13/04/2026
Ci siamo ritrovati sabato 11 aprile, in piazza, per chiedere alle autorità di agire con serietà e decisione: vogliamo il rilascio di un ostaggio, un cittadino onorario novarese — Ahmadreza Djalali — che da dieci anni è prigioniero in Iran, vittima di accuse false e infondate.
Da allora vive in condizioni di salute precarie, ha superato uno sciopero della fame, una leucemia, torture, incendi e bombardamenti. Ahmadreza ha lasciato a casa due bambini, oggi ragazzi, e una moglie, Vida, che ogni giorno attende di poterlo riabbracciare.
Condannato a morte nel 2017, è stato riconosciuto innocente da tutte le principali associazioni umanitarie: il suo processo è stato ingiusto, basato su una confessione estorta con evidenti segni di tortura fisica e psicologica. Tutto questo solo perché ha rifiutato di essere usato come spia dal proprio Paese.
Ahmadreza è un medico, un ricercatore, un esperto di medicina nelle emergenze e nei disastri, un cittadino del mondo, esempio di umanità e coraggio. Non una spia, ma un uomo che voleva una vita normale, nella sua straordinaria dedizione agli altri.
Non possiamo accettare che anche il suo volto diventi il simbolo di “tutto il male del mondo”.
Ringraziamo di cuore tutte le istituzioni, le associazioni, i giornalisti e le personalità che hanno partecipato al presidio e hanno offerto il proprio sostegno ad Ahmad e alla sua famiglia. Ma soprattutto, grazie a chi non si è voltato dall’altra parte, a chi si è avvicinato, ha chiesto, ha firmato, ha scelto di esserci.
Insieme chiediamo ancora: !