Progetto Novi Velia

Progetto Novi Velia Ha come scopo il recupero della memoria storica, culturale, sociale di Novi Velia.

Soldato Filpi Antonio, Presente.Continuando la ricerca genealogica dei Novesi, ci siamo imbattuti nella sentenza (allega...
09/11/2025

Soldato Filpi Antonio, Presente.

Continuando la ricerca genealogica dei Novesi, ci siamo imbattuti nella sentenza (allegata) di “scomparsa”del nostro compaesano Antonio Filpi, combattente nella 2 guerra mondiale.
Filpi Antonio era nato a Novi il 20 agosto del 1922 da Giovanni e da Crocamo Maria, (zi Giovanni e za Maria re vespa), in via Peschilli (abitazione dove oggi vive la famiglia di Alfio Di Polito).
Il nostro Antonio era in servizio militare con il 48 Reggimento di Fanteria dislocato in Grecia. A seguito dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, le truppe italiane furono fatte prigioniere dai tedeschi. Questi organizzarono dei trasporti via mare per portare i prigionieri in Germania, destinati ai campi di lavoro.
Antonio fu imbarcato, dice la sentenza, su “Piroscafo di cui si sconosce il nome”, che da ricerca era il Piroscafo Oria(in foto), con a bordo 4046 militari italiani internati (43 ufficiali, 118 sottufficiali, 3885 soldati, 90 tedeschi di guardia o di passaggio, e l'equipaggio. Il pomeriggio dell'11 febbraio del 1944 l’Oria partì da Rodi diretto al Pireo, ma la sera stessa, colto da una tempesta, naufrago’ dopo essersi infranto contro l’isolotto di Patroclo. (L'isola di Patroklos era nota erroneamente in Italia col nome di Gaidano, associato a un libro intitolato "Iraklià, il Paradiso in un'isola" scritto da Patrizia Gaidano). I soccorsi, ostacolati dalle pessime condizioni meteorolgiche e giunti pertanto il giorno seguente all'incidente, consentirono di salvare solo 37 italiani, 6 tedeschi, 1 greco, 5 uomini dell'equipaggio. Tutti gli altri persero la vita.
In effetti si salvarono solo quelli che si trovavano sul ponte della nave, quelli che perirono erano ammassati nelle cabine e nella stiva della nave.
Dagli atti di morte della ricerca genealogica emergono i nomi di diversi novesi morti in azione di guerra, negli ospedali militari, più avanti ne daremo conto con un elenco, che potrebbe servire anche ad un aggiornamento dell’ elenco riportato sul monumento ai caduti.
La foto di Filpi Antonio l’ho ricavata dal Muro della Memoria, dal Monumento ai caduti del Piroscafo Oria. Ce ne sono 346.

26/09/2025

Oggi abbiamo assistito alla consegna, sul Municipio di Novi, al Sindaco dott. Adriano De Vita e al Parroco don Aniello Panzariello, del Libro sullo Stato delle Anime della Parrocchia Santa Maria dei Longobardi di Novi, anni 1744, da parte della famiglia Petraglia-Armenti. Alla famiglia Petraglia, originaria di Piaggine, apparteneva don Luca Petraglia, Parroco di Novi Velia e Rettore del Santuario. Il manoscritto, di grande valore storico per la parrocchia era stato rinvenuto recentemente negli archivi del sacerdote, quando sono stati fatti dei lavori di ristrutturazione alla loro abitazione.

16/01/2025
ALBINO CROCAMO NOVESE BRIGANTE EMIGRATO IN URUGUAYNOTE PROVVISORIAMENTE FINALI (leggere i due post giorni precedenti)Di ...
16/01/2025

ALBINO CROCAMO NOVESE BRIGANTE EMIGRATO IN URUGUAY
NOTE PROVVISORIAMENTE FINALI (leggere i due post giorni precedenti)
Di Polito Carmela, fidanzata e poi moglie di Albino Crocamo, dovrebbe essere alla anagrafe: Di Polito Carmina, nata 24/01/1844, figlia di Di Polito Michele del 16/12/1807 e Guzzo Margherita. Carmina/Carmela era la settima di 9 figli, 5 maschi e 4 femmine. Il padre, Di Polito Michele Gennaro Nicola, era figlio di Di Polito Francesco del 26/04/1770, la madre Tancredi Teresa del 13/10/1774. Michele ed il padre Francesco esercitavano l’attività di fabbro e questo spiega perché nell’eredità di Carmina/Carmela c’era una forgia.
Albino Crocamo aveva ucciso per vendicare la morte del cugino ( non nipote) Guzzo Michelangelo. Precisiamo che all’anagrafe lo stesso si chiama Guzzo Angiolo Maria, figlio di Guzzo Giuseppe 1814 e di Crocamo Eleonora del 1819, che era zia di Crocamo Albino.
Per vendicare la morte di questo suo cugino, Albino uccide il suo omicida. Allo stato noi non sappiamo chi ha ucciso il Michelangiolo e quando è successo, ci arriveremo.
Genealogia di Crocamo Albino.
Negli atti di Chiesa e Comune si riscontrano tre persone con il cognome Crocamo.
Crocamo Catarina del 1678
Crocamo Antonia del 1720
Crocamo Sabato del 1725
Forse Antonia e Sabato erano Fratelli.
Dai dati da noi esaminati, allo stato tutti i Crocamo dovrebbero discendere da Crocamo Sabato del 1725. Questi dovrebbe essere il padre di 5 figli, ma non si conosce con chi era sposato e quindi chi era la madre di questi 5 figli.
Crocamo Sabato 1725, sp M. Gatto, (non si conosce data nascita e genitori della moglie) hanno 5 figli il terzo, primo maschio, si chiama Giuseppe.
Questo Giuseppe del 1760, si suppone figlio di Sabato del 1725, perchè chiama il primo maschio di 6 figli Sabato nato il 1780 ed il secondo Albino nato il 1781. Non è nota la moglie di Giuseppe del 1760 e quindi chi sia la madre di questi 6 figli.
Il figlio Albino del 1781 sp Guzzo Rosa del 17/11/1786, dalla loro unione nascono
11 figli,(6 femmine e 5 maschi) di cui il quarto (primo maschio) è Crocamo Giuseppe n. 15/07/1813.
Giuseppe 1813 sposa Filpi Carolina n. 04/12//1819, questi hanno 9 figli, 4 maschi e 5 femmine. Il primo figlio è maschio, nasce il 16/6/1842 e viene chiamato Albino come il nonno, ed è l’Albino di cui stiamo scrivendo.
Per completare il quadro cercheremo di fare delle ricerche per conoscere se in Uruguay ci sono ancora eredi della famiglia di Albino Crocamo e Di Polito Carmela, ma ci vuole tempo.
Di seguito alleghiamo lo scanner del certificato di morte originale e la trascrizione in forma leggibili. Il ca****re viene rinvenuto il 5 maggio 1865, il relativo certificato è del 7 maggio. Vi è scritto chi lo ha trovato e dove. Niente si dice sulla causa della morte, né vi è ordine di sepoltura o altro. Approfondiremo.

13/01/2025

Un passaporto per l'America
Albino Crocamo, novese, brigante, emigrante SECONDA PARTE
Una vicenda singolare anche se non unica, è quella del brigante Crocamo Albino, di Novi Velia. Aveva 26 anni quando, complici le autorità, riuscì ad espatriare; ne aveva trascorsi tre alla macchia; era conosciuto come implacabile e vendicativo. In paese e nei dintorni, lo ricordavano come colui che aveva vendicato l'uccisione del nipote, Michelangelo Guzzo e che non aveva esitato a far rapire il sindaco di Stio.� Era alto appena un metro e cinquanta, capelli neri, sopracciglia castane ed una cicatrice sull'occhio destro, che lo tradì quando, avute garanzie dalle autorità, si era presentato a Napoli per espatriare con passaporto falso, il 18 marzo del 1867.� Per ottenere quel passaporto aveva tradito ben sei compagni della sua banda, facendoli arrestare.� Fu Mozzillo Domenico che lo riconobbe e lo denunciò: ne ebbe in cambio 600 franchi e condonata la pena del domicilio coatto.� Del "caso Crocamo" si interessò persino il ministero: un fervido carteggio con la prefettura di Salerno, assicurò la sua partenza per Genova il 27 aprile, da dove s'imbarcò per le Americhe sul primo piroscafo.� Emergono, cosi, le connivenze e i compromessi a cui si ricorse da parte delle autorità per "aggiustare" situazioni divenute troppo scottanti. Addirittura si indica, in questo singolare documento, anche la copertura per un fatto che certamente nell'opinione pubblica avrebbe destato perplessità.� Proponiamo qui l'ultima lettera del ministero con la quale si danno istruzioni al prefetto di Salerno per l'imbarco del brigante. ��Doc. 15 ASS, Gab. Pr., 52, 287. Firenze add'i 10 Aprile 1867
Riservata. Al Signor Prefetto di Salerno,
Pel brigante Crocamo Vostra Signoria si ponga l'accordo col Prefetto di Genova per farlo imbarcare a quella volta accompagnato da una Guardia di Pubblica Sicurezza. In suddetta città egli rimarrebbe per cura di quel Prefetto, nascosto, fino a che non vi fosse partenza di piroscafí per l'America, e poi accompagnato a bordo si sarebbe guardato a vista sino a che il bastimento non avesse fatto vela.
Allora se da alcuno si cercasse scrutare che cosa fosse avvenuto di lui, si risponderebbe di essere evaso dalle mani della forza pubblica nell'atto che veniva tratto a Genova per esservi interrogato da quelle Autorità e che poscia per ricerche faticate dalla Questura, sarebbe accertato di esservi imbarcato per l'estero. In tal modo aggiustato, e perciò il Ministro ha firmato col proposito oggi stesso al Prefetto soprannominato.
Vostra Signoria di accordo con lui, trovi il modo ora di condurre a termine questo affare con tutta la debita saggezza e la cautela conveniente.
L'Ispettore Iacabbi
Direttore fungente pel Ministro M. Armone Testo tratto da:Amedeo La Greca, Storie di briganti, Acciaroli, C.P.C, 1988, pagg.75 ss.
(in aggiornamento)

09/01/2025

ALBINO CROCAMO, novese, brigante, emigrato in Uruguay 1867. PRIMA PARTE
(Pubblichiamo la ricerca che gentilmente ci ha fatto avere in carissimo amico Peppino Palladino, appassionato ricercatore di tradizioni e storie cilentane)
Nelle ricerche che ho dedicato ad Albino Crocamo, ho avuto difficoltà a reperire documenti relativi alla sua attività di brigante ed ai crimini da lui commessi, sia quello iniziale che lo ha costretto alla latitanza, sia nel prosieguo della sua vicenda. Ho trovato, invece, con facilità le carte relative all'accordo con le autorità governative per il suo espatrio nelle Americhe in cambio della presentazione della sua banda. Nella memoria orale di una famiglia novese trasferitasi in Angellara nel corso dell'800 un tal Crocamo Antonio, parente di Albino,, ((al quale noi angellaresi avevamo appioppato il nomignolo di "Patana" per la forma della sua testa) mi raccontava che Albino Crocamo, dopo aver ucciso un uomo nella località "foresta", era andato a rifugiarsi presso questi parenti di Angellara, che lo avevano nascosto per qualche tempo prima di darsi alla latitanza. Ho trovato, poi, nel registro della leva del 1863 che non si era presentato. Era andato il padre Giuseppe per giustificarne la non presentazione, ma la Commissione, che evidentemente era in possesso di precise informazioni, lo registrò come renitente perché BRIGANTE. Una signora di origine novese sposatasi a Salento, mi raccontava che il padre, vaccaro novese, che pascolava nella difesa Massanova,"vicino Salento, quando la vedeva con i capelli scarmigliati la rimproverava e le diceva “ccù sti capiddi scigliati me pari Albino Crocamo". Ho trovato che nel giugno del 1866 faceva parte della banda Battagliese di Alfano, che dopo un inseguimento fu attaccata dai carabinieri sul promontorio di Palinuro, nella notte tra il 6 ed il 7 giugno, e, nello scontro a fuoco, Il capo banda Pietro Battagliese fu preso prigioniero mentre Albino Crocamo riuscì a fuggire precipitandosi in mare da un altissimo costone. La sua fuga era sembrata tanto rocambolesca che tutti lo credettero morto annegato. Invece era sopravvissuto e divenne lui il capo della banda residua. Nella seconda metà del 1866, dopo la conclusione della guerra vittoriosa contro l'impero austriaco, siccome era tramontata ogni possibilità che la dinastia borbonica potesse ritornare sul trono di Napoli e la colonizzazione del Sud era stata completata e consolidata con una capillare occupazione militare (giustificata con il pretesto - di fatto pretestuoso!!- della lotta al brigantaggio), il governo di Firenze decise di distruggere definitivamente le piccole bande residue ancora scorrazzanti nelle zone interne e, difatti, nella nostra zona (le montagne dei circondari di Vallo-Novi, Laurino- Piaggine e Laurito-Rofrano) il brigantaggio fu completamente sradicato già alla fine di Ottobre 1866. Le autorità civili e militari ricorsero ad ogni mezzo per raggiungere l'obiettivo. Fra l'altro, misero alle strette i proprietari che proteggevano i briganti e li costrinsero a collaborare con i militari, minacciando dure ritorsioni e sanzioni economiche; promisero riduzioni di pena per chi si presentasse spontaneamente, ricompensavano lautamente chi forniva informazioni utili ad individuare i rifugi di montagna o i nascondigli nei paesi. Ricorsero anche ad una misura particolare: favorire l'espatrio verso le Americhe per i capibanda che favorissero la consegna dei propri affiliati alle forze militari. Le autorità avevano stilato gli elenchi dei briganti, minutamente e con l'indicazione delle bande di appartenenza e dei paesi natii, aggiornando gli elenchi man mano che si procedeva agli arresti o alle uccisioni negli scontri a fuoco. Albino Crocamo risultava nei primi elenchi, ma in seguito non risultò in nessun elenco e si ipotizzava che fosse morto, senza che la sua morte fosse stata registrata. Come risulterà in seguito, Albino si era accordato con le autorità tramite la mediazione di don Raffaele Passarelli di Vallo e con il consenso del procuratore del Re presso il tribunale di Vallo, don Francesco Alario di Moio: avrebbe fatto presentare la banda ed in cambio avrebbe avuto un passaporto falso per espatriare con una somma di denaro per le spese di viaggio. Come prima abbiamo accennato, il Governo di Firenze, -all’epoca Capitale del Regno e quindi sede del Governo- pur di estirpare il fenomeno del brigantaggio, a cominciare dalla seconda metà del 1866, ricorse a tutti i mezzi pur di raggiungere in tempi brevi quest'obiettivo. Fra l'altro, servendosi della mediazione dei proprietari che, quando occorreva, utilizzavano i briganti come braccio armato sia per salvaguardare le proprietà e la vita propria e dei loro familiari dagli attentati o dai rapimenti a scopo di ricatto, sia per ridurre a miti consigli sottoposti riottosi o ribelli, promettevano premi e sconti di pena ai briganti che collaborassero con la Giustizia per favorire la cattura dei loro compagni. Per i capibanda che inducessero i loro affiliati a presentarsi alla Giustizia in cambio di sconti di pena, era previsto l'espatrio verso le Americhe con la fornitura di un passaporto falso e la somma di lire 2.000 per le spese di viaggio. La trattativa con Albino Crocamo, per convincerlo ad accettare una proposta di questo tipo fu condotta da don Raffaele Passarelli, allora il più ricco proprietario della zona e vero dominus della economia e della politica locale,, dietro incarico del procuratore del Re presso il Tribunale di Vallo don Francesco Alario di Moio della Civitella. L'accordo fu raggiunto. Albino convinse la banda a presentarsi e la presentazione avvenne una sera di ottobre presso il frantoio di S. Nicola di proprietà di don Raffaele Passarelli. La banda entrò nel frantoio attraverso la porticella secondaria, rivolta verso Novi, alla presenza dello stesso don Raffaele che rassicurò i briganti del rispetto degli accordi fatti. Albino Crocamo, ricevuto il passaporto falso e le 2.000 lire, si nascose in attesa di imbarcarsi per l'Uruguay la primavera successiva,, nel mese di Marzo del 1867, quando sarebbero ripresi gli imbarchi per l'America,, sospesi durante la stagione invernale.. Intanto le autorità militari, a cui era stato affidato il compito di distruggere il brigantaggio, lo cancellarono dagli elenchi dei latitanti con la motivazione che risultava ucciso. Venne l'epoca degli imbarchi (primavera del 1867) e Albino Crocamo si presentò alla Questura di Napoli per il visto sul passaporto che gli avrebbe consentito di partire per l'Uruguay. Ma ebbe la sfortuna di imbattersi in un individuo di Castellabate, che era stato condannato al domicilio coatto a Napoli ed ogni mattina si doveva recare in Questura a firmare per attestare la sua presenza. Questi lo riconobbe e, per intascare la taglia di lire 600 che veniva pagata a chiunque facesse catturare un brigante, lo denunziò. Fu verificato il passaporto che risulto falso e lo arrestarono. Il passaporto era stato rilasciato dal Sottoprefetto di Vallo,, la Questura di Napoli, quindi, scrisse al Sottoprefetto di Vallo, chiedendo spiegazioni su questo documento anomalo.. Il sottoprefetto, che aveva avuto parte nella stipulazione dell'accordo con Albino Crocamo ed aveva redatto il passaporto falso, immediatamente riscontrò la nota della Questura di Napoli, fornendo tutti i chiarimenti e raccomandando caldamente di non consegnare l'arrestato al ramo giudiziario, per evitare che l'accordo con il brigante venisse reso di pubblica evidenza. Alla lettera del Sottoprefetto fece seguito una nota dello stesso Procuratore del Re Francesco Alario, il quale, assumendosi tutta la responsabilità dell'operazione di accordo con il brigante, arrivava a minacciare le sue dimissioni se la Questura di Napoli avesse consegnato il Crocamo all'autorità Giudiziaria,, perché in tal caso sarebbero state compromesse altre trattative analoghe in via di definizione.. Sulla vicenda intervenne direttamente il Ministro dell'Interno di Firenze, avocando a sé la soluzione del cas. Fu da Firenze notificata al Crocamo una convocazione ad interve**re in un processo a Genova come testimone. Il brigante venne accompagnato a Genova da un agente della Questura di Napoli. Arrivati a Genova Albino Crocamo fu imbarcato su una nave che andava in Uruguay ed il questurino accompagnatore fece un rapporto al Ministero nel quale denunziava il fatto che il brigante era riuscito a sottrarsi alla sua vigilanza ed era scappato ed ogni ricerca di ricatturarlo era risultata inutile. E così si chiuse la vicenda, con Albino Crocamo emigrato in Uruguay. In Uruguay Albino Crocamo, tempo dopo, fu raggiunto dalla sua fidanzata Carmela di Polito, anche lei novese, con la quale contrasse matrimonio. Carmela di Polito rientrò in Italia due volte: nella prima venne per ve**re ad incassare la sua eredità, e fra i beni ereditari figurava anche una forgia;. la seconda volta, intorno al 1890, munita della procura del marito, venne a partecipare alla divisione dell'eredità del fu Giuseppe Crocamo, padre di Albino. Sempre intorno al 1890, un commerciate esportatore di vino di Pellare, un certo Ruggiero, sposò in Uruguay la figlia di Albino di nome Carolina (come la mamma di Albino che si chiamava Carolina Filpi). Carolina se ne venne con il marito a Pellare, dove è morta nel 1942. Un nipote, Bartolomeo Ruggiero, ha fatto il costruttore a Vallo. Un altro nipote di Carolina era il giudice Carlo Ruggiero, che, da pensionato, se ne venne a Vallo e vi ha passato gli ultimi suoi anni insieme alla moglie (che era stretta parente del prof. Luigi Rossi).
Peppino Palladino

LA PICCOLA STORIA DEL NOSTRO PAESE E DELLE SUE FAMIGLIE E DI CIASCUNO DI NOI.1-PROLOGO.Come www.ProgettoNoviVelia.it abb...
04/01/2025

LA PICCOLA STORIA DEL NOSTRO PAESE E DELLE SUE FAMIGLIE E DI CIASCUNO DI NOI.
1-PROLOGO.
Come www.ProgettoNoviVelia.it abbiamo immaginato di avviare una ricerca, che definire storica ci sempre un termine troppo aulico ed ambizioso, riguardante la vita quotidiana, spicciola di Novi e dei novesi, nel corso dell’epoche, sempre in base alle notizie, ai documenti, alle carte a cui potevamo accedere e anche nel mettere insieme notizie, dati e simili che si possono rinve**re da vari saggi, documenti, articoli che sono stati scritti nel corso degli anni. Abbiamo pensato di partire dall’archivio del comune di Novi. Così il 3 ottobre 2023 abbiamo inoltrato una richiesta in tal senso al Sindaco, dott. Adriano De Vita, che sollecitamente ci ha risposto accogliendo la nostra richiesta, con nota del 24 ottobre 2023, seguita poi da un colloquio che è chiarire meglio il nostro obiettivo. Comunque la disponibilità del Sindaco è stata totale e senza condizioni. Qui cogliamo l’occasione per ringraziare, per la loro disponibilità e collaborazione, oltre il sindaco, la segretaria comunale, l’architetto Egidio Guzzo, i dipendenti Arnaldo Sansone, Donatella Sansone, Emanuele Guzzo ed i vigili Giulio De Lisa e Maria Antonietta Orlotti.
Ci siamo prefissi l’obiettivo di elencare tutte le nascite, i matrimoni, le morti. Così ad oggi abbiamo realizzato un database, quasi completo, delle nascite dal 1 gennaio 1809 al 31 dicembre 1955, che al momento comprende circa 7000 persone.
Riguardo gli atti amministrativi diciamo che abbiamo il buio totale o quasi.
La storia dello Stato di Novi è nei saggi che documentano le vicende di principi e marchesi, vescovi ed abati. Purtroppo niente conosciamo di quanti erano i novesi, chi erano, cosa facessero, come vivessero, ecc.
Dal 1926 al 1945 durante il periodo fascista, il Comune di Novi insieme a quello di Cannalonga e di Mojo vennero sciolti e aggregati al Comune di Vallo della Lucania. Quindi atti e deliberazioni sono state assunte come Comune di Vallo e di conseguenze sono integrate nei normali atti del comune di Vallo.
Abbiamo rinvenuto qualche deliberazione o documento a partire dal 1946, che si sono incrementati negli anni successivi. Va precisato che intorno all’anno 1963/1965 nel municipio di Novi si sviluppò di notte un incendio che distrusse molta documentazione ed altra fu distrutta dai secchi di acqua usati per spegnere l’incendio e i faldoni bruciacchiati vennero buttati via, senza verificare se qualcuno poteva ancora essere leggibile.
Il nostro obiettivo primario è quello di approntare, per quanto possibile, una fonte conoscitiva della storia del nostro passato, quella che riguarda tutti noi “piccoli” uomini che, non essendo “Principi”, a quanto pare non abbiamo nessuna qualifica per essere tramandati in quella piccola storia che di padre passa in figlio e in nipote. Abbiamo la volontà di scrivere un capitolo della storia, piccola, familiare, paesana di tutti e di ciascuno di noi, quella che davvero ci riguarda elementarmente più da vicino.
Vorremmo conoscere da dove vengono singolarmente i novesi e dove sono andate quelle famiglie i cui cognomi non appaiono da anni fra i residenti ed in primis i discendenti dei novesi emigrati fin dal 1800.
Invitiamo tutti a seguirci perché da oggi pubblicheremo costantemente gli elementi, i risultati più rappresentativi di questo lavoro. Un invito a seguirci, se vi va con un like, a condividere i post per aumentare la diffusione, a commentare liberamente, a porre domande, a collaborare per mettere i tasselli al posto giusto, a colmare i vuoti, a rettificare gli errori.

Guzzo Pasquale figlio minore di Giovanna Lettieri e Angelo Guzzo.Pasquale nasce a Novi Velia il 17 novembre 1933. All’et...
09/12/2024

Guzzo Pasquale figlio minore di Giovanna Lettieri e Angelo Guzzo.

Pasquale nasce a Novi Velia il 17 novembre 1933. All’età di diciotto anni svolge il Servizio Militare in Sicilia.Terminato il servizio militare, ritorna a Novi Velia per aiutare i genitori, occuparsi della terra e degli animali. Nel paese e nei comuni vicini c’erano opportunità di lavoro.Nel 1957/1958 ricevette un “Atto di Richiamo” dalla sorella Carmelina Guzzo e dal cognato Antonio Lettieri da Toronto, Canada. Accettò immediatamente di partire. Voleva migliorare e avere maggiori opportunità per costruire la sua vita. Il 21 marzo 1959 salì a bordo della nave Augustus, e dopo una lunga traversata, sbarcò al molo 21, Halifax, Nuova Scozia, Canada. Viaggiò per due giorni in treno da Halifax a Toronto, dove venne accolto da sua sorella alla stazione ferroviaria, che lo ospito nella propria casa. Trovare lavoro senza competenze e senza comprendere la lingua inglese era difficile trovare lavoro. Ma Pasquale era determinato a crearsi un futuro in Canada e ad integrarsi nella sua nuova vita. Accettava qualsiasi lavoro, temporaneo e saltuario. Dopo alcuni anni, Pasquale invia un “Atto di Richiamo” alla sua fidanzata, rimasta a Novi, unico amore di tuuta la sua vita, Assunta Romaniello. Anche Assunta, come lui, intraprese il lungo viaggio attraverso l’Oceano Atlantico a bordo della nave Queen Federica fino ad Halifax, in Nuova Scozia, dove arrivò il 13 giugno 1960. Il 15 giugno 1960 fu accolta da Antonio Lettieri e Pasquale. Il 9 luglio 1960 presso la Chiesa San Tommaso d’Aquino, Assunta e Pasquale si sposarono, continuarono ad abitare in casa Lettieri finché non acquistarono una casa a pochi metri di distanza. La casa acquistata è quella dove sono nati i loro figli Giovanna e Angelo e dove hanno vissuto tutta la vita.Nel 1998 Angelo, il loro figlio, sposò Kim Smarch del Michigan U.S.A, e nel 2009 Giovanna, la loro figlia, sposò Robert “Bob” Skerry. Pasquale ed Assunta Pasquale acquisirono anche la Cittadinanza Canadese. Trovò il primo lavoro stabile con l’impresa di pulizia della città di Toronto. Dal 1966 fu impiegato presso il 😭.C. Toronto Transit Commission (la Metro) e con questa posizione lavorativa è andato in pensione nel 1996. Assunta e Pasquale hanno sempre avuto la porta aperta per accogliere parenti, amici, nuovi immigrati “Novesi”. A volte hanno ospitato fino a due famiglie nella loro casa. Per molti anni durante le vacanze di Natale, dopo un pasto delizioso, le donne si riunivano per ricordare le storie della loro vita, mentre gli uomini si abbandonavano al gioco di briscola e tressette. Chi conosce Pasquale, sa quanto gli piaceva fare giardinaggio.Dall’inizio della primavera seminava in contenitori pomodori, cipolle, zucchine, fagioli, coltivava una varietà di verdure. In autunno acquistava l’uva dalla California per produrre vino. Verso gennaio acquistava la carne per fare le salsicce.Oggi la sua più grande passione e gioia sono i suoi nipoti. McKenzie nato nel 1998 e Patrick nato nel 2001.Quando Pasquale andò in pensione lui e sua moglie Assunta soggiornarono numerose volte con il figlio Angelo nel Michigan.Tornarono anche molte volte nella loro terra natale e fecero viaggi in Messico, Florida e St. Martin con la figlia e il genero Giovanna e Robert.Sfortunatamente nel loro 59esimo anno di matrimonio, Assunta muore. Con molto dolore, tristezza e giorni dolorosi, Pasquale continua la sua vita con la figlia Giovanna e il marito Bob che abitano con lui. Sua figlia e suo figlio hanno festeggiato il suo 90esimo compleanno in un ristorante con tutta la famiglia.

Il 13 novembre del 2024 Pasquale ha raggiunto la Casa del Padre, ricongiungendosi a sua moglie Assunta.w
www.progettonovivelia.it/people/guzzo-pasquale/

LETTIERI ANGIOLINA, NOVESE VIVENTE A CHICAGO, HA RAGGIUNTO LA CASA DEL PADRE.Da un post pubblicato  su Facebook alcuni g...
17/11/2024

LETTIERI ANGIOLINA, NOVESE VIVENTE A CHICAGO, HA RAGGIUNTO LA CASA DEL PADRE.
Da un post pubblicato su Facebook alcuni giorni fa, dal nipote Francesco Roda, che vive a San Giuliano Milanese, abbiamo appreso che la signora Lettieri Angiolina, novese Doc, a Chicago, ha raggiunto la Casa del Padre.
Nell’esprimere le nostre sentite condoglianze a tutta la famiglia Lettieri, vi invitiamo a leggere un ricordo della signora Lettieri Angiolina, che potrete consultare sul ns sito: www.progettonovivelia.it/people/lettieri-angiolina/
Cogliamo questa occasione per pubblicare la genealogia di questa famiglia, che costituisce un ramo della vasta famiglia Lettieri di Novi.
Lettieri Antonio n. 25/08/1878, sp il 28/11/1907 Viciconte Annunziata n. 11/05/1888
Vedi www.progettonovivelia.it/people/lettieri-antonio-2/.
Di seguito la genealogia di Lettieri Antonio 1878.
nasce da
Lettieri Giuseppe 29/05/1829 e Maria Rosa Guzzo 14/09/1834
da
Lettieri Pasquale 04/02/1803 e Angela Rosa Russo 26/02/1796
da
Lettieri Carmine 05/07/1777 e Stella Carbone 1783 di Rofrano
da
Lettieri Sabato 1739 o 1745 e Marianna Rocco 1751
E da qui in avanti andiamo nell’incerto, forse da
Lettieri Francesco 1698? (Giudice) e forse
Da
Lettieri Andrea 1676 (Giurista) e forse
da Francesco 1644 e forse
Da Benedetto 1623 e forse
Da Francesco1600 e forse
Da Giovanni Vincenzo 1560 e forse
Da Giovanni Andrea 1530, notaio che sposa Polita Mayese.
Quest’ultimo è il primo Lettieri che compare in documenti scritti.
Per sciogliere i “forse” dobbiamo fare altre ricerche, soprattutto nei documenti ecclesiastici, se e quando potremmo essere autorizzati, in quanto i documenti del comune iniziano da 1809, quelli ecclesiastici partono tre secoli prima.

Indirizzo

Largo Parcheggi, 1
Novi Velia
84060

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Progetto Novi Velia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Progetto Novi Velia:

Condividi