27/01/2026
Nel Viale della Memoria di Nove viene ricordato il monito di Shlomo Venezia, nostro cittadino onorario che ricordiamo ogni anno, a ottobre, con il Viaggio della Memoria.
“Mai più” diceva Shlomo.
“Mai più” ci hanno ripetuto i sopravvissuti di tutte le guerre.
Ma quanto è difficile oggi parlare di razzismo e antisemitismo, in un momento storico in cui il peggio della barbarie umana mostra il suo volto, in un tempo in cui la società dei popoli ha smarrito la strada della convivenza civile, della risoluzione dei problemi attraverso il dialogo e la diplomazia.
E quanto risuona doloroso oggi quel “mai più” nel momento in cui non siamo mai stati così vicini alla guerra. Qui da noi, che già stiamo guardando con orrore le conseguenze delle quasi 60 guerre già in corso nel mondo, anche quelle che qualcuno afferma – falsamente – di aver fermato.
Quanto è difficile oggi parlare di legalità e dialogo, parole ormai svuotate di ogni significato dai potenti della terra.
Dal presidente di quella che era considerata la più grande democrazia del mondo, che spadroneggia minacciando nemici e alleati, che dice “Non ho bisogno del diritto internazionale, basta la mia moralità”, al triste cortile di casa nostra dove un Ministro arriva a dichiarare, senza vergogna per se stesso e per la carica che ricopre, che “il diritto internazionale va bene, sì, ma fino ad un certo punto”.
Quanto ci risuonano oggi sinistre le somiglianze tra le squadracce naziste e fasciste del ventennio con quello che sta succedendo nelle città degli Stati Uniti, dove la famigerata ICE, a volto coperto come i codardi, minaccia, arresta (persino i bambini di due anni!) e uccide cittadini inermi con la copertura del suo governo.
E' difficile oggi difendere la democrazia, ritrovare la bussola che ci ha permesso di vivere in pace per ottant'anni, senza aver mai conosciuto direttamente la guerra nella nostra vita.
E' difficile contrastare chi ci vuole convincere di essere sotto attacco del “nemico” approvando un f***e piano europeo di riarmo e riconversione militare dell'industria da 800 miliardi, di cui oltre 90 di questi, in cinque anni, per l'Italia.
Non possiamo fare molto, ma per cominciare – noi che sappiamo, noi che ricordiamo - possiamo dire NO. NO a tutto questo.
Certo, non basterà, ma possiamo e dobbiamo portare testimonianza, parlarci e stringerci tra simili e negare il nostro consenso a questa deriva.
E se dobbiamo combattere il nemico, come ci dicono, allora risponderemo che è indispensabile prima individuare quello giusto.
Chi è il nemico? Dov'è?
Ce lo hanno spiegato molto bene le parole di Enzo Jannacci, 50 anni fa.
“Il nemico non è oltre la frontiera; il nemico non è oltre la trincea.
Il nemico è qui tra noi, mangia come noi, parla come noi, dorme come noi, pensa come noi.
Ma è diverso da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro e la vita del suo fratello, è chi ruba il pane per costruire altri cannoni.
E non fa le scuole e non fa gli ospedali per pagare i generali.
I generali per un'altra guerra...”
Don Luigi Ciotti ha detto: "Benedire un carro armato è una bestemmia".
Noi che qui, oggi, ricordiamo Hi**er ai comizi brandire crocefissi e simboli religiosi per chiamare i credenti dalla sua parte, possiamo quindi affermare che “nemico” è anche chi, ai vertici delle istituzioni mondiali, si dichiara falsamente credente e cristiano, o di qualsiasi altra religione e poi manda a morire le giovani generazioni in guerra.
Alla guerra, all'odio, all'antisemitismo, al razzismo, rispondiamo con la nostra umanità.
Perché è attraverso l’odio che cercano di convincerci che non c'è alternativa, che hanno ragione loro.
Sta a noi dimostrare di essere la maggioranza, di voler decidere del nostro futuro. Con l'esempio, con la parola, con la testimonianza. Con la fermezza della nostra volontà.
E se dobbiamo prendere esempi, allora prendiamo quello dello stato del Costarica dove, per la Festa della Costituzione, non sfilano gli eserciti e i carri armati, non c'è una parata militare: sfilano i medici e gli infermieri, e i bambini delle scuole elementari con i loro maestri.
Solo così, quando anche da noi, nella nostra civile Europa, al posto degli eserciti e dei mezzi di morte sfileranno in parata i bambini delle scuole con i loro maestri, e i medici e gli infermieri, dimostreremo di aver capito e fatto nostro il significato della parola “ricordo”, della parola “memoria”, di aver ridato loro un senso.
E in quel momento avremo realizzato il monito di Shlomo: mai più.