PrometeOrvieto

PrometeOrvieto Questa pagina si propone di analizzare problemi di qualsivoglia natura con approccio scientifico e di

12/05/2026

Il minuetto sul piano sociosanitario deve finire

di Andrea Caporali per PrometeOrvieto

Sono ormai parecchi mesi che attendiamo la presentazione del piano sociosanitario da parte della Regione Umbria.

Per quanto abbiamo potuto vedere e capire, ci sembra che i tecnici della Regione abbiano fatto un buon lavoro. Dovrebbe trattarsi di un piano che tiene conto delle mutate condizioni della sanità degli ultimi vent'anni e dell'innovazione tecnologica (che comporta cure migliori, ma a costi più alti), che richiede quindi un efficientamento dell'organizzazione ospedaliera per far sì che la sanità umbra possa fornire quelle cure senza andare in bancarotta.

Non ci sembra neanche un piano draconiano, anzi, a noi pare piuttosto moderato, in grado di andare incontro alla comprensibile necessità della politica di spiegare i suoi contenuti alla popolazione umbra dei vari territori.

A quanto pare però, alla politica regionale tutto questo non basta: ecco allora i lunghi mesi d’attesa. A noi sembra che la politica stia cincischiando per cercare, per quanto possibile, di rendere il piano digeribile a tutti i territori. L’intenzione è purtroppo vana: alcuni ospedali saranno sicuramente ridimensionati, d’altronde la rete ospedaliera umbra è così sovradimensionata che non si può fare altrimenti. Altrettanto sicuramente, i territori interessati non ne saranno contenti.

La politica deve sapere che non c’è modo di salvarsi da questo probabilissimo malcontento, a meno che non si voglia sconfessare tutto il lavoro fatto dai tecnici e, di conseguenza, lasciare inefficiente la sanità umbra, continuando a sprecare risorse ed a limitare le cure più avanzate, fenomeno che già vediamo oggi.

Se la pillola è amara, datecela subito.

Non lo diciamo per noi, ma proprio per la politica stessa. L’attuale Giunta regionale è in carica da un anno e mezzo, circa: ha ancora tutto il tempo per riuscire a recuperare il fisiologico calo di consenso che il piano sociosanitario necessariamente produrrà. Più mesi si fanno passare, però, più quell’orizzonte temporale necessario per il recupero si riduce.

In ogni caso, il costo di questa situazione lo pagano sicuramente i pazienti. Siamo infatti noi cittadini a subire le inefficienze e le storture dell’attuale organizzazione sanitaria e, anche chi non ne è consapevole, ci rimette per effetto di:

- aumento della mobilità passiva: gli umbri che possono permetterselo e che riescono a trovare percorsi di cura alternativi si vanno a curare fuori regione, provocando un divario tra mobilità passiva e attiva che cresce anno dopo anno ed incide sul bilancio della Regione;

- crescita della percentuale di umbri che rinuncia alle cure: chi non riesce ad inserirsi in percorsi extra-regionali, o non può permetterselo, smette di curarsi perché l’attuale organizzazione non sa dare risposte ai suoi bisogni;

- aumento esponenziale del già forte ricorso alle cure private: ci si rivolge alle strutture private, circostanza che costituisce causa importante per l’indirizzamento dei pazienti verso altri territori.

Il minuetto che si sta ballando a Perugia sul piano sociosanitario (rito pagano necessario, ma che allo stesso tempo non sta producendo nulla) dovrà essere brevissimo, altrimenti finirà per danneggiare tutti noi cittadini.

Ogni mese che passa, significa altri soldi da ti**re fuori di tasca propria ed altri umbri che smettono di curarsi.

Facciamo un appello alla politica regionale: rompete gli indugi ed assumetevi la responsabilità delle scelte che sono necessarie. Il consenso si può sempre recuperare, la salute delle persone no.

07/05/2026

Il patrimonio immobiliare della Usl Umbria 2 ad Orvieto: incoerenza e soldi buttati

di PrometeOrvieto

La USL Umbria 2 ha redatto un piano patrimoniale, a nostro avviso, molto approssimato e destinato a bruciare risorse. Anzi, lo ha fatto proprio a rovescio.
Una corretta gestione vorrebbe che prima si decidessero quali servizi implementare, poi si guardassero gli immobili disponibili e si capisse come usarli.
Senza l’ormai leggendario piano sociosanitario, che dovrebbe guidare tutto e che ancora non c’è, il risultato è un elenco di proprietà con vaghe intenzioni a margine. Questo elenco intanto racconta una storia di scelte sbagliate che si accumulano.

Nel 2007 la USL acquistò l’ex mensa della Caserma Piave per 2.7 milioni di euro: doveva diventare la Casa della Salute. Quasi vent’anni dopo, l’immobile giace inutilizzato e in abbandono. Gli hanno giusto ritagliato un ruolo da archivio di vecchie carte.
Si è infatti deciso di realizzare Casa e Ospedale di Comunità nell’ex ospedale di Piazza Duomo, struttura che nel frattempo si era tentato di vendere con quattro aste andate deserte. Erano state organizzate senza alcuna strategia, come se bastasse pubblicare un annuncio per trovare un acquirente per un palazzo storico come quello. Il Comune aveva però preso in affitto l’ex ospedale, pagando un canone calcolato su un ventesimo del valore stimato dell’immobile. Quando si è provato a venderlo, il mercato ha rivelato che quel valore era fortemente sovrastimato, di più del 50%: il Comune ha quindi pagato anni di affitto su una base gonfiata. Nel frattempo, ha anche finanziato lavori per circa 750 mila euro che, di fatto, gli hanno trasferito la proprietà dell’ingresso alla futura Casa di Comunità e dell’ingresso di Orvieto Underground, contrariamente a altri territori Montefalco Terni dove analoghi trasferimenti sono avvenuti a titolo gratuito.
Chi ha fatto i conti si è accorto di quanti soldi sono stati buttati? Forse no.

Inoltre, con l’apertura della Casa di Comunità, le sedi di via Postierla e del Borgo perderebbero ragione di esistere. Nei vecchi accordi era previsto che queste venissero vendute o affittate, per reinvestire le risorse in servizi.
Vale ancora?
La USL non lo ha ancora confermato né smentito, nonostante l’apertura ormai imminente (?) della Casa di Comunità.

Il piano patrimoniale indica poi che nella pediatria dell’ex ospedale verrebbe realizzato un hospice. L’idea in sé è condivisibile, ma il piano tace su tutto ciò che conta: in che tempi, quanto costa e con quali fondi. È stato scritto proprio per scriverlo e basta.

Infine, dobbiamo uscire da Orvieto e andare a Roma. Qui la USL possiede un intero palazzo in piazza Nicosia, in pieno centro. L’ha ottenuto tramite un lascito testamentario, il legato De Solis. Il testamento obbliga la USL ad usarlo “con lo scopo di fare una corsia per i vecchi cronici malati non accolti all’ospizio locale di San Giorgio, né assistiti dalle loro famiglie”. La USL oggi lo vorrebbe vendere e lo ha valutato circa 10 milioni di euro. Il piano patrimoniale dice che “i proventi saranno destinati al completamento del recupero dell’ex ospedale di Orvieto”. Ricordiamo intanto che più della metà dell’ex ospedale è ancora da restaurare, e senza un progetto definito.
Cosa ci si farà? Vogliono farne loro un albergo?
Se è altro, lo si spieghi. Il vincolo testamentario lega quei proventi alla cura degli anziani, e qualunque soluzione dovrà fare i conti con questo.

La USL deve fare uno sforzo organizzativo ulteriore per gestire il suo patrimonio immobiliare, e per spiegare agli orvietani cosa vuole fare con queste proprietà. D’altronde il patrimonio immobiliare è il luogo fisico in cui il piano sociosanitario verrà (o non verrà) messo a terra. Ogni euro speso male, ogni immobile lasciato vuoto, ogni scelta rinviata si traduce direttamente in servizi che non ci sono per le persone che ne hanno bisogno.

CI ATTENDIAMO MAGGIORE ATTENZIONE.

30/04/2026

PrometeOrvieto: la sanità si realizza anche con un’adeguata accoglienza

Di PrometeOrvieto

La sanità sta vivendo un momento assolutamente particolare, destinato a recepire i cambiamenti necessari e a ridefinire il suo assetto organizzativo nel prossimo futuro.
Il necessario rilancio dell'ospedale Santa Maria della Stella e della medicina territoriale richiede oggi un cambio di passo che vada oltre la rivendicazione politica. La USL Umbria 2 ha sicuramente la responsabilità tecnica di potenziare organici e apparecchiature, missione su cui sta dando segnali di concreta volontà. C’è però un’altra partita fondamentale che si gioca fuori dalle mura ospedaliere, cioè quella dell’attrattività del nostro territorio.
La storia recente ci insegna che i bandi di reperimento del personale sanitario non sono sufficienti per attrarre professionisti. Serve anche un’attivazione dei Comuni del territorio per migliorare la loro accoglienza.
Nel dialogo aperto già nel maggio 2023 con la direzione della USL, noi di PrometeOrvieto avevamo già segnalato la necessità di trasformare Orvieto in una città capace di accogliere e trattenere i professionisti della salute e le loro famiglie, raccogliendo allora un grande scetticismo locale.

Dalle relazioni ai fatti: il ruolo della Commissione Sanità
Fino ad oggi, le istituzioni locali si sono mosse in modo convenzionale. Ad esempio, la Commissione Sanità comunale ha prodotto, dopo un interminabile lavoro, un documento che riassume criticità note da tempo e istanze rivolte (anch’esse da tempo) alla Regione. Tuttavia, quel lavoro non basta: la Commissione può e deve diventare utile passando dalla fase di fotografia a quella della proposta operativa, contribuendo attivamente alla progettazione di misure di supporto all’accoglienza.

Su cosa si dovrebbe lavorare
Il problema degli affitti ad Orvieto, spesso troppo alti o condizionati dal mercato turistico, è un vero ostacolo per chi vince un concorso e deve decidere se trasferirsi. Gli amministratori del comprensorio hanno oggi l’opportunità di fare la differenza con misure specifiche per il sostegno alla residenzialità e al welfare per le famiglie.
Da parte della USL serve anche garantire un percorso di formazione, in accordo con le università e le aziende ospedaliere, che curi la professionalizzazione di alto livello per gli operatori che scelgono il nostro ospedale.
Se un medico decide di vivere qui, porta economia e stabilità sociale. È un investimento che torna rapidamente nelle tasche dei cittadini sotto forma di servizi sanitari più efficienti e meno spopolamento.

Una sinergia necessaria
La visione è quella di una responsabilità condivisa. Mentre la USL deve continuare a investire in formazione e tecnologie all'avanguardia, garantendo lo status di DEA di I livello, gli amministratori debbono agire con un adeguato supporto all’accoglienza. Ci piacerebbe che gli operatori di una sanità che funziona si possano sentire parte integrante della comunità del territorio. Invitiamo dunque le amministrazioni e la Commissione Sanità a sedersi ad un tavolo per trasformare queste idee in percorsi operativi.

Il tempo delle analisi è finito: è il momento di rendere Orvieto una scelta gradita per i migliori professionisti della sanità.

Casa e Ospedale di Comunità tra raggiungibilità e parcheggi.E’ ora di fatti.Di PrometeOrvietoI locali per l’Ospedale e C...
24/04/2026

Casa e Ospedale di Comunità tra raggiungibilità e parcheggi.

E’ ora di fatti.

Di PrometeOrvieto

I locali per l’Ospedale e Casa di Comunità dovrebbero essere consegnati a breve (visto come appare il cantiere abbiamo dei dubbi, ma ci fidiamo). Queste strutture sono fondamentali per l’erogazione dei servizi sociosanitari nel territorio: si dovrà farle funzionare così come previsto dal DM 77 del 2022 sulla riforma sanitaria.

Sarà quindi compito:

- della USL Umbria 2 dotarli delle apparecchiature e del personale necessario;

- del Comune di Orvieto garantire l’accessibilità;

- della USL fornire una previsione di quante persone vi si recheranno al giorno (noi ne stimiamo qualche centinaio);

- del Comune progettare la raggiungibilità e rendere disponibili i parcheggi.

È noto che noi riteniamo la scelta fatta urbanisticamente sbagliata ed inutilmente costosa, ma ora le strutture devono funzionare. Per farlo però vanno ancora sciolti questi nodi.

RAGGIUNGIBILITA’

Le uniche vie di accesso sono via Soliana e via Postierla da percorrere a doppio senso, come noto già oggetto di proteste da parte dei residenti per l’intenso traffico che oggi le percorre, anche a causa della presenza dei plessi scolastici. Sono stati promessi interventi, come semafori e ZTL, dei quali non si è vista ancora traccia e che riteniamo che poco o nulla risolveranno.

Come da foto allegate, una volta arrivati in Piazza del Duomo si dovrà realizzare una strada a doppio corsia per entrare nella struttura: chi pagherà l’intervento? I mezzi pubblici subiranno modifiche di percorso e orario? Se sì, in che modo?

PARCHEGGI

Il progetto prevede soltanto 24 stalli a cura dell’USL e ce ne sono altri 15 circa gestiti a pagamento dal Comune di Orvieto, aperti a turisti e cittadini, nell'area giardinetti. Un numero totalmente insufficiente, visto che già più di 30 saranno le persone impiegate nelle strutture. Come si risolverà il problema? Quando saranno saturati gli stalli, come si farà? Nei giorni delle principali feste cittadine, come Corpus Domini e Palombella, cosa succederà?

L’amministrazione precedente (poi riconfermata) ha imposto questa collocazione contro
ogni nostro avvertimento, tappandosi le orecchie davanti all’evidenza. Ora che i nodi vengono al pettine, non possono più nascondersi. Si devono affrontare complessità e stanziamenti economici aggiuntivi per aver dato priorità al recupero di mezzo palazzo rispetto ai servizi di salute. Escano allo scoperto e spieghino ai cittadini con quale piano di mobilità intendono gestire questo caos. Non vorremmo che la soluzione trovata fosse quella di mantenere tutte le sedi oggi già operative per tamponare le scelte sbagliate effettuate: questo implicherebbe costi gestionali aggiuntivi e ricorrenti, sottraendo così risorse ai servizi previsti e depotenziando l’operatività della Casa di Comunità.

La responsabilità della questione è condivisa tra Comune e USL. È ora che si siedano intorno a un tavolo e prendano le decisioni necessarie. Ci attendiamo di conoscere come tutto sarà organizzato in modo da evitare le improvvisazioni che spesso ci contraddistinguono. Affronteremo in un prossimo articolo la situazione patrimoniale complessiva della USL. Ribadiamo però che le strutture devono funzionare: sono troppo importanti per la salute dei cittadini del territorio.

Lettera aperta alla Presidente della Regione Umbria sulla Cassa di Risparmio di OrvietoGentile Presidente Stefania Proie...
21/04/2026

Lettera aperta alla Presidente della Regione Umbria sulla Cassa di Risparmio di Orvieto
Gentile Presidente Stefania Proietti,
Desideriamo portare alla Sua attenzione, qualora già non lo sia, la situazione della Cassa di Risparmio di Orvieto.
Dai recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, sembra che sia saltata l’acquisizione da parte di Banca del Fucino dell’Istituto orvietano, mentre i nostri tentativi di capire cosa stia succedendo sono stati vani.
Le motivazioni ufficiali attribuiscono la mancata possibilità di vendita ad un ritardo di più di due anni da parte della Banca Centrale Europea nel darne il via libera, circostanza che appare sinceramente poco credibile.
Visti i trascorsi, che hanno prodotto danni sul territorio per circa 150 milioni di euro a cittadini imprese ed agli stessi operatori finanziari (vendita di titoli spazzatura, con tutti gli altri effetti a cascata), ci sembra che trasparenza e chiarezza sulle vere motivazioni siano assolutamente necessarie.
Chiediamo pertanto un Suo intervento per chiarire cosa stia accadendo.
Dobbiamo segnalare anche che la CRO, cercando di rendere più appetibile una sua eventuale acquisizione, ha deliberato di portare a nuovo gli utili prodotti per il 2025 tutti al netto delle tasse, non pagando quindi alcun dividendo al socio di minoranza, la Fondazione CRO, che non può così distribuirli al territorio per il 10º anno di fila.
Crediamo, inoltre, che sia necessario intervenire su Medio Credito Centrale per capire se possa attuarsi una politica di sviluppo dell’Istituto finanziario a vantaggio della nostra regione, come peraltro avviene con la Banca del Mezzogiorno (ex Banca Popolare di Bari), cercando di conseguire un obiettivo più ambizioso rispetto alla semplice collocazione sul mercato che, ricordiamo, dalla legge Amato in poi non ha mai prodotto operazioni di successo.
Crediamo che, visto il rallentamento del credito fornito alle imprese nella nostra regione e vista la complessa situazione economica del territorio Orvietano, un’operazione di questo genere possa rientrare nei compiti del Medio Credito Centrale e nell’interesse della Regione stessa.
La ringraziamo per l’attenzione ed un eventuale riscontro.
PrometeOrvieto

Fonte foto: Il Sole 24 Ore

18/04/2026

Urologia ad Orvieto: fine del tunnel?

Di PrometeOrvieto

Leggiamo ed apprezziamo molto il comunicato stampa della Usl Umbria2 di oggi 18 aprile ed il suo contenuto riguardante il piano operativo predisposto per erogare i servizi di Urologia nell’Ospedale di Orvieto.
Riteniamo importantissimo ricreare una continuità assistenziale e diagnostica per i pazienti dell’Orvietano e accogliamo con favore l’intenzione dichiarata di ritornare a fare di Orvieto un centro urologico anche chirurgico, ovviamente dimensionato alla realtà del nostro territorio. Il reparto di Urologia di Orvieto dovrà avere come punto di riferimento, in una logica di rete di servizi, un centro più attrezzato per le situazioni di maggiore complessità, che a nostro avviso dovrà essere individuato in modo tale da semplificarne la raggiungibilità.
I nostri interventi pubblici, sempre aperti a un confronto costruttivo, sono imprescindibilmente legati a situazioni reali che sono state vissute dai pazienti.
Ribadiamo, confermando il pieno apprezzamento per quanto predisposto e apprezzando l’impegno profuso, la necessità di approntare un piano straordinario per gli interventi operatori rivolti ai pazienti non oncologici che oggi risultano in particolare sofferenza
Rinnoviamo la nostra piena disponibilità a collaborare là dove sia ritenuto utile per migliorare i servizi offerti ai cittadini
Continueremo, come abbiamo fatto sinora, a restare accanto ai cittadini e a segnalare problematiche e miglioramenti possibili.

16/04/2026

Urologia nell'orvietano: è ora di un piano straordinario

Di PrometeOrvieto

Come le donne imparano, non senza fatica, a fare prevenzione per il tumore al seno, gli uomini dovrebbero fare lo stesso per il tumore alla prostata. Eppure, nel nostro territorio questo non avviene, e non avviene per la semplice ragione che non abbiamo urologi.

Il tumore alla prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia: nel solo 2024 sono stati registrati oltre 40.000 nuovi casi, circa il 20% di tutti i tumori maschili. Si stima che circa un uomo su otto svilupperà un tumore alla prostata nel corso della vita: il rischio è molto basso prima dei 50 anni, ma cresce rapidamente con l’età. Pur essendo fortunatamente meno aggressivo del tumore al seno, l'incidenza così alta provoca ancora più di 8000 decessi ogni anno in Italia. Quando anche la prostata non è colpita da tumori maligni, spesso è affetta da altre patologie, come l'ipertrofia prostatica benigna, che abbassano drasticamente la qualità della vita, arrivando nei casi peggiori all'uso di cateteri permanenti e terapie farmacologiche a lungo termine.

I numeri del nostro territorio

Facciamo un conto semplice. Il territorio orvietano, inclusi i comuni di riferimento nel Lazio, conta una platea di oltre 12.000 uomini over 50. Supponendo che ciascuno di essi si sottoponga, a fini preventivi, a una visita urologica all'anno, otteniamo circa 35 visite urologiche al giorno. Le strutture andrebbero dimensionate di conseguenza. Non lo sono.

Cosa chiediamo alla USL Umbria 2

1) Accelerare le procedure per il reperimento del personale per riattivare il reparto di urologia nell’ospedale di Orvieto, prevedendo per i professionisti un percorso di crescita professionale ed economica a cui contribuiscano anche le istituzioni locali.

2) Progettare un adeguato programma di prevenzione secondaria correttamente dimensionato. La Lombardia ha introdotto nel 2025 uno screening a livello regionale, dimostrando che le regioni possono intervenire per colmare le lacune nazionali nella prevenzione, in un modello che potrebbe essere esteso coerentemente anche ad altre patologie ad alta prevalenza.

3) Avere come riferimento l'ospedale di Terni, più raggiungibile e meglio attrezzato di Foligno.

4) Attuare un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa per gli interventi urologici non oncologici, che oggi si trascinano troppo a lungo rovinando la vita di persone che aspettano inutilmente.

Prevenire costa meno che curare

Sebbene non esista un piano di screening nazionale, le linee guida per la prevenzione del tumore alla prostata poggiano su due livelli: primario (stile di vita, alimentazione, attività fisica) e secondario, che raccomanda dopo i 50 anni una visita urologica e un'analisi del PSA come primi passi. Nel nostro territorio questo percorso è molto difficile da seguire, almeno affidandosi alla sanità pubblica. Dopo un periodo in cui il servizio urologico era sostanzialmente a zero, oggi all'ospedale di Orvieto ci viene "prestato" un urologo da Foligno, presente una volta a settimana. Il risultato è che si è sviluppato un mercato privato tanto fiorente quanto costoso, a cui si rivolge almeno il 70% dei cittadini che hanno bisogno di una visita urologica. Per chi non può permettersi il privato, l'alternativa è aspettare. Nei casi oncologici più gravi, il riferimento è l'ospedale di Foligno: una struttura faticosamente raggiungibile dall'orvietano, come ben sappiamo, e oggi in grado di gestire in tempi quasi accettabili solo le urgenze oncologiche maligne. Per tutto il resto - le patologie invalidanti ma non fatali, quelle che non finiscono nelle statistiche di mortalità ma rovinano la vita quotidiana delle persone - non c'è una risposta. I tempi per un eventuale intervento non oncologico si attestano oggi intorno a un anno, un anno e mezzo. Nel frattempo, le patologie progrediscono e la qualità della vita peggiora. Numerosi sono i casi di pazienti che si rivolgono a noi per cercare di segnalare le loro difficoltà nella vita quotidiana.

Continueremo a mantenere alta l’attenzione su questo tema, perché chi soffre in silenzio non può aspettare ancora.

13/04/2026

Situazione ancora non definita per la Cassa di Risparmio di Orvieto

Di PrometeOrvieto

I molti articoli usciti sulla stampa nazionale che parlano della possibile vendita della Banca del Mezzogiorno ex Popolare di Bari da parte del Mediocredito Centrale dànno conferma di quanto era già sufficientemente chiaro, cioè che la Cassa di Risparmio di Orvieto non sarà acquisita dalla Banca del Fucino.

Noi di PrometeOrvieto, in tempi non sospetti, lo avevamo già scritto chiedendo contestualmente delucidazioni che, come al solito quando si tratta di istituti finanziari, non arrivano mai.

Interessante è analizzare la motivazione ufficiale dichiarata, ossia che la Banca Centrale Europea non ha ancora dato l’autorizzazione.

Poiché è poco credibile che in due anni la Banca Centrale Europea non abbia potuto esaminare questa pratica, in cui è coinvolto un asset pubblico importante come Invitalia (per il tramite di Medio Credito Centrale), rimangono da capire quali siano le vere motivazioni.

Oggi ci domandiamo quale fine farà il nostro Istituto di credito locale: a) sarà ancora venduto a parte? b) Se sì, a chi? C) Oppure sarà venduto insieme alla Banca del Mezzogiorno, la cui proprietà è per circa il 97% di Medio Credito Centrale (cioè Invitalia), quest’ultimo proprietario per l’85% anche di CRO?

Noi pensiamo che, poiché il sistema finanziario a supporto delle imprese e dello sviluppo economico sia molto importante per i territori, la Regione dovrebbe farsi parte attiva per capire cosa succeda e se non sia possibile concepire una soluzione che agevoli comunque lo sviluppo economico locale.

Da ultimo, vorremmo capire se tutte queste manovre in corso, più o meno reali, abbiano una minima probabilità di portare benefici anche ai numerosi soci, molti dei quali a loro insaputa, che oggi sono incastrati nel modello di risanamento della ex BPB studiato apposta per evitare la liquidazione coatta amministrativa (certamente più costosa) e che vedono la loro situazione non presa in considerazione da nessuno e non considerata in nessun modo dalle banche interessate alla questione.

Ricordiamo che vari soggetti in campo hanno perso complessivamente circa 150 milioni di euro.

Siamo certi che tutto questo possa essere chiamato libero mercato e trasparenza?

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Questo l'intervento del nostro presidente all'evento di stamattina organizzato da Umbria per la sanità pubblica.Sanità a...
11/04/2026

Questo l'intervento del nostro presidente all'evento di stamattina organizzato da Umbria per la sanità pubblica.

Sanità ad Orvieto: Pane al pane e vino al vino

L’illusione della “Manna dal cielo”

Buongiorno a tutti. Ho deciso di intitolare questa riflessione ‘Pane al pane e vino al vino’ perché sulla salute dei cittadini di Orvieto si è giocato troppo a lungo con la retorica e troppo poco con i fatti. C’è una tentazione pericolosa oggi: quella di aspettare la manna dal cielo o di pensare che basti una firma su una petizione perché i problemi svaniscano. Non è così. Se vogliamo salvare la sanità nel nostro territorio, dobbiamo avere l’onestà di guardare a come siamo arrivati a questo punto e chiederci cosa possiamo fare noi, oggi.”

Il peccato originale e il sistema “folignocentrico”

“Dobbiamo essere chiari: la situazione attuale è il risultato di scelte politiche nate vent’anni fa, quando è stato disegnato un modello sanitario regionale che ha sistematicamente penalizzato Orvieto a favore di altri poli. Per due decenni il nostro ospedale è stato indebolito nel silenzio di molti amministratori e forze sociali: reparti depotenziati e servizi chiusi. Questo disinvestimento ha creato un’immagine di declino che ha allontanato i giovani medici, convinti che Orvieto fosse ormai una piazza sulla via dell’abbandono.”

L’errore sulla Medicina Territoriale: Da Caserma Piave a Piazza Duomo

“L’esempio più lampante di questa gestione discutibile riguarda la medicina territoriale. Per anni era stato individuato un sito ideale: l’ex mensa della Caserma Piave. Un luogo comodo, accessibile, con parcheggi e spazi idonei. Invece, si è preferito spostare tutto in Piazza Duomo, una scelta che definire infelice è poco.
Parliamo di ricadute urbanistiche pesanti in un’area già sensibile, con problemi enormi di accessibilità e parcheggio. Oltre al danno, la beffa economica: sono stati spesi 800.000 euro per una permuta con cui il Comune, di fatto, ha dovuto acquistare l’area per garantire parcheggio e accesso alla nuova Casa di Comunità. Risorse che potevano essere usate per i servizi e che invece sono finite in una toppa logistica per rimediare a una scelta urbanistica sbagliata.”

L’inerzia recente e l’impresa titanica di oggi

“A questi errori storici si è aggiunta l’incapacità cronica degli ultimi anni di invertire la rotta. Nonostante i proclami, l’amministrazione regionale uscente non è riuscita a dare la scossa necessaria, dimostrandosi spesso immobile.
Oggi, la nuova amministrazione regionale si trova di fronte a un’impresa titanica. I problemi si sono stratificati e incancreniti a tal punto che invertire la tendenza è difficilissimo. Non ci sono bacchette magiche, ma sappiamo che la strada è finalmente quella del fare.”

Il metodo della collaborazione: L’esempio di Prometeorvieto

“Eppure, dei segnali positivi ci sono. L’esperienza di Prometeorvieto ci ha mostrato che esistono funzionari regionali motivati e tecnici competenti che sanno esattamente dove bisogna andare.
A loro dobbiamo dire: ‘Collaboriamo’. Aiutiamoli a scardinare quel sistema che ci ha soffocato per anni. La conferma dell’ospedale come DEA di I Livello e il completamento delle strutture territoriali sono passi avanti che vanno sostenuti con spirito costruttivo, non con il solito disfattismo.”

La sfida alle istituzioni locali: Creare attrattività

“Ma la domanda finale resta per i nostri amministratori locali. Oltre a protestare o a usare la sanità come bandiera politica, cosa stanno facendo concretamente?
La sanità non vive solo di delibere regionali. Se vogliamo che un giovane medico scelga Orvieto, dobbiamo rendere questo territorio attrattivo.
Cosa fanno il Sindaco e i comuni del territorio per accogliere questi professionisti?
Quali servizi e quale qualità della vita offriamo a chi deve decidere di investire il proprio futuro qui?
Non possiamo restare spettatori. Istituzioni locali, forze economiche e sociali devono essere le prime a creare le condizioni perché Orvieto torni a essere una meta ambita e non un luogo da evitare.”

Conclusione: Protagonisti del cambiamento

“Costruiamo, non aspettiamo la manna dal cielo. La salute di Orvieto non ha colore politico, ha bisogno di verità e di impegno corale. Aiutiamo chi sta lavorando per rimediare a decenni di disastri, ma restiamo vigili e propositivi. Solo se il territorio si farà carico della propria attrattività potremo davvero dire di aver voltato pagina.
Grazie.

Sabato mattina 11 aprile alla Sala del Carmine ad Orvieto discutiamo del piano sociosanitario insieme ad Umbria per la s...
07/04/2026

Sabato mattina 11 aprile alla Sala del Carmine ad Orvieto discutiamo del piano sociosanitario insieme ad Umbria per la sanità pubblica e per la pace ed a numerosi importanti relatori.
PrometeOrvieto c'è.

03/04/2026

Ospedale di comunità: sarà la volta buona?

Di PrometeOrvieto

Dicembre 2015. La presidente Marini inaugura all'ospedale Santa Maria della Stella i locali destinati a una RSA, presentata come risposta alla storica carenza di cure intermedie nel territorio orvietano. L'RSA non aprì mai. Dieci anni dopo, ci ritroviamo a parlare di Ospedale di Comunità. Speriamo che questa volta vada diversamente.

Che cos'è l'Ospedale di Comunità
Vale la pena distinguere le sigle, spesso usate in modo intercambiabile. Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono strutture residenziali per anziani non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa per un massimo di 90 giorni. L'Ospedale di Comunità (OdC) è invece una struttura sanitaria di ricovero che il DM 77/2022 definisce come presidio con «funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero». È rivolta a pazienti cronici riacutizzati o in dimissione protetta, ossia che hanno superato la fase acuta di una patologia ma non sono ancora abbastanza in forma per tornare a casa. Oggi questi pazienti vanno (o restano) in ospedale, occupando letti costosi e inappropriati. L'OdC servirà ad accoglierli con assistenza infermieristica h24, presenza medica di 4.5 ore al giorno e costi decisamente inferiori. L'idea, in teoria, è ottima.

Perché l'hanno messo lì?
Il decreto lascia aperte più strade sulla localizzazione: l'OdC può stare da solo, con la Casa di Comunità, o all'interno di un ospedale. Inoltre, lo stesso decreto prevede che l'OdC debba disporre di cucina, lavanderia, servizio mortuario e locali amministrativi, servizi che possono essere condivisi con altre strutture. All'ospedale esistono già. All'ex ospedale di Piazza Duomo andranno creati o appaltati ex novo, con costi aggiuntivi ricorrenti anno dopo anno. Sul piano funzionale, il progetto prevede nove stanze distribuite su due piani: una soluzione che in un reparto ospedaliero non si adotterebbe mai, perché complica la gestione infermieristica e la sorveglianza notturna. Inoltre, i pazienti dimessi dall'ospedale dovranno affrontare un vero trasferimento in ambulanza verso l'OdC. Se la struttura fosse stata all'interno dell'ospedale, sarebbe stato semplice come cambiare reparto.

La vera ragione della scelta
Esattamente come per la Casa di Comunità, l'OdC è stato collocato all'ex ospedale di Piazza Duomo non per ragioni sanitarie, ma per giustificare il recupero di un immobile che non si era riusciti a vendere sul mercato privato. L'Ospedale di Comunità occupa infatti i due terzi della superficie recuperata dell'ex presidio: senza di esso, la sola Casa di Comunità non avrebbe giustificato un intervento da 8 milioni sul complesso. Fossimo stati una città responsabile, avremmo messo la Casa di Comunità all’ex mensa della Caserma Piave, e l’OdC al Santa Maria della Stella. Questo avrebbe permesso di condividere i servizi esistenti, eliminare i costi doppi, evitare trasferimenti con ambulanze, organizzare i posti letto su un unico piano e rafforzare il presidio ospedaliero rendendolo un polo integrato. Irresponsabilmente, si è scelto invece l'esatto opposto. A questo si aggiunge il problema dell'accessibilità dell’ex ospedale, di cui abbiamo già parlato e torneremo a parlare.

Speriamo che l'OdC apra davvero, ormai pare a brevissimo, ma aprire non basta. Deve funzionare, deve essere accessibile, deve costare quello che deve costare. Su questo continueremo a vigilare.

PrometeOrvieto augura buona Pasqua a tutti

Indirizzo

Via Pecorelli 22
Orvieto
05018

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