consulenti e la libera stampa, tanto che l'unico voce tollerata appare essere quella indirizzabile. Per evitare possibili facili strumentalizzazioni e “tranelli” abbiamo scelto di attivare una modalità di comunicazione unidirezionale. Le eventuali osservazioni potranno esserci indirizzate sul nostro indirizzo mail [email protected] e sarà nostra cura diffonderle. Ciò a causa della impossibilità da parte nostra di essere sistematicamente a presidio dello strumento e quindi poter garantire rapidità nel filtrare eventuali intemperanze. Confidando in un utilizzo serio, professionale e responsabile di questo strumento da parte di tutti. Continueremo ad operare quanto in nostra possibilità per aiutare gli associati, informarli ed impedire che si divulghino informazioni senza contraddittorio. POLICY PAGINA FACEBOOK ASSOCIAZIONE PRAESIDIUM

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29/01/2025

VENDITA DI CRO – L’ENNESIMA OCCASIONE PERSA DAL TERRITORIO

di Praesidium

Come ampiamente annunciato (https://www.orvietolife.it/news/bye-bye-cassa-di-risparmio-di-orvieto/) si è chiusa la trattativa tra Mediocredito Centrale (MCC) e la Banca del Fucino per l’acquisizione della Cassa di Risparmio di Orvieto (CRO).

A parte le assicurazioni di rito che sono tipiche del comunicato che sempre viene emesso in queste circostanze, crediamo valga la pena mettere in luce le problematiche sottese e che cosa cambia da questo momento per il nostro territorio.

La storia è chiara: il "Terremoto Banca Popolare di Bari," si è abbattuto sulla CRO, provocando a sé stessa, ai suoi clienti ed al suo socio (Fondazione), un danno di circa 150 milioni di euro.

Lo Stato, attraverso il MCC, ha provveduto a salvare con un’iniezione di liquidità di 27 milioni di euro la CRO che, una volta risanata, è stata messa sul mercato e la sua quota di maggioranza è stata acquisita dalla Banca del Fucino.

Si potrebbe pensare che nulla cambi in quanto sono tantissimi anni che la quota di maggioranza della nostra Banca è stata venduta, ma non è così.



Nessuna istituzione locale infatti ha più titolo per interve**re sulla gestione della Banca



Fino all’ultimo aumento di capitale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto aveva una quota di minoranza qualificata e attraverso patti parasociali esprimeva il presidente e due consiglieri nel CDA di CRO; questa presenza avrebbe dovuto essere, cosa che non è stata, anche una garanzia per il territorio.

Oggi, al netto del contenzioso sul valore della ricapitalizzazione che vedremo come si chiuderà, la Fondazione è un semplice socio investitore di minoranza senza particolari diritti e, come i recenti fatti dimostrano, se il socio di maggioranza lo decide non esprime nemmeno un consigliere, pertanto, non può più esercitare alcuna particolare azione di controllo.

La sua partecipazione è semplicemente finanziaria è l’unica cosa che ci si può attendere sono gli utili, se riprenderanno dopo tanti anni a essere distribuiti.

Politiche di efficientamento, riduzione costi e presidio commerciale saranno totalmente gestiti dal socio di maggioranza secondo la logica di mercato.

Sarà importante e interessante vedere come il socio di maggioranza gestirà i rapporti con la nostra Fondazione che oggi ha tutto l’interesse a vendere la sua partecipazione residua.



Occasione persa



Il fatto che per alcuni anni la Banca sia stata gestita dal MCC, poteva per il nostro territorio essere una occasione importante per sviluppare politiche a favore dello sviluppo di imprese; questa attività, infatti, è svolta per statuto dal socio di maggioranza.

Né le amministrazioni locali, né la regione, hanno saputo approfittare di questa circostanza attivando specifici obiettivi e capacità progettuali, e dire che vista la situazione recessiva del territorio ce ne sarebbe stato fortemente bisogno.

Oggi la regione ha sicuramente a disposizione, al di là delle dichiarazioni, un asset in meno per le sue politiche di sviluppo economico.



Quale il futuro



Al di là delle dichiarazioni di rito, una volta passato il periodo di passaggio, sarà necessario conoscere il piano industriale che Banca del Fucino prevede per il nostro territorio.

- Quale sarà il rapporto con la Fondazione con cui è pendente un contenzioso? Non è un buon segno che non si siano mai sentiti?

- Quale la politica di investimento sul territorio che di per sé stesso è fragile e ha bisogno di nuove metodiche e che permetta di impiegare la raccolta per il nostro sviluppo?

- Quale il piano di costi e ricavi che permetterà di aumentare la redditività della CRO?

-Quali funzioni corporate rimarranno ad Orvieto al di là delle minime necessarie?

-Chi si pensa di coinvolgere nel CDA a tutela del territorio?

Poiché chi si brucia si fa attento anche all’accensione di una fiammella, ricordiamo che la proprietà dell’istituto bancario si trova in altra regione e, a parte la raccolta, le sollecitazioni e le politiche di investimento possono essere più forti altrove.

Ricordiamo che in passato la Vigilanza sia locale che istituzionale ha clamorosamente fallito.

20/09/2024

Bye bye Cassa di Risparmio di Orvieto

di Praesidium

Prepariamoci a salutare la Cassa di Risparmio di Orvieto, passato glorioso, ma politiche recenti fallimentari.
Come ormai neanche quelli che in passato parlavano di “argenteria”, “gioiellino” e di “banca solida” possono più negare, l’avventura Banca Popolare di Bari si è abbattuta come uno tsunami sul nostro territorio.
C’è stata una distruzione di valore che, tra risparmiatori, Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e la Banca stessa, ha lasciato sul terreno circa 150 milioni di perdite.
Mentre gli eventi si verificavano abbiamo inutilmente tentato di aprire gli occhi al territorio, ma tutto è stato inutile: le lobbies sono state sicuramente più potenti di noi.
Oggi siamo all’ultimo atto, la Banca viene messa sul mercato senza che la Fondazione CRO abbia più il potere di ostacolare le operazioni straordinarie.
Il potere politico ha assegnato infatti al Mediocredito Centrale (MCC) il compito di sviluppare la banca del sud (BDM - Banca del Mezzogiorno, ex Popolare di Bari), mentre il nostro territorio, pure in recessione economica e demografica, non è stato preso in considerazione. MCC si concentra dunque sugli obiettivi assegnati e, dopo aver lavorato per mettere in piedi le condizioni attraverso il risanamento della gestione ed un aumento di capitale, si libera vendendo la nostra Banca.
A livello politico i rappresentanti regionali e locali non hanno lavorato (o capito) l’opportunità che essere all’interno del MCC poteva darci, forse si poteva essere predatori e non prede.
Gli articoli di stampa ci confermano quali banche siano interessate all’acquisto di istituti di piccola/media dimensione ed è facile prevedere che in un periodo più o meno lungo CRO sarà fusa all’interno dell’acquirente.
Ma forse ce lo meritiamo, visto che recentemente nessuno ha sollevato obiezioni ad un comunicato della Presidenza della Banca che ci rendeva noto che la raccolta fatta sul territorio veniva destinata a sviluppare un progetto della città di Firenze.
Ricordiamo quali saranno i tre passaggi temporali: assicurazione del mantenimento dei livelli occupazionali e della presenza, introduzione del marchio congiunto, fusione nell’acquirente.
Come si può vedere, il primo è già in atto: le dichiarazioni del Presidente della Regione e del nostro Sindaco lo confermano.
Siamo una città lenta, lenta a capire.
Bye Bye Cassa di Risparmio di Orvieto

Lettera aperta al Sig. Scrivano in risposta alla “metafisica della banca”Di PraesidiumEgregio sig.  Scrivano, noi non la...
06/09/2024

Lettera aperta al Sig. Scrivano in risposta alla “metafisica della banca”

Di Praesidium

Egregio sig. Scrivano, noi non la pensiamo affatto come lei.
L’utilità o meno delle banche locali è un tema ampiamente dibattuto sia in Italia che all’estero con giudizi alterni, oggi sembra prevalere un parere positivo alla loro importanza per lo sviluppo delle aree periferiche.
Lei, che visto il linguaggio utilizzato probabilmente opera nel settore, sembrerebbe privilegiare una visione meccanicistica della funzione bancaria:
- parametri di tipo generale ponderati con il fattore di rischio del territorio e con meccanismi di intelligenza artificiale possono determinare le decisioni;
- una sufficientemente grande dimensione dell’istituto, riducendo i costi operativi, massimizza i profitti.
Si può spingere oltre il Suo ragionamento:
- la massimizzazione dell’utilità può raggiugersi fondendo le 222 banche di credito cooperativo nelle capogruppo da cui già oggi prendono i servizi corporate e/o con le altre banche minori come la CRO incorporate negli istituti più grandi;
- stante la dimensione delle banche risultanti e la futura introduzione della moneta elettronica, molte funzioni della Banca d’Italia potrebbero allora essere trasferite alla BCE con una significativa riduzione dei costi.
Noi non la vediamo così, anzi riteniamo che un simile modello organizzativo porti ad un forte impoverimento delle aree periferiche e ad una concentrazione di ricchezza nelle aree più sviluppate.
Riteniamo che una banca posizionata sul territorio possa e debba esercitare dei margini di flessibilità che derivino dalla sua conoscenza del contesto e delle persone e che possa in questo modo contribuire ad aumentare il suo volume d’affari, massimizzare l’utilità globalmente intesa, stimolare le occasioni di crescita imprenditoriale senza che questo comprometta una giusta marginalità dell’attività.
Inoltre, il fatto di non essere una pura organizzazione divisionale, ma avendo un presidio territoriale, sarebbe occasione di lavoro qualificato prezioso per il territorio e di più facili erogazioni dirette come già oggi accade, a differenza delle già presenti banche nazionali.
Tutto ciò a patto che ci siano Sistemi di controllo efficaci.
Quanto occorso in passato è totalmente ascrivibile a sistemi di controllo che non hanno funzionato a livello centrale (Banca d’Italia e Consob) e locale (Fondazione), che aveva tutte le possibilità di allertare sui comportamenti distorsivi che venivano attuati.
Pensiamo che le forze politiche e sociali del territorio orvietano debbano fare il possibile per tentare di mantenere un presidio bancario che, se ben gestito e controllato, ha già mostrato di saper stare sul mercato creando valore per sé stesso e per la città.
La Regione ed il Comune reagiscano all'immagine di ininfluenza conseguente al recente incontro tenuto con gli istituti finanziari.
Se abbiamo ben compreso quanto dichiarato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, crediamo che sussista ancora la possibilità di porsi questo obiettivo.
Intanto come potete leggere nell'articolo del giornalista Romito, che Vi alleghiamo, noto nel settore per essere bene informato, MCC vuole vendere Cassa di Risparmio di Orvieto con un meccanismo competitivo entro il mese di settembre.

02/09/2024

Cosa ha detto la Fondazione CRO nel suo recente comunicato stampa e cosa può cambiare per la banca se la prima venisse opportunamente supportata.

di Praesidium

Abbiamo deciso di approfondire la comunicazione fatta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e ne sono usciti alcuni ragionamenti che abbiamo pensato di condividere con i cittadini.
È necessario premettere che sarebbe necessario conoscere i patti parasociali che regolano il rapporto tra il Medio Credito Centrale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e che sarebbe anche necessario approfondirne gli aspetti alla luce del diritto societario e della giurisprudenza di legittimità.
Riteniamo comunque opportuno sottoporre queste nostre considerazioni a chi può avere ancora voce in capitolo su quanto sta accadendo in questo momento nel nostro territorio.
Ciò che è stato dichiarato dalla Fondazione (cioè, di aver promosso opposizione alla delibera che ha disposto l’aumento di capitale con cui è stata rifinanziata la Cassa di Risparmio di Orvieto) apre a nostro avviso scenari molto complessi.
Ricordiamo che l’aumento di capitale era necessario per ripristinare il patrimonio di vigilanza e permettere alla Banca di proseguire le sue attività, ma quello che possiamo dedurre da una prima analisi è che sia stato fatto in misura fortemente eccedente rispetto a questa necessità.
Lo dimostrerebbe proprio l’opposizione della Fondazione ed il fatto che la maggior parte di detto aumento sia stato messo a riserva.
Questo avrebbe causato le difficoltà per la Fondazione di aderire all’aumento, con conseguente forte diluizione della partecipazione, facendo anche ve**re meno il diritto di opposizione alle operazioni straordinarie.
Si comprende anche il perché, stante il contenzioso in atto, non sia stato inserito nel Consiglio di Amministrazione di CRO alcun soggetto espresso dalla Fondazione.
In questi casi l’onere di provare il comportamento strumentale del socio di maggioranza spetta al socio di minoranza.
Si aprono due scenari possibili:
- La Fondazione va avanti in maniera decisa chiedendo l’annullamento della delibera di aumento di capitale cercando di ricondurlo a quello strettamente necessario e poi aderire all’aumento. Manterrebbe così voce in capitolo sulle operazioni straordinarie, compresa la vendita delle azioni del socio di maggioranza.
- La Fondazione potrebbe cercare di monetizzare il sopruso che le sarebbe stato fatto ricavandone un vantaggio economico.
È chiaro che la vendita della quota di maggioranza della Cassa di Risparmio di Orvieto sarebbe a questo punto più complessa perché l’acquirente dovrebbe incorporare il rischio di contenzioso e l’incognita sui diritti del socio di minoranza che ne limitano l’azione.
Se il nostro ragionamento ha senso, dobbiamo ammettere che la Fondazione si trova in una situazione molto complessa, visti gli attori in gioco, ed ha necessità di sentirsi supportata.
Per questo, le forze politiche e sociali del territorio dovrebbero decidere al fine il ruolo che vogliono avere sul futuro della Banca.

26/08/2024

Cro, Fondazione, MCC e Politica

È inutile agitarsi più di tanto, la stalla è vuota da un pezzo!

di Praesidium

Assistiamo in questi giorni ad una rigogliosa fioritura di scritti sul destino della Cassa di Risparmio di Orvieto e sui comportamenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. Peccato che, come al solito, tutto ciò accada quando ormai i giochi appaiono chiusi.

Basterebbe andarsi a rileggere i nostri scritti, fatti in tempi non sospetti, e ricordare i nostri interventi pubblici per ritrovare le nostre previsioni di come sarebbe andata a finire. Non eravamo aruspici, ma ci limitavamo semplicemente ad esaminare i dati di bilanci e ad ascoltare il parere di specialisti.

Abbiamo anche tentato di coinvolgere le forze politiche:

- comunali, ottenendo un consiglio comunale aperto e alcune riunioni dei capogruppo,

- regionali, ottenendo in due giorni di dibattito in consiglio regionale un voto all'unanimità per l’istituzione di una commissione che avrebbe dovuto produrre una relazione da inviare alla commissione parlamentare di bilancio.

In tutte e due le situazioni tutto si è risolto con un nulla di fatto; le istituzioni finanziarie hanno dimostrato di essere più potenti di quelle politiche, le quali, forse, non hanno voluto, saputo o potuto interve**re sull’argomento.

Crediamo inoltre che chiunque abbia una minima cultura economica sappia che InvItalia ed il Medio Credito Centrale intervengono temporaneamente per risanare situazioni critiche e per poi mettere sul mercato aziende risanate.

Questo è stato fatto, di cosa ci si meraviglia oggi?

La Politica avrebbe potuto cercare di ottenere che CRO diventasse un soggetto economico non solo locale, ma questo non è stato nemmeno tentato.

Il recente incontro tra i responsabili della Regione Umbria e del Comune con gli Istituti finanziari ha, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, leggendo i comunicati emessi, dimostrato l’influenza della classe politica locale e regionale.

Poiché in un'economia di mercato contano semplicemente i numeri e le leggi, l’unica possibilità del territorio di poter avere voce in capitolo era quella che la Fondazione mantenesse una partecipazione di minoranza qualificata con i diritti che questo avrebbe comportato.

La sofferta scelta di non partecipare all’aumento di capitale ha lasciato libero il socio di maggioranza di attuare la politica che riteneva più confacente con la sua missione e di aumentare il valore della sua quota.

La vendita di CRO per il territorio è un evento estremamente rischioso che normalmente si potrebbe, come molti casi dimostrano, svolgere in tre fasi:

- una prima fase nella quale si dirà che si mantiene l’occupazione e il marchio locale;

- una seconda dove si affiancherà il marchio del compratore;

- una terza in cui resterà semplicemente il marchio di chi compra.

Riteniamo importanti le considerazioni fatte dalla Fondazione nella sua recentissima nota stampa:

- l’aumento di capitale è stato ritenuto eccessivo e si è opposta alla relativa delibera;

Informazione questa di notevole rilevanza che andrebbe meglio dettagliata per le possibili implicazioni.

- decide di non partecipare all’aumento di capitale perché eroderebbe in modo significativo il patrimonio disponibile senza garanzia di adeguata remunerazione, mettendo a rischio le erogazioni al territorio vista la scarsa fiducia sui dividendi che potrebbe generare;

- il suo patrimonio e la sua influenza sul territorio sono stati chiaramente ridimensionati dal terremoto Banca Popolare Bari.

23/08/2024

Qual è il futuro degli istituti finanziari locali, Banca e Fondazione?

di Praesidium

Le onde d’urto del terremoto Banca Popolare di Bari stanno producendo ancora conseguenze sulla popolazione locale, sulla Cassa di Risparmio di Orvieto spa e sulla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

1) I cittadini del territorio si trovano da 10 anni proprietari di azioni della Banca Popolare di Bari acquistate ad €. 8,95, che oggi valgono €. 0,06, che non hanno alcun mercato su cui possono essere negoziate, che sono quindi totalmente illiquide e che non possono neanche generare minusvalenze per una compensazione fiscale.

2) Sono peraltro ancora in corso numerosissime cause presso gli Uffici giudiziari promosse dai cittadini e dalle imprese che hanno subito la vendita di questi titoli effettuata in modo improprio.

3) Tale situazione interessa circa 1000 famiglie del territorio strettamente Orvietano per un valore economico superiore a 20 milioni di euro.

4) La Cassa di Risparmio di Orvieto ha subito nel tempo numerose perdite che hanno eroso il patrimonio di funzionamento portandolo al di sotto dei requisiti richiesti.

5) Le necessità finanziarie effetto della crisi della controllante Banca Popolare di Bari hanno impattato in modo rilevante, dunque, anche nel nostro territorio.

6) Lo Stato, per il tramite del Mediocredito centrale, ha effettuato una consistente ricapitalizzazione ed un risanamento gestionale della CRO che l’ha riportata in utile e l’ha resa oggi appetibile sul mercato.

7) La Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto ha subito appieno le conseguenze di questa situazione. Ricordiamo che negli ultimi nove anni non ha avuto alcuna remunerazione dalla sua partecipazione di minoranza qualificata del 26,47%, conseguentemente è stata costretta a ridurre il valore delle erogazioni sociali al territorio. Il valore al libro di 22 milioni di euro della partecipazione si è ridotto producendo una perdita di patrimonio di alcuni milioni.

Non è affatto chiaro il perché non abbia partecipato all’aumento di capitale proposto dal socio di maggioranza e nemmeno si sia opposto a questo valore, che, da una prima non approfondita analisi, appare sovradimensionato.

Ricordiamo che essere socio di minoranza qualificata dà il diritto di opporsi ad aumenti di capitale non strettamente necessari che comportino una diluizione della partecipazione.

Oggi Fondazione CRO possiede soltanto circa il 15% del capitale sociale della banca, che la fa essere socio finanziario a tal punto che non ha ottenuto, cosa veramente strana, alcun consigliere nel cda di CRO.

La Fondazione CRO appare come un sommergibile che riemerge soltanto quando c’è qualcosa di positivo da comunicare o che non si può fare a meno comunicare, per il resto naviga sott’acqua senza spiegare le ragioni delle proprie decisioni.

8) Il risultato di tutto ciò è che ad oggi la Città non ha più alcun elemento di controllo sulla banca: la proprietà, quindi, rispettando le leggi di mercato, può prendere qualsiasi iniziativa.

Oggi è stata annunciata la vendita della Banca Cassa di Risparmio di Orvieto con un meccanismo competitivo; chi controllerà per conto del territorio le modalità con cui verrà venduta?

Formalmente nessuno ne ha l’autorità, anche il sistema politico, viste le ultime dichiarazioni, sembra non essere tenuto in alcuna considerazione.

I rischi per i lavoratori e per la Città sono molto alti.

La fondazione come pensa di riacquistare il posizionamento perduto? Trarrà le conseguenze di quanto accaduto?

Se riscontreremo interesse nella Città affronteremo in maggior dettaglio il tema in uno specifico incontro con tutti gli attori che riterranno opportuno interve**re.

13/08/2024

Tesei e Tardani parlano con CRO ed i suoi controllanti, ma dimenticano l’argomento che più ha segnato la vita nel nostro territorio negli ultimi anni

di Praesidium

Abbiamo letto con attenzione il comunicato stampa concernente l’incontro della responsabile della Regione Umbria e del Sindaco del Comune di Orvieto con i vertici di Cassa Di Risparmio di Orvieto spa e della sua controllante Medio Credito Centrale.

Riteniamo l’incontro opportuno ed auspicabile che si ripeta nel tempo.

Alcune considerazioni in premessa che diamo per acquisite:

1) è vero che Cassa di Risparmio di Orvieto spa è stata salvata da Mediocredito centrale quando non aveva più patrimonio per poter proseguire le attività;

2) è vero che i dati della semestrale sono molto buoni, anche se in linea con tutte le banche d’Italia che sono ampiamente aiutate a fare più margini, anche a scapito dei costi sostenuti dai clienti per la mediazione, come peraltro rilevato dallo stesso Ministro Giorgetti;

3) è vero che la CRO è attualmente posseduta da Mediocredito centrale e, con una partecipazione oggi solo finanziaria, dalla Fondazione Cassa di Risparmio Di Orvieto che, a seguito dell’aumento di capitale, non ha più una quota di minoranza qualificata che le consente di avere voce in capitolo sulle operazioni straordinarie;

Premesso quanto sopra, spontanee emergono le sottoelencate osservazioni:

A) sarebbe stato auspicabile che Regione e Comune avessero assunto l’impegno di farsi promotori di progetti per lo sviluppo del territorio, cogliendo così appieno le opportunità offerte dalla nuova proprietà;

B) non si comprende la dichiarazione fatta dalla sindaca, secondo cui avrebbe seguito ed avrebbe avuto voce in capitolo su tutto il processo di ricapitalizzazione e ristrutturazione. Se fosse veramente così, avrebbe la responsabilità di aver contribuito ad indebolire la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, che peraltro ha perso ogni rappresentanza negli organi statutari e per questo ha annunciato di aver attivato un possibile contenzioso. Avrebbe in sostanza la responsabilità di aver agito contro gli interessi della Fondazione;

C) ciò che riteniamo più grave è che la Sindaca non abbia fatto parola dei 22 milioni che sono stati sottratti ai cittadini orvietani e alle imprese locali (86 milioni tra tutte le filiali CRO umbre e dell’Italia centrale) per effetto del cattivo comportamento della vecchia gestione, sollecitando almeno un minimo di attenzione sul problema.

D) l’ordine di grandezza del danno arrecato al territorio è di gran lunga superiore ai fondi del Pnnr complessivamente destinati alla nostra città. Ci sono ancora molte cause civili e procedimenti penali pendenti sulla questione e circa un migliaio di clienti risulta intrappolato senza alcuna rappresentanza nel possesso dei titoli che formalmente non valgono nulla e che non possono nemmeno dare origine a minusvalenze.

Ci sembra particolarmente grave non avere almeno posto il problema ai vertici di CRO e MCC, con ciò non mostrando sensibilità, anche soltanto di facciata, verso i cittadini colpiti.

Come se non fosse successo nulla.

16/07/2024

Con sentenza emessa in data 8 luglio 2024 il Tribunale di Terni ha condannato la Cassa di Risparmio di Orvieto a restituire €. 104.000,00 ad un’impresa del Ternano in relazione all’acquisto di azioni della Banca Popolare di Bari, avvenuto con l’ultimo aumento di capitale del 2014, pochi anni prima del default di quest’ultima culminato con il suo commissariamento del dicembre 2019.

Il Tribunale di Terni ha riconosciuto l’insufficienza delle informazioni sulla rischiosità dell’investimento fornite dalla banca orvietana all’amministratore dell’impresa acquirente e l’inadeguatezza del profilo di rischio dell’investitore rispetto al rischio intrinseco portato dalle azioni BPB, che ricordiamo non quotate e quindi a rischio di illiquidità. Ha così risolto il contratto di acquisto dei titoli e disposto le conseguenti restituzioni: l’investitore restituirà le azioni alla CRO, mentre la CRO restituirà il controvalore pagato dall’investitore per le stesse e rimborserà le spese di giudizio affrontate da quest’ultimo.

Il Tribunale di Terni era stato investito di un numero significativo di cause civili su questo argomento ed ha mostrato inizialmente, a nostro avviso, un approccio inadeguato quanto ad approfondimento e pregio delle decisioni, soprattutto diametralmente opposto rispetto alla giurisprudenza degli altri Tribunali che si sono occupati della vicenda (in primis, Bari), nonché rispetto alla granitica giurisprudenza della Suprema Corte. Successivamente, si è mostrato ondivago e con orientamenti differenti a seconda del giudice che aveva in carico la vertenza.

Oggi, grazie soprattutto alla nostra determinazione, al nostro impegno ed alla nostra convinzione di essere dalla parte della ragione, il Tribunale sembrerebbe aver intrapreso un percorso giudiziale appropriato che premia le ragioni dei risparmiatori.

Ci auguriamo dunque che questa pronuncia costituisca lo spartiacque definitivo verso la definizione corretta di un evento che ha causato danni al nostro territorio per 86 milioni di euro, tanti furono i soldi raccolti da CRO con l’aumento di capitale del 2014 della Banca Popolare di Bari, poi finiti nella voragine dei conti di quest’ultima.

Coordinamento Avvocati degli azionisti BPB-CRO di Terni-Viterbo

Avv. Florido Fratini

Avv. Leonardo Di Russo

Avv. Annalisa Cannetto

Avv. Sante Zampolini

23/06/2024

Fondazione CRO protesta, ma dovrebbe anche recitare un mea culpa

di Praesidium

Abbiamo avuto sentore di vibranti proteste da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto per essere stata esclusa dalle decisioni sulla composizione dei nuovi Consiglio di amministrazione e Collegio dei sindaci della banca cittadina
Ci preme, allora, formulare alcune considerazioni:
1) Quando la Fondazione CRO ha deciso di non partecipare all’aumento di capitale necessario alla sopravvivenza della banca, visto che non aveva più il patrimonio di vigilanza per proseguire ad operare, ha implicitamente scelto di trasformare la propria partecipazione da strategica a finanziaria, quindi di diventare socio con prerogative ridotte.
2) Praesidium ha cercato negli ultimi anni un dialogo con la Fondazione, ma ciò è stato sistematicamente rifiutato e tutto ciò è strano, anche perché la stessa ha condiviso gli stessi problemi dei risparmiatori truffati.
3) Infatti: a) non si è perfezionata una vendita delle azioni ad un valore superiore o uguale a quello di libro; b) ha conseguentemente subito, come si rileva dai bilanci, una perdita patrimoniale di dimensioni non trascurabili, analogamente ai risparmiatori; c) ha fatto causa al socio di maggioranza ed è tuttora in attesa della conclusione della vicenda; d) ha chiesto un’adeguata presenza negli organi statutari, ma la richiesta è stata inesorabilmente rifiutata.
4) Alcuni politici rivolgono soltanto oggi dichiarazioni di vicinanza per i problemi dei risparmiatori, ma dobbiamo per amor di verità ribadire che gli stessi personaggi non li hanno mai aiutati ed anche quando la precedente Giunta Regionale aveva deliberato all’unanimità di prestare attenzione alla vicenda, alcuni di loro si sono impegnati per insabbiare il tutto, peraltro riuscendoci. La nostra memoria (e soprattutto quella dei risparmiatori colpiti) è ancora viva e forte.
5) Forse, sarebbe utile per tutti che la Fondazione CRO traesse qualche insegnamento da questa br**ta avventura, che la fa uscire sicuramente ridimensionata nel patrimonio, nella quantità di erogazioni che può dare e nel suo potere concreto sul territorio. Forse, un atteggiamento meno autoreferenziale, una compagine di soci che arricchisse le competenze oggi necessarie, sarebbe anch’esso utile per tutti.
6) Un’ultimissima considerazione: la banca di oggi, come tutte le altre banche d’Italia, a seguito di scelte politiche nazionali di favore, è tornata a produrre utili; crediamo quindi che il nostro territorio debba fare molta attenzione perché le leggi di mercato rimangono sempre più potenti delle chiacchiere elettorali.
Rimaniamo come al solito a disposizione, con chi dovrebbe e con chi lo vorrà, per approfondire questa comunicazione volutamente sintetica.
PRAESIDIUM

Cassazione conferma che le informazioni sulla determinazione del prezzo delle azioni BPB contenute nel prospetto informa...
06/06/2024

Cassazione conferma che le informazioni sulla determinazione del prezzo delle azioni BPB contenute nel prospetto informativo dell'aumento di capitale 2014 della Banca Popolare di Bari erano insufficienti. Sanzionati definitivamente gli ex vertici della Popolare di Bari.

La Cassazione, sentenza n. 15685 depositata oggi, ha confermato le sanzioni emesse dalla Consob nei confronti del top management della Banca Popolare di Bari per carenza di informazioni nell’ambito delle operazioni di aumento di capitale nel 2014 e 2015

Indirizzo

Orvieto
05018

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