13/08/2026
NON BASTA UNA FESTA: IL CILENTO HA BISOGNO DI BELLEZZA CHE RESTA.
Ieri sera siamo stati al Mojoca Festival degli Artisti di Strada, a Moio della Civitella.
In estate il Cilento si riempie di manifestazioni, sagre, feste patronali, fiere, mercati, eventi, tutto accade in pochi giorni, spesso negli stessi luoghi, negli stessi orari, nello stesso mese, il turista si confonde, i paesi si affollano per una sera, qualcuno incassa, molti sopportano disagi e poi, come si dice dalle nostre parti, “passata la festa, gabbato lo santo”.
Il giorno dopo restano gli stessi problemi: lo spopolamento, le strade difficili, i collegamenti fragili, i servizi che mancano, i piccoli comuni che continuano a perdere giovani, energie e fiducia.
A Moio, però, qualcosa mi ha colpito positivamente, non solo la festa, gli artisti o la gente nelle strade, mi ha colpito il tentativo, piccolo ma significativo, di lasciare qualcosa che resti: un’opera d’arte al centro del paese.
La statua della dea Anthea, realizzata dagli artisti cilentani Emanuele Stifano, scultore, e Carla Passarelli. mosaicista, è una scelta coraggiosa. Di sera, con la fontana illuminata, diventa un segno di bellezza, un punto di incontro, una presenza che non finisce quando si spengono le luci della festa.
Ed è forse questa la strada perché il Cilento non si salverà soltanto moltiplicando eventi estivi ma se saprà costruire luoghi belli, comunità accoglienti, percorsi culturali, cammini spirituali, spazi in cui chi arriva non si senta tollerato per poche ore, ma accolto davvero.
Perché il turista non tornerà mai in un paese in cui la comunità vive male la sua presenza, lo scaccia per un parcheggio, lo guarda come un fastidio, tornerà dove troverà bellezza, cura, gentilezza, identità e dove sentirà che chi vive quel paese è ancora felice di abitarlo.
Moio della Civitella ha anche un altro valore per noi: è uno dei luoghi delle Sette Sorelle del Cilento. Sulla vetta della Civitella c’è un Santuario da raggiungere a piedi, un luogo ancora selvaggio, pieno di storia e spiritualità, dove le ginestre sembrano custodire il silenzio dei secoli e che vi invitiamo a visitare.
Il nostro progetto “Le Sette Sorelle del Cilento” nasce anche da questa convinzione: i piccoli comuni non sono finiti, non sono condannati, non sono solo paesi da raccontare con nostalgia ma possono tornare a essere luoghi desiderabili, se sapranno prepararsi al futuro.
I cambiamenti climatici, l’intelligenza artificiale, le guerre, le crisi ambientali e sociali forse renderanno di nuovo preziosi i paesi piccoli, i cammini, i borghi, i luoghi lenti, le comunità raccolte, i territori ancora capaci di spiritualità e misura.
Ma bisogna arrivarci pronti, con strade migliori, con servizi efficienti, infrastrutture, ma anche con cultura, bellezza, accoglienza e consapevolezza.
Anthea, a Moio, mi è sembrata un segnale in questa direzione, un segnale semplice: non basta organizzare una festa, bisogna lasciare una traccia.
E forse il Cilento, se vuole davvero salvarsi dallo spopolamento e dalla morte annunciata dei suoi piccoli comuni, deve ripartire proprio da qui: dalla bellezza che resta, dalla spiritualità che attraversa i luoghi, dall’accoglienza che non si improvvisa, dalla memoria che diventa futuro.
Bravo il Comune di Moio della Civitella e bravi gli artisti che hanno realizzato Anthea. Questa è la strada giusta: trasformare una festa in un segno, un evento in bellezza che resta, un paese in un luogo capace di accogliere e raccontarsi.