27/01/2025
In questo 27 gennaio 2025, non sono più con noi due persone.
Il 14 gennaio è mancato Furio Colombo, giornalista e scrittore. Alla sua iniziativa si deve l'istituzione della Giornata della Memoria con la proposta di legge n. 211 del 20 luglio 2000, votata all’unanimità dal Parlamento italiano, di cui all'epoca faceva parte.
Una Giornata voluta per - citiamo testualmente “ricordare lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Fu scelto il 27 gennaio, e non la data inizialmente pensata, il 16 ottobre, giorno della liquidazione del ghetto di Roma. Racconta Furio Colombo: “Fu Tullia Zevi, allora presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, a suggerirmi il cambio con il 27 gennaio. Mi disse che dovevano essere inclusi anche i prigionieri politici, e militari italiani che avevano rifiutato di collaborare con i tedeschi, preferendo essere rinchiusi in un campo di concentramento. Tullia Zevi, che era un personaggio di grande valore intellettuale e umano, mi disse: sì, noi abbiamo sofferto, ma non da soli. Mi diede un saggio suggerimento di inclusione”.
E il 7 dicembre scorso ci ha lasciati anche Marika Venezia, moglie di Shlomo, cittadino onorario di Nove. La “nostra” Marika, che tante volte ci ha accompagnati nei Viaggi delle Memoria ad Auschwitz e Birkenau.
Forse Marika, la vita ha voluto risparmiarti di vivere ulteriormente questi tempi orribili, fatti di leader senza memoria, senza dignità e senza onore, che piegano la storia ai loro interessi politici, arrivando al punto di dire che “Hi**er era comunista”. Di dichiarare tutti colpevoli perché nessuno lo sia.
Forse la vita ha voluto risparmiarti ulteriormente il dolore delle sconvolgenti immagini della carneficina di Gaza, dei bombardamenti sui civili inermi che hanno causato oltre 50mila vittime, il numero più alto in un conflitto armato dalla fine della seconda guerra mondiale.
Ti ha voluto risparmiare di sentirti rivolgere ancora i commenti maligni, che tanto ti ferivano, di chi ti diceva “Eh, ma voi ebrei, coi palestinesi...” pronunciati da chi non sa distinguere le responsabilità di un governo criminale da quelle di un popolo.
Degli ignoranti, che ancora credono alla secolare propaganda antisemita e ti dicevano “Eh, ma voi ebrei siete tutti banchieri, comandate l'economia mondiale...”.
A te, a Shlomo e ai tuoi figli, che avete sempre condotto una dignitosa vita di lavoro.
Forse la vita ha voluto risparmiarti il dolore di dover assistere impotente ad un altro anno che si apre con ben 56 conflitti in corso nel mondo, fomentati dall'industria delle armi. Ha voluto risparmiarti di sentire ancora capi di stato e di governo affermare senza vergogna, nel 2025, che “la guerra è necessaria”, a volte per il primato di una nazione, altre in nome di un Dio, o addirittura “in nome della democrazia”.
Scriveva Gino Strada, fondatore di Emergency:
“In tutti i luoghi e le culture del mondo l'uccisione volontaria di un essere umano è considerata un crimine ed è perseguita e punita. Dobbiamo allora iniziare a vedere la guerra per quello che è realmente, l'uccisione volontaria di tanti esseri umani. Non importa quale sia la ragione, o la causa, di un conflitto: è lo strumento guerra a essere un crimine. Oggi è urgente cercare un modo diverso per risolvere i nostri conflitti. Dobbiamo eliminare l'ipotesi della guerra dagli strumenti che regolano la convivenza umana. E non possiamo aspettarci che lo facciano i parlamenti del mondo, che hanno sempre e comunque votato a favore della guerra. Dovremo impegnarci noi in prima persona per buttare la guerra fuori dalla storia. Tocca a noi agire, prima di ritrovarsi in mezzo ad altri morti e altro dolore”.
E' un invito rivolto a tutti noi: non lasciamoci vincere dall'assuefazione, che nel nostro vivere quotidiano e nei nostri cuori tutto questo diventi una cosa “normale”, accettabile per le nostre coscienze.
Non lasciamoci convincere da chi ci dice che questo è un inevitabile prezzo da pagare.
E' necessario, indispensabile provare ancora orrore di fronte alle immagini delle guerre e delle violenze che ci propongono ogni giorno i mezzi di informazione. Perché è questo il brodo di coltura dal quale nascono i nuovi i nuovi Hi**er, i nuovi Mussolini, i nuovi dittatori che più parlano in nome del popolo, più sono pericolosi e manipolatori.
Nessuno di noi si senta innocente, perché queste figure altro non sono che la realizzazione della nostra cattiva coscienza, la facile risposta alle nostre paure.
Il razzismo, l'antisemitismo e la guerra sono facce della stessa medaglia: le prime usate come pretesto, l'ultima come soluzione. Sono infezioni che si alimentano della nostra complicità e del nostro silenzio.
E a chi ci vuole complici, e indifferenti, dobbiamo dire forte e chiaro il nostro NO.
NO al razzismo, NO alla guerra. Non nel mio nome!