01/10/2025
OGGI APRE LA CACCIA AL FRINGUELLO.
LETTERA DI UN FRINGUELLO AL GOVERNO
Mi presento: sono un fringuello.
Uno dei tanti, uno di quei piccoli uccelli che cinguettano nei parchi, nei giardini, nei boschi, e che da oggi tornano a essere bersaglio legale in Lombardia e Trentino. Una novità, dicono, una “tradizione” che non accadeva da anni.
Una conquista, stando ai comunicati.
Beh, congratulazioni.
Sì, perché dal 1 ottobre sarà di nuovo possibile sparare a noi fringuelli. E qui arriva il colpo di genio: lo sapete qual è la regola, vero? In teoria, per la deroga, ogni cacciatore potrebbe abbattere 21 fringuelli in tutta la stagione, cioè dal 1 ottobre alla fine di novembre. Ventuno in due mesi: non che la cosa ci faccia piacere, ma almeno le regole erano chiare.
Ma voi siete creativi, e così la Regione Lombardia ha pensato bene di fare un piccolo “regalino”: quei 21 fringuelli diventano il carniere di un solo giorno. Sì, avete capito bene: il numero massimo stagionale trasformato nel bottino quotidiano.
Ora, io non so fare grandi calcoli — col becco ci arrangiamo con i semi, non con le calcolatrici — ma se a migliaia di cacciatori date la possibilità di sparare 21 fringuelli ogni giorno, e come vigilanza mettete in campo qualche decina di agenti in tutta la Lombardia e il Trentino: è facile capire che fine faremo.
Altro che 21 a stagione: saranno migliaia di piccoli uccelli canori abbattuti, senza che nessuno alzi un dito.
Noi fringuelli, invece, non abbiamo leggi da aggirare. Abbiamo il canto, quello sì. Un canto che non rovina le colture, non danneggia nessuno, ma che evidentemente dà fastidio a chi, dietro le scrivanie, ha deciso che le deroghe sono un buon modo per trasformare una specie protetta in un bersaglio legittimo.
La parte più surreale? Proprio in questi giorni la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha citato San Francesco, il santo che parlava con gli uccelli e predicava fratellanza con la natura. Da oggi, per ironia della sorte, la sua festa sarà celebrata a colpi di fucile.
E non manca, naturalmente, il vicepremier Matteo Salvini: sempre pronto a esibire crocefissi e cagnolini nelle foto social, ma silenzioso quando a essere colpiti siamo noi uccelli canori, piccoli e indifesi.
Che dire, siete riusciti ancora una volta a trasformare un canto di libertà in un numero da tesserino venatorio. Bravi davvero: siete poeti dell’assurdo.
Io, fringuello, vi scrivo col becco tremante e una punta di ironia, perché non mi resta altro. La mia voce può solo deridere la vostra idea di “gestione”, il vostro “amore per la natura” sbandierato in convegni e decreti.
Ma ricordatevi: anche se oggi cadranno in tanti, il canto del fringuello tornerà ogni primavera. E non sarà certo un’ordinanza regionale a fermarlo.
Un fringuello