10/08/2026
A venticinque anni dal G8 di Genova, c’è una lezione che non può restare irrisolta: la necessità di rendere identificabili gli agenti impegnati nelle operazioni di ordine pubblico.
Le violazioni dei diritti umani commesse alla scuola Diaz, alla caserma Bolzaneto e nelle strade del capoluogo ligure hanno mostrato quanto sia difficile accertare le responsabilità individuali quando gli operatori di polizia non possono essere identificati. In molti casi, infatti, l’impossibilità di attribuire specifiche condotte a singoli agenti ha contribuito all’impunità di decine e decine di agenti coinvolti nelle violenze.
Da allora, sono stati diversi gli episodi in cui persone vittime di violenze da parte di agenti di polizia non hanno potuto chiedere giustizia perché non è stato possibile identificarli.
Per questo, Amnesty International Italia torna a chiedere l’introduzione di codici identificativi alfanumerici visibili per gli agenti impiegati nei servizi di ordine pubblico. Non si tratta di una misura contro le forze di polizia, ma di uno strumento di trasparenza e responsabilità che tutela allo stesso tempo loro e la cittadinanza, facilitando l’accertamento dei fatti in caso di violenze e proteggendo chi agisce correttamente.
L’Italia è uno dei pochi stati dell’Unione europea a non aver adottato i codici identificativi. Cosa sta aspettando?
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