18/06/2026
La transizione energetica nell'Isola si fa con la democrazia del territorio, non regalando le chiavi del nostro vento e del nostro sole a società con capitali minimi e appetiti insaziabili.
Mentre la Sardegna continua a produrre molta più energia di quella che consuma, una quota enorme del nostro fabbisogno resta scandalosamente legata alle fonti fossili. Davanti a noi oggi si aprono due strade nettamente distinte: la prima è quella che stiamo tristemente vedendo, ovvero l'apertura indiscriminata e selvaggia del nostro territorio all'assalto eolico e fotovoltaico, con il rischio concreto di alimentare solo speculazioni finanziarie sulla nostra pelle. La seconda strada, l'unica democratica e accettabile, prevede invece che siano i sardi a stabilire il proprio reale fabbisogno energetico, decidendo dove, come e quanto produrre, tenendo conto del dovere di solidarietà nei confronti del resto del Paese.
Da Oristano abbiamo voluto lanciare un segnale forte presentando l'“Agenda Energia Sardegna 2050”. Non chiediamo semplici sconti o elemosine in bolletta, ma un modello radicalmente nuovo, centralizzato sulla partecipazione dei cittadini e sulla trasparenza. Non possiamo più tollerare che scatole societarie vuote, nate dal nulla e con capitali sociali ridicoli, presentino progetti da centinaia di milioni di euro per occupare i nostri paesaggi e scippare le nostre opportunità.
Chiediamo con forza alla Regione una legge sul dibattito pubblico: la transizione ecologica deve essere un'opportunità di sviluppo, capace di generare fino a quarantamila posti di lavoro verdi e di azzerare i costi energetici per le famiglie e le imprese sarde. Ma tutto questo sarà possibile solo se la società civile sarà protagonista e non semplice spettatrice di decisioni calate dall'alto. Il futuro energetico della Sardegna appartiene a chi ci vive.
✍️ Giorgio Vargiu Presidente Adiconsum Sardegna