Associazione Laboratorio Natura

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Associazione Laboratorio Natura In verità è l'unica cosa che è sempre accaduta.” Margaret Mead.

Laboratorio Natura opera nel comprensorio bassanese da oltre trent'anni diffondendo informazione sulle tematiche ambientali, sociali e sulla qualità della vita attraverso incontri pubblici, dibattiti e pubblicazioni L’Associazione Laboratorio Natura opera nel comprensorio bassanese da oltre trent'anni con la finalità di veicolare al più vasto pubblico le tematiche ambientali, di qualità della vita e rispetto del territorio attraverso convegni, serate, pubblicazione di libri e periodici. Nello specifico “Natura & Dintorni”, edito da oltre venticinque anni, distribuito gratuitamente porta a porta a tutte le famiglie nei comuni di Nove e Cartigliano e nei più importanti punti di diffusione nei paesi limitrofi.
“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo.

Laboratorio Natura aderisce convintamente e appoggia l'iniziativa spontanea di gruppi, associazioni e privati cittadini ...
09/09/2026

Laboratorio Natura aderisce convintamente e appoggia l'iniziativa spontanea di gruppi, associazioni e privati cittadini per Gaza e a sostegno della popolazione palestinese, che si terrà a Nove dal 18 al 20 settembre prossimi.
Questo il programma:

Venerdì 18: dal sagrato della Chiesa alla Sala Polivalente con la grande bandiera palestinese realizzata all'uncinetto dalle donne del Centro Tesino di Cultura.
Presentazione delle iniziative dei tre giorni.
Proiezione di documentari di Nazra Film.
Letture, musica e poesia.

Sabato 19: AYA ASHOUR "I miei giorni a Gaza" il racconto in diretta del genocidio.
Avvocata e giornalista palestinese, ora ricercatrice presso l'Università per Stranieri di Siena, vincitrice nel 2025 del Premio "Colomba d'oro per la pace".

Domenica 20: SUOR LUCIA CORRADIN "Una testimonianza da Betlemme".
Terziaria francescana delle Elisabettine, 18 anni di servizio al Caritas Baby Hospital, unico ospedale pediatrico della Palestina che coinvolge e forma le madri nella cura dei bambini.

Sostengono le iniziative:
Amici del Museo, A.N. Fanti sez.Nove, ANPI, Azione Cattolica UP Nove Marchesane, Bassano per la Palestina, Caritas UP Nove Marchesane, CIF, Cineforum Idea, Corpo Bandistico Novese, Cucari Veneti, Focus, Gas MarcheNove, Gruppo AIDO Nove, La Bancarella dei Sogni, La Tenda Aperta, Circolo LaAV Nove Rosà, Laboratorio Natura, Marostica per Gaza, Nove Terra di Ceramica, Parrocchia di Nove, ProLoco di Nove, Quando le donne creano.

PARTECIPIAMO NUMEROSI!

Sono di queste ultime ore gli attacchi all'Istituto Comprensivo Arpalice Cuman Pertile di Marostica riguardo all'iniziat...
18/05/2026

Sono di queste ultime ore gli attacchi all'Istituto Comprensivo Arpalice Cuman Pertile di Marostica riguardo all'iniziativa didattica volta a sensibilizzare i ragazzi, in accordo con i loro genitori, sul problema dei migranti della “rotta balcanica” culminata con l'uscita a Trieste della scorsa settimana, una polemica rovente innescata da alcuni politici con affermazioni gravi e non veritiere.

Con questo post la nostra Associazione vuole esprimere solidarietà al corpo docente della Cuman Pertile, ai ragazzi e ai loro genitori e ai tanti volontari che da anni si impegnano a dare aiuto concreto ai migranti con cibo, vestiti e cure mediche.

Per informare in maniera corretta sulla questione, tra le tante voci per fortuna levatesi in difesa dell'autonomia scolastica e dei volontari, abbiamo scelto di pubblicare qui ampi stralci dell'articolo di Alessandro Tich pubblicato online su Seven Magazine ( https://www.sevenmagazine.it/bora-et-labora/ ).

Parole che condividiamo nella forma e nella sostanza.

“Domanda: chi ha più fantasia di uno scrittore per l’infanzia o di un autore di libri di fantascienza? Risposta: un politico, quando dice una cosa completamente scollegata dalla realtà ma perfettamente collegata a quello che i suoi elettori vogliono sentirsi dire.

In questo senso, il caso dei bambini della scuola elementare di Marostica che sono andati in visita scolastica dai migranti della rotta balcanica in piazza della Libertà a Trieste, offrendo loro del cibo assieme ai volontari adulti della rete “Fornelli Resistenti” che ogni sera servono un pasto caldo a questi disperati, è un esempio emblematico di narrazione fuorviante a beneficio di chi vuol essere fuorviato.

(…) Polemiche mirate a denunciare il coinvolgimento degli scolari in una specie di covo di clandestini e la trasformazione di una scuola pubblica “in uno spazio di militanza politica costruita sulla pelle dei più giovani” (Elena Donazzan, europarlamentare FdI) ma basate su un presupposto totalmente fasullo. Perché i migranti accolti in piazza della Libertà a Trieste non sono clandestini e non sono irregolari.
(…) il concetto sia chiaro a tutti. E dovrebbe essere chiaro, principalmente, ai politici che intervengono su queste questioni. Per esserne coscienti basterebbe una spolverata di diritto internazionale: non dico la prima lezione del “diritto internazionale per principianti” ma se non altro l’ABC, di cui chi detiene responsabilità politiche nazionali ed europee dovrebbe avere una conoscenza almeno al minimo sindacale.
I migranti della cosiddetta rotta balcanica arrivano tutti i giorni nel nostro Paese, provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia centrale, e perfino dal Nepal, dopo aver percorso migliaia di chilometri a piedi, tra insidie e violenze.
(…) Trieste non è il loro approdo definitivo: molti vogliono continuare il loro viaggio fino al Nord Europa, soprattutto in Germania, per altri si profila invece un destino di rifugiati in Italia.
E non sono clandestini, né tantomeno stranieri sconosciuti alle autorità italiane.
La loro permanenza più o meno lunga nel nostro Paese comincia con l’identificazione e registrazione alla Questura di Trieste a cui, dopo alcune settimane, segue la consegna delle carte per chiedere asilo politico o protezione internazionale.

Nel frattempo, di notte dormono dove gli è consentito dormire, in particolare in due ostelli messi a disposizione dal vescovo di Trieste mons. Enrico Trevisi, il quale, come mi hanno detto i triestini, “ha preso a cuore la questione”. E quando cala la sera, dalle 18 alle 19, e fino a notte tarda, confluiscono tutti in piazza della Libertà, davanti alla stazione ferroviaria. Perché qui c’è chi li accoglie, li cura e dà loro da mangiare.
Si tratta dell’ODV Linea d’Ombra, fondata da una coppia di coniugi di Pordenone: Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi. Lei, 71 anni, psicoterapeuta e lui, 90 anni, professore di Filosofia e Storia in pensione. Entrambi dedicano ogni sera le proprie energie ai migranti della rotta balcanica, aiutati dai volontari della rete nazionale dei “Fornelli Resistenti”.

(…) I migranti pertanto non “stazionano” nella piazza della città, come affermato da Erik Pretto (parlamentare Lega) ma vi confluiscono a un orario preciso, sempre quello, tutti i giorni dell’anno, con qualsiasi condizione meteorologica. E non “sfuggono” alle forze dell’ordine, come sostenuto da Giovine e da Donazzan (parlamentari FdI): la Polizia di Stato conosce molto bene il rito quotidiano di piazza della Libertà; in quel punto della città, se vuole, può controllare chiunque e la Polizia Ferroviaria è di lì a due passi.

(…) È questo il reale contesto in cui gli alunni della scuola primaria di Marostica hanno vissuto la loro esperienza, che solo se provata “dal vivo” può essere totalmente compresa e produttiva per la loro formazione di futuri adulti in un mondo che, purtroppo, produce ingiustizie ed emergenze umanitarie impossibili da comprendere nella comfort zone di un’aula scolastica.

E allora, caro politico che ci sobilli sul “fatto estremamente grave” dei bambini “portati in gita scolastica in mezzo ai clandestini”: cerca di sparare meno panzane e cerca invece di lavorare di più su un’informazione corretta e non strumentale di quello che accade a Trieste. Bora et Labora.”

TUTTO SULLE AUTO ELETTRICHE A che punto siamo con la transizione ecologica dai motori termici a quelli elettrici?Sì sent...
02/04/2026

TUTTO SULLE AUTO ELETTRICHE

A che punto siamo con la transizione ecologica dai motori termici a quelli elettrici?
Sì sente davvero di tutto nell'Italia televisiva dei talk show e dei social, trasformata in un immenso Bar Sport.
Che le auto elettriche prendono fuoco, che è un manovra delle industrie per farci spendere, che inquinano come le altre, che ricaricarle costa come un pieno di benzina, che è meglio aspettare il motore a idrogeno, che... che... che...
Di tutto questo parleremo con il prof. Gianni Tamino, biologo, un esperto vero. Che ci dirà anche cosa costa ogni giorno alla nostra salute e alla nostra economia continuare ad utilizzare i motori termici.
Vi aspettiamo MARTEDÌ 14 APRILE alle ore 20:45 a Nove, nella centrale Sala De Fabris.

NOVE, GIOVEDÌ 5 Febbraio, ore 20:45, Sala De Fabris.Proiezione del docufilm "IN CAMMINO PER L'ACQUA " con Angelo Orsingh...
31/01/2026

NOVE, GIOVEDÌ 5 Febbraio, ore 20:45, Sala De Fabris.
Proiezione del docufilm "IN CAMMINO PER L'ACQUA " con Angelo Orsingher e Giustino Mezzalira.

In cammino per l’acqua, dal Vanoi a Venezia, è un viaggio corale attraverso le montagne e i fiumi del Veneto, una marcia lunga 200 chilometri che unisce amore per l’ambiente, attivismo e testimonianze.
Un gruppo di studiosi, abitanti e testimoni si mette in cammino lungo i torrenti Vanoi e Cismon, seguendo il corso del fiume Brenta fino alla laguna di Venezia.
Otto giorni di viaggio per ascoltare il respiro dell’acqua, dare voce a luoghi incontaminati e portare alla Regione Veneto le firme raccolte contro la costruzione di una diga in Val Cortella, una delle ultime valli selvagge delle Alpi.
Attraverso interviste e incontri, il film racconta la lotta di una comunità itinerante che si fa portavoce di un ecosistema minacciato.

ENTRATA LIBERA, VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

Nel Viale della Memoria di Nove viene ricordato il monito di Shlomo Venezia, nostro cittadino onorario che ricordiamo og...
27/01/2026

Nel Viale della Memoria di Nove viene ricordato il monito di Shlomo Venezia, nostro cittadino onorario che ricordiamo ogni anno, a ottobre, con il Viaggio della Memoria.
“Mai più” diceva Shlomo.
“Mai più” ci hanno ripetuto i sopravvissuti di tutte le guerre.

Ma quanto è difficile oggi parlare di razzismo e antisemitismo, in un momento storico in cui il peggio della barbarie umana mostra il suo volto, in un tempo in cui la società dei popoli ha smarrito la strada della convivenza civile, della risoluzione dei problemi attraverso il dialogo e la diplomazia.
E quanto risuona doloroso oggi quel “mai più” nel momento in cui non siamo mai stati così vicini alla guerra. Qui da noi, che già stiamo guardando con orrore le conseguenze delle quasi 60 guerre già in corso nel mondo, anche quelle che qualcuno afferma – falsamente – di aver fermato.
Quanto è difficile oggi parlare di legalità e dialogo, parole ormai svuotate di ogni significato dai potenti della terra.
Dal presidente di quella che era considerata la più grande democrazia del mondo, che spadroneggia minacciando nemici e alleati, che dice “Non ho bisogno del diritto internazionale, basta la mia moralità”, al triste cortile di casa nostra dove un Ministro arriva a dichiarare, senza vergogna per se stesso e per la carica che ricopre, che “il diritto internazionale va bene, sì, ma fino ad un certo punto”.
Quanto ci risuonano oggi sinistre le somiglianze tra le squadracce naziste e fasciste del ventennio con quello che sta succedendo nelle città degli Stati Uniti, dove la famigerata ICE, a volto coperto come i codardi, minaccia, arresta (persino i bambini di due anni!) e uccide cittadini inermi con la copertura del suo governo.

E' difficile oggi difendere la democrazia, ritrovare la bussola che ci ha permesso di vivere in pace per ottant'anni, senza aver mai conosciuto direttamente la guerra nella nostra vita.
E' difficile contrastare chi ci vuole convincere di essere sotto attacco del “nemico” approvando un f***e piano europeo di riarmo e riconversione militare dell'industria da 800 miliardi, di cui oltre 90 di questi, in cinque anni, per l'Italia.

Non possiamo fare molto, ma per cominciare – noi che sappiamo, noi che ricordiamo - possiamo dire NO. NO a tutto questo.
Certo, non basterà, ma possiamo e dobbiamo portare testimonianza, parlarci e stringerci tra simili e negare il nostro consenso a questa deriva.

E se dobbiamo combattere il nemico, come ci dicono, allora risponderemo che è indispensabile prima individuare quello giusto.
Chi è il nemico? Dov'è?
Ce lo hanno spiegato molto bene le parole di Enzo Jannacci, 50 anni fa.
“Il nemico non è oltre la frontiera; il nemico non è oltre la trincea.
Il nemico è qui tra noi, mangia come noi, parla come noi, dorme come noi, pensa come noi.
Ma è diverso da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro e la vita del suo fratello, è chi ruba il pane per costruire altri cannoni.
E non fa le scuole e non fa gli ospedali per pagare i generali.
I generali per un'altra guerra...”

Don Luigi Ciotti ha detto: "Benedire un carro armato è una bestemmia".
Noi che qui, oggi, ricordiamo Hi**er ai comizi brandire crocefissi e simboli religiosi per chiamare i credenti dalla sua parte, possiamo quindi affermare che “nemico” è anche chi, ai vertici delle istituzioni mondiali, si dichiara falsamente credente e cristiano, o di qualsiasi altra religione e poi manda a morire le giovani generazioni in guerra.

Alla guerra, all'odio, all'antisemitismo, al razzismo, rispondiamo con la nostra umanità.
Perché è attraverso l’odio che cercano di convincerci che non c'è alternativa, che hanno ragione loro.
Sta a noi dimostrare di essere la maggioranza, di voler decidere del nostro futuro. Con l'esempio, con la parola, con la testimonianza. Con la fermezza della nostra volontà.

E se dobbiamo prendere esempi, allora prendiamo quello dello stato del Costarica dove, per la Festa della Costituzione, non sfilano gli eserciti e i carri armati, non c'è una parata militare: sfilano i medici e gli infermieri, e i bambini delle scuole elementari con i loro maestri.
Solo così, quando anche da noi, nella nostra civile Europa, al posto degli eserciti e dei mezzi di morte sfileranno in parata i bambini delle scuole con i loro maestri, e i medici e gli infermieri, dimostreremo di aver capito e fatto nostro il significato della parola “ricordo”, della parola “memoria”, di aver ridato loro un senso.
E in quel momento avremo realizzato il monito di Shlomo: mai più.

VENERDI' 30 GENNAIO ORE 20:45 presso la SALA DE FABRIS in piazza a NOVE, presenteremo il libro UNA MONTAGNA DI SOLDI all...
18/01/2026

VENERDI' 30 GENNAIO ORE 20:45 presso la SALA DE FABRIS in piazza a NOVE, presenteremo il libro UNA MONTAGNA DI SOLDI alla presenza dell'autore GIUSEPPE PIETROBELLI. Condurrà la serata Emanuele Borsatto, giornalista di TVA Bassano Notizie.

Il libro è un viaggio nella retorica nostalgica dello Spirito Italiano, negli sprechi, gli affari e gli scandali di Milano Cortina 2026, le quarte Olimpiadi italiane.
È stato detto che sono “a costo zero”, mentre il contribuente pagherà 5 miliardi di euro per impianti sportivi, strade e ferrovie. È stato detto che saranno i Giochi meno costosi, mentre si spenderanno due miliardi solo per organizzarli, con un bilancio in rosso già ripianato grazie a mezzo miliardo di aiuti pubblici.
È stato detto che saranno le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, perché diffuse sul territorio e con la quasi totalità delle opere pronte. Bugie, come dimostrano la nuova pista da bob di Cortina, le incompiute per tre miliardi di euro e la colata di cemento che si abbatterà sulle Alpi e le Dolomiti tutelate dall’Unesco.
Il libro ricostruisce una ragnatela di società, poltrone e centri di potere occupati dai signori del “circo bianco”. Ma anche le inchieste milanesi che hanno messo nel mirino Fondazione Milano Cortina, tra appalti pilotati e super-stipendi, diktat dei grandi sponsor e progetti di grattacieli, assunzioni di raccomandati e guerre di potere.
È l’assalto alla diligenza degli amministratori locali, il festival dell’incoerenza di ministri e politici, la solita corsa italiana contro il tempo com’è avvenuto ai tempi dell’Expo 2015. Stavolta per dare la scalata a una montagna di soldi.

In questo 27 gennaio 2025, non sono più con noi due persone.Il 14 gennaio è mancato Furio Colombo, giornalista e scritto...
27/01/2025

In questo 27 gennaio 2025, non sono più con noi due persone.
Il 14 gennaio è mancato Furio Colombo, giornalista e scrittore. Alla sua iniziativa si deve l'istituzione della Giornata della Memoria con la proposta di legge n. 211 del 20 luglio 2000, votata all’unanimità dal Parlamento italiano, di cui all'epoca faceva parte.

Una Giornata voluta per - citiamo testualmente “ricordare lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Fu scelto il 27 gennaio, e non la data inizialmente pensata, il 16 ottobre, giorno della liquidazione del ghetto di Roma. Racconta Furio Colombo: “Fu Tullia Zevi, allora presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, a suggerirmi il cambio con il 27 gennaio. Mi disse che dovevano essere inclusi anche i prigionieri politici, e militari italiani che avevano rifiutato di collaborare con i tedeschi, preferendo essere rinchiusi in un campo di concentramento. Tullia Zevi, che era un personaggio di grande valore intellettuale e umano, mi disse: sì, noi abbiamo sofferto, ma non da soli. Mi diede un saggio suggerimento di inclusione”.

E il 7 dicembre scorso ci ha lasciati anche Marika Venezia, moglie di Shlomo, cittadino onorario di Nove. La “nostra” Marika, che tante volte ci ha accompagnati nei Viaggi delle Memoria ad Auschwitz e Birkenau.
Forse Marika, la vita ha voluto risparmiarti di vivere ulteriormente questi tempi orribili, fatti di leader senza memoria, senza dignità e senza onore, che piegano la storia ai loro interessi politici, arrivando al punto di dire che “Hi**er era comunista”. Di dichiarare tutti colpevoli perché nessuno lo sia.
Forse la vita ha voluto risparmiarti ulteriormente il dolore delle sconvolgenti immagini della carneficina di Gaza, dei bombardamenti sui civili inermi che hanno causato oltre 50mila vittime, il numero più alto in un conflitto armato dalla fine della seconda guerra mondiale.
Ti ha voluto risparmiare di sentirti rivolgere ancora i commenti maligni, che tanto ti ferivano, di chi ti diceva “Eh, ma voi ebrei, coi palestinesi...” pronunciati da chi non sa distinguere le responsabilità di un governo criminale da quelle di un popolo.
Degli ignoranti, che ancora credono alla secolare propaganda antisemita e ti dicevano “Eh, ma voi ebrei siete tutti banchieri, comandate l'economia mondiale...”.
A te, a Shlomo e ai tuoi figli, che avete sempre condotto una dignitosa vita di lavoro.
Forse la vita ha voluto risparmiarti il dolore di dover assistere impotente ad un altro anno che si apre con ben 56 conflitti in corso nel mondo, fomentati dall'industria delle armi. Ha voluto risparmiarti di sentire ancora capi di stato e di governo affermare senza vergogna, nel 2025, che “la guerra è necessaria”, a volte per il primato di una nazione, altre in nome di un Dio, o addirittura “in nome della democrazia”.

Scriveva Gino Strada, fondatore di Emergency:
“In tutti i luoghi e le culture del mondo l'uccisione volontaria di un essere umano è considerata un crimine ed è perseguita e punita. Dobbiamo allora iniziare a vedere la guerra per quello che è realmente, l'uccisione volontaria di tanti esseri umani. Non importa quale sia la ragione, o la causa, di un conflitto: è lo strumento guerra a essere un crimine. Oggi è urgente cercare un modo diverso per risolvere i nostri conflitti. Dobbiamo eliminare l'ipotesi della guerra dagli strumenti che regolano la convivenza umana. E non possiamo aspettarci che lo facciano i parlamenti del mondo, che hanno sempre e comunque votato a favore della guerra. Dovremo impegnarci noi in prima persona per buttare la guerra fuori dalla storia. Tocca a noi agire, prima di ritrovarsi in mezzo ad altri morti e altro dolore”.

E' un invito rivolto a tutti noi: non lasciamoci vincere dall'assuefazione, che nel nostro vivere quotidiano e nei nostri cuori tutto questo diventi una cosa “normale”, accettabile per le nostre coscienze.
Non lasciamoci convincere da chi ci dice che questo è un inevitabile prezzo da pagare.

E' necessario, indispensabile provare ancora orrore di fronte alle immagini delle guerre e delle violenze che ci propongono ogni giorno i mezzi di informazione. Perché è questo il brodo di coltura dal quale nascono i nuovi i nuovi Hi**er, i nuovi Mussolini, i nuovi dittatori che più parlano in nome del popolo, più sono pericolosi e manipolatori.

Nessuno di noi si senta innocente, perché queste figure altro non sono che la realizzazione della nostra cattiva coscienza, la facile risposta alle nostre paure.
Il razzismo, l'antisemitismo e la guerra sono facce della stessa medaglia: le prime usate come pretesto, l'ultima come soluzione. Sono infezioni che si alimentano della nostra complicità e del nostro silenzio.
E a chi ci vuole complici, e indifferenti, dobbiamo dire forte e chiaro il nostro NO.
NO al razzismo, NO alla guerra. Non nel mio nome!

“Voi sapete qual era il motto che il barone De Coubertin (fondatore dei Giochi olimpici moderni) ha riattivato per le mo...
27/02/2024

“Voi sapete qual era il motto che il barone De Coubertin (fondatore dei Giochi olimpici moderni) ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall’antichità? È il motto del Citius, cioè più veloce, Altius, più alto, e Fortius, più forte e possente.

Citius, Altius, Fortius era un motto giocoso di per sé, un motto per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma che erano in qualche modo un gioco.

Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come la quintessenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti. Questo è un po’ il messaggio cardine che oggi ci viene dato.

Io vi propongo al contrario il Lentius, Profundius e Soavius.
Più lenti invece che più veloci, più in profondità invece che più in alto, e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli.

E credo che da questo punto di vista ci sia oggi una domanda di un cambiamento di civiltà: probabilmente con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo”.

Alexander Langer, intervento al Convegno Giovanile di Assisi, 1994.

L'intervento del Presidente di Laboratorio Natura alla cerimonia di apertura della Giornata della Memoria di Nove, 27 ge...
27/01/2024

L'intervento del Presidente di Laboratorio Natura alla cerimonia di apertura della Giornata della Memoria di Nove, 27 gennaio 2024:

Spesso, in queste settimane, mi sono chiesto cosa direbbe Shlomo Venezia se fosse ancora con noi.
Lui che ha dovuto attendere oltre quarant'anni per trovare la forza di raccontare la sua storia.
E lo ha fatto quando negli anni '80 ha visto ricomparire sui muri di Roma le svastiche e le scritte “Ebrei ai forni”. Shlomo era ben conscio del monito di Primo Levi: è successo, e può succedere ancora.

E chissà cosa penserebbe oggi nel sentire i numeri montanti dell'odio e dell'antisemitismo in Europa e nel nostro paese. Vediamoli, questi numeri.

In Francia gli atti antisemiti nel 2023 sono stati 1.676, contro i 432 del 2022. Il dato più alto di sempre. A Lione una donna ebrea è stata pugnalata in casa sua e l’assalitore, prima di fuggire, con lo stesso coltello ha inciso una svastica sulla porta.

In Austria la sala delle cerimonie ebraiche del cimitero centrale di Vienna è stata incendiata.

In Spagna, manifestanti hanno tentato di entrare nella sinagoga di Melilla.

In Belgio 85 tombe ebraiche sono state profanate nel cimitero di Marcinelle, e le stelle di David rubate.

Anche in Germania l’antisemitismo torna a fare paura, con dati impressionanti. Nel solo periodo successivo al 7 ottobre scorso, giorno dell'attacco terroristico di Hamas in Israele che ha provocato oltre 1.300 vittime, uccise “in quanto ebree”, le autorità hanno registrato 2.249 crimini antisemiti.

E nel nostro paese? In Italia l’Osservatorio sull’antisemitismo ha contato 455 episodi nel 2023, mai così tanti nella storia della Repubblica, contro i 241 del 2022. Atti intenzionali contro persone o cose, violenze, minacce, vandalismi, scritte. Alcuni anche vicino a casa nostra, a Pescantina in provincia di Verona qualche giorno fa, con bandiere naziste sul monumento ai deportati dal nazifascismo.

Chissà cosa penserebbe Shlomo di questa ignoranza dilagante in molta parte della società italiana.
Chissà cosa penserebbe dei talk televisivi urlati e costruiti ad arte da abili manipolatori dell'informazione con lo scopo di dare in pasto a un pubblico impaurito un “nemico” da combattere.
Del goffo tentativo di alte cariche dello Stato, che vivono ancora nel mito dell'uomo forte, di spacciare le SS naziste per “musicisti pensionati”.
Delle terribili immagini, viste nei telegiornali, dei raduni romani di gruppi estremisti militarmente schierati con atteggiamenti e slogan dichiaratamente fascisti.
Della riunione dell'estrema destra tedesca del 23 novembre scorso a Wansee, luogo in cui il regime di Hi**er progettò e decise la "soluzione finale" per gli ebrei, nel corso della quale si è riparlato apertamente di “deportazione”.

Ma il dato che fa più impressione è un altro, ed è quello che ci fa capire l'importanza di essere qui noi tutti, stamattina. Ancora oggi, in Italia, oltre il 15% delle persone nega l’Olocausto, e il 23% pensa che gli ebrei controllino il potere economico e finanziario.

Ecco perché siamo qui: per condividere e ribadire le parole pronunciate ieri dal Presidente Mattarella: “Non c'è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità, o compiere superficiali operazioni di negazione o riduzione delle colpe, personali o collettive”.

Siamo qui oggi per ribadire che il fascismo è stato ed è il male assoluto, che nulla si può costruire fomentando odio e divisioni, o riscrivendo la storia.

Siamo qui anche per comunicarvi che dopo la pausa forzata dovuta al CoVid riprenderemo, appena sarà possibile, i Viaggi della Memoria ad Auschwitz e Birkenau, in ricordo di Shlomo Venezia.

Perché, citando ancora Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Giornata della Memoria 2024.Appuntamenti da non mancare per riflettere, per ragionare, per ricordare.
25/01/2024

Giornata della Memoria 2024.
Appuntamenti da non mancare per riflettere, per ragionare, per ricordare.

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Piazza De Fabris
Nove
36055

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