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Sagama Fondata da un gruppo di amici nel 1994 l'Associazione Culturale "Sagama" è una libera organizzazione non profit apartitica di natura privatistica

Esiste un tempo per il ricordo, un tempo per ricordare e un tempo per essere ricordati, per guardare a ciò che siamo stati e per renderci conto che, in fondo, il tempo non ci ha cambiato poi più di tanto.

Il Sant'Antioco di Sagama: dal retablo ligneo alla Pinacoteca di CagliariUn frammento del patrimonio sacro sagamese cust...
16/10/2026

Il Sant'Antioco di Sagama: dal retablo ligneo alla Pinacoteca di Cagliari
Un frammento del patrimonio sacro sagamese custodito nella Cittadella dei Musei

Nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, all'interno della Cittadella dei Musei in Piazza Arsenale, è conservato un dipinto che appartiene alla storia di Sagama: Sant'Antioco martire, dipinto a olio su tavola, ambito sardo, datato 1591-1600.
L'opera è schedata dal Ministero della Cultura come "dipinto senza cornice" e la sua nota storico-critica recita: "Il dipinto potrebbe costituire parte di un retablo scomposto e disperso. Pervenne in Pinacoteca donato dagli eredi di Giovanni Spano, che lo aveva a sua volta recuperato dalla parrocchiale di Sagama".
Il dipinto faceva parte dell'antico altare ligneo della Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo. Come avvenuto, sul finire del Settecento, l’altarere maggiore rinascimentale in legno dorato fu smembrato per far posto al nuovo marmoreo, realizzato nel 1800, che ancora oggi caratterizza il presbiterio. I pannelli laterali con i santi andarono dispersi.
Uno di questi pannelli però è proprio il Sant'Antioco martire. Raffigurato con turbante bianco e zucchetto rosso, secondo l'iconografia del principe mauritano, il santo appare con tratti giovanili e delicati, tipici dello stile sardo della Controriforma, con in mano il libro del Vangelo.
Il frammento fu recuperato a Sagama nella seconda metà dell'Ottocento dallo studioso Giovanni Spano, che lo inglobò nella sua collezione familiare. Successivamente gli eredi lo cedettero alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari, dove è tuttora esposto. Giovanni Francesco Fara, nella sua De Chorographia Sardiniae (1580 circa), descrive così il nostro paese:
"et nunc extant oppida Sindiae, et Sagamae, quorum posterius antiqua et pia Angeli Gabrielis imagine nobilitatur" ovvero “rimangono i paesi di Sindia e di Sagama, di cui il secondo è reso illustre da un'antica e pia immagine dell'Angelo Gabriele".
Il retablo con Sant'Antioco fu dipinto pochi anni dopo quella citazione, proprio per incorniciare e onorare quell'immagine miracolosa.
Due frammenti di un'unica storia lunga oltre quattro secoli

Sagama:. Un ecosistemamillenario: da Mura  Pilosu a Murenda.Un altopiano di basalto ferruginoso, una valle che guarda il...
08/10/2026

Sagama:. Un ecosistema
millenario: da Mura Pilosu a Murenda.
Un altopiano di basalto ferruginoso, una valle che guarda il mare, un sistema di torri che non sono mai state torri isolate. Da “Mura Pilosu”prenuragico a “Murenda” romana: 5000 anni di continuità.
Sagama, non è un paese di passaggio. È un villaggio custode, arroccato su un dosso collinare che guarda la vallata di Badde e Sagama, dove la roccia basaltica del Montiferru detta ancora le forme delle case, delle tanche e dei nuraghi. Qui il paesaggio è scuro, compatto, ferruginoso. Prima dei nuraghi, c'era già “Mura Pilosu”. Mostra la fase pre-nuragica in Planargia: un villaggio di capanne circolari antecedente ai protonuraghi di Molineddu, Mura e Canes, Funtanedda e al trilobato successivo di Pascialzos.
È un Distretto - Sistema: prenuragico, acqua, valle. Mura Pilosu il prenuragico come fase più antica a nord-ovest, il Pascialzos trilobato al centro, e Codinata sotto, con fasi successive a valle.
Pascialzos domina: l’iimpianto è quello di un nuraghe trilobato vero, con mastio centrale e tre torri aggiunte, leggibile anche se crollato.
Quì la natura ha già fatto la fortificazione: le Rocca de “Pascialzos”, ovvero pareti basaltiche verticali che chiudono il complesso come un bastione. Non serve muraglia dove la roccia è già muro. È egemone che domina la vallata e buona parte della Planargia.
Sotto, quasi nascosta, la fonte di “Codinata”acqua perenne, anche d’estate. Questo spiega perché il nuraghe è qui: il controllo della valle e dell’acqua.
Codinata è anche una tomba di giganti con stele spezzata e riutilizzata come confine agricolo. La correzione di Spano che scrive “Sa Codina” come tomba, per errore di trascrizione è Codinata.
La fase fenicio-punica è a Franzischinu legata al controllo delle vie interne, e quella romana a Murenda che riutilizza tanche e fonti in continuità diretta.

MADONNA DEL ROSARIO.Nella chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo custodiamo una delle opere più rappresentative d...
08/10/2026

MADONNA DEL ROSARIO.
Nella chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo custodiamo una delle opere più rappresentative del Settecento sagamese: la Madonna del Rosario.
È una scultura in legno dorato e policromato, alta circa 110 cm, riferibile a bottega sarda della prima metà del '700. La Vergine, con corona e manto dorato a estofado che tiene in braccio il Bambino e nella mano il rosario.
È un altare fondamentale per la nostra storia perché alla base custodisce inciso l'anno di fabbricazione. Ve ne parleremo in dettaglio nel prossimo post.
La parrocchiale, edificata nel 1604 da maestranze sassaresi, vive a partire dal 1700 un grande fervore artistico grazie alle rendite del tempo. In questo clima di ammodernamento la chiesa si dota del bellissimo pulpito e vengono commissionati i nuovi altari lignei all'ebanista sassarese Francesco Sanna. La Madonna del Rosario appartiene proprio a questa stagione d'oro.

San Girolamo penitente.Nella Chiesa di San Gabriele Arcangelo è conservato l'olio su tela del 1726, cm 118x85, raffigura...
07/10/2026

San Girolamo penitente.
Nella Chiesa di San Gabriele Arcangelo è conservato l'olio su tela del 1726, cm 118x85, raffigurante San Girolamo penitente nel deserto, uno dei quattro Dottori della Chiesa Latina.
L'opera fa parte di una serie unitaria di quattro tele voluta per la nostra parrocchiale nel Settecento e attribuita dallo studioso Canonico Giovanni Spano nel suo Bullettino Archeologico Sardo del 1863, nell'articolo Antichità di Sagama, al pittore algherese Manuel Dullu, che lo Spano lesse come Melchior Dullus per una scritta vista sul retro della tela con nome e data 1726 oggi scomparsa, identificazione confermata poi da un registro dell'Archivio Parrocchiale del 1725 dove compare un Manuel Dullu pittore. Il Santo è ritratto dentro una grotta con il torso ignudo avvolto nell'ampio mantello rosso cardinalizio mentre scrive, con accanto il leone suo attributo iconografico tradizionale, opera di buon livello tecnico nel colore e nel disegno dai toni equilibrati di verdi, grigi e rossi.
Dopo il restauro a cura della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro l'opera è ora esposta sul lato sinistro dell'altare maggiore della parrocchiale, dove è possibile ammirarla nel suo assetto originario insieme al resto del ciclo settecentesco.

L'ALTARE DI SAN SEBASTIANO (1776-1780)Custodito nella Chiesa Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo, prima ca****la a si...
07/10/2026

L'ALTARE DI SAN SEBASTIANO (1776-1780)

Custodito nella Chiesa Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo, prima ca****la a sinistra, è una delle tante opere preziose di Sagama. Realizzato tra il 1776 e il 1780 dall'ebanista sassarese Francesco Sanna, il cui nome e le cui spese sono documentati nei registri parrocchiali dell'epoca, è un capolavoro del barocco-rococò sardo.
È interamente in legno intagliato, policromato e dorato: colonne a finto marmo verde, volute in foglia d'oro, cherubini e motivi vegetali. Al centro della nicchia superiore racchiude la statua lignea policroma di San Sebastiano. In alto, a coronamento, la colomba dello Spirito Santo.
In basso, la teca che vedete in foto custodisce la Vergine Dormiente - Sa Vergine Dormida. Il simulacro originale ligneo è andato purtroppo perduto ed è stato sostituito negli anni '60 del Novecento con l'attuale statua in gesso che si vede oggi, adagiata sotto vetro.
L'altare è ancora oggi il cuore della festa più identitaria del paese: il 20 gennaio. In quella data la statua lignea di San Sebastiano viene portata in processione accompagnata dall'albero votivo carico di mandarini e arance come augurio di abbondanza per la comunità, a cui segue il grande falò purificatore.

San Gregorio Magno.Fu il Canonico Giovanni Spano, nelle sue ricerche per Antichità di Sagama, a trovare sul retro di una...
06/10/2026

San Gregorio Magno.
Fu il Canonico Giovanni Spano, nelle sue ricerche per Antichità di Sagama, a trovare sul retro di una tela la scritta "Melchior Dullus di Alghero 1726". Scritta oggi scomparsa. Ma nell'Archivio Parrocchiale del 1725 compare un "Manuel Dullu pittore". Lo studioso Cappai ha dimostrato che si tratta della stessa persona, con un probabile errore di trascrizione del nome da parte di Spano.
Olio su tela, cm 195 x 86, fa parte di una serie di quattro tele con i Dottori della Chiesa.
Questa tela come altre erano custodite in sacrestia in pessime condizioni. Grazie al recupero e al restauro della Soprintendenza, oggi sono state salvate e restituite alla comunità.
Un pezzo di storia Sagamese che merita una visita. Se passate in chiesa, cercatelo a destra dell'altare maggiore.

Nella nostra Chiesa Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo - la chiesa-museo del 1604 - si conserva uno dei tesori più p...
06/10/2026

Nella nostra Chiesa Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo - la chiesa-museo del 1604 - si conserva uno dei tesori più preziosi di Sagama.
È il Sant'Agostino d'Ippona, Dottore della Chiesa, olio su tela 125x86 cm del 1726 attribuito al pittore algherese Manuel Dullu / Melchior Dullus.
Lo riconoscete subito: il cuore fiammeggiante in mano, simbolo del suo amore per Dio, la penna del teologo, i libri e la luce divina che lo illumina.
La sua storia è quella di tante opere sarde: conservato fino agli anni '50 in sacrestia in pessime condizioni, è stato restaurato e fin dai primi anni '90 è esposto sul lato destro dell'altare maggiore, dove lo potete ammirare ancora oggi.

SAGAMA ANNI '50 - SA PIAZZA DE SA PIEDADE (Corso Vittorio Emanuele)Questa foto è Corso Vittorio Emanuele, primi anni '50...
04/10/2026

SAGAMA ANNI '50 - SA PIAZZA DE SA PIEDADE (Corso Vittorio Emanuele)

Questa foto è Corso Vittorio Emanuele, primi anni '50, nel tratto che tutti chiamavano Sa Piazza de sa piedade.
Il nome non è un caso. Qui c'erano i magazzini di Sant'Angelo, di proprietà della chiesa, dove si stoccava grano e altre derrate dei raccolti. Nei periodi più duri le famiglie povere venivano qui a chiedere “sa piedade”, un aiuto per campare.

Al centro della piazza c'era un grosso albero. Proprio sotto quell'albero, in occasione del novenario della festa di San Gabriele Arcangelo Patrono, era consuetudine macellare delle capre che venivano poi offerte ai pellegrini provenienti da tutta la Sardegna. Un rito di accoglienza e condivisione che molti anziani ricordano ancora.
Corso Vittorio Emanuele è l'asse matrice su cui si è sviluppato il centro storico di Sagama, e sa piedade era uno dei suoi vicinati storici più conosciuti.

Nella foto si vede bene la Sagama di allora: muri in pietra a vista, tetti in coppi, strada in terra battuta, la casa a sinistra con il balconcino e la porta con la grata di un magazzino.
Un piccolo ricordo di un paese agropastorale della Planargia, che nel Medioevo faceva parte della Curatoria della Planargia nel Giudicato di Torres e che nel 1388 firmò la Pergamena di Eleonora, con al centro il suo tesoro, la parrocchiale di San Gabriele Arcangelo del 1604.

SAGAMA - Anni '50, Corso Vittorio EmanueleUn salto indietro nel tempo, quando il Corso era ancora sterrato, le case avev...
02/10/2026

SAGAMA - Anni '50, Corso Vittorio Emanuele
Un salto indietro nel tempo, quando il Corso era ancora sterrato, le case avevano l'intonaco scrostato e le pietre a vista, e per spostarsi bastava un asinello e un sorriso.
Due volti sereni, una quotidianità semplice che oggi sembra lontanissima.
Sono gli anni '50. Un paese che viveva di poco, ma di tanto cuore.

Indirizzo

Via Giuseppe Mazzini 61
Oristano
09170

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